La bestia


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Il Marchese Pierre de L’Esperance ha un figlio, Mathurin, che vuol dare in sposo alla giovane Lucy Broadhurst, ricca ereditiera americana; Mathurin è un giovane strano, attratto solo dai suoi cavalli, timido e impacciato; il padre, il nobile Pierre, conta su di lui per rinforzare le sue esauste finanze. Il Marchese si mobilita per dare un tocco di nobiltà al matrimonio, e per fare ciò contatta il cardinale  de Balo per celebrare il matrimonio. Ma la sua decisione viene osteggiata dal fratello del porporato, Remondello de Balo, deciso ad opporsi alle nozze con tutte le sue forze. Remondello, costretto a vivere su una sedia a rotelle, viene però dapprima ricattato da Pierre, e dopo aver fatto una telefonata al porporato, per convincerlo a venire a celebrare le nozze, viene ucciso da Pierre.

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Nel frattempo nel castello dei L’Esperance arriva Lucy con la sua governante; la ragazza, di notte, inizia a sognare Romilda, antenata dei L’Esperance vissuta due secoli prima. La donna un giorno era stata violentata ( con molta partecipazione personale) da una mostruosa creatura, e la giovane Lucy rivive tutte le scene dell’avventura. Al suo risveglio, eccitata, Lucy si reca nuda da Mathurin, e scopre che il giovane è morto.

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Il cadavere di Mathurin viene composto in sala da pranzo, ma la governante di Lucy, curiosa, si avvicina, lo denuda e scopre con orrore che Mathurin aveva la cosa e parte del corpo coperto di peli. In preda al terrore, le due done, scarmigliate, fuggono dal castello. La trama di La bestia, film di Walerian Borowczyk alla fine è solo un pretesto per un attacco ironico, e allo stesso tempo sarcastico, alle convenzioni sociali, alla religione e perchè no, alle fobie del sesso. Le frequenti inquadrature degli accoppiamenti tra cavalli, le scene di zoofilia tra la bestia e la nobile Romilda, dapprima spaventata e in seguito partecipe dell’accoppiamento, altro non sono che una demitizzazione del sesso.

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Così come evidente è l’attacco anticlericale del regista, che sottolinea perfidamente la tendenza pedofila del sacerdote che arriva nel castello di L’Esperance, oltre che porre in una luce decisamente squallida sia il cardinale che il suo accompagnatore, attraverso dialoghi che ad un certo punto diventano surreali. Al solito Borowczik privilegia l’atmosfera e la fotografia, immergendo il film in un’atmosfera sospesa tra realtà e sogno: è sogno quello di Lucy, il vedere come nella realtà gli accoppiamenti tra la bestia e Romilda, che causeranno la morte della bestia stessa, consumata dai troppi orgasmi, o è un rivivere le scene avvenute 200 anni prima, questa volta con l’erede dei L’Esperance, il giovane e malinconico, oltre che tendenzialmente stupido Mathurin?

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Le musiche di Scarlatti, che sottolineano i passaggi cruciali del film suonano beffarde, scandiscono i momenti salienti del film, ironiche e quasi barocche, dando al tutto un tocco di lievità in contrasto stridente con l’atmosfera del film. Le scene erotiche, davvero forti, si contrappongono in maniera determinante all’atmosfera di cupo perbenismo dei protagonisti, con il loro carico gioioso di lussuria, opposta, per esempio, alla fozata castità del sacerdote ( solo teorica, perchè il regista lascia capire che è solo una facciata).

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L’eros opposto al perbenismo, la promiscuità sessuale come liberazione, l’istinto profondamente animale che alberga in noi, come evidenziato dal compiacimento erotico di Romilda, e in qualche modo anche di lucy, che risvegliandosi dal sogno si masturberà vogliosamente con una rosa rossa. Sono alcune delle chiavi di lettura del film, una storia che potremmo condensare come una moderna rielaborazione del classico La bella e la bestia, alla sua uscita suscitò scandalo, tanto da essere vietato in diverse nazioni. Un errore colossale, perchè siamo di fronte ad un film che non ha nulla di morboso, ma anzi, al contrario, è un inno alla liberazione sessuale.

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Quello che probabilmente scandalizzò, all’epoca, non furono tanto gli amplessi di romilda o le scene erotiche di Lucy, quanto il messaggio, apertamente scomodo e anticlericale, del regista. Un atteggiamento che Borowczyk ha replicato in tutti i suoi film, da Tre donne immorali ai Racconti immorali, da Immagini di un convento a Storia di un peccato. La critica riservò un’accoglienza assolutamente variegata alla pellicola: vituperato, condannato, ma allo stesso tempo esaltato e indicato come un genio, Borowczyk si vide sottoposto a processi di ogni genere, e non soltanto metaforicamente.

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Per quanto riguarda il resto del film, da sottolineare, al solito, la cura del regista per i dettagli, per la fotografia e per le musiche. La parte di Romilda venne ricoperta dalla giovane Sirpa Lane, bravissima, che purtroppo in seguito non ebbe molta fortuna, finendo per morire nel 1999 di Aids.La parte di Lucy è interpretata da Lisbeth Hummel, attrice danese, che non combinò più nulla di buono in carriera, anzi, finì sul set di un film che trattava il tema della bestialità, La bella e la bestia, con l’evidente intento di sfruttare l’onda lunga del successo del film di Borowczyk.

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Da segnalare anche Pascale Rivault:, nel ruolo di Clarissa, parente dei L’Esperance, figura minore che nel film si trastulla, senza riuscire a consumare, con un dotato servitore di colore.

La bestia, un film di Walerian Borowczyk. Con Lisbeth Hummel, Sirpa Lane, Elizabeth Kaza, Pierre Benedetti, Guy Tréjan Titolo originale La bête. Erotico, durata 104 (96) min. – Francia 1975.

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La bestia banner personaggi

Sirpa Lane: Romilda de l’Espérance
Pierre Benedetti: Mathurin de l’Espérance
Guy Tréjan: Marchese Pierre de l’Espérance
Marcel Dalio: Duca Rammendelo De Balo
Lisbeth Hummel: Lucy Broadhurst
Elisabeth Kaza: Virginia Broadhurst
Jean Martinelli: Cardinale Giuseppe de Balo
Pascale Rivault: Clarissa de l’Espérance
Hassan Falle: Ifany
Roland Armontel: Il curato
Robert Capia: Roberto Capia
Marie Testanière: Marie
Stéphane Testanière: Stéphane

La bestia banner cast

Regia Walerian Borowczyk
Soggetto Walerian Borowczyk
Sceneggiatura Walerian Borowczyk
Produttore Anatole Dauman
Casa di produzione Argos Films
Fotografia Bernard Daillencourt, Marcel Grignon
Montaggio Walerian Borowczyk, Henri Colpi
Musiche Domenico Scarlatti
Scenografia Jacques D’Ovidio
Costumi Piet Bolscher
Trucco Odette Berroyer

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