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Una vita bruciata

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Una giovane ragazza morta, Charlotte e il suo assassino,Erich Von Schellenberg, che si reca da uno scrittore per chiedergli, dopo aver confessato di aver ucciso la ragazza, di scrivere un libro sulla vita di Charlotte.
La ragazza, figlia di un funzionario di alto rango francese, era una ragazza complessa, con un passato torbido alle spalle.
Lo scopre lo scrittore Georges Viguier,(uno dei primi amanti di Charlotte), che sta scrivendo un libro su Freud; l’uomo decide di indagare sulla ragazza, in modo da ricavarne materiale per il suo saggio.
La vita della ragazza appare così allo scrittore nella sua complessa dinamica; moglie di un omosessuale,dedita a piaceri sessuali torbidi,Charlotte era una ragazza insoddisfatta, vittima anche della mancanza d’amore della sua famiglia.Corrotta da Erich,era sprofondata in un vortice di lussuria e piaceri proibiti, ridotta alla stregua di un giocattolo erotico e di piacere.

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In una scena del film Charlotte è seduta a cena con la sua famiglia; Charlotte è piena di vita, parla dei suoi piani e delle sue speranze, mentre il padre si siede di fronte a lei con il respiro affannoso. A quanto pare, come è impegnato in politica, la sua situazione è diventata stressante come la situazione politica nel suo complesso. L’umo pone le mani sul volto adulto di sua figlia e dolcemente la bacia sulla fronte, come si fa con un bambino. “Charlotte, sei un idiota,” dice.
Mettendo assieme frammenti di verità raccolti in giro, George alla fine decide di rinunciare alla stesura del saggio, non ravvisando nella vita di Charlotte elementi tali da giustificarne un romanzo.
Eric, dopo aver raccontato a Georges le ultime ore della ragazza, si toglie la vita…
Una vita bruciata (La jeune fille assassinee), diretto da Roger Vadim, esce nei cinema nel 1974, senza peraltro riscuotere successo.

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Vadim, dopo il grande successo di Barbarella di sei anni prima, mostra la tendenza ad un’irreversibile involuzione dirigendo un film che mescola con poca cura e con minor profitto temi svariati, creando una pellicola a sfondo psicanalitico o psicologico ammantandola di venature gialle in salsa semi erotica.
Ne vien fuori un film mortalmente narcotico, dalle dinamiche complesse; troppo,in realtà, perchè alla fine il film si avvita su se stesso non sapendo bene che via prendere.
La confusione del film appare evidente anche dalle recitazioni assolutamente schizoidi dei protagonisti; l’unica a cavarsela più o meno dignitosamente è la bella e sfortunata Sirpa Lane, morta nel 1999 a soli 47 anni dopo aver contratto il virud dell’AIDS.
L’attrice finnica esordisce sullo schermo con questo film, girato quando aveva 22 anni; volto magnetico e fisico aggressivo, la Lane è professionale al punto giusto:non fosse per la caoticità della sceneggiatura, l’attrice avrebbe modo di mostrare per intero le sue capacità.

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Nel film compare anche il regista francese, che impersona lo scrittore Viguier mentre un altro protagonista più o meno su uno standard recitativo adeguato è Mathieu Carrière.
Discreta la fotografia e belle le musiche di Mike Oldfield ; null’altro da segnalare in una pellicola debolissima e senza fascino.
Una vita bruciata è un film che non risulta aver avuto passaggi televisivi ed è praticamente introvabile in rete.
Una vita bruciata
Un film di Roger Vadim. Con Sirpa Lane, Michel Duchaussoy,Roger Vadim, Mathieu Carrière,Anne-Marie Deschodt .Titolo originale La jeune fille assassinée. Drammatico, durata 99′ min. – Francia 1974.

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Una vita bruciata banner protagonisti
Sirpa Lane : Charlotte Marley
Michel Duchaussoy : Serge
Mathieu Carrière : Eric von Schellenberg
Roger Vadim : Georges Viguier
Alexandre Astruc : l’éditore Guy
Anne-Marie Deschodt : Eliane
Elisabeth Wiener : Elisabeth
Thérèse Liotard : Louise
Sabine Glaser : Agnès
Anthony Steffen : il principe Sforza
Louis Arbessier et Josette Harmina : i parenti di Charlotte
Igor Lafaurie : il fratello
Lilian Grumbach : la donna dell’editore Guy

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Regia:Roger Vadim
Sceneggiatura:Roger Vadim,Stash Klossowski
Produzione:Claude Capra
Musiche:Mike Oldfield
Montaggio:Victoria Mercanton
Fotografia:Pierre-William Glenn
Costumi:Sylvie de Segonzac
Trucco:Thi-Loan Nguyen

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ottobre 30, 2013 Posted by | Drammatico | | Lascia un commento

La bestia

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Il Marchese Pierre de L’Esperance ha un figlio, Mathurin, che vuol dare in sposo alla giovane Lucy Broadhurst, ricca ereditiera americana; Mathurin è un giovane strano, attratto solo dai suoi cavalli, timido e impacciato; il padre, il nobile Pierre, conta su di lui per rinforzare le sue esauste finanze. Il Marchese si mobilita per dare un tocco di nobiltà al matrimonio, e per fare ciò contatta il cardinale  de Balo per celebrare il matrimonio. Ma la sua decisione viene osteggiata dal fratello del porporato, Remondello de Balo, deciso ad opporsi alle nozze con tutte le sue forze. Remondello, costretto a vivere su una sedia a rotelle, viene però dapprima ricattato da Pierre, e dopo aver fatto una telefonata al porporato, per convincerlo a venire a celebrare le nozze, viene ucciso da Pierre.

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Nel frattempo nel castello dei L’Esperance arriva Lucy con la sua governante; la ragazza, di notte, inizia a sognare Romilda, antenata dei L’Esperance vissuta due secoli prima. La donna un giorno era stata violentata ( con molta partecipazione personale) da una mostruosa creatura, e la giovane Lucy rivive tutte le scene dell’avventura. Al suo risveglio, eccitata, Lucy si reca nuda da Mathurin, e scopre che il giovane è morto.

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Il cadavere di Mathurin viene composto in sala da pranzo, ma la governante di Lucy, curiosa, si avvicina, lo denuda e scopre con orrore che Mathurin aveva la cosa e parte del corpo coperto di peli. In preda al terrore, le due done, scarmigliate, fuggono dal castello. La trama di La bestia, film di Walerian Borowczyk alla fine è solo un pretesto per un attacco ironico, e allo stesso tempo sarcastico, alle convenzioni sociali, alla religione e perchè no, alle fobie del sesso. Le frequenti inquadrature degli accoppiamenti tra cavalli, le scene di zoofilia tra la bestia e la nobile Romilda, dapprima spaventata e in seguito partecipe dell’accoppiamento, altro non sono che una demitizzazione del sesso.

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Così come evidente è l’attacco anticlericale del regista, che sottolinea perfidamente la tendenza pedofila del sacerdote che arriva nel castello di L’Esperance, oltre che porre in una luce decisamente squallida sia il cardinale che il suo accompagnatore, attraverso dialoghi che ad un certo punto diventano surreali. Al solito Borowczik privilegia l’atmosfera e la fotografia, immergendo il film in un’atmosfera sospesa tra realtà e sogno: è sogno quello di Lucy, il vedere come nella realtà gli accoppiamenti tra la bestia e Romilda, che causeranno la morte della bestia stessa, consumata dai troppi orgasmi, o è un rivivere le scene avvenute 200 anni prima, questa volta con l’erede dei L’Esperance, il giovane e malinconico, oltre che tendenzialmente stupido Mathurin?

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Le musiche di Scarlatti, che sottolineano i passaggi cruciali del film suonano beffarde, scandiscono i momenti salienti del film, ironiche e quasi barocche, dando al tutto un tocco di lievità in contrasto stridente con l’atmosfera del film. Le scene erotiche, davvero forti, si contrappongono in maniera determinante all’atmosfera di cupo perbenismo dei protagonisti, con il loro carico gioioso di lussuria, opposta, per esempio, alla fozata castità del sacerdote ( solo teorica, perchè il regista lascia capire che è solo una facciata).

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L’eros opposto al perbenismo, la promiscuità sessuale come liberazione, l’istinto profondamente animale che alberga in noi, come evidenziato dal compiacimento erotico di Romilda, e in qualche modo anche di lucy, che risvegliandosi dal sogno si masturberà vogliosamente con una rosa rossa. Sono alcune delle chiavi di lettura del film, una storia che potremmo condensare come una moderna rielaborazione del classico La bella e la bestia, alla sua uscita suscitò scandalo, tanto da essere vietato in diverse nazioni. Un errore colossale, perchè siamo di fronte ad un film che non ha nulla di morboso, ma anzi, al contrario, è un inno alla liberazione sessuale.

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Quello che probabilmente scandalizzò, all’epoca, non furono tanto gli amplessi di romilda o le scene erotiche di Lucy, quanto il messaggio, apertamente scomodo e anticlericale, del regista. Un atteggiamento che Borowczyk ha replicato in tutti i suoi film, da Tre donne immorali ai Racconti immorali, da Immagini di un convento a Storia di un peccato. La critica riservò un’accoglienza assolutamente variegata alla pellicola: vituperato, condannato, ma allo stesso tempo esaltato e indicato come un genio, Borowczyk si vide sottoposto a processi di ogni genere, e non soltanto metaforicamente.

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Per quanto riguarda il resto del film, da sottolineare, al solito, la cura del regista per i dettagli, per la fotografia e per le musiche. La parte di Romilda venne ricoperta dalla giovane Sirpa Lane, bravissima, che purtroppo in seguito non ebbe molta fortuna, finendo per morire nel 1999 di Aids.La parte di Lucy è interpretata da Lisbeth Hummel, attrice danese, che non combinò più nulla di buono in carriera, anzi, finì sul set di un film che trattava il tema della bestialità, La bella e la bestia, con l’evidente intento di sfruttare l’onda lunga del successo del film di Borowczyk.

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Da segnalare anche Pascale Rivault:, nel ruolo di Clarissa, parente dei L’Esperance, figura minore che nel film si trastulla, senza riuscire a consumare, con un dotato servitore di colore.

La bestia, un film di Walerian Borowczyk. Con Lisbeth Hummel, Sirpa Lane, Elizabeth Kaza, Pierre Benedetti, Guy Tréjan Titolo originale La bête. Erotico, durata 104 (96) min. – Francia 1975.

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La bestia banner personaggi

Sirpa Lane: Romilda de l’Espérance
Pierre Benedetti: Mathurin de l’Espérance
Guy Tréjan: Marchese Pierre de l’Espérance
Marcel Dalio: Duca Rammendelo De Balo
Lisbeth Hummel: Lucy Broadhurst
Elisabeth Kaza: Virginia Broadhurst
Jean Martinelli: Cardinale Giuseppe de Balo
Pascale Rivault: Clarissa de l’Espérance
Hassan Falle: Ifany
Roland Armontel: Il curato
Robert Capia: Roberto Capia
Marie Testanière: Marie
Stéphane Testanière: Stéphane

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Regia Walerian Borowczyk
Soggetto Walerian Borowczyk
Sceneggiatura Walerian Borowczyk
Produttore Anatole Dauman
Casa di produzione Argos Films
Fotografia Bernard Daillencourt, Marcel Grignon
Montaggio Walerian Borowczyk, Henri Colpi
Musiche Domenico Scarlatti
Scenografia Jacques D’Ovidio
Costumi Piet Bolscher
Trucco Odette Berroyer

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giugno 27, 2009 Posted by | Erotico | , | Lascia un commento

Sirpa Lane

Sirpa Lane Foto

Sirpa Salo, conosciuta nel mondo cinematografico come Sirpa Lane, attrice finlandese nata a Helsinki nel 1955, è stata una delle attrici meno conosciute dal grande pubblico, ad eccezion fatta per il film di Valerian Borowczyc La bestia, che le diede nel 1975 una certa notorietà. Una carriera, la sua, durata meno di dieci anni, e nel corso della quale ha girato appena 8 film, tutti a sfondo erotico, anche se alcuni dei quali di buona fattura.

Sirpa Lane Una vita bruciata

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Sirpa Lane in Una vita bruciata

Esordisce con Roger Vadim nel 1974 in Una vita bruciata, conosciuto internazionalmente come La Jeune fille assassinée, nel ruolo di Charlotte, una modella di estrazione sociale alta che viene assassinata, e sul cui passato indagherà l’amante. Il film ebbe buoni riscontri di pubblico, e lei riscosse un buon  successo personale, grazie alla sua performance interpretativa e al ruolo scabroso che ricopri con bravura. La conferma la si ebbe l’anno successivo, quando Valerian Borowczyc la volle come personaggio principale nel suo film più conosciuto, La bestia,

Sirpa Lane La bestia

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Una sequenza del film La bestia

film che racconta la storia di Romilda de L’Esperance, nobildonna sedotta da una creatura mostruosa dei boschi, con la quale finisce per consumare un rapporto sessuale che avrà, come conseguenza, la nascita di una creatura mostruosa. Sirpa Lane, bellissima e spregiudicata, interpreta benissimo il ruolo della nobildonna, guadagnandosi l’ammirazione del pubblico e dei critici. Inspiegabilmente, però, proprio il ruolo interpretato, scabroso e disinibito, la relega ad interprete di film erotici, con il risultato che per due anni resta ferma.

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Sirpa Lane, La bestia nello spazio

Torna sul set due anni dopo, in un film che appartiene al filone cinematografico dei nazi exploitation, film spesso a basso costo che mescolano erotismo, divise con croci uncinate, torture e morte per palati grossolani. Il film è La svastica nel ventre, peraltro uno dei migliori del genere; Sirpa interpretò il ruolo di Anna, una giovane ebrea che per salvarsi la pelle era costretta a diventare l’amante di un ufficiale delle SS.La carriera di Sirpa quindi si sviluppò, da quel momento in poi, su generi cinematografici di nicchia, i cosidetti B movie, o comunque lavorò in film dal confine incerto, come il successivo Malabestia, diretto da Leonida Leoncini nel 1978, film smaccatamente erotico con Sirpa che interpretò il ruolo di Ursula, una ricca e amorale donna alla ricerca di avventure sessuali con maschi latini, che finirà per sedurre un vetturino, sottoponendolo ad ogni sorta di perversione. Lo stesso anno il regista D’Amato (Massacesi), la volle nel film erotico Papaya dei Caraibi,un thriller con fortissime connotazioni erotiche , nel quale la Lane era Sara, una giornalista che finirà per simpatizzare con la causa dei ribelli caraibici, impegnati a contrastare il disegno americano di costruire una centrale nucleare in loco. Un ruolo scabroso, ancora una volta, che la Lane interpretò benissimo, al fianco di un’altra meteora cinematografica, la bellissima Melissa Chimenti. Non ricevendo più proposte cinematografiche, la Lane accettò un ruolo nel film di Brescia La bestia nello spazio, che nel titolo ricalcava quello del suo primo successo, La bestia; il film, dozzinale e ai limiti dell’hard core, la vide protagonista di un remake della famosa scena per la quale era diventata famosa, l’inseguimento e infine l’amplesso con una creatura mostruosa.

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Papaya dei Caraibi

Il 1982 la vide sul set di Le notti segrete di Lucrezia Borgia, uno squallido filmetto erotico in cui l’unica cosa da salvare, almeno parzialmente, e’ proprio la sua partecipazione. La carriera cinematografica di Sirpa Lane si concluse nel 1983, con il ruolo di Daniara nel film Giochi carnali; un film già abbondantemente oltre i confini del soft, e che rimarrà l’ultima apparizione di Sirpa. Da quel momento il cinema dimentica la bellissima attrice finlandese, che scompare anche dalle cronache, per ritornarvi solo nel 1999, quando un laconico e brutale comunicato stampa, molto stringato, comunicò l’avvenuto decesso dell’attrice, all’età di 44 anni, per Aids.

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Sirpa Lane in Una vita bruciata

Sirpa Lane Malabestia

Malabestia

Sirpa Lane Giochi carnali

Giochi carnali

Una fine triste per una donna che, fuori dal set cinematografico, era praticamente un’ombra. Una carriera breve, fatta di pochi film, e di interpretazioni comunque dignitose, anche se confinate in un ambito molto ristretto come quello del cinema erotico.

Sirpa Lane banner filmografia

Una vita bruciata, 1974

La bestia, 1975

La svastica nel ventre, 1977

Malabestia, 1978

Papaya dei Caraibi, 1978

La bestia nello spazio, 1980

Le notti segrete di Lucrezia Borgia, 1982

Giochi carnali, 1983

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Sirpa Lane Papaya dei Caraibi

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aprile 7, 2009 Posted by | Biografie | | 5 commenti

Papaya dei Caraibi

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Una multinazionale americana deve costruire, in un posto dei Caraibi, una centrale nucleare: sul luogo ci sono dei tecnici incaricati dalla società di individuare il luogo per l’insediamento della stessa. Uno di essi viene dapprima evirato a morsi e poi bruciato vivo da Papaya, una bellissima donna creola del posto, che appartiene ad un gruppo di patrioti locali che si oppongono alla costruzione della centrale, per non vedere snaturare la bellezza del luogo.

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Il corpo bruciato del tecnico viene trasportato nel bungalow di Vincent, responsabile dell’equipe tecnica e rinvenuto dall’amante dell’uomo, Sandra. L’obiettivo di Papaya è quello di uccidere anche Vincent, e per farlo si insinua tra la coppia, simulando, con dei complici, un guasto all’auto. Sara e Vincent la accompagnano nel vicino paese, dove sta per celebrarsi la tradizionale cerimonia locale della pietra.

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I due vengono trasportati in una realtà completamente diversa, fatta di riti pagani e orgiastici, in cui vengono drogati e assistono a sacrifici sia umani che animali. Da quel momento Papaya diventa l’ossessione di Vincent, che subisce il fascino erotico e misterioso della bellissima donna, che non si fa scrupoli nel sedurre anche Sara. La quale conosce il capo dei ribelli, con il quale dapprima ha un rapporto solo fatto di sesso, ma che la porta a simpatizzare per la causa di ribelli; Sara, girando per le strade del piccolo borgo, scopre il fascino di quella vita primitiva, e scopre anche come Sara annichilisca la volontà delle sue vittime con le arti erotiche.

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Dopo essere riuscita a scampare alla gelosia di Papaya, che tenta di ucciderla mentre è in compagnia del ribelle, Sara assiste alla morte di Vincent, senza alzare un dito. Completamente conquistata alla causa dei ribelli, Sara accoglie il nuovo supervisore della società, e gli tende il tranello fatto a Vincent, fingendo di dare un passaggio alla bellissima Papaya.

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Diretto da Joe D’Amato, alias Aristide Massaccesi, Papaya dei Caraibi è una curiosa mescolanza di generi: si va dal thriller classico, passando per scene splatter, come l’evirazione del tecnico, il combattimento fra galli, lo squartamento del maiale durante la cerimonia orgiastica, per sconfinare nell’erotico, con scene abbastanza spinte dei rapporti del triangolo Papaya-Sara-Vincent.

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Qua e la affiora anche la denuncia ambientalista e antica pitalista, ma il film resta comunque un discreto prodotto difficilmente etichettabile. Apprezzabile comunque la trama e l’atmosfera che si respira nel film, e la bravura delle due attrici, Sirpa Lane nel ruolo di Sara e la giovane Melissa Chimenti in quella di Papaya.Nella distribuzione estera del film comparve, nel titolo, la parola cannibal, messa li per attirare pubblico: il film, grazie anche alla colonna sonora di Stelvio Cipriani, all’ambientazione esotica e al fascino delle due protagoniste, generosamente svestite, ebbe un grosso successo di pubblico, permettendo al D’Amato di continuare nella sperimentazione del genere, che sfocerà pi in film decisamente virati al genere hard.

Papaya dei Caraibi

 un film di Joe D”Amato. Con Maurice Poli, Sirpa Lane, Melissa Chimenti Thriller Erotico, durata 90 min. – Italia 1978.

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Papaya dei caraibi banner protagonisti

Melissa Chimenti: Papaya
Sirpa Lane: Sara
Maurice Poli: Vincent

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Regia     Joe D’Amato
Soggetto     Roberto Gandus
Sceneggiatura     Carlo Maietto, Joe D’Amato (non accreditato)
Produttore     Carlo Maietto
Casa di produzione     Mercury Cinematografica
Fotografia     Aristide Massaccesi
Montaggio     Vincenzo Tomassi
Musiche     Stelvio Cipriani
Scenografia     Mimmo Scavia
Costumi     Mimmo Scavia

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aprile 2, 2009 Posted by | Erotico | , , | 1 commento