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Indagine su un delitto perfetto

Indagine su un delitto perfetto locandina

Un misterioso sabotatore manomette l’aereo del presidente di una importante compagnia; l’uomo muore senza lasciare testamento e neppure disposizioni su chi dovrà succedergli alla guida della società.
La stessa multinazionale ha tre vicepresidenti, Harold Boyd, Sir Arthur Dundee e il giovane Paul de Révère, che sono quindi in lizza per la successione.
Harold Boyd ha sposato una donna ricchissima, Gloria, alle spalle della quale vive disprezzato dalla moglie, alla quale riserba lo stesso sentimento, tradendola con la giovane Polly, che in realtà è manovrata da Arthur Dundee.
Il quale, a sua volta, mira ovviamente alla successione a a capo della multinazionale.

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Gloria Guida è Polly

Paul De Revere, il più giovane del gruppo, esce di scena immediatamente; l’auto sulla quale viaggia mentre torna a casa dalla anziana madre Lady Clementine De Revere finisce contro un camion e precipita giù da una scogliera.
Anche in questo caso tutto sembra essere frutto di una tragica casualità, come testimoniano i due guidatori del camion contro il quale si è schiantata l’auto di Paul.

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Joseph Cotten è Sir Arthur Dundee

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Janet Agren è Gloria Boyd

Ma l’auto è stata sabotata, e ad accorgersene è il Soprintendente Jeff Hawks che decide quindi di indagare.
Ma la occulta regia che sembra manovrare dietro le quinte colpisce ancora: a morire questa volta è Arthur Dundee.
La mano misteriosa lo uccide in maniera molto ingegnosa, facendogli andare in corto circuito il pacemaker durante una notte di tempesta.
Anche in questo caso Hawks ha forti sospetti che indicano un omicidio, ma nessuna prova, così come si ritroverà davanti ai cadaveri di Boyd e Gloria che apparentemente si sono uccisi fra di loro, con il suicidio finale di uno dei due.
Ma ecco il colpo di scena.
Paul riappare  raccontando una storia credibile; riuscirà a farla franca perchè nonostante i sospetti di Hawks ha un alibi di ferro fornitogli da Polly, sua complice sin dall’inizio.

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Anthony Steel è il Soprintendente Jeff Hawks

Indagine su un delitto perfetto 4Adolfo Celi è Harold Boyd

Una trama ingarbugliata, con colpo di scena finale, per un giallo non sempre convincente, anzi a tratti forzato e poco credibile.
Indagine su un delitto perfetto, regia di Giuseppe Rosati, film girato nel 1978 ebbe diverse traversie di lavorazione, tanto che venne dapprima sospeso e poi ripreso (pare per mancanza di fondi), il che giustificherebbe alcune discrepanze temporali e alcune sequenze apparentemente senza molta logica.

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L’incidente di Paul

Siamo di fronte ad un giallo ambientato in Inghilterra, di tipica derivazione dai gialli di Agatha Christie, ma con attori internazionali ad interpretare personaggi inglesi.
Un cast ad alto livello, tra l’altro, che include Adolfo Celi, Joseph Cotten, Alida Valli, Janet Agren, Leonard Mann, Anthony Steel, Paul Muller e Gloria Guida, che fanno il loro lavoro con inappuntabile professionalità.
Peccato per la farraginosità della trama, per le incongruenze e per il finale davvero tirato per i capelli, perchè per larghi tratti il film avvince, anche se è girato con tempi e sequenze molto blande.

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Un omicidio/suicidio simulato

Le location sono davvero molto belle, come quella della casa/tenuta dei coniugi Boyd, in cui viene girata una scena di caccia alla volpe molto ben fatta, sicuramente costosa e sfarzosa.
La regia è di maniera, senza grossi fronzoli, buone le musiche di Savina.

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L’inatteso ritorno di Paul De Revere

Indagine su un delitto perfetto, un film di Giuseppe Rosati. Con Joseph Cotten, Adolfo Celi, Leonard Mann, Alida Valli,Claudio Gora, Franco Ressel, Anthony Steel, Janet Agren, Gloria Guida
Giallo/Thriller, durata 90 min. – Italia 1978.

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Indagine su un delitto perfetto banner personaggi

Gloria Guida – Polly
Leonard Mann – Paul De Revere
Joseph Cotten – Sir Arthur Dundee
Adolfo Celi – Sir Harold Boyd
Anthony Steel -Soprintendente Jeff Hawks
Janet Agren – Lady Gloria Boyd
Alida Valli – Lady Clementine De Revere
Franco Ressel – Sergente Phillips
Paul Muller – Gibson
Mario Novelli – Sabotatore

Indagine su un delitto perfetto banner cast

Regia     Aaron Leviathan (Giuseppe Rosati)
Soggetto     Aaron Leviathan
Sceneggiatura     Aaron Leviathan
Produttore     Ferry Flay
Casa di produzione     C.L.C.
Distribuzione (Italia)     Ciat Martino
Fotografia     Jerry Delawaree
Montaggio     Frank Robertson
Musiche     Carlo Savina
Scenografia     Robert Frogs

“Colpo di coda di un certo filone thrilling italiano con qualche ambizione (il cast internazionale) e d’impostazione classica, ma rabberciato alla meglio e infatti pieno di tempi morti e smagliature. Sprecato il grande Celi, Cotten ormai fuso, la Gloria invece è sempre un bel vedere. Leonard Mann/Manzella ora fa il medico, e diciamo che il cinema non ha perso poi tanto. Inconsistente.

Discreto giallo ereditario con meccanismo à la Agatha Christie, da cui si riprende uno dei suoi classici trucchi per nascondere l’identità dell’assassino (in realtà facilmente intuibile, anche ricordando la disposizione dei nomi nei titoli di testa). Non mancano alcuni stilemi argentiani e omicidi brutali e ingegnosi, come quello di con il pacemaker di Cotten. Apprezzabile soprattutto per il nutrito cast internazionale, che affianca la Guida al sullodato Cotten.

Cast grandioso per questo film che -com’è noto- venne interrotto e ripreso solo molto tempo dopo e senza poter disporre di tutti gli attori che sarebbero serviti. Lo sviluppo narrativo è comunque piuttosto lineare nonostante le traversie produttive, peccato solo che il film giunga ad un finale davvero inverosimile. Qualche esterno cartolinesco londinese e le solite ville romane, ovviamente. La Guida mostra il pelo, il che non è un dettaglio.

Afflitto da disavventure produttive, il film si regge su un colpo di scena finale (per altro non del tutto imprevedibile agli spettatori più scafati) assolutamente inverosimile per non dire truffaldino. Fino a quel momento la pellicola non regge malissimo (nonostante la tensione non sia certo alle stelle), ma l’epilogo rovina tutto. Curioso e ricchissimo il cast.

Film interrotto per mancanza di soldi, poi ripreso e completato (ma pare senza pagare nessuno) e in qualche modo comunque fatto uscire in sala (in alcune sequenze si usò una controfigura della Guida perchè l’attrice non era disponibile a riprendere la lavorazione). Tenta di fare il giallo all’inglese e in Inghilterra è infatti ambientato, ma si aggroviglia in una miriade di colpi di scena degni della peggior telenovela brasiliana. Per non parlare dell’evento chiave, su cui si snoda tutto il mistero: improponibile. Però il cast è eccezionale.

Giallo con un cast davvero fenomenale. Non manca nessuno: la Guida, la Agren, la Valli… e funziona anche sul versante maschile con gli ottimi Celi, Cotten (degno di nota il suo omicidio molto violento), Gora, Ressell, Tom Felleghy! C’è pure Paul Muller! La storia ha qualche punto morto e vero e il finale non convince troppo (decisamente aperto a mio avviso), ma si fa vedere. Sufficiente. Ottime musiche di Carlo Savina.

Ambientazione inglese per questo film che ricorda i gialli del passato a causa delle sue atmosfere plumbee e i guanti neri spesso in evidenza. Un intreccio industriale tra faide e morti accidentali con lo scontato sorpresone finale. Cast di buon livello ma regolato in maniera aziendale. La Guida si concede a destra e pure a manca.

Non male. Si trasporta il killer argentiano coi guanti di pelle nel giallo inglese raffinato e ne esce un discreto film stile Agatha Christie (scordatevi quindi il sangue e la violenza). Ha qualche motivo d’interesse in un’ottima fotografia e in belle scenografie, nelle piacevoli musiche di Savina e, soprattutto, nello strepitoso cast: Celi, la bella Guida (fa il sicario!), Cotten (vittima dell’unica morte un po’ violenta e sadica), Manzella, la Valli… Anche la sceneggiatura fila bene, peccato per il finale. Raffinato: Due pallini e mezzo.

Interessante giallo con commistioni in stile Agatha Christie e pseudo/argentiane (guanti di pelle neri e cappello), si fa vedere con gusto grazie ad un ottimo montaggio in grado di supplire alle traversie produttive e ai buchi di sceneggiatura sparsi qua e là. I giallisti più smaliziati scopriranno dopo un quarto d’ora chi è l’assassino e non si lasceranno certo sorprendere dal colpo di scena finale… però il risultato finale è più che dignitoso. Ottimo cast e sempre audace la Guida con un paio di nudi integrali decisamente gratuiti.”


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ottobre 30, 2010 Posted by | Thriller | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Passi di morte perduti nel buio

Passi di morte perduti nel buio locandina

 

Alcune persone sono sedute nello scompartimento di un treno che porta da Salonicco ad Atene.
All’improvviso, durante l’attraversamento di una galleria, una ragazza viene pugnalata a morte con uno stiletto di proprietà di un fotoreporter italiano, Luciano Morelli.
Quando il treno arriva in stazione, tutti gli occupanti vengono interrogati dalla polizia, mentre i sospetti si accentrano proprio su Luciano.
Poco dopo però ad essere ucciso è un giovane, Raul, che ha tentato un ricatto al misterioso assassino del treno, che evidentemente conosce. Raul, in possesso di un guanto del killer, viene però ucciso proprio durante la consegna del denaro chiesto come contropartita. Poi è la volta di una ragazza, amante di Ulla, una splendida ballerina di colore che era anche l’amante di Raul, poi è la volta della stessa Ulla, che viene sbudellata dal killer.

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Mentre le morti si susseguono, Luciano tenta dapprima di travestirsi da donna, poi, con l’aiuto di una fotomodella tanto bella quanto svampita, che è la sua amante, Ingrid e con l’aiuto di una coppia di svitati personaggi tenta di investigare da solo. Sarà una sua brillante intuizione a far cadere in trappola il misterioso killer, dopo che quest’ultimo ha assassinato anche un antiquario.
Dopo un inizio abbastanza interessante (la ragazza pugnala nel treno, in stile Assassinio sull’Orient Express), Passi di morte perduti nel buio, diretto da Maurizio Pradeaux nel 1976 si perde clamorosamente non tanto nella trama del giallo, che mescola confusamente una storia di droga (l’assassino ama la bella vita e uccide per denaro e per droga) con battute comiche assolutamente risibili e fuori contesto.

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Se Leonard Mann (Luciano Morelli) mostra da subito pecche recitative notevoli, culminate nel travestimento da donna che lo rende ancora più inverosimile, Vera Krouska, che interpreta la fotomodella Ingrid è assolutamente insopportabile con una voce stridula, affetta da idiozia allo stato puro e svampita in maniera semplicemente totale.
Si aggiunga poi che il ruolo dell’ispettore è affidato ad un Robert Webber supponente e antipatico, affetto da problemi di stomaco e assurdamente cocciuto e che il resto del cast sembra raccattato più per evidenti problemi di budget che per necessità narrative e si avrà il quadro completo di questo sciagurato film di Pradeaux,

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che pure veniva dalla lusinghiera prova di Passi di danza su una lama di rasoio (1973), dove aveva avuto a disposizione una coppia di ben altro spessore, ovvero Nieves Navarro (Susan Scott) e Robert Hoffmann.
A irritare ancor più è il maldestro tentativo di allegerire la tensione con sprazzi di comicità demenziale: basti pensare all’ultimissima battuta del film, una parolaccia (il celebre vaffa) rivolta da Morelli all’altra svampita ragazza che collabora alle indagini.

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Il film, girato ad Atene, ha almeno il pregio di mostrare il Partenone e qualche altro monumento, che a ben vedere sono l’unica cosa guardabile del film. Le bellezze discinte che costellano il film, dall’attrice di colore Susy Jennings che interpreta Ulla, passando per Vera Krouska, Albertina Capuani, Imelde Marani e Barbara Seidel, oltre a mostrare parti anatomiche come seni e glutei altro non fanno.

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E poichè va anche detto che non sono nemmeno fisicamente attraenti, il quadro si compie con somma costernazione degli spettatori.
Qualche scena splatter, un primo piano quasi totale del pube della Jennings, che viene sbudellata in primo piano.

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Passi di morte perduti nel buio, di Maurizio Pradeaux, con Vera Krouska, Antonio Maimone, Leonard Mann, Barbara Seidel, Robert Webber,Albertina Capuani,Susy Jennings Imelde Marani e Barbara Seidel Thriller, Italia 1976

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Leonard Mann     …     Luciano Morelli
Robert Webber    …     Ispettore
Vera Krouska    …     Ingrid Stelmosson
Antonio Maimone    Omar Effendi
Susy Jennings…            Ulla

Regia: Maurizio Pradeaux
Sceneggiatura: Arpad De Riso, Maurizio Pradeaux
Prodotto dalla Salaria film     ….
Produttore associato: Dimitri Dimitriadis
Musiche: Riz Ortolani
Editing: Eugenio Alabiso
Costumi: Duilia Travenzoli
Art Direction:Giovanni Fratalocchi


Sulla linea ferroviaria Istanbul-Atene, qualcuno manomette l’impianto elettrico. Nei pressi d’una galleria, al buio, su una carrozza avviene un delitto: una giovane donna è accoltellata a morte. I sospetti ricadono tra i 5 compagni dello scompartimento, ma ci sono due testimoni, in possesso di prove schiaccianti: inizia, così, una catena, inarrestabile di delitti. Pradeaux torna al giallo dopo 5 anni, e stavolta predilige un impianto “leggero” e quasi da commedia (la scena conclusiva della cassaforte) vanificando l’intera (interessante) sceneggiatura. Poco thriller e parecchia ironia, insomma.

Terribile giallaccio di Pradeaux distrutto (deliberatamente?) dallo stesso regista, che fin dall’inizio infarcisce il copione di desolanti battute che avrebbero provocato linciaggi all’Ambra Jovinelli, per di più recitate in romanesco posticcio (con l’ebete Manzella doppiato da Claudio Capone), oltre tutto completamente fuori contesto dato che dovremmo essere ad Atene, non a Trastevere. Peccato, perchè quando decide di fare sul serio (vedi il bellissimo omicidio sul tetto) Pradeaux dimostra di non essere totalmente digiuno del mestiere.

Dopo il già piuttosto modesto Passi di danza su una lama di rasoio, Pradeaux torna al thriller con risultati ancor più deludenti. Eh sì, perché stavolta, oltre ad un plot narrativo piuttosto debole, si aggiungono incredibili inserti ironici che c’entrano come il cavolo a merenda e che danno il colpo di grazia alle pretese di creare tensione (qualora ve ne fosse una). Le scene erotiche sono molto spinte (più della media) e certamente gustose. Ma questo non basta per “sbarcare il lunario” della critica.

L’idea di Pradeaux è agghiacciante: cucire la parte thriller degli omicidi (nulla di che, ma discretamente realizzate) con scene che vorrebbero essere comiche ma che tali non riescono ad essere. Il risultato finale è imbarazzante, ben al di sotto del già non eccelso esordio del regista nel giallo all’italiana. La cosa migliore del film risulta essere l’interpretazione di Webber (l’ispettore) mentre è meglio tacere su quella di tutti gli altri. Gli amanti del genere possono anche provare a buttarci un occhio, gli altri ne rimangano alla larga.

Uno dei peggiori gialli italiani da me mai visti: in confronto La sorella di Ursula  è un capolavoro! Si alternano suggestivi momenti gialli (con ottimi e sanguinosi delitti) a scadenti siparietti comici dei protagonisti che cercano di scovare l’assassino. E pensare che il regista aveva sfornato l’ottimo Passi di danza… peccato. Cast al di sotto della media, soluzione finale frettolosa e che fa acqua da tutte le parti.

Un guazzabuglio giallesco e comico allo stesso tempo, girato curiosamente ad Atene e in cui il regista Pradeaux ci mostra di conoscere il mestiere (le scene di omicidio sono efficaci): purtroppo si tira la zappa sui piedi infarcendo la pellicola di inutili siparietti comici che tolgono suspance allo spettatore; insomma, un film riuscito a metà, anche se non disprezzabile. Forse questo “fritto misto” di generi potrebbe essere sdoganato come cult-trash… io l’ho già fatto!

Pradeaux resta fedele ai suoi “passi” e, dopo quelli di danza qui si concentra su ben altri, smarriti nel buio. Chi ha ucciso la donna del treno Istanbul-Atene? L’ingegno registico resta modesto come nell’altro suo film di cui in premessa e le commistioni con toni da commedia di second’ordine non aiutano di certo. Gli omicidi sono abbastanza cruenti ma si annusa sempre l’ombra di tagli censori, più o meno grandi a seconda delle versioni visionate.

Tolto l’omicidio sul tetto (e la conseguente scena della vasca) assistiamo ad una palese presa in giro di Pradeaux nei nostri confronti. Non càpita tutti i giorni di avere una coppia di protagonisti che si spera muoiano dolorosamente sotto le mani dell’assassino per la quantità di cazzate che sparano a getto continuo (la voce della modella potrebbe turbare i nostri sonni). Se era un esperimento atto a fondere il thriller con il comico, possiamo dire che è perfettamente fallito. Sconsigliato.

Raschiando il fondo del barile, Pradeaux osa ciò che nessuno aveva (fortunatamente) mai osato prima: contaminare un giallo abbastanza tradizionale (neppure malvagio, come trama) con una comicità pecoreccia greve come le cotiche, e di allarmante squallore. Aggiunge (ma qui, niente di nuovo), siparietti di sesso (lesbico e non), di inaudita tristezza. Gettati a caso nell’impasto, alcuni interessanti omicidi, come chicchi d’uvetta che non ingentiliscono un rozzo (pan) giallo!

Che dire di un giallo misto commediaccia anni 70 che tenta sia di trasmettere tensione che di far occasionalmente ridere? Niente, se non che ha fallito in entrambi i campi. Le riprese degli omicidi non sono malaccio, ma è l’unica cosa un minimo decente in un film pieno di incongruenze e facilonerie miste a patetici siparietti che vorrebbero far ridere (specie con la figura di Vera Krouska) e a personaggi che più stereotipati non si può. Peccato, perché l’idea di base non era nemmeno male.

 

settembre 6, 2010 Posted by | Thriller | , , , | 3 commenti