Maccheroni

Scorrendo la lista dei film diretti da Ettore Scola, mi sono imbattuta in questo titolo che, a prima lettura, credevo fosse una pellicola a tema culinario, pensata e realizzata intorno alla tavola. Giacché sfuggo ai programmi televisivi che promuovono con insistenza talenti e anti talenti, poeti e macellai, amici e nemici della “tecia“, mi sarebbe dispiaciuto trascorrere la serata visionando un film a tema gastronomico. Quindi, al fine di evitare una delusione, ho effettuato una veloce ricerca per consultare qualche parere in rete. Premetto che non è mia abitudine condizionare la curiosità all’opinione altrui. Ciò non di meno, le informazioni in merito ai protagonisti e ai comprimari, alla colonna sonora o ai riconoscimenti ottenuti, possono rafforzare il mio interesse per la visione di un film. Ho scoperto, quindi, che se avessi optato per “Maccheroni” avrei dilettato i miei sensi con le presenze di Jack Lemmon, Marcello Mastroianni e Daria Nicolodi, e con le musiche del maestro Trovajoli, premesse che mi hanno invogliato ad assaporare la pellicola.
Anche se ad opinione di alcuni critici e recensori, “Maccheroni” non è “tra i memorabili di Ettore Scola“, farò del mio meglio per evidenziare quello che “Maccheroni” è o potrebbe essere nel caso uno scegliesse di visionarlo. Quanto alle valutazioni negative, preferisco lasciarle lievitare nell’immaginario sconfinato dei critici Saccharomyces Cerevisiae.

Siamo a Napoli, città in cui De Sica girò “Matrimonio all’italiana” (1964), Dino Risi collocò “Operazione San Gennaro” (1966) , Pasolini ambientò “Il Decameron” (1971) e Lenzi dirisse “Napoli violenta” (1976).
Ed è qui, a Napoli, che Scola fa arrivare Mr. Robert Traven (Jack Lemmon), manager di successo dell’industria aeronautica americana nonché veterano della Seconda Guerra Mondiale. Mr. Traven appare sin da subito stanco e svogliato dalle riunioni di lavoro, disinteressato all’ambiente che lo circonda, restio al contatto con il mondo napoletano. In preda a uno stato d’animo triste, sofferente per il mal di testa che lo tormenta, Mr. Traven si rifugia nell’alcool, rinchiudendosi in un’anonima stanza dell’Excelsior. Capita, però, che alla sua porta bussi con insistenza Antonio Jasiello (Marcello Mastroianni) il quale avendo assistito a una intervista televisiva del manager, è venuto a sapere della sua presenza in città. Antonio sventola con nostalgia una fotografia che ritrae il giovanissimo Mr. Traven, d’ora innanzi Bob, abbracciato a Maria Jasiello, sorella minore di Antonio, nel cortile della Chiesa di Santa Chiara, a Napoli, al termine della guerra. Antonio, entusiasta di ritrovare l’amico americano, si lascia andare a manifestazioni d’affetto che non trovano riscontro nel comportamento di Bob. Infatti, in preda alla rabbia, Bob reagisce malamente perfino alla scola (cura per il mal di testa) applicata da Antonio, scacciandolo con parole brusche.

Ma, come spesso accade, il bene passato vince il male presente e Bob parte alla ricerca di Antonio con l’intenzione di restituirgli la fotografia e di porgergli le scuse per l’accaduto. Scopre, quindi, che Antonio è sposato con Carmelina (Isa Danieli) e che lavora come impiegato presso l’archivio storico del Banco di Napoli. Bob lo rintraccia e, da quell’istante, i due ritrovano la cordialità e la complicità dei tempi della giovinezza. Sembra quasi che l’intera città gioisce assieme a loro: dalla portinaia ai vicini di casa, ai parenti e agli amici di Antonio, tutti si rallegrano a vista di Bob. Come si verrà a scoprire in seguito, la calorosa accoglienza è dovuta alla costante corrispondenza che Bob avrebbe intrattenuto con Maria (Giovanna Sanfilippo). In verità, Antonio, in quarantanni, aveva scritto numerose lettere alla sorella, apponendo però la firma di Bob e facendole credere che l’americano girava il mondo come giornalista alle prese con missioni estreme in paesi lontani.

Gli incontri si susseguono inarrestabili: dapprima, il nipote di Maria, il “monaciello” energico sconvolge l’animo stanco di Bob; poi, i familiari di Maria, dal marito, ai figli e ai nipoti, tutti gli manifestano affetto e ammirazione. Infine, il figlio di Antonio, Giulio (Bruno Esposito), giovanissimo “figlio d’arte“, convince Bob a esibirsi al pianoforte.
Bob si lascia guidare da Antonio alla scoperta dei luoghi di una volta, in una Napoli ottimista, vestita per le tradizionali festività natalizie. I due percorrono la Galleria Umberto I con la sua scalinata imponente e condividono i deliziosi babà tridimensionali. Passeggiano, poi, sul lungomare di via Caracciolo illuminato dalla tenue luce dicembrina.

Bob è assorto dalla bontà e dalla genuinità dei sentimenti di Antonio. Dichiara che potrebbe trasformarsi in uno di quei reporter coraggiosi descritti nelle sue missive. Vorrebbe salvare la dott.ssa Di Falco (Daria Nicolodi) dalle grinfie dell’amante “feriale“. Vorrebbe contribuire alle finanze del teatro popolare per il quale Antonio lavora come sceneggiatore. Nel finale, Bob diventa l’eroe di Antonio salvando in extremis l’incolumità del figlio Giulio, coinvolto negli affari loschi della malavita napoletana.
In preda alla stanchezza, fortemente scosso dagli avvenimenti, Antonio trova la sua fine sulla spiaggia, accanto all’amico Bob.
A casa Jasiello la famiglia si è riunita per il pranzo funebre. Vengono serviti maccheroni col ragù per tutti i parenti, per Bob e perfino per il defunto Antonio Jasiello, disteso sul letto addobbato, con il filo di una campanella deposto tra le mani nell’eventualità di una miracolosa resurrezione, pensiero non del tutto infondato, visto che Antonio raccontava di essere risorto ben due volte in passato.
Napoli stessa spera nel compimento del miracolo, mentre la telecamera si sposta lentamente all’esterno sopra i terrazzi affacciati sul Cavone e sul golfo di Napoli animato dal suono di una campanella. Forse il prodigio è avvenuto veramente: Antonio Jasiello è risorto a Natale?!

Non c’è chi non possa intuire che “Maccheroni” sia stato girato con l’intenzione di conquistare anche il pubblico oltreoceano. Tuttavia, la pellicola non ebbe grossi riconoscimenti né in Italia né in America. Forse il titolo “Un americano a Napoli” avrebbe suscitato maggior interesse nello spettatore statunitense. Gli americani, paradossalmente, apprezzeranno il successivo “La Famiglia“, film che racconta una storia italiana al cento per cento.

Maccheroni” è un omaggio all’amicizia, un inno alla speranza, un incoraggiamento alla vita sopra e oltre la morte. Bellissimo il pensiero di Scola verso il collega Monicelli: il film che passa in tv a casa Jasiello è “La grande guerra“, più precisamente, la scena che rappresenta l’atto di coraggio dei soldati che improvvisamente diventano salvatori della patria. Scarpelli, Maccari e Scola ci insegnano che c’è sempre qualcuno o qualcosa valevole di salvezza.
Impeccabili le prove dei protagonisti, ottime le prestazioni dei comprimari, commoventi le musiche di Trovajoli. Una menzione particolare va fatta alla costumista, Nanà Cecchi, per l’eleganza informale, rilassata, dei completi da uomo e, sopratutto, per l’abbinamento delle cravatte Marinella.

Maccheroni

Un film di Ettore Scola. Con Jack Lemmon, Marcello Mastroianni, Daria Nicolodi, Marta Bifano, Franco Angrisano, Isa Danieli, Marc Berman, Giovanni Mauriello, Ernesto Mahieux, Orsetta Gregoretti, Jean-François Perrier, Maria Luisa Santella, Clotilde De Spirito, Patrizia Sacchi, Bruno Esposito, Giovanna Sanfilippo, Fabio Tenore, Aldo De Martino, Vincenza Gioioso, Alfredo Mingione, Daniela Novak, Umberto Principe, Giovanni Riccardi, Corrado Taranto, Carlotta Ercolino Commedia, durata 107 min. – Italia 1985.

Jack Lemmon: Robert Traven
Marcello Mastroianni: Antonio Jasiello
Daria Nicolodi: Laura Di Falco
Isa Danieli: Carmelina Jasiello
Maria Luisa Santella: portiera
Patrizia Sacchi: Virginia
Bruno Esposito: Giulio Jasiello
Orsetta Gregoretti: giovane attrice nel teatro
Marc Berman: 1° produttore discografico francese
Jean-François Perrier: 2° produttore discografico francese
Giovanna Sanfilippo: Maria
Fabio Tenore: Pasqualino
Marta Bifano: Luisella
Aldo De Martino: Cottone (manager del teatro)
Clotilde De Spirito: la donna del cattivo nella commedia teatrale
Carlotta Ercolino: giornalista TV
Vincenza Gioioso: Donna Amalia
Ernesto Mahieux: giovane attore nel teatro
Giovanni Mauriello: Severino
Alfredo Mingione: manager Aeritalia
Daniela Novak: Daniela Cecere, la fidanzata di Giulio
Umberto Principe: Michele Vitale
Giovanni Riccardi: Eugenio
Corrado Taranto: Alberto
Franco Angrisano: Palla di riso, strozzino

Regia Ettore Scola
Soggetto Ruggero Maccari, Furio Scarpelli, Ettore Scola
Sceneggiatura Ruggero Maccari, Furio Scarpelli, Ettore Scola
Produttore Franco Committeri, Aurelio De Laurentiis, Luigi De Laurentiis
Casa di produzione Filmauro
Fotografia Claudio Ragona
Montaggio Carla Simoncelli
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri
Costumi Nanà Cecchi
Trucco Francesco Freda

“- Io non ricordo granché del periodo di guerra, per fortuna. E ho una pessima memoria anche per fatti più recenti. Comunque, mi dica in che cosa posso aiutarla, insomma, in che cosa posso esserle utile?
– Utile?
– Sì, sì, utile. Ha capito benissimo. Ci sarà bene una ragione se è venuto qui. Se mi dice che accidenti vuole, eh?! Cristo, io sto cercando di capire che cosa diavolo posso fare per lei, ha capito?!
– Lei non può fare niente per me. Forse può fare qualche cosa per se stesso.
– Sarebbe a dire?
– Sospettare sempre che gli altri siano mossi da uno scopo o da un interesse, invece che da un sentimento, è un brutto segno. È segno di aridità.”

“Cara Maria, volevo finalmente fare un salto a Napoli per riabbracciarti ma debbo invece precipitarmi in Amazzonia, al seguito di una spedizione umanitaria che recherà soccorso ad una tribù in estinzione. In quelle plaghe tutto è immobile tranne le sabbie che, notoriamente, ingogliano un bisonte in pochi secondi.”

“- Un uomo non vale per quello che è ma per quello che potrebbe essere.
– Bella frase, schiaffala in una tua commedia.
– Già fatto.”

“Mamma dice che la vita è una cosa che ti devi guadagnare, meritare. È così che si sconfigge la morte. Questo è il concetto. Perché la morte in se stessa, Robe’, non esiste. Cancella forse quello che un uomo ha fatto in vita? No. Annulla i suoi meriti, la memoria? No. E allora, morte, ma chi sei, ma chi ti conosce?! Cosa conti? Tu non conti niente. Tu vorresti essere importante, presa in considerazione come la vita, eh? Ma la vita dura una vita, cara mia, invece tu, morte, tu duri solo un momento, l’istante in cui ti presenti. Insomma, bisogna essere seri, alla morte non si deve dare spago.”

“Ah, com’è bello perdere tempo!”

“Ho comprato una dozzina di cartoline per spedirle agli amici ma non mi viene in mente nessuno. Me le porto in America e le spedisco tutte a te… .”

E non poteva chiederli a me [i soldi]?
Eh, io gliel’ho pure suggerito. “Mai, mai!” mi ria gridato. E io gli ho detto: “Ma allora l’amicizia a che serve?”. E lui mi ha risposto: “A non rompere i coglioni agli amici”