Il porno shop della settima strada


Il pornoshop della settima strada locandina

Siamo a New York; due rapinatori entrano in un  negozio, rapinano l’incasso e fuggono.
Quello che non sanno è che l’esercizio è controllato dalla mafia, che notoriamente non ama gli sgarbi.
Così sulla pista dei due rapinatori si muovono due sicari, incaricati di fare giustizia.

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Annamaria Clementi

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Brigitte Petronio

Rico e Bob, uno psicopatico, in fuga dai due che li tallonano entrano in un porno shop gestito da Lorna; quello che i due non sanno è che sono caduti dalla padella nella brace, perchè la donna è anche l’amante di un boss della mala.
I due decidono di fuggire portandosi dietro la donna, che durante una breve sosta riesce a lasciare una banconota in una toilette, nella quale indica dove sta andando.

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Il terzetto, a cui si aggiunge un uomo di colore, arriva così in un villino che deve servire da base temporanea, ma lo trovano occupato da tre studenti, due ragazze un ragazzo.
Per i tre giovani, ma sopratutto per le due ragazze, Faye e Lola, inizia un autentico incubo, perchè Bob con le minacce cerca in ogni modo di violentarle.
Ma nel villino arrivano i sicari della mafia, che hanno seguito la pista della banconota; i due rapinatori riusciranno a fuggire, con l’aiuto anche dell’uomo di colore, ma senza il bottino.
Faye, la ragazza più ingenua del gruppo di studenti, li deruba abilmente.

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Il porno shop della settima strada,diretto nel 1979 da Aristide Massaccesi con l’abitudinario pseudonimo di Joe D’Amato, appartiene al genere thriller-sexy, e risulta operazione tutto sommato discreta, nonostante il cast di basso profilo utilizzato.
Se la storia non è una novità (sembra di vedere un clone di L’ultima casa a sinistra, del quale prende anche un’attrice protagonista dello stesso film Brigitte Petronio), D’Amato cerca con la sua indubbia maestria di mettere abbondanti pezze quà e là, per tappare più che altro i buchi prodotti dallo scarso budget, che impediscono ua cura maggiore.
I personaggi agiscono per puro istinto, e lo si nota da subito; aldilà della rapina ad un locale controllato dalla mafia, errore assolutamente imperdonabile, i due rapinatori sembrano seguire più l’istinto bestiale che la logica.
Finiscono così per farsi irretire dalla scaltra Lorna, che ne uscirà pulita e sopratutto dalla finta ingenua Faye, che befferà tutti sottraendo il malloppo tanto gelosamente difeso.

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Nel film, in cui abbondano come al solito nei film di Massaccesi le scene sexy, vennero inserite scene hard, provocando lì’indignazione di Annamaria Clementi, l’attrice che ricopre il ruolo di Lorna, con conseguente causa alla casa di produzione.

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Qualche brivido quà e là, causato da scene davvero osè, come la  sequenza del biliardo, in cui Bob gioca a biliardo spedendo le palle numerate tra le gambe spalancate della giovane Faye, presa di petto dal film di Avallone Spell-Dolce mattatoio, in cui la “buca” era la govane Monica Zanchi e qualche buona inquadratura non riescono però a sollevare il film da una lentezza che appare costruita proprio per mancanza di una sceneggiatura più elaborata.
Il cast si arrangia; tutto sommato discreta la prova della Clementi, bene Ernesto Colli nel ruolo del folle Bob e poco più che sufficiente la Petronio, al suo ultimo film; la fotografia è all’altezza, per un film che può valere una visione.

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Il porno shop della settima strada, un film di Joe D’Amato, con Annamaria Clementi, Brigitte Petronio, Maximilian Vhener,Ernesto Colli Italia 1979, Thriller

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Il pornoshop della settima strada banner protagonisti

Annamaria Clementi: Lorna
Brigitte Petronio: Faye
Maximilian Vhener: Rico
Peter Outlaw:
Christian Borromeo: Frank
Ernesto Colli: Bob

Il pornoshop della settima strada banner cast

Regia     Joe D’Amato
Soggetto     Aristide Massaccesi, Tito Carpi
Sceneggiatura     Aristide Massaccesi, Tito Carpi
Produttore     Aristide Massaccesi, Oscar Santaniello
Casa di produzione     Kristal Film
Fotografia     Enrico Biribicchi
Montaggio     Vincenzo Vanni
Musiche     Bruno Biriaco
Scenografia     Bartolomeo Scavia

Miriam si sveglia a mezzanotte banner davinotti

“L’Ultima Casa a Sinistra rivisitata in versione erotica: l’impiegata del Porno Shop (Annamaria Clementi nel ruolo di Lorna) viene rapita per essere sottoposta ad una lunga serie di sevizie perpetrate da un gruppo di malfattori. Dovrà passare la notte in compagnia di altre vittime (Brigitte Petronio e Christian Borromeo) costrette a compiere atti forzati di sesso. A dispetto del titolo il porno (dosato) compare solo nella versione hard, con inserti posticci (ad esempio il blow job di Annamaria all’interno del negozio). Buon thriller-erotico.

Hard leggero con velleità di R&r che però suonano frustrate da una esagerata staticità e poca cura dei particolari. Un paio di guizzi nella figura dello schizzato che gioca a biliardo e nella massima di uno dei rapitori “si guadagna più con una pistola che con tre lauree”. Tra le presenze femminili si ammira la Clementi. La parte thrilling scorre via senza lasciar traccia, anzi è risibile.

Tra gli erotici “d’annata” di D’Amato, sicuramente uno dei migliori, se non IL migliore. In realtà, nonostante le scene prettamente sexy siano abbastanza numerose (la versione insertata ha anche qualche timida scena hard), il film è un thriller claustrofobico, in cui la psicologia dei personaggi (vittime e carnefici) viene ben esaminata, seppur con qualche ingenuità. Il tutto sa molto di fumettone pulp anni ’70, di quelli vietati ai minori, tutto sesso, violenza, battute da duri, rapine e via dicendo, il che non è necessariamente un male!

Bel film di D’Amato; se si tolgono i due rapinatori (uno sembra davvero un maniaco sessuale, l’altro non convince per niente) e i mafiosi (per nulla convincenti), rimane un mediocre ma nonostante tutto gradevole erotico-azione. Le parti hard sono falsissime e prese da porno autentici, mentre ci sono alcune scene erotiche molto belle. Finale a sorpresa.

Si parte da una buona, anzi ottima idea. Dal pornoshop, con ricchi elementi per stuzzicare la fantasia del pervertito, fino alla casa/prigione, con sindrome di Stoccolma incorporata. L’ambiente di genere 70/80, metropolitano a stelle e strisce, fa il suo sporco effetto, ma forse gli aspetti positivi finiscono qui. I personaggi, nonostante ci provino con tutte le loro forze, restano lontani dall’esprimere quella suprema malvagità necessaria in ogni R&r che si rispetti. L’atmosfera è opaca, non malata, mentre gli inserti hard peggiorano soltanto le cose.

Rape & revenge duro e crudo, che però non aggiunge nulla a un genere già saturo. Allungato con inserti hard, visibilmente controfigurati, che spezzano la monotonia di dialoghi fumettistici e surreali, ma la parte thriller è troppo sciatta e anche il colpo di scena finale lascia indifferenti. Ernesto Colli, caratterista specializzato in ruoli da mattacchione, è come non mai valorizzato (o mortificato, fate voi) nel ruolo del demenziale maniaco. Non inguardabile, ma lontano da quella fusione di erotismo e thriller di Emanuelle e Francoise.”

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