Passi di morte perduti nel buio


Passi di morte perduti nel buio locandina

 

Alcune persone sono sedute nello scompartimento di un treno che porta da Salonicco ad Atene.
All’improvviso, durante l’attraversamento di una galleria, una ragazza viene pugnalata a morte con uno stiletto di proprietà di un fotoreporter italiano, Luciano Morelli.
Quando il treno arriva in stazione, tutti gli occupanti vengono interrogati dalla polizia, mentre i sospetti si accentrano proprio su Luciano.
Poco dopo però ad essere ucciso è un giovane, Raul, che ha tentato un ricatto al misterioso assassino del treno, che evidentemente conosce. Raul, in possesso di un guanto del killer, viene però ucciso proprio durante la consegna del denaro chiesto come contropartita. Poi è la volta di una ragazza, amante di Ulla, una splendida ballerina di colore che era anche l’amante di Raul, poi è la volta della stessa Ulla, che viene sbudellata dal killer.

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Mentre le morti si susseguono, Luciano tenta dapprima di travestirsi da donna, poi, con l’aiuto di una fotomodella tanto bella quanto svampita, che è la sua amante, Ingrid e con l’aiuto di una coppia di svitati personaggi tenta di investigare da solo. Sarà una sua brillante intuizione a far cadere in trappola il misterioso killer, dopo che quest’ultimo ha assassinato anche un antiquario.
Dopo un inizio abbastanza interessante (la ragazza pugnala nel treno, in stile Assassinio sull’Orient Express), Passi di morte perduti nel buio, diretto da Maurizio Pradeaux nel 1976 si perde clamorosamente non tanto nella trama del giallo, che mescola confusamente una storia di droga (l’assassino ama la bella vita e uccide per denaro e per droga) con battute comiche assolutamente risibili e fuori contesto.

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Se Leonard Mann (Luciano Morelli) mostra da subito pecche recitative notevoli, culminate nel travestimento da donna che lo rende ancora più inverosimile, Vera Krouska, che interpreta la fotomodella Ingrid è assolutamente insopportabile con una voce stridula, affetta da idiozia allo stato puro e svampita in maniera semplicemente totale.
Si aggiunga poi che il ruolo dell’ispettore è affidato ad un Robert Webber supponente e antipatico, affetto da problemi di stomaco e assurdamente cocciuto e che il resto del cast sembra raccattato più per evidenti problemi di budget che per necessità narrative e si avrà il quadro completo di questo sciagurato film di Pradeaux,

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che pure veniva dalla lusinghiera prova di Passi di danza su una lama di rasoio (1973), dove aveva avuto a disposizione una coppia di ben altro spessore, ovvero Nieves Navarro (Susan Scott) e Robert Hoffmann.
A irritare ancor più è il maldestro tentativo di allegerire la tensione con sprazzi di comicità demenziale: basti pensare all’ultimissima battuta del film, una parolaccia (il celebre vaffa) rivolta da Morelli all’altra svampita ragazza che collabora alle indagini.

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Il film, girato ad Atene, ha almeno il pregio di mostrare il Partenone e qualche altro monumento, che a ben vedere sono l’unica cosa guardabile del film. Le bellezze discinte che costellano il film, dall’attrice di colore Susy Jennings che interpreta Ulla, passando per Vera Krouska, Albertina Capuani, Imelde Marani e Barbara Seidel, oltre a mostrare parti anatomiche come seni e glutei altro non fanno.

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E poichè va anche detto che non sono nemmeno fisicamente attraenti, il quadro si compie con somma costernazione degli spettatori.
Qualche scena splatter, un primo piano quasi totale del pube della Jennings, che viene sbudellata in primo piano.

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Passi di morte perduti nel buio, di Maurizio Pradeaux, con Vera Krouska, Antonio Maimone, Leonard Mann, Barbara Seidel, Robert Webber,Albertina Capuani,Susy Jennings Imelde Marani e Barbara Seidel Thriller, Italia 1976

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Leonard Mann     …     Luciano Morelli
Robert Webber    …     Ispettore
Vera Krouska    …     Ingrid Stelmosson
Antonio Maimone    Omar Effendi
Susy Jennings…            Ulla

Regia: Maurizio Pradeaux
Sceneggiatura: Arpad De Riso, Maurizio Pradeaux
Prodotto dalla Salaria film     ….
Produttore associato: Dimitri Dimitriadis
Musiche: Riz Ortolani
Editing: Eugenio Alabiso
Costumi: Duilia Travenzoli
Art Direction:Giovanni Fratalocchi


Sulla linea ferroviaria Istanbul-Atene, qualcuno manomette l’impianto elettrico. Nei pressi d’una galleria, al buio, su una carrozza avviene un delitto: una giovane donna è accoltellata a morte. I sospetti ricadono tra i 5 compagni dello scompartimento, ma ci sono due testimoni, in possesso di prove schiaccianti: inizia, così, una catena, inarrestabile di delitti. Pradeaux torna al giallo dopo 5 anni, e stavolta predilige un impianto “leggero” e quasi da commedia (la scena conclusiva della cassaforte) vanificando l’intera (interessante) sceneggiatura. Poco thriller e parecchia ironia, insomma.

Terribile giallaccio di Pradeaux distrutto (deliberatamente?) dallo stesso regista, che fin dall’inizio infarcisce il copione di desolanti battute che avrebbero provocato linciaggi all’Ambra Jovinelli, per di più recitate in romanesco posticcio (con l’ebete Manzella doppiato da Claudio Capone), oltre tutto completamente fuori contesto dato che dovremmo essere ad Atene, non a Trastevere. Peccato, perchè quando decide di fare sul serio (vedi il bellissimo omicidio sul tetto) Pradeaux dimostra di non essere totalmente digiuno del mestiere.

Dopo il già piuttosto modesto Passi di danza su una lama di rasoio, Pradeaux torna al thriller con risultati ancor più deludenti. Eh sì, perché stavolta, oltre ad un plot narrativo piuttosto debole, si aggiungono incredibili inserti ironici che c’entrano come il cavolo a merenda e che danno il colpo di grazia alle pretese di creare tensione (qualora ve ne fosse una). Le scene erotiche sono molto spinte (più della media) e certamente gustose. Ma questo non basta per “sbarcare il lunario” della critica.

L’idea di Pradeaux è agghiacciante: cucire la parte thriller degli omicidi (nulla di che, ma discretamente realizzate) con scene che vorrebbero essere comiche ma che tali non riescono ad essere. Il risultato finale è imbarazzante, ben al di sotto del già non eccelso esordio del regista nel giallo all’italiana. La cosa migliore del film risulta essere l’interpretazione di Webber (l’ispettore) mentre è meglio tacere su quella di tutti gli altri. Gli amanti del genere possono anche provare a buttarci un occhio, gli altri ne rimangano alla larga.

Uno dei peggiori gialli italiani da me mai visti: in confronto La sorella di Ursula  è un capolavoro! Si alternano suggestivi momenti gialli (con ottimi e sanguinosi delitti) a scadenti siparietti comici dei protagonisti che cercano di scovare l’assassino. E pensare che il regista aveva sfornato l’ottimo Passi di danza… peccato. Cast al di sotto della media, soluzione finale frettolosa e che fa acqua da tutte le parti.

Un guazzabuglio giallesco e comico allo stesso tempo, girato curiosamente ad Atene e in cui il regista Pradeaux ci mostra di conoscere il mestiere (le scene di omicidio sono efficaci): purtroppo si tira la zappa sui piedi infarcendo la pellicola di inutili siparietti comici che tolgono suspance allo spettatore; insomma, un film riuscito a metà, anche se non disprezzabile. Forse questo “fritto misto” di generi potrebbe essere sdoganato come cult-trash… io l’ho già fatto!

Pradeaux resta fedele ai suoi “passi” e, dopo quelli di danza qui si concentra su ben altri, smarriti nel buio. Chi ha ucciso la donna del treno Istanbul-Atene? L’ingegno registico resta modesto come nell’altro suo film di cui in premessa e le commistioni con toni da commedia di second’ordine non aiutano di certo. Gli omicidi sono abbastanza cruenti ma si annusa sempre l’ombra di tagli censori, più o meno grandi a seconda delle versioni visionate.

Tolto l’omicidio sul tetto (e la conseguente scena della vasca) assistiamo ad una palese presa in giro di Pradeaux nei nostri confronti. Non càpita tutti i giorni di avere una coppia di protagonisti che si spera muoiano dolorosamente sotto le mani dell’assassino per la quantità di cazzate che sparano a getto continuo (la voce della modella potrebbe turbare i nostri sonni). Se era un esperimento atto a fondere il thriller con il comico, possiamo dire che è perfettamente fallito. Sconsigliato.

Raschiando il fondo del barile, Pradeaux osa ciò che nessuno aveva (fortunatamente) mai osato prima: contaminare un giallo abbastanza tradizionale (neppure malvagio, come trama) con una comicità pecoreccia greve come le cotiche, e di allarmante squallore. Aggiunge (ma qui, niente di nuovo), siparietti di sesso (lesbico e non), di inaudita tristezza. Gettati a caso nell’impasto, alcuni interessanti omicidi, come chicchi d’uvetta che non ingentiliscono un rozzo (pan) giallo!

Che dire di un giallo misto commediaccia anni 70 che tenta sia di trasmettere tensione che di far occasionalmente ridere? Niente, se non che ha fallito in entrambi i campi. Le riprese degli omicidi non sono malaccio, ma è l’unica cosa un minimo decente in un film pieno di incongruenze e facilonerie miste a patetici siparietti che vorrebbero far ridere (specie con la figura di Vera Krouska) e a personaggi che più stereotipati non si può. Peccato, perché l’idea di base non era nemmeno male.

 

3 Risposte

  1. bel master in dvd ma film pessimo, pochissimo da salvare, i siparietti comici sono da dimenticare

  2. Da dimenticare sono recensioni e critiche come queste.

  3. Perchè, Emiliano,lo trovi un bel film?
    Il 95% di quelli che lo hanno visto ( per una volta cito anche i critici) lo definiscono un cag movie.
    Poi, de gustibus ma fino ad un certo punto.
    Questo film è indifendibile a meno che non si sia in mala fede.
    Ciao

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