Pretty baby


Pretty baby locandina

Difficile riunire in un film una critica che sia al tempo stesso positiva e diametralmente opposta; eppure Pretty baby, film del 1978 del grande regista francese Louis Malle, costringe davvero a difficili equilibrismi. Perchè se da un lato non si può non rimarcare la ricerca stilistica e descrittiva, al solito di primissimo livello, tipica di Malle, al tempo stesso si rimane sconcertati dalla mancanza di profondità del film stesso, quasi l’analisi e la descrizione del mondo della prostituzione nell’America anni dieci manchi di una serie di dati oggettivi, finendo invece per arenarsi su quelli soggettivi.

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Interno del bordello

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Susan Sarandon, Hattie

Se da un lato Malle riesce in qualche modo a denunciare l’assenza di valori pregnanti nello squallido sottobosco della prostituzione, pur nobilitata in qualche modo dalla casa chiusa quasi lussuosa in cui è ambientata la vicenda, dall’altro finisce per assomigliare alla fine ad un freddo esercizio di stile, in cui manca una cosa fondamentale, l’anima.

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Hattie e suo figlio

La vicenda si svolge sul finire degli anni dieci, nel secolo scorso; siamo in Louisiana, nel sud degli Stati Uniti, e precisamente a Storyville,quartiere della bassa new Orleans. all’interno del locale bordello, tra le altre occupate, vivono Hattie sua figlia Violet, una dodicenne cresciuta all’interno del bordello stesso, quindi in condizioni morali degradate; la ragazzina non ha la concezione del bene o del male, di ciò che è morale o no. Infatti entra ed esce dalle stanze in cui gli occasionali avventori hanno appena consumato i loro amplessi, mentre lei, indifferente a tutto, serve le prostitute, indossa i loro indumenti, vive cioè una realtà molto lontana da quella che dovrebbe essere quella della sua età.

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Brooke Shields è Violet 

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Assiste anche alla nascita di un fratellino, figlio di chissà chi, e ne diventa, in qualche modo, la madre aggiunta. Un giorno, nel bordello, arriva Bellocq, un fotografo con la fissa di ritrarre prostitute. In particolare, la sua modella diventa Hattie, e Violet, curiosa, inizia con lui uno strano rapporto, tant’è vero che dopo un po il fotografo inizierà a volerle bene. Nel frattempo Violet raggiunge l’età della pubertà, e di conseguenza viene messa all’asta; se la aggiudica per una cifra molto elevata un signore di mezz’età, e la ragazza, superato senza traumi il suo primo contatto sessuale, riprende la vita all’interno del bordello.

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Un giorno ad Hattie capita un colpo di fortuna: il signor Fuller, un ricco parvenu, la chiede in sposa e la porta via. Violet resta nel bordello, ma alla fine si reca da Bellocq, con cui inizia una difficile convivenza. Nel frattempo le leggi cmbiano, e anche la Louisiana decide la chiusura delle case di tolleranza; a Violet non resta altro da fare che accettare la proposta di Bellocq di sposarlo; l’uomo, sinceramente legato alla ragazza, la porta all’altare. Ma un giorno Hattie ricompare, decisa a portare con se Violet; nonostante le proteste di Bellocq, la donna , che ha fatto annullare il matrimonio della figlia perchè avvenuto senza consenso, riesce a portare via con se Violet, che in fondo è contenta così.

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Pretty baby, come già detto, è un esercizio in bello stile; molto raffinata la fotografia, così come l’ambientazione, con il classico pianista di colore a intrattenere gli avventori (una specie di Play it again Sam mutuato da Casablanca), la solita prostituta che sogna il grande colpo, la maitresse cocainomane e quasi tutti gli stereotipi che possono formare l’immaginario di un locale di prostitute. Ben curati i dettagli, e l’eleganza formale del film è assolutamente ineccepibile. Censurabile invece la decisione di Malle di mostrare nuda una dodicenne Brooke Shields, una pessima abitudine che anche alti registi hanno replicato, in un’epoca seconda a nessuno per morbosità. l’interpretazione della Shileds del personaggio di Violet è comunque di buon livello, così come brava è la Sarandon nel ruolo della madre della ragazza, Hattie. Il resto del cast si muove bene, e vale il prezzo del biglietto pagato.

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Pretty baby, un film di Louis Malle. Con Susan Sarandon, Brooke Shields, Keith Carradine, Frances Faye
Drammatico, durata 109 min. – USA 1978.

Pretty baby banner protagonisti

Brooke Shields: Violet
Keith Carradine: Bellocq
Susan Sarandon: Hattie
Frances Faye: Nell
Antonio Fargas: Professore
Matthew Anton: Red Top
Diana Scarwid: Frieda
Barbara Steele: Josephine
Seret Scott: Flora
Cheryl Markowitz: Gussie
Susan Manskey: Fanny
Laura Zimmerman: Agnes
Miz Mary: Odette
Gerrit Graham: Highpockets
Mae Mercer: Mama Mosebery
Don Hood: Alfred Fuller
Pat Perkins: Ola Mae
Von Eric Thomas: Nonny
Sasha Holliday: Justine
Lisa Shames: Antonia
Don Lutenbacher: primo cliente di Violet

Pretty baby banner cast
Regia Louis Malle
Soggetto Polly Platt, Louis Malle
Sceneggiatura Polly Platt
Produttore Louis Malle, Polly Platt (produttore associato)
Casa di produzione Paramount Pictures
Fotografia Sven Nykvist
Montaggio Suzanne Fenn
Musiche Jerry Wexler
Scenografia Trevor Williams
Costumi Mina Mittelman
Trucco Dave Grayson, Charlene Roberson

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3 Risposte

  1. […] Fonte: https://filmscoop.wordpress.com/2009/08/08/pretty-baby/ Segnala presso: Tags: Anima, Anni, Degli Stati Uniti, Figlia, Figlio, Fone, Interno Del, Louis Malle, Manca, Manchi, Morali, Pretty Baby, prostitute, Prostituzione, Sia, Stanze, Storyville, Sud Degli Stati Uniti, Susan Sarandon, Violet […]

  2. Non l’avevo ancora visto….ora che l’ho fatto, ti dico sinceramente che l’ho trovato un raffinato videoclip pedosoft. Tolti i meriti tecnici ( superbi fotografia e costumi, una discreta Susan Sarandon ed una brava Brooke Shields), ho trovato i dialoghi e la sceneggiatura al limite del farsesco. Non si capisce dove Malle voglia andare a parare ( oltre all’obbiettivo che ho già enunciato). Non c’è nemmeno l’abbozzo di una lettura delle personalità dei protagonisti. Le situazioni e le vicende mancano di verosimiglianza e sconfinno nel macchiettismo e nello stereotipo. Davvero un Malle da dimenticare :/

    • Non il miglior Malle, effettivamente: tuttavia come esercizio stilistico è ben fatto, ma solo dal punto formale. Come giustamente dici, non c’è alcuna analisi dei personaggi il che porta a pensare che si tratti di uno di quei film in cui il regista non crede e che gira o per pecunia o per altri motivi.
      Pedosoft mi piace davvero, peccato non mi sia venuto in mente. 🙂

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