L’ultima orgia del Terzo Reich


L'ultima orgia del terzo Reich locandina

Lisa è una splendida ragazza ebrea, che durante le persecuzioni razziali operate dai nazisti, sopravvive allo sterminio della propria famiglia in virtù della sua avvenenza.
Imprigionata, viene destinata ad uno dei campi di piacere per la soldataglia tedesca, comandato da Konrad Stalker con l’aiuto di una bieca kapò, Wagma.

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Daniela Poggi è Lisa

Qui la ragazza è costretta a subire e ad assistere ad una serie interminabile di orrori.
Ma lo fa quasi fosse indifferente alla sua sorte, tanto da suscitare le ire sia del comandante che della diabolica kapò.
Lisa viene torturata, appesa a testa in giù con sotto un secchio di topi, oppressa psicologicamente eppure resiste.
A darle la forza è anche l’amore che prova per un ufficiale medico del campo.
Ben presto Lisa decide di sopravvivere a dispetto di tutti e accetta la corte del comandante, che ammira in quella splendida donna il coraggio e la determinazione.

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I due diventano amanti, e Lisa dopo qualche mese da alla luce un figlio, che però verrà ucciso.
Alla fine della guerra, dopo un periodo di detenzione, Konrad viene liberato; Lisa lo contatta e gli da appuntamento in una fabbrica abbandonata.
Qui, la donna, dopo aver fatto credere al maturo ex amante di essere ancora sessualmente attratta da lui, durante l’amplesso lo uccide con un colpo di pistola.

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Il comandante Stalker tenta di piegare la volontà di Lisa

L’ultima orgia del Terzo Reich, diretto da Cesare Canevari nel 1977 è un nazisploitation fra i più forti (naturalmente solo nel senso delle immagini) dell’intera serie, mutuata sul precursore del filone, quell’Ilsa la belva delle SS che si rivelò essere un ottimo affare a fronte dei pochi soldi investiti.
Anche in questo film, girato in stretta economia, siamo di fronte all’ormai consueto uso ed abuso di situazioni choc, con i cattivi nazisti che torturano, umiliano e uccidono solo per gusto sadico.

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Il che è sicuramente vero anche a livello storico, ma francamente situazioni come quella descritta nel film in cui il comandante, assieme ad alcuni ospiti, assiste alla morte di una prigioniera, coperta da brandy infiammabile e data alle fiamme per fornire un pasto da cannibali ai feroci nazi, è decisamente aldilà di tutto.
Una sequela di torture e umiliazioni, marchio di fabbrica dei nazisploitation, è ovviamente la caratteristica anche di questo film; si vedono prigioniere costrette a nutrirsi di escrementi, violenze carnali ( un classico immancabile), amplessi davanti al cadavere carbonizzato della prigioniera bruciata mentre un nazi più pervertito degli altri tocca in maniera oscena il cadavere, donne immerse nella calce viva e quindi dilaniate dall’effetto corrosivo della stessa, i soliti cani sadici come i loro padroni che addentano glutei e gambe delle prigioniere, amplessi e visite ginecologiche assolutamente incongruenti.

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La selezione

Il campionario è quindi il solito; quello che distingue questo film, al limite, è la violenza feroce e cieca che agita la pellicola stessa.
Al solito, per il cast vengono scelte attrici presso che sconosciute; Antiniska Nemour, Maristella Greco, Caterina Barbero dicono davvero poco se non allo spettatore dei b movie.
L’unica a mostrare qualcosa in più è Daniela Poggi, futura attrice di buone qualità e di discrete pellicole oltre che conduttrice televisiva ed attrice teatrale.
La Poggi, anche se davvero poco espressiva in questo caso, mette in mostra un fisico degno di una pin up.
All’attrice viene chiesto di mostrare indifferenza alle torture; lei lo fa, mostrando però più un’aria di imbambolamento che di estraneazione dal contesto in cui vive il suo dramma.

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Ancora torture

Poco male; costretta ad una parte anche abbastanza osè, come quando deve avere un amplesso con il tenente tedesco, nudo e visibilmente interessato (sic!) oppure quando deve praticare una fellatio alla pistola del comandante (sic!)
Messa a testa in giù, costretta a girare nuda per buona parte della pellicola, la Poggi si districa alla meno peggio; tutto il resto del film, come già detto, verte sulle torture o sulla solita schiera di belle fanciulle nude e costrette a subire le solite immancabili umiliazioni dai cattivi tedeschi.
Detto ciò, usando come metro di paragone le altre pellicole appartenenti al genere nazisploitation, si può dire che questo film non sia nemmeno il peggiore.
C’è una certa cura formale nella fotografia, anche se i dialoghi restano impresentabili.
Il finale è il solito tipico del “morte al cattivo” e “giustizia è fatta”

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L’ultima orgia del Terzo reich, di Cesare Canevari con Marc Loud, Daniela Levy (Daniela Poggi), Antiniska Nemour, Maristella Greco, Caterina Barbero, Renato Paracchi, Fulvio Ricciardi, Tino Polenghi, Grazia Cisera, Nazisploitation/Erotico, Italia 1977

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L'ultima orgia del terzo reich banner protagonisti

Regia: Cesare Canevari
Sceneggiatura: Cesare Canevari, Antonio Lucarella
Produzione: Cesare Canevari
Musiche: Alberto Baldan Bembo
Editing: Enzo Monachesi
Direzione del set: Ettore Lurà
Costumi: Alberto Giromella
Trucco:      Franca Verdirosi
Produttori esecutivi: Ruggero Gorgoglione, Maria Grazia Grossi

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Regia Cesare Canevari
Soggetto Antonio Lucarella
Sceneggiatura Cesare Canevari, Antonio Lucarella
Produttore Cesare Canevari
Casa di produzione Cine Lu.Ce.
Fotografia Claudio Catozzo
Musiche Alberto Baldan Bembo
Scenografia Alberto Giromella
Costumi Alberto Giromella
Trucco Franca Verdirosi

Della manciata di pellicole “innominabili”, sineddoche dei contenuti Nazi-Erotico (aka Eros-Svastica, aka Nazi-Porno) questo è quello meno impressionante e, vuoi per un manto presunto (ma non concreto) di autorialità (molto meglio Le Lunghe notti della Gestapo), quasi svilente. Inserti forzati (su bombardamenti e altro) che mal si incastrano col girato. Girato che assume valenza nel momento emblematico (ed iconografico del film) della violenza sulla giovane (e bellissima) Poggi, legata a gambe in aria, con la testa in un secchio di sorci…

Nazi-erotico di Canevari, che tenta però (con insperato successo) la carta del sottotesto “autoriale”. La storia vede una donna e un uomo tornare sulle macerie di quello che fu un lager. Lui lo dirigeva, lei ne era prigioniera. In flashback la coppia rivive il morboso legame creatosi. Ovviamente, mentre esplora questo amour fou, Canevari snocciola un bel po’ di sevizie trucissime e clamorose scene exploitation. La Poggi si vergogna del film e ha fatto di tutto per farlo sparire, ma inutilmente. Da vedere, astenersi sensibili.

Messinscena squallida, recitazione isterica, dialoghi ridicoli, regìa anonima… è davvero difficile salvare qualcosa in questo nazi di Canevari, se non il reparto femminile, che è di un certo livello (Poggi, Nemour, Barbero). Si parte con una folle voce off che dà subito l’idea del livello di delirio cui assisteremo, peraltro tratto comune di tutto il sottogenere. Molte le scene violente, grazie alle quali il film tutto sommato non annoia più di tanto. Certo i nazisti cannibali non li avevo mai visti…

Non male. Parecchio violento, con alcune scene che rimangono impresse nella memoria (il pranzo cannibale). Cito anche la calce nella quale le prigioniere vengono gettate. Bella e brava la Poggi, più che discreto Marc Loud. Il film riesce a salvarsi dal ridicolo involontario il più delle volte. Per i fan del genere sicuramente da vedere, ma anche i non addetti al lavoro potrebbero dare un occhiata.

Naziploitation tutto sommato non malvagio. Gran quantità di sesso e violenza a buon mercato (violenza soprattutto psicologica e verbale), ma la regia è più curata del solito, la fotografia è passabile e le musiche sono efficaci nell’accentuare l’effetto delle immagini. Anche gli attori (tra cui Daniela Poggi nei panni della protagonista) bene o male se la cavano. Il ridicolo spesso è dietro l’angolo, ma il film ha una sua dignità. La scena del banchetto, così folle e delirante da scadere nel grottesco, ricorda il Salò di Pasolini.

Comincia male, con un tocco registico assolutamente di serie b, ma migliora sulla distanza. Non si raggiungono i livelli esploitativi e malati di Beast in Heat  ma il film offre comunque abbondanti sequenze tipiche del (sotto) genere, di cui alcune da non sottovalutare. Interessante l’analisi, piuttosto approfondita, del personaggio Conrad, che mostra un ufficiale ora tanto devoto alla causa e calato nel suo ruolo, ora vittima di debolezze e complessi. I fans dell’erosvastika apprezzeranno.

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