Filmscoop

Tutto il mio cinema

Cinema: appunti e ricordi (Parte seconda)

Scrivere su un blog che parla di cinema significa, personalmente, trasmettere la passione per una forma d’arte che si è imparato a conoscere ed amare da molto più tempo che la memoria ricordi.
Significa anche che non avendo vincoli editoriali o laccetti di nessun genere, visto che un blog non ha nessun padrone ed è la forma di manifestazione del pensiero più libera in assoluto, significa dicevo potersi prendere d’autorità il lusso di non parlare per una volta del tale film o della tale biografia, ma abbandonarsi ai ricordi.
Con la speranza che a qualcuno la cosa interessi e che non abbandoni dopo due righe quello che colui che scrive cerca di raccontare.
Certo succederà, forse in maniera anche vistosa.
Ma oggi questo blog conta su una frequenza di visitatori superiore alle 4500 unità.
Il che può significare che a qualcuno piace anche scartabellare tra gli aneddoti, le storie e gli avvenimenti di un periodo più o meno remoto; ed è proprio a questa fascia di lettori che mi rivolgo usando la parola scritta per far riemergere dai miei ricordi fatti, aneddoti e storie di cinema appartenenti ad un passato che ai più non dirà nulla perchè non c’erano e ai meno porterà invece alla mente storie vissute nell’infanzia e nell’adolescenza accanto alla musa cinema, che per tanti anni è stato lo svago primario di diverse generazioni.

Nel precedente post riguardante il cinema e i ricordi accennavo alla fatidica data dell’anno di grazia 1970 come anno fondamentale per il consolidamento della mia passione per il cinema.
L’occasione mi si presentò quando, finito il primo anno delle superiori, per guadagnarmi due lire (per l’esattezza mille e cinquecento al giorno) accettai di lavorare per un’agenzia di distribuzione cinematografica con l’inquietante qualifica di “verificatore di pellicole”.
In realtà si trattava di un lavoro estremamente semplice, che consisteva nel fare passare una bobina (pizza) sotto le dita attraverso un apparecchietto molto semplice che era composto da due piatti paralleli su cui si appoggiava da un lato la bobina intera e dall’altro l’inizio della pellicola.

La sempre bellissima Silvia Dionisio in Il marito in collegio

Nino Manfredi e Delia Boccardo nell’ottimo Per grazia ricevuta

Prima di andare oltre va detto che un film era composto generalmente da 5 o 6 bobine, che l’operatore cinematografico montava su due ruore che inseriva poi nel proiettore (i famosi due tempi); ovviamente c’erano casi sporadici in cui il film durava tre ore o anche oltre (come Waterloo, Ben Hur, I 10 comandamenti) e che avevano un numero di bobine superiori e che dividevano il film in tre tempi.
Tutto questo può apparire una specie di deja vu qualora si sia visto lo splendido Nuovo cinema Paradiso, in cui appare chiara la dinamica della proiezione di un film, dalla fase di montaggio fino alla parola fine.
Come dicevo prima, la pellicola scorreva così tra le dita e se il film era in condizioni passabili molto difficilmente si agiva sui fotogrammi e il lavoro consisteva principalmente nel sistemare con del comunissimo scotch i denti della pellicola, scotch poi bucato da un geniale apparecchietto che tagliava eventualmente il fotogramma rovinato e risistemava i fori della pellicola.

Orchidea De Santis nell’introvabile Nel labirinto del sesso

Ma le cose non erano quasi mai così semplici; l’agenzia nella quale lavoravo aveva una gran quantità di film di visione successiva e che quindi necessitavano di riparazioni continue.Spesso alcune parti di pellicola erano così malridotte da necessitare di tagli di pellicola più o meno robusti.

Gabriella Giorgelli nel decamerotico Novelle licenziose

Alle volte i tagli si ripetevano in maniera così massiccia che nelle visioni parrocchiali arrivavano pellicole che dalla durata originale di un’ora e trenta a mala pena superavano l’ora con conseguenze facilmente immaginabili.
Accanto alle pellicole tradizionali c’erano i cosidetti provini, chiamati anche presentazioni; in pratica erano dei “prossimamente” spesso falsi come Giuda, in quanto anticipavano la pellicola e sfuggivano alle maglie della censura presentando scene che poi spesso non comparivano nel film.

Un grande successo del decennio settanta: Mimi Metallurgico, con Giannini e la Melato

Grazie a questo lavoro, che era anche abbastanza noioso e ripetitivo, disponevo di una tessera Agis che mi permetteva di entrare in tutti i cinema e non solo; potevo vedere anche i film vietati ai minori, grazie anche alla mia statura (1metro e 75 a 15 anni), cosa che mi ha permesso di vedere film come Arancia meccanica, La montagna sacra o Ultimo tango a Parigi.
La conseguenza pratica è stata una overdose di film, visto che andavo a cinema una sera si e l’altra pure, tanto da esaurire le prime e le seconde visioni e dovermi accontentare alle volte di visioni successive.

Un grande film anti militarista: Mattatoio 5

Cosa che mi ha permesso però di vedere tanti film passati inosservati, sopratutto nei giorni con meno affluenza, quando i cinema mettevano in cartellone pellicole assolutamente sconosciute.
Il 1970, il 1971 e il 1972 sono stati anni assolutamente straordinari per il cinema italiano; una fase di creatività unica e irripetibile, con una mole enorme di film distribuiti accompagnati da un’affluenza di spettatori nei cinema mai più registrata.
Il vero cruccio di un’intera generazione di ragazzi era il fatidico “Vietato ai minori di anni 18”, un divieto che in pratica allontanava dalla visione di molti film una mole consistente di giovani appassionati. I controlli all’ingresso (sia al botteghino che allo “straccia-biglietti) erano molto severi, sopratutto sul finire dei 60 e per i primi 3-4 anni dei 70; era richiesta, implacabilmente,la carta d’identità, che gli under 18 ovviamente non possedevano e che spesso non possedevano nemmeno i 18 enni. Non dimentichiamo infatti che la legge della maggiore età a 18 anni fu promulgata nel 1975 e che prima di allora l’uso di possedere dei documenti era decisamente poco diffusa.

Una splendida Marilu Tolo in Assassinio al cimitero etrusco

Si usavano tutti i sotterfugi possibili e immaginabili, spesso con esiti comici: si inventavano le storie più inverosimili per dichiarare la propria età e solo raramente le maschere abboccavano ( o facevano finta di farlo) alle fantasiose storie raccontate. In alcuni casi sporadici erano presenti anche i carabinieri, quasi la visione di un film corrispondesse ad un’azione sovversiva.
Un caso emblematico, nella mia città, avvenne nel cinema Palazzo in concomitanza con la proiezione di La ragazza dalla pelle di luna; due implacabili carabinieri bloccarono l’ingresso del pubblico controllando minuziosamente i documenti di persone anche di età ben superiore a quella posseduta.

Leonora Fani in un film rarissimo, pressochè introvabile: Eden no sono (Il giardino dell’Eden)

Per avere un’idea della situazione, si guardi Romanzo popolare di Monicelli, ovvero la gustosa scena in cui un’implacabile maschera ( interpretata dal grande giornalista sportivo Beppe Viola) rifiuta di fare accedere Ornella Muti, visibilmente incinta perchè sprovvista di documenti.
Per un ragazzo vedere un decamerotico, il genere più tartassato dai divieti, era un’impresa titanica; tuttavia spesso le maschere, sopratutto in settimana, chiudevano un occhio o anche tutti e due.
Nell’immaginario collettivo Edwige Fenech e Femi Benussi, Malisa Longo e Orchidea De Santis, Gabriella Giorgelli e tutte le altre protagoniste di questo specifico genere erano considerate pressochè delle dee, da venerare e sbirciare con un pò di lubrica curiosità.

Laura Antonelli nello sconosciuto Sledge

C’è ovviamente da sorridere della cosa; alla luce di quanto sarebbe accaduto più tardi sugli schermi, con la triste stagione degli hardcore, quei film in cui le attrici citate e altre mostravano semplicemente i loro splendidi corpi senza scivolare quasi mai nel volgare (almeno le attrici citate) pensare a quella stagione muove i lucciconi agli occhi, segno di un paese ancora ingenuo, nonostante tutto, che si scandalizzava per delle tette in primo piano e osservava con stupore passivo quella che sarebbe stata la triste litania degli anni di piombo, ovvero la stagione delle stragi e del terrorismo.
Per quanto riguarda il cinema nello specifico, siamo nel periodo di massima fioritura di generi, di affermazioni di attori e attrici, di biglietti venduti; le sale agli inizi dei settanta diventano sempre più confortevoli, gli spettatori fanno spesso la fila. Leggendaria quella provocata da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, che bloccò per ore le strade attorno al cinema romano dove veniva proiettato il film di Rosi.

Jessica Lange nel polpettone (indigesto) King Kong

In effetti gli anni che vanno dal 1968 al 1973 sono i più importanti sia dal punto di vista quantitativo dei film prodotti sia dal punto di vista commerciale; spesso gli attori giravano tre film contemporaneamente, altri riuscivano nell’impresa di comparire in una quindicina di pellicole interpretate nel corso di un solo anno solare.
Tutto sembrava non dover finire mai, il cinema era la gallina dalle uova d’oro e anche film di nessun valore avevano un minimo di spettatori con conseguente rientro dei soldi spesi per produrre i film stessi. Un grosso errore di prospettiva, probabilmente non preventivabile; chi, del resto, poteva immaginare il peso preponderante che avrebbe avuto la televisione con la nascita delle televisioni commerciali?

La mini diva Elmi in Il medaglione insanguinato

Gloria Guida nell’introvabile Scandalo in famiglia

Nella prossima parte dedicata ai miei ricordi cinematograici, parlerò del periodo che va dal 1974 al 1979, anno in cui vengono consegnati alla storia i favolosi anni settanta del cinema italiano. E’ ovviamente una data indicativa, visto che gli ultimi tre anni del decennio apparterranno solo anagraficamente al decennio, ma cinematograficamente saranno di bassissimo spessore.

Stefania Sandrelli in Delitto d’amore

Michela Miti in I ragazzi di celluloide

Karin Schubert in Tutti per uno, botte per tutti

La compianta Romy Schneider in Gli innocenti dalle mani sporche

L’ultimo film del grande Hitchcok, Frenzy

Femi Benussi in La ragazza di via Condotti

Evelyn Stewart in Quel maledetto giorno di fuoco

Eva Czemerys in Il figlio della sepolta viva

Erika Blanc in La portiera nuda

Dagmar Lassander in Emanuelle nera n.2

Catherine Spaak, Con quale amore, con quanto amore

Filmscoop è su Facebook: richiedetemi l’amicizia.

Il profilo è il seguente:

http://www.facebook.com/filmscoopwordpress.paultemplar

agosto 28, 2012 Posted by | Miscellanea | | 12 commenti