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Ragazza tutta nuda assassinata nel parco

Madrid,1972
In un vagoncino appena uscito dal tunnel degli orrori del luna park cittadino c’è il corpo riverso di un uomo.
Johannes Wanterburger,questo il suo nome,era un miliardario e al momento dell’ingresso nel tunnel era in possesso di una borsa contenente un considerevole quantitativo di denaro,sottratta dal misterioso assassino.
L’uomo,poco prima di morire,aveva stipulato una polizza sulla vita da un milione di dollari e così la compagnia assicurativa,per indagare sul misterioso omicidio ( e sugli eredi) manda Christopher Buyer,un suo agente a casa Wanterburger,nella speranza che la morte possa essere attribuita a un suicidio.
Con l’aiuto del collega Martin,Christopher aggancia la bellissima figlia dell’uomo d’affari,Catherine;presto tra i due nasce una relazione,mentre Catherine è perseguitata da strane telefonate.
La coppia decide di unire le forze per scoprire cosa si nasconda dietro la morte del padre della donna e dietro le misteriose telefonate.
Mentre la polizia segue la pista di un omicidio a scopo di ricatto,Christopher arriva nella tenuta dei Wanterburger;qui conosce,in successione,la sorella di Catherine,Barbara, la madre Magda,lo stalliere Gunther e la domestica Silvia.


Nel frattempo l’ispettore Huber,indagando sul movente dell’omicidio,scopre che Wanterburger aveva prosciugato il suo patrimonio e che al momento della morte aveva con se oltre mezzo milione di dollari.
Ma se il movente sembra legato a qualcosa di molto simile a un ricatto,la misteriosa mano omicida rimane ignota.
Christopher ha una fugace relazione con Barbara,che però viene ritrovata morta nel parco della villa completamente nuda,mentre stringe in una mano un bottone di una giacca da uomo; subito dopo è la governante Silvia ad essere uccisa.
L’omicida delle due donne viene rapidamente scoperto grazie al bottone;è lo stalliere Gunther il colpevole,che aveva una relazione
con Barbara e che aveva ucciso Silvia che era al corrente della storia.A questo punto per la polizia la storia è chiara,è stato l’uomo a uccidere Wanterburger che si opponeva alla loro storia.
Ma le cose non sono così semplici:con Gunther sotto chiave,le telefonate a Catherine continuano,muore anche Magda,sconvolta dalla presneza,in casa,di quello che sembra suo marito,
La donna precipita dal parapetto del primo piano della sua villa.


Ma allora cosa realmente sta succedendo?
Thriller complicato e risolto da un colpo di scena che però tale non è agli occhi degli spettatori più smaliziati,Ragazza tutta nuda assassinata nel parco esce nella sale nel 1972,in un periodo in cui il genere thriller era sicuramente uno dei più amati dal pubblico.
Diretto da Alfonso Brescia,che nella sua carriera ha girato 50 film e che si era fatto le ossa negli anni 60 con qualche peplum di rozza fattura,il film ha una trama abbastanza contorta ma che alla fine si riesce a seguire discretamente alla luce delle spiegazioni che di volta in volta seguono gli avvenimenti.
La sequenza iniziale,ambientata a Berlino nel 1945 e che vede un ufficiale nazista in compagnia di una donna mettere una bomba a orologeria in una stanza nella quale ci sono una donna e un bambino legati mentre attorno cadono le bombe lanciate dagli aerei alleati assume nel finale un valore decisivo,andando a chiarire le vere motivazioni del misterioso omicida.
Finale che oltre a rivelare il volto del misterioso assassino spiega tutti i retroscena della storia,con una certa logica,senza farraginose arrampicate sugli specchi.


Un buon giallo/thriller,caratterizzato dalla presenza di eccellenti attori,come Adolfo Celi (l’ispettore Huber),Phlippe Leroy (l’agente assicurativo Martin) che avrà un ruolo decisivo nella vicenda,assolutamente imprevisto,il fascinoso Robert Hoffmann (Christopher Buyer) e Howard Ross (Gunther),qui in un ruolo di secondo piano.
Tre bellezze nei ruoli femminili:Patrizia Adiutori (Barbara) in uno dei ruoli più lunghi della carriera,la ragazza nuda assassinata nel parco del titolo;Pilar Velasquez,addirittura stupenda,una vera gioia per gli occhi nel ruolo della fragile Catherine e Teresa Gimpera nel ruolo di Ursi oltre a Irina Demick,forse sopra le righe,nei panni della vedova Wanterburger.
Brescia non era certo uno specialista del genere thriller,al suo attivo aveva solo il debole Il tuo corpo da uccidere dell’anno precedente,ma qui riesce a confezionare quello che è probabilmente il film migliore della sua cospicua filmografia,
della quale cito alla rinfusa Le calde notti di Don Giovanni,Poppea… una prostituta al servizio dell’impero,L’adolescente,un film scorrevole e che non cala mai di tensione,con una trama abbastanza credibile.
Alla sceneggiatura contribuisce Peter Skerl,che aveva lavorato in due pellicole del maestro svedese Bergman e che diresse Bestialità,unica sua regia cinematografica.
Il film è disponibile in rete,anche se in versioni di qualità decisamente mediocri;se invece volete gustare una versione eccellente,vi consiglio il download da questo link,di qualità eccellente:
https://ulozto.net/!vA2WDpcH6yp5/rtnanp-7z
Il link è attivo e sicuro.

Ragazza tutta nuda assassinata nel parco
Un film di Alfonso Brescia. Con Robert Hoffmann, Adolfo Celi, Irina Demick, Howard Ross, Pilar Velasquez, Franco Ressel, Teresa Gimpera, Philippe Leroy, Patrizia Adiutori Giallo, durata 95 min. – Italia 1972.

Robert Hoffmann: Christopher Buyer
Irina Demick: Magda Wanterburger
Pilar Velázquez: Catherine Wanterburger
Howard Ross: Günther
Patrizia Adiutori: Barbara Wanterburger
Adolfo Celi: ispettore Huber
Philippe Leroy: Martin
María Vico: Silvia
Teresa Gimpera: Ursi
Franco Ressel: cameriere

Regia Alfonso Brescia
Soggetto Antonio Fos
Sceneggiatura Gian Antonio Martucci, Peter Skerl
Produttore esecutivo Luigi Mondello
Casa di produzione Dauro Films, Luis Film
Distribuzione (Italia) Florida Cinematografica S.p.A.
Fotografia Alfonso Nieva
Montaggio Rolando Salvatori, Roberto Fandino
Musiche Carlo Savina
Scenografia Cruz Baletzena
Costumi Massimo Bolongaro

 

 

maggio 20, 2018 Posted by | Thriller | , , , , , , , , , | 1 commento

Gorky Park

Mosca,Gorky Park.
In un laghetto giacciato vengono rinvenuti tre corpi congelati,che il lungo inverno moscovita ha celato agli occhi di tutti;sono la da un tempo imprecisato, non hanno più le impronte digitali e i volti sono orrendamente sfigurati.Appare chiaro che queste azioni sono state compiute per impedire l’identificazione dei cadaveri,ed è quello che pensa immediatamente Arkady Renko,capo della polizia di Mosca.
Dalle prime indagini Arkady si rende conto che il suo è un caso spinoso,che coinvolge non solo personaggi influenti ma anche Osborne,un ricchissimo americano ammanigliato con personaggi importanti della nomenklatura.
Grazie all’aiuto di Andreev,studioso dell’accademia etnologica sovietica,che è in grado di ricostruire un volto grazie semplicemente
al teschio,Arkady identifica uno dei corpi,una ragazza americana.


A questo punto l’ispettore,che è fortemente critico verso il sistema comunista,temendo di finire in una trappola organizzata dai superiori,decide di lasciare il caso nelle mani del KGB,il Comitato per la sicurezza dello Stato,l’onnipotente servizio di polizia segreta dell’Urss.
Ma il procuratore Iamskoy lo obbliga a proseguire le indagini;seguendo una pista,quella di Irina che aveva dichiarato lo smarrimento di una coppia di pattini di ghiaccio,ritrovati accanto al corpo dell’americana,scopre che la ragazza è legata,in qualche modo a Osborne.
Nel frattempo Arkady stringe un’insolita alleanza con William Kirwill,un poliziotto americano giunto in Russia per scoprire i motivi della misteriosa scomparsa di suo fratello
La strana coppia poco alla volta riesce a dipanare la matassa,scoprendo che…
Thriller asciutto,ottimamente ridotto dal celebre omonimo romanzo di Martin Cruz Smith del 1981 (il film è del 1983),Gorky Park si avvale di una regia asciutta e lineare,
che non deraglia mai dal racconto originale,con il risultato che il film avvince grazie proprio alle logiche successioni delle varie fasi ottimamente descritte da Smith nel romanzo.


Per forza di cose Michael Apted,il regista, è costretto a sorvolare sul complesso personaggio Renko,che ovviamente nel romanzo appare descritto in tutti i suoi tormenti di ufficiale di polizia che crede nel suo paese,che è un patriota ma che è deluso dalla corruzione e dall’evidente strapotere dei boiardi del regime comunista.
Al solito siamo di fronte al limite assoluto delle riduzioni da romanzi,che possono avere molto più respiro attraverso la descrizione psicologica dei personaggi,che per forza di cose non può avvenire in un film di 90 minuti.
Ma il film è teso,nervoso,scandito dai progressi dell’intuitivo Arkady,che troverà una inaspettata collaborazione in quello che dovrebbe essere un suo nemico giurato,ovvero un americano, emblema del capitalismo.Ma Arkady,uomo intelligente,approfitta senza pregiudizi dell’esperienza di Kirwill e dopo l’iniziale,ovvia diffidenza i due costruiscono una squadra vincente.


Non dimentichiamo che il romanzo è scritto un decennio prima della dissoluzione dell’Urss,in un periodo storico di fortissima contrapposizione ideologica tra il blocco orientale e quello occidentale.
Un’atmosfera da guerra fredda che Apted riesce a rendere con ottima mano;il regista inglese,essenzialmente fino a quel momento dedito a fictione serie tv,autore in passato del più che buono Il segreto di Agatha Christie e in futuro degli ottimi Nell ed Enigma,dirige con mano esperta un cast di professionisti tra i quali spicca un eccellente William Hurt nei panni del tormentato Arkady Renko,
la solita sicurezza rappresentata da Brian Dennehy,il luciferino Lee Marvin e la pressoche sconosciuta,fino ad allora Joanna Pacula.
L’attrice polacca è brava e molto bella,ha le phisique du role e recita intensamente.
Un film decisamente bello,una delle migliori riduzioni da romanzi del genere giallo/thriller,comedel resto davvero eccellente è lo scritto di Cruz Smith.
Consigliato vivamente.

Gorky Park

Un film di Michael Apted. Con Lee Marvin, William Hurt, Ian Bannen, Joanna Pacula,Brian Dennehy Thriller, durata 128 min. – USA 1983

William Hurt: Arkadij Renko
Lee Marvin: Jack Osborne
Brian Dennehy: William Kyrwill
Joanna Pacula: Irina Asanova
Ian Bannen: Jamskoj
Michael Elphick: Pasha
Rikki Fulton: Maggiore Pribluda
Ian McDiarmid: Professor Andreev
Alexey Sayle: Theodor Golodkin

Carlo Marini: Arkadij Renko
Vittorio Di Prima: Jack Osborne
Gabriele Carrara: William Kyrwill
Daniela Caroli: Irina Asanova
Ettore Conti: Jamskoj
Giancarlo Padoan: Pasha

Regia Michael Apted
Soggetto Martin Cruz Smith
Sceneggiatura Dennis Potter
Fotografia Bob Larson, Hawk Kockh
Montaggio Mary Selway
Musiche James Horner
Scenografia Paul Sylbert
Costumi Jurij Harkham
Trucco Gene Kirkwood

Ogni notte dovrebbe essere così buia, ogni inverno così mite, tutti i fari così abbaglianti.
Il furgone slittò, rallentando, e andò a fermarsi contro un banco di neve. Ne scese la Squadra Omicidi: agenti ricavati da uno stesso stampino – braccia corte e fronte bassa – in pastrano foderato di pecora. L’unico in borghese era un uomo alto e pallido: l’Investigatore-capo. Questi ascoltò con attenzione il racconto della guardia che aveva trovato i cadaveri fra la neve, allorché si era un po’ allontanato dal sentiero – nel cuore della notte – per un’urgenza corporale. Li aveva visti, allora, e a momenti gli prendeva un accidente.

“In quegli ultimi mesi si era comportato come un cadavere vivente, tanta era la sua impassibilità durante gli interrogatori. Era come un suicidio, il suo; una morte necessaria, ma pur sempre una morte.
Ora però l’immagine di lei era tornata e lui, per una notte almeno, si sentiva ancora vivo.
L’incendio della torbiera cominciò il mese seguente. Si propagò a poco a poco, finché tutto l’orizzonte settentrionale divenne una barriera di fiamme. Poi, anche l’orizzonte meridionale si coprì di fumo. L’aereo con le provvigioni non poteva più atterrare.
Arrivò un’autobotte, coi pompieri che sembravano guerrieri medievali… Una vera e propria guerra, combattuta da un esercito di pompieri, genieri e volontari, con autobotti, idranti, trattori, ruspe. Arkady, Pribluda e gli altri della villa costituirono un drappello a sé. Non appena essi entrarono in azione, però, il fronte si ruppe. La boscaglia ardeva a tutto spiano, il vento mutava direzione di continuo, il fumo accecava, asfissiava. I combattenti si dispersero, chi qua chi là, allontanandosi dagli automezzi. Il terreno era accidentato, franoso, c’erano buche improvvise, capaci di inghiottire un uomo, o anche un camion. Molti procedevano a caso, dietro questo o quel trattore, senza coordinamento fra i reparti. Ogni tanto qualcuno scappava per mettersi in salvo, coi vestiti bruciacchiati. Arditamente, si affrontavano le fiamme con i badili, nel tentativo di arrestarne l’avanzata scavando trincee, o gettando contro di esse palate di terra. A un certo punto, Arkady si trovò solo con Pribluda: isolati dagli altri del loro drappello.
Il fuoco era imprevedibile. Un tratto di boscaglia ardeva pian piano, un altro veniva divorato in un baleno. Il guaio era la torba.”

maggio 13, 2018 Posted by | Thriller | , , , , , | 6 commenti

… Dopo di che,uccide il maschio e lo divora

Una giovane donna corre disperatamente tra gli alberi,inseguita da alcuni cani;un uomo osserva la scena con un telescopio e interviene.
La raccoglie e la porta in casa.
Lui è Don Miguel,un giovane aristocratico che vive in una lussuosa villa,solo.La mamma è infatti morta,come sua moglie.
La donna dice di chiamarsi Marta e di essere nei guai con la polizia;Marta infatti avrebbe ucciso un uomo che voleva aggredirla.
Miguel è turbato dall’impressionante somiglianza tra Marta e la sua defunta moglie Anna;durante il periodo in cui Marta resta nella villa Miguel scopre di essersi innamorato della donna,ma il passato dell’uomo riaffiora con prepotenza.
Miguel infatti ha sempre subito l’influenza di sua madre,che mal vedeva anche il matrimonio del figlio con Anna.
Così un giorno,preda di allucinazioni che gli avevano fatto scambiare la madre per la moglie,Miguel l’aveva uccisa,sprofondando lentamente nel baratro della follia.


Marta,che in realtà è la sorella di Anna,spinge l’uomo a poco a poco all’estremo limite;d’accordo con la polizia la donna aveva organizzato tutto per spingere l’uomo alla confessione.
Finale tragico.
…Dopo di che uccide il maschio e lo divora,splendido titolo italiano in luogo dell’originale,stringatissimo Marta,riprende dal modo degli insetti l’abitudine della mantide religiosa di uccidere il maschio dopo l’accoppiamento.E in qualche modo è quello che accade nel film,un viaggio attraverso i meandri della follia nei quali ormai si dibatte Miguel,forse non del tutto colpevole dell’accaduto ma destinato a pagare a caro prezzo la sua sudditanza psicologica nei confronti della madre.
Diretto da José Antonio Nieves Conde,il film strizza più di un occhio al dramma di Hitchcock Rebecca,del quale riprende non solo le atmosfere ma anche il titolo femminile.


Un film di buona fattura,caratterizzato principalmente da una lunga introspezione psicologica sui due personaggi principali,l’enigmatica e bellissima Marta e l’ormai psicolabile Miguel.

Una discreta tensione,accompagnata dalle sobrie musiche di Piero Piccioni,unita alla splendida interpretazione della conturbante Marisa Mell danno un valore aggiunto ad una pellicola
come dicevo di pregio,in cui l’atmosfera claustrofobica del rapporto tra i due occasionali amanti è ben resa.
Del resto Condè aveva già diretto un altro thriller psicologico di buona fattura Nel buio del delitto,l’altra opera per cui ha avuto una certa notorietà in Italia.
La Mell,protagonista con la Koscina del film precedente,si mostra misteriosa,seducente e sfuggente.
La sua bellezza,unita ad un’aria enigmatica contribuiscono in maniera determinante alla resa della pellicola,che non annoia mai e che si lascia
guardare fino al finale.
Nonostante si tratti di una pellicola senza scene di nudo (almeno nella versione spagnola) e con blandissime scene di sesso,il film non ha avuto quella distribuzione televisiva che avrebbe sicuramente meritato,
restando nell’ombra anche oggi.Le uniche versioni che circolano in rete infatti sono tutte in lingua originale.
Per quanto riguarda il resto del cast,tutti se la cavano egregiamente,incluso Stephen Boyd; da segnalare la presenza di isa Miranda nel ruolo di Elena,la madre di Miguel.
Buona la fotografia per un film più che discreto.

…Dopo di che, uccide il maschio e lo divora
Un film di José Antonio Nieves Conde. Con Stephen Boyd, Marisa Mell, Howard Ross, Isa Miranda, Jesus Puente,George Rigaud Titolo originale Estado civil: Martha. Drammatico, durata 90 min. – Spagna 1971.

Marisa Mell: Marta & Pilar
Stephen Boyd: Don Miguel
George Rigaud: Arturo
Howard Ross: Luis
Jesús Puente: Don Carlos
Isa Miranda: Elena
Nélida Quiroga: Dona Clara

Regia José Antonio Nieves Conde
Soggetto Juan José Alonso Millán (lavoro teatrale “Estado civil: Marta”)
Sceneggiatura Juan José Alonso Millán, Tito Carpi, Ricardo López Aranda, José Antonio Nieves Conde
Produttore José Frade
Casa di produzione Atlántida Films, Cinemar
Fotografia Ennio Guarnieri
Montaggio María Luisa Soriano
Musiche Piero Piccioni
Costumi Anna Maria Tucci

 

settembre 16, 2017 Posted by | Thriller | , , , , | Lascia un commento

Lo strangolatore di Vienna

Vienna,1930
Otto Lehman,di professione macellaio,viene dimesso dal manicomio in cui era rinchiuso “per aver colpito con una coscia di vitello” una sua cliente.
A casa lo attende la sua bottega,che nel frattempo è stata mandata avanti da suo cognato Brunner e sua moglie Hanna;Otto,pur di non dover
nuovamente condividere il letto con la insopportabile donna,attrezza una camera sulla bottega nella quale va a vivere.
Una sera,mentre guarda distrattamente fuori dalla finestra,scopre la dirimpettaia Berta mentre si spoglia.
La sera dopo lo spettacolo si ripete,ma mentre è intento a spiare,Otto viene sorpreso dalla bisbetica moglie,che lo minaccia di rimandarlo in manicomio e lo insulta chiamandolo mostro.
Otto perde il lume della ragione e strangola la moglie.


Resosi conto troppo tardi del suo gesto,Otto decide di far sparire il cadavere di Hanna facendolo a pezzi e usandolo per fabbricare salsicce.
Che incontrano il gusto della gente,che affolla la sua bottega per accaparrarsi la prelibata carne.
Una sera il macellaio scopre suo cognato Brunner con una prostituta e la uccide;anche la donna finisce nel tritacarne dell’ormai fuori controllo Otto,che uccide anche suo cognato.
Sarà Berta a smascherare il macellaio,grazie anche alla fortuita scoperta di un anello in un pezzo di carne da parte di un inconsapevole cliente…
Lo strangolatore di Vienna è un film diretto dal regista aretino Guido Zurli,che in questo caso si firma John Zurli;con un budget risicato all’osso,Zurli,onesto artigiano autore di una dozzina di pellicole di vario genere fra il 1963 e il 1980,riesce a fare con i fichi secchi un banchetto quanto meno decoroso.
Il film infatti ha dei buoni spunti,muovendosi con buona lena tra i binari del giallo e quelli dell’horror,aiutato principalmente da una sottile vena di humour nero che è sicuramente un valore aggiunto per la pellicola.


Prendendo spunto dalla storia di un efferato serial killer di inizi del secolo,Fritz Haarmann detto il mostro di Hannover che dal 1919 al 1924 commise almeno 25 omicidi di adolescenti,alcuni dei quali finirono per diventare pasto per inconsapevoli clienti,Zurli imbastisce una storia senza grosse pecche che si trasforma in immagini visive equilibrate.
Utilizzando delle marcette allegre,che rendono surreali anche le sequenze degli strangolamenti,Zurli conferisce un’aura particolare al film che così esce dal classico binario dell’horror per trasformarsi in una commedia nera sicuramente godibile.
Merito anche del corpulento Victor Buono,che interpreta perfettamente il personaggio del folle Lehman,faccia quasi simpatica che maschera una mente squilibrata,che esplode nella follia in seguito all’ennesima angheria della moglie.
Il volto pacioccone di Buono,quello laido di Brunner,la bella Franca Polesello e Karin Field sono l’ossatura di un film sicuramente ben diretto e con una trama originale;girato quasi tutto in studio (Vienna appare o in cartolina o in sequenze senza attori,quindi con materiale di repertorio),Lo strangolatore di Vienna rende il massimo con il minimo investimento.


Scomparso completamente dai circuiti cinematografici e televisivi,da qualche anno è stato editato in digitale,operazione che ha reso bene i vividi colori usati dal regista nelle riprese ed è oggi disponibile in una versione molto buona disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=k93wawWeFUk&t=621s

Lo strangolatore di Vienna
Un film di Guido Zurli. Con Franca Polesello, Brad Harris, Victor Buono, Dario Michaelis, Luca Sportelli, Karin Field Horror, durata 92 min. – Italia, Germania 1971

 

Victor Buono …Otto Lehman
Franca Polesello …Berta Hensel
Brad Harris …Mike Lawrence
Dario Michaelis …Ispettore Klaus
Karin Field …Hanna Lehman
Luca Sportelli …Karl Brunner
Hansi Linder …Frieda Ulm

Regia … Guido Zurli
Sceneggiatura … Dag Molin,Dick Randall,Karl Ross
Musiche …Alessandro Alessandroni
Fotografia … Augusto Tiezzi
Montaggio … Enzo Alabiso,Graham Lee Mahin

agosto 28, 2017 Posted by | Horror, Thriller | , , , | Lascia un commento

L’iguana dalla lingua di fuoco

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Dublino,Irlanda.
Alcuni omicidi senza movente e dalle modalità particolarmente feroci sconvolgo la città.
L’ispettore Lawrence ha una pista,che però si interrompe davanti all’infrangibilità del vincolo diplomatico;i suoi sospetti pertanto non hanno maniera di poter essere verificati.
Decide quindi di avvalersi della collaborazione dell’ispettore Norton,un bravo funzionario allontanato dal servizio per aver avuto la mano pesante con un pregiudicato.
Norton segue a modo suo le indagini;stretta una relazione con la bella Helen Sobieskj,figliastra dell’ambasciatore,
lo spregiudicato ispettore può finalmente mettere il naso da vicino nella vita dei principali personaggi che  popolano l’ambasciata.
Mentre il misterioso killer continua a mietere vittima,l’ispettore ha finalmente un colpo di fortuna e …

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Titolo con tutti e due gli occhi puntati sull’argentiano L’uccello dalle piume di cristallo,L’iguana dalla lingua di fuoco è un film
diretto nel 1972 da Riccardo Freda,il primo del decennio settanta che segue La salamandra del deserto uscito nel 1970 ma diretto nel 1969.
Firmato come Willy Pareto,è un thriller in cui la buona fattura e la padronanza del mezzo tecnico non bastano al regista nato ad Alessandria d’Egitto
per far dimenticare un prodotto confuso e molto pasticciato.
L’espediente sfruttatissimo del killer in guanti neri e cappellaccio non riesce in alcun modo a coinvlgere lo spettatore,spiazzato
da una trama molto ondivaga e priva di riferimenti,tanto che alla fine l’identità del misterioso killer lascia sgomento lo spettatore stesso,
che è stato disorientato per tutto il film dalle mezze ammissioni di colpevolezza dei vari protagonisti.

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A questo va aggiunto l’espediente narrativo di scoordinare le varie sequenze,cosa che aggiunge confusione ad una trama già di per se poco affascinante;Freda non aveva un buon carattere, dopo la stroncatura da parte della critica tributata verso questo film si scagliò contro quanti lo criticavano,dimenticando che anche il pubblico era rimasto parecchio deluso da un film fondamentalmente piatto e poco interessante,nonostante qualche scena ben diretta, i discreti effetti splatter e un cast volenteroso,che in qualche modo dà dignità ad un film di scarso interesse.
La carriera cinematografica di Freda,tra alti e bassi,procede velocemente verso la fine;a L’iguana dalla lingua di fuoco seguiranno l’ambiguo ma fascinoso Estratto dagli archivi segreti della polizia di una capitale europea (che firmerà Hampton),l’invisibile Superhuman e si concluderà con l’inguardabile Murder obsession-Follia omicida.
Questa sua prova va quindi catalogata come un inciampo di percorso.

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In quanto alle note positive del film,ben poche va segnalato come dicevo il cast,che include un ottimo ma un tantino spaesato Pistilli,la sempre elegante e raffinata Valentina Cortese, una bella e sensuale Dagmar Lassander e per quel poco che resta in scena,la sempre brava Dominique Boschero.
Adeguate le musiche di Stelvio Cipriani.
Il film è presente su You tube in una versione più che sufficiente,all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=RbzyzoqCzEM

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L’Iguana dalla lingua di fuoco
Un film di Riccardo Freda. Con Luigi Pistilli, Dagmar Lassander, Anton Diffring, Valentina Cortese, Dominique Boschero Giallo, durata 90 min. – Italia 1971

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Luigi Pistilli: detective John Norton
Dagmar Lassander: Helen Sobiesky
Anton Diffring: ambasciatore Sobiesky
Arthur O’Sullivan: ispettore Lawrence
Werner Pochath: Marc Sobiesky
Dominique Boschero: amante dell’ambasciatore
Renato Romano: Mandel
Sergio Doria: Walter
Valentina Cortese: signora Sobiesky

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Regia Riccardo Freda
Soggetto Richard Mann (romanzo “A Room Without Door”)
Sceneggiatura Sandro Continenza, Riccardo Freda
Casa di produzione Les Films Corona, Oceania Produzioni Internazionali Cinematografiche, Terra-Filmkunst
Fotografia Silvano Ippoliti
Montaggio Riccardo Freda (con il nome Willy Pareto)
Musiche Stelvio Cipriani
Scenografia Giuseppe Chevalier
Costumi Nadia Vitali
Trucco Lamberto Marini

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gennaio 23, 2017 Posted by | Thriller | , , , , , | Lascia un commento

E tanta paura

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Un misterioso e inafferrabile serial killer semina la morte a Milano;ad essere uccisi sono sopratutto giovani,senza distinzione di sesso.
A capo delle indagini viene nominato l’ispettore Lomenzo,che si ritrova ben presto a fare i conti con un autentico puzzle;cosa lega le vittime se
non una serie di illustrazioni raffiguranti Pierino Porcospino rinvenute accanto alle vittime?
Alla fine,grazie ad un investigatore privato e a tanta pazienza,Lomenzo riesce a collegare le morti ad un’oscuro club,Gli amici della fauna,che
nascondono,dietro una facciata di rispettabilità,perversioni legate al sesso.
Grazie anche all’aiuto di Jeanne,una bella fotomodella della quale è diventato l’amante,l’ispettore riuscirà a trovare il bandolo della matassa
indagando negli oscuri segreti che sembrano legare gli appartenenti al club…
Un giallo/thriller assolutamente anticonvenzionale e fuori dagli schemi,questo E tanta paura diretto da Paolo Cavara nel 1976.

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Se l’impianto classico è quello degli omicidi seriali inspiegabili e apparentemente senza movente,la storia si dipana in modo alternativo
andando a scavare in un ambiente privo di morale e di valori che ha la sua sede nascosta dietro la facciata irreprensibile di un club di amanti della natura.
E’ qui che il bravo inquirente,donnaiolo e ostinato,troverà la soluzione agli omicidi di Pierino Porcospino,la tavola dei disegni del personaggio della fiaba che accompagna ritualmente ogni delitto.
Attraverso una Milano irrituale e defilata,quasi chiusa e impenetrabile,il bravo ispettore si immerge in un mondo che ha fatto dell’immoralità e del vizio il proprio emblema,percorrendo strade che non sono quelle solite dei topos del genere thriller.
Indizi vaghi,un legame assolutamente tenue fra gli omicidi,indagini rese quasi impossibili per l’incapacità di capire le motivazioni del killer accompagnano il film che spesso devia dalla strada principale,creando in tal modo una suspence che non si riscontra facilmente in altri thriller del periodo,che per la massima parte si rifacevano ai modelli argentiani.

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Qui non c’è nulla del genere,perchè Cavara spesso inserisce elementi di commedia grottesca,di cinema poliziesco e una satira forse velata ma sicuramente vincente verso il retrobosco di una città con una morale decisamente discutibile.
Forse Cavara spinge troppo su questi elementi,con vistose cadute come quella che vede avvenire un omicidio in diretta,ma alla fine
ottiene un risultato pregevole grazie anche ad un finale ben giocato che è il punto di forza del film.
Ottimo il cast;particolarmente bravo è Michele Placido che,per una volta,non è il solito commissario inquieto e con problemi esistenziali,violento o frustrato,bensì un giovane funzionario che svolge il suo lavoro con diligenza e fiuto,senza disdegnare le avventure galanti che gli si presentano.
Bravo anche Eli Wallach,nell’insolito ruolo di dirigente di un’agenzia di investigazioni e per una volta bene anche Corinne Clery,meno legnosa e inespressiva del solito.
Completano il cast ottimi comprimari come Steiner,Quinto Parmeggiani e Enrico Oldoini.

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Un film quindi di buon livello,sicuramente superiore al livello medio del periodo;Cavara torna al giallo a qualche anno di distanza del buon La tarantola dal ventre nero,un altro prodotto molto sottovalutato all’epoca e che oggi è stato ampiamente rivalutato.
Sufficiente la fotografia di Franco Di Giacomo.
Vi segnalo la buona versione presente in rete del film all’indirizzo http://www.casacinema.click/e-tanta-paura.html (seguite il tutorial per il download)

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E tanta paura

Un film di Paolo Cavara. Con Eli Wallach, Michele Placido, Tom Skerritt, Corinne Cléry, John Steiner, Jacques Herlin, Quinto Parmeggiani, Enzo Robutti, Sarah Crespi, Bianca Toso Giallo, durata 90 min. – Italia 1976.

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Corinne Cléry: Jeanne
Michele Placido: Ispettore Gaspare Lomenzo
Eli Wallach: Pietro Riccio
Eddy Fay: Fulvio Colaianni
John Steiner: Hoffmann
Jacques Herlin: Pandolfi
Tom Skerritt: ispettore capo
Quinto Parmeggiani: Angelo Scanavini
Cecilia Polizzi:
Greta Vayan: Laura Falconieri
Enrico Oldoini: Assistente di Lomenzo
Enzo Robutti: cliente con la moglie infedele
Claudio Zucchet: Agostino Farundi
Maria Tedeschi: madre di Angelo Scanavini

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Regia Paolo Cavara
Soggetto Paolo Cavara
Sceneggiatura Paolo Cavara, Bernardino Zapponi, Enrico Oldoini
Produttore Ermanno Curti, Guy Luongo, Rodolfo Putignani
Casa di produzione Centro Produzioni Cinematografiche Città di Milano, G.P.E. Enterprises
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Sergio Montanari
Effetti speciali Giovanni Cappelli
Musiche Daniele Patucchi
Scenografia Franco Fumagalli
Costumi Marisa Crimi
Trucco Otello Sisi

Produzione: Raro Video, 20162017-01-22_083031
Distribuzione: Rai Cinema – 01 Distribution
Durata: 94 min
Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 1.0 – mono) – Inglese (Dolby Digital 1.0 – mono)
Lingua sottotitoli: Inglese
Formato schermo: 1,85:1
Area 2
Contenuti: interviste; speciale
Allegati: booklet
Costo:4,99 euro

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gennaio 22, 2017 Posted by | Thriller | , , , , , | Lascia un commento

Brivido nella notte

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Dave Garland è uno scapolo impenitente e affascinante, che lavora come Disc jockey per una radio indipendente; è legato ad una donna,Tobie, che ama. Tuttavia, Dave non esita a tradire la compagna con Evelyn, sua ascoltatrice assidua, con la quale si illude di avere un rapporto sessuale fine a se stesso.
Infatti, l’uomo si accorgerà di essere precipitato in un incubo nel momento in cui la psicotica Evelyn mostrerà di non voler essere considerata un’avventura.
La donna inizia, quindi, a perseguitare il Dj, arrivando a distruggergli l’appartamento.
Con l’arresto di Evelyn, sembra che la quotidianità di Dave sia tornata alla normalità. Ma ciò che appare un principio di respiro, si dimostrerà, in seguito, l’inizio di un’agonia.
Prima regia cinematografica per Clint Eastwood, che nel 1971 vive un periodo davvero fortunato per la sua carriera: è, infatti, il protagonista di La notte brava del soldato Jonathan del suo amico regista Don Siegel. Non pago delle interpretazioni sullo schermo, Eastwood passa dall’altro lato della macchina da presa con questa prima opera: Brivido nella notte,

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antesignano di un film di grande successo degli anni ottanta, Attrazione fatale di Adrian Lyne, del quale anticipa la tematica dello stalking portato alle estreme conseguenze.
Qui la storia è quella di un uomo un po’ superficiale, distratto dal suo rapporto con la fedele compagna che, in verità, ama profondamente. Il protagonista è, infatti, invogliato dal desiderio di trasgredire e, probabilmente, è stimolato dall’istinto primordiale del predatore, “piaga” dell’universo maschile.
Mal gliene incoglie, perché quella che doveva essere la scopata usa e getta si trasforma in un incubo: il “predatore” si ritroverà a fare i conti con la evidente pazzia della “preda”, una donna profondamente turbata, la quale non solo metterà in crisi il rapporto di Dave con la sua compagna, ma gli minaccierà perfino l’incolumità fisica.
Eastwood dimostra di aver imparato molto sulle tecniche di ripresa e soprattutto sui tempi cinematografici; le lezioni dei suoi maestri Leone e Siegel, che lo avevano diretto in film come
Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e La notte brava del soldato Jonathan.

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Questo Brivido nella notte è, infatti, un thriller di buona fattura, abbastanza teso e scorrevole, decisamente interessante anche come trama.
La persecuzione di cui è fatto oggetto Dave è mostrata con un crescendo di tensione ben calibrata, che dimostra le ottime attitudini, la predisposizione quasi naturale alla direzione di Eastwood, il quale attraverso la sua prestazione smentisce le parole del mentore, Sergio Leone, in merito alle sue capacità interpretative. Difatti, Eastwood non è l’attore con due espressioni “una col cappello e una senza”, ma un interprete capace e volitivo.
Il film, come dicevo, è ben congegnato e scorre tranquillamente.
Eastwood, che nel futuro dirigerà ben 37 pellicole, tutte di ottima fattura, consacrate anche da due Oscar, inizia qui una carriera da regista lusinghiera e importante.
Da Assassinio sull’Eiger a I ponti di Madison County, da Mystic River a Gran Torino, l’attore regista di San Francisco mostrerà doti di padronanza del mezzo tecnico.
Bene anche la sua recitazione nel film, assecondata da quella di un’ottima Jessica Walter, che interpreta la stalker di Dave.
Cameo per l’amico regista Don Siegel in un film in definitiva da vedere e gustare.
Buona la fotografia.
Potete scaricare il film (seguendo il tutorial su questo sito) all’indirizzo https://openload.co/f/AOdcDOYKZcE/Brivido_nella_notte_1971_-_Sat_rip.avi.mp4

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Un film di Clint Eastwood. Con John Larch, Clint Eastwood, Jessica Walter, Donna Mills, Don Siegel Titolo originale Play Misty for Me. Giallo, durata 102 min. – USA 1971.

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Clint Eastwood: Dave Garner
Jessica Walter: Evelyn
Donna Mills: Tobie
John Larch: Sgt. McCallum
Jack Ging: Frank
Irene Hervey: Madge
James McEachin: Al Monte
Clarice Taylor: Birdie
Donald Siegel: Murphy
Duke Everts: Jay Jay

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Pino Colizzi: Dave Garner
Rita Savagnone: Evelyn
Vittoria Febbi: Tobie
Nando Gazzolo: Sgt. McCallum
Ferruccio Amendola: Al Monte
Flaminia Jandolo: Birdie
Carlo Romano: Murphy

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Regia Clint Eastwood
Soggetto Jo Heims
Sceneggiatura Dean Riesner, Jo Heims
Produttore Robert Daley
Fotografia Bruce Surtees
Montaggio Carl Pingitore
Musiche Dee Barton (musiche originali)
Scenografia Alexander Golitzen
Costumi Helen Colvig, Brad Whitney

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L’opinione di Will Kane dal sito http://www.filmtv.it

Sull’onda dei personali successi raccolti tra Italia e USA,Clint Eastwood passò anche dall’altra parte della macchina da presa nel 1971,con un thriller che venne rievocato dalla stampa quasi vent’anni dopo dopo il grande risultato di “Attrazione fatale”.Perchè anche in questa pellicola una donna che ha avuto un “one night stand”,più elegante certo di “una botta e via” con un uomo,non accetta di essere stata considerata solo l’avventura di una nottata,e si vendica fino alla psicopatia,mettendo in pericolo la vita dell’amante e di chi gli è vicino. Certo,riguardandolo oggi,soprattutto dopo le opere che l’antico portatore della pistola di Callaghan in alcuni momenti questo esordio ha delle piccole ingenuità,qualche tempo non gestito propriamente in modo perfetto,ma che attenzione alla descrizione delle personalità,ed interessante l’ambientazione quasi del tutto in notturna, che aggiunge pathos al racconto,e l’attenzione all’escalation da nevrotica a folle omicida della coprotagonista Jessica Walters,un ritratto psicologico raffinato e assolutamente non dozzinale,come invece in molti thriller dell’epoca poteva esser riscontrato. Eastwood, che ha cominciato da qui a costruire una carriera registica intensa e in crescendo,sceglie una via non semplice,giocando se stesso come interprete di un personaggio non libero da ambiguità,e che nel finale ha la meglio sulla scheggia impazzita che vuole uccidere lui e l’amata,in un confronto con risoluzione brusca e ruvida.Al tempo dell’uscita,un quasi sorpreso Kezich ne parlò bene,e dire che non amava particolarmente Clint come star del botteghino e beniamino delle platee….

L’opinione di generation Lost dal sito http://www.filmscoop.it

Il primo lungometraggio che vede Clint Eastwood dietro la macchina da presa racconta quello che al giorno d’oggi i media chiamerebbero un caso di stalking. Siamo nel 1971, il femminismo è oramai qualcosa più che un semplice grido dalla folla, e un regista sensibile come lui avverte la cosa, proponendoci un ribaltamento di ruoli: la donna da preda diventa predatrice, non più soggiogata dalla forza maschile, ma soprattutto anch’essa potente eroticamente, senza paura di usare il sesso e il ricatto come arma.La pellicola procede per tutta la sua durata sul sottile filo che separa la passione dall’ossessione, viste come due facce della stessa medaglia. Il bene è da una parte rappresentato da Tobie, fidanzata di Dave – ritratta sempre in scene diurne, tra il verde e la purezza della natura – mentre Evelyn, il lato malato dell’amore, si situa quasi esclusivamente in ambientazioni notturne o chiuse, quasi claustrofobiche.Dal punto di vista formale il film non presenta alcuna nota degna di citazione: Eastwood è un novizio ed è evidente come l’uso della macchina da presa sia ancora piuttosto rozzo ed elementare. Anche il montaggio è eccepibile, soprattutto nelle scene di lotta che presentano movimenti fin troppo agitati. Le scelte musicali, al contrario, sono solo l’aperitivo di quella che sarà una carriera costellata da grandi momenti melodici applicati al cinema.Brivido nella notte scorre abbastanza linearmente nella sua interezza, mantenendo sempre un costante livello di suspense. Non convince però del tutto la figura di Evelyn, il cui disagio psicologico è analizzato in maniera piuttosto approssimativa, lasciando più spazio alle azioni criminose che ai momenti di intimità e malattia.Ottime invece le sequenze riguardanti il festival jazz di Monterrey ma sopratutto le riprese aeree di Camden che risentono molto dello stile di Siegel (vedasi dirty harry)

Dal sito http://www.storiadei film.it

Imperfetto ma suggestivo.

Spenta la luce e isolata acusticamente la stanza sarà facile provare quel brivido nella notte con cui si è discutibilmente tradotto Play Misty For Me. Non è detto che a suggestionare sia la convincente follia di Jessica Walter, tanto riuscita da spingere chiunque a desiderare la sua morte, potrebbe anche essere la colonna sonora, eccessivamente risaltata ma con una scelta azzeccata dei titoli. Atmosfere giuste e buone scelte di regia compensano la mancanza di originalità della trama e alcuni passaggi degni di pennichella (come la lunga sequenza d’amore tra piante e cascate). È un film d’esordio alla regia e si nota. Se non fosse per il nome dietro la macchina da presa sarebbe un titolo del passato di cui difficilmente si parlerebbe. Il punto è che la non originalissima sceneggiatura di Jo Heims venne acquistata dalla Universal, su consiglio di Eastwood, a condizione che fosse Clint stesso a girare la pellicola. Così ci ritroviamo con il duro e puro uomo senza nome in balia a due donne che giocano con i suoi sentimenti e la sua vita, incastrandolo nella penisola californiana di Carmel-Monterey (la stessa dove Clint ricoprirà la carica di sindaco).

Un film semplice, che rallenta eccessivamente in alcuni passaggi ma dimostra passione verso il cinema e la musica, elementi che verranno riproposti in modo più maturo e riuscito.(…)

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ottobre 20, 2016 Posted by | Thriller | , | Lascia un commento

L’uomo senza memoria

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Con L’uomo senza memoria inizia la collaborazione di Filmscoop con John Trent,webmaster del sito http://www.ilmiovizioeunastanzachiusa.wordpress.com
Ho conosciuto John Trent circa 13 anni fa,durante la frequentazione comune di uno dei più bei siti del web,l’ormai scomparso Pagine 70.
Ci siamo poi conosciuti personalmente durante alcuni raduni organizzati dal forum del sito;di lui mi ha colpito,da subito,la grande competenza in materia cinematografica sopratutto sugli anni settanta.
Competenza tra l’altro acquisita su un decennio che lo ha visto bambino,vista la sua giovane età.
Oggi il suo sito è una fonte inesauribile di chicche cinematografiche che vi consiglio caldamente di visitare.
Ho così deciso,dopo averlo contattato,di proporvi alcune delle sue recensioni alle quali ho aggiunto,personalmente una gallery fotografica e le consuete recensioni prese da altri siti.
John è un grande conoscitore di cinema,le sue recensioni saranno di sicuro molto visitate su Filmscoop e la sua collaborazione
integra quella di shewolf,che cura alcune delle rubriche più seguite del sito e quelle,prossime,di altre penne prestigiose.
Buona lettura.

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Interessante e misconosciuto thriller/noir firmato da Duccio Tessari (e scritto e co-sceneggiato, tra gli altri, dallo stesso Tessari e dall’ onnipresente Ernesto Gastaldi). In un intreccio nel quale si mescolano abilmente affari di droga, intrighi e trame sommerse spiccano l’ eleganza di Tessari nel girare la storia (alcune sequenze sono assolutamente magistrali) e la bravura interpretativa di un grande Umberto Orsini che ruba la scena a tutti, a cominciare dal protagonista Luc Merenda (che è lo svagato smemorato del titolo). C’ è anche la bellezza dirompente della sempre affascinante Senta Berger e un piccolo ruolo se lo ritaglia anche la svedesina Anita Strindberg, stellina nascente del nostro cinema di genere targato anni ’70. Interessante anche la partecipazione del piccolo Duilio Cruciani, bimbo già visto in “Non si sevizia un paperino” che avrà un ruolo fondamentale, mentre invece il cattivo di turno è Bruno Corazzari, faccia “di genere” che non ha bisogno di presentazioni. La mano alla sceneggiatura di Gastaldi si vede soprattutto in quella lieve punta di giallo che fa capolino di tanto in tanto, con rasoi scintillanti nell’ aria e addirittura una motosega che finirà con lo sventrare un malcapitato personaggio. Un ottimo film che va sicuramente recuperato e che in Italia ancora latita in dvd mentre all’ estero (Francia, Germania e Spagna) è da tempo uscito, anche con l’ italico idioma. Assurdo.
Peter Smith (Luc Merenda), reduce da un incidente d’ auto in seguito al quale ha completamente perso la memoria, vive a Londra e da circa 6 mesi lavora come commesso in un negozio di antiquariato. E’ in cura presso uno psichiatra ed è continuamente impegnato nella ricerca di risalire al suo passato e alla sua identità. Un giorno riceve un telegramma dall’ Italia e un biglietto del treno per Portofino, dove lo aspetterebbe una fantomatica Sara. Sara (Senta Berger) è un’ istruttrice di nuoto che ora si è stabilita a Portofino ed è la moglie di Peter, che in realtà si chiama Ted.

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Corteggiata spietatamente dal medico sportivo della piscina, Daniel (Umberto Orsini), è tuttavia ancora innamorata del marito e non riesce a capacitarsi del fatto che egli sia sparito nel nulla da circa un anno; la donna lo aspettava a New York dopo un viaggio di lavoro ma Ted non era più tornato. Ora la vita di Sara è calma e monotona ma qualcuno, in piena notte, penetra in casa sua alla ricerca di qualcosa; dopo averla aggredita e narcotizzata mette l’ appartamento sottosopra ma senza rubare nulla. Il mistero si infittisce ancora di più allorquando anche Sara riceve un telegramma che le preannuncia il ritorno di Ted. Non è lei, dunque, ad averlo invitato a Portofino… Inoltre non sa nulla dell’ incidente e della conseguente amnesia: credeva soltanto che il marito l’ avesse abbandonata. Ma allora chi è che vuole farli incontrare di nuovo? Ted parla con Sara e cerca di spiegarsi, confermandole di non ricordare nulla. Va a vivere da lei e un misterioso individuo (Bruno Corazzari) inizia a perseguitarlo: i due si scontrano e l’ uomo chiede a Ted di restituirgli il milione di dollari che egli gli avrebbe sottratto. Il passato di Ted, dunque, è tutt’ altro che limpido e una partita di 5 kg di eroina pura (del valore sul mercato di un milione di dollari, appunto) è il motivo del contendere; 8 mesi prima egli aveva fregato i suoi soci rubando la droga e nascondendola in un posto che ora nessuno riesce a trovare. Ted giura ancora di non sapere niente e la situazione si mette male per lui e per l’ ignara Sara. Il socio misterioso gli concede una settimana di tempo per rinsavire e intanto il cane di Sara viene ritrovato sgozzato… Il macabro avvertimento spinge Ted e Sara a prendere la decisione di scappare a New York (dove tutto era iniziato) ma, prima che ciò avvenga, Sara viene investita da un’ auto alla cui guida c’è una donna misteriosa (Anita Strindberg) che qualche sera prima aveva avvicinato Ted baciandolo. I due erano stati amanti? L’ incidente stradale, ovviamente non è casuale, e serve a rallentare la partenza di Ted e Sara (cui viene ingessata una gamba). Il tempo stringe…

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La colonna sonora è firmata dal maestro Gianni Ferrio (presente spesso nei film di Duccio Tessari) che si produce in un tema principale e in atmosfere che richiamano in qualche maniera la soundtrack del giallo “La morte accarezza a mezzanotte”. Se lì avevamo Mina che si esibiva in svolazzi vocali stavolta abbiamo un main theme con testo scritto da Giorgio Calabrese ed interpretazione di Rossella, cantante poco nota presente nel circuito della RCA. Come quasi sempre ci capita in queste occasioni ci piace riportare il testo di cotanti misconosciuti capolavori. Ecco a voi “Labyrinthus”:

Come parti che si muovono
un enigma per immagini
prima, dopo
si confondono…
Schemi che si sovrappongono
suoni vaghi che ritornano
oggi, ieri
non sai dirtelo…
Si affollano nella tua mente
passato, presente
e tu non sai più distinguere
in un labirinto di specchi e parole
ti insegui perdendoti e vai, vai…
Il dubbio è un’ ipotesi assurda
in uno che guarda
quello che tu fai
guidandoti un gioco di parti in cui rappresenti
la prossima vittima e vai, vai…
Visi nuovi e posti insoliti
che ti sembra di conoscere
gente, voci
ti confondono…
Hai fantasmi che ti seguono…

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Un film di Duccio Tessari. Con Umberto Orsini, Luc Merenda, Senta Berger, Rosario Borelli, Bruno Corazzari, Anita Strindberg, Duilio Cruciani Giallo, durata 91 min. – Italia 1974

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Senta Berger: Sara Grimaldi
Luc Merenda: Edward
Umberto Orsini: Daniel
Anita Strindberg: Mary Caine
Bruno Corazzari: George
Rosario Borelli: Poliziotto
Manfred Freyberger: Philip
Tom Felleghy: Dr. Archibald T. Wildgate
Carla Mancini: Giovanna
Vittorio Fanfoni: medico
Duilio Cruciani: Luca

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Regia Duccio Tessari
Sceneggiatura Ernesto Gastaldi
Casa di produzione Dania Film
Fotografia Giulio Albonico
Montaggio Mario Morra
Musiche Gianni Ferrio
Costumi Danda Ortona
Trucco Mario Van Riel

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Ada Maria Serra Zanetti: Sara Grimaldi
Luigi La Monica: Edward
Luciano Melani: George
Roberto Villa: Poliziotto
Giancarlo Maestri: Philip
Vittorio Congia: Dr. Archibald T. Wildgate
Fabio Boccanera: Luca

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Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Gradevole opera di Tessari (forse ci concede un cameo, nel ruolo del vigile urbano), che vivacizza la prima ora, un po’ statica, con inquadrature originali, talora pure virtuosistiche. Più interessante la parte finale. Girato con non grandi mezzi, ma piacevole. Una buona testimonianza del cinema italiano che fu. Berger stupenda e brava, Merenda e Strindberg ingessati, Orsini e Corazzari intriganti.

Undying

Mitica pellicola sdoganata da Nocturno, che lo ha proposto (alcuni anni orsono) come allegato (formato VHS) alla rivista. Il ritmo è lento, ma la storia è ben scritta, interpretata (Orsini si mangia Merenda in due e due quattro) e diretta. La parte affascinante spetta alle splendide presenze femminili, che rispondono al nome di Senta Berger ed Anita Strindberg. Più drammatico, che giallo in senso stretto, anche se permeato da un forte alone di tensione cagionato dal vuoto di memoria indotto nel protagonista…

Il Gobbo

Luc Merenda ha perso la memoria dopo un incidente d’auto. La ricerca del rimosso lo conduce da una donna che risulta essere sua moglie, a Portofino (poteva andargli peggio); lì però trova anche un losco figuro che lo ricatta… Tessari ribadisce che la sua traiettoria gialla è diversa da quella argentiana, e con l’aiuto di Gastaldi confeziona un film non originalissimo ma molto elegante e curato, con un cast apprezzabile (grande Corazzari, e com’era bella la Berger). Piacevole. La Musa di Buono Legnani prende la presenza.

Homesick

Anche Tessari dà il suo contributo al giallo di casa nostra prendendo spunto dai lavori di Argento (il suo famoso e sfuggente “particolare rivelatore” viene ingigantito in amnesia) e contaminandolo con le atmosfere tipiche dei noir. La storia ha invero poco mordente – tranne che verso il finale – e conquista più che altro per la limpida fotografia di una Portofino fuori stagione e per alcune buone trovate (Corazzari affetto da rinite cronica, lo “scherzetto” della motosega). Rossella canta la bella canzone dei titoli di testa.

L’opinione di Ezio dal sito http://www.filmtv.it

In preda a un’amnesia dopo un incidente Ted (Merenda) torna dalla moglie (Berger) e viene perseguitato da un losco individuo.Ma altri sono in agguato.Girato in una Liguria (Portofino) piovosa e’ un tipico thiller anni settanta ,meno ambizioso di altri gialli girati dal regista e sceneggiato dal bravo Ernesto Gastaldi,certo e’ un po’ ingenuo ma fa sempre piacere trovare bravi attori di quell’epoca e un cinema che oggi non c’e’ piu’.Nulla di trascendentale,ma si vede davvero con piacere.

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marzo 28, 2016 Posted by | Thriller | , , , | 2 commenti

La signora ha dormito nuda con il suo assassino

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Roy Schroder è un quarantenne dipendente in tutto dalla ricca moglie Elisabeth;la donna,conscia del suo
potere su di lui,lo tiranneggia a tal punto che Roy medita,con l’aiuto dell’amante Jane,di sbarazzarsi dell’ingombrante consorte e convolare a nuova vita con Jane.
Pe poter attuare il loro piano ed ereditare le sostanze di Elisabeth però i due devono compiere un delitto perfetto facendo passare la morte della donna per un suicidio.
Tutto viene preparato con meticolosità ma al momento dimettere in pratica il diabolico piano ecco il colpo di scena: due balordi rapinano Elisabeth,la colpiscono con violenza e subito dopo ne portano via il corpo.
Sgomenti,i due amanti si rendono conto che la mancanza del corpo può diventare un boomerang, generando sospetti negli inquirenti.
Roy tuttavia è convinto che la moglie sia ormai morta,così decide di mettere in opera il piano che aveva elaborato all’insaputa di Jane;uccide così l’amante per non dividere la cospicua eredità di Elisabeth.
Ma la moglie non è affatto morta;a conoscenza del piano diabolico dei due amanti,Elisabet aveva preparato delle contromosse
Davanti all’esterrefatto Roy,Elisabeth lo ricatta dicendogli che da quel momento in poi l’uomo si trasformerà nel più perfetto dei mariti,pena la denuncia del suo piano omicida.

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Per Roy l’incubo continua…
La signora ha dormito nuda con il suo assassino è un thriller teutonico diretto dal regista berlinese Wolfgang Becker nel 1970,
completamente sconosciuto in Italia,autore in carriera di una cinquantina di opere,molte delle quali girate dopo questo film
per la tv tedesca.
Un thriller tradizionale,con colpi di scena e dal finale in stile delitto e castigo.
La novità questa volta è nella vendetta della moglie tradita,che decide di ono denunciare il marito fedifrago ma di legarlo a
se a doppio filo,costringendolo ad una vita coniugale peggiore della galera a cui sarebbe stato destinato l’uomo.
A leggere la trama sembrerebbe un film avvincente e ricco di colpi di scena;purtroppo non è così e la sceneggiatura
mostra ben presto limiti e incongruità,con l’aggravante dell’andamento narcolettico della pellicola,diretta con poco nerbo e molta approssimazione da Becker. A ciò va aggiunta anche la palese incapacità degli attori,un cast di carneadi in cui l’unica presenza professionale è costituita
dall’attrice francese Veronique Vendell,che in Italia aveva conosciuto una certa notorietà con Vedo nudo,Per grazia ricevuta e Il commissario Pepe.
Ich schlafe mit meinem Mörder,titolo originale del film in realtà,tradotto,significa “Ho dormito con il mio assassino“;

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la distribuzione italiana,come si usava spesso all’epoca dell’uscita del film aggiunse un ammiccante “nuda”,che doveva richiamare
in sala qualche spettatore in più.
Non andò così e il film non solo non ebbe successo,ma finì per essere consegnato all’oblio.
Ancora oggi risulta tra i più difficili da reperire.
Anonima la regia,la sceneggiatura e la fotografia.
Un film senza nessuna attrattiva particolare

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Un film di Wolfgang Becker. Con Peter Capell, Véronique Vendell, Harald Leipnitz Titolo originale Ich schlafe mit meinem Mörder.
Giallo, durata 93 min. – Germania 1971.

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Harald Leipnitz … Joy
Ruth-Maria Kubitschek … Elisabeth
Véronique Vendell Jane
Friedrich Joloff… Inspettore
Peter Capell … Vanetti
Wolf Harnisch … Burckhardt

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Regia: Wolfgang Becker
Sceneggiatura: Willibald Eser, Werner P. Zibaso
Produzione: Wolf C. Hartwig,Ludwig Spitaler
Musiche: Martin Böttcher
Montaggio: Jan Catell

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Ruth Maria Kubitschek, Harald Leipnitz  Aus der Sex-Krimi-Komödie ,,Ich schlafe mit meinem Mörder", auch ,,Trio pervers", von Wolfgang Becker. BRD 1970  Bildgröße 29x21 cm  FILMFOTOARCHIV JAUCH UND SCHEWIKOWSKI

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marzo 13, 2016 Posted by | Thriller | , | 3 commenti

Acque profonde (Eaux profondes)

Acque profonde locandina 2

” Non credo di aver tradito Patricia Highsmith. Il libro e il film non sono lo stesso oggetto, hanno un percorso e un destino diverso. Una cosa è un libro, un’altra il film. Sono nati uno e l’altro in tempi diversi, possiamo dire che la genesi è differente. Non hanno lo stesso oroscopo. Se c’è manipolazione nei miei film non è colpa mia. Quando scrivo la sceneggiatura il gioco inizia, mi lascio andare. I miei personaggi mi chiedono di cambiare e io lo faccio.Istintivamente.”
Con queste parole Michel Delville parla della riduzione cinematografica del romanzo Eaux profondes di Patricia Highsmith dal quale nel 1981 il regista francese trae questa affascinante opera, lasciando inalterato il titolo ma modificando profondamente la psicologia dei personaggi.
Un film che sembra un sottile gioco psicologico tra due personaggi, marito e moglie e il gruppo di vicini e amici con i quali interagiscono, che però fanno da contorno visto che i coniugi assumono da subito un’importanza capitale che spinge lo spettatore a cercare motivazioni sul loro strano comportamento.

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E infatti è proprio la natura del comportamento dei due coniugi a ben vedere la parte più intrigante del film; il misterioso rapporto tra i due,l’alchimia che c’è tra loro, il gioco perverso che li unisce ma al temo stesso li distingue è una cortina fumogena che Delville esalta fino a rendere la vita coniugale un rebus fatto di tradimenti presunti, di seduzione e alla fine, quando meno te lo aspetti, di morte.
Victor è un creatore di profumi con l’hobby di coltivare lumache ed è sposato con Melanie, una giovane e apparentemente frivola donna con la quale ha avuto una bambina che ora ha dieci anni.
I due vivono nell’isola di Jersey, dove sono ben integrati e hanno una vita sociale intensa.
Che però è alimentata molto più da Melanie che da Victor; è la donna ad essere attratta e affascinata dalla vita sociale, specialmente dagli uomini, con i quali civetta in modo addirittura sfacciato, sotto gli occhi inespressivi del marito che non sembra ferito da questi comportamenti della donna.

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Sembra un gioco crudele quello che Melanie opera ai danni del marito, ma le cose stanno veramente così?
Man mano che il film si inoltra nel tempo, il sottile e perfido gioco assume connotazioni molto più complesse; da un lato vediamo Melanie sedurre uno dopo l’altro alcuni giovani conoscenti dall’altro vediamo Victor sempre impassibile; nel suo sguardo non riusciamo a cogliere la realtà dei suoi sentimenti.
E’ ferito dal comportamento della moglie?
Sembrerebbe di si, perchè ad un certo punto le cose cambiano.
Dopo aver messo in guardia gli spasimanti di Melanie,dicendo loro che per la moglie è disposto ad uccidere ( e che lo ha già fatto) all’improvviso Victor agisce mettendo in pratica i suoi ammonimenti.
Annega nella piscina proprio uno di questi e da quel momento le cose cambiano…
Cambiano anche per lo spettatore che inizia a prendere sul serio Victor, personaggio che fino a quel momento è risultato essere un autentico enigma.

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A quanto pare la sua apparente docilità nasconde emozioni forti, la sua imperturbabilità è solo di facciata.
Quello che sembrava fino a quel punto un crudele gioco messo in scena dalla volubile Melanie è qualcosa di ben più complesso e forse anche perverso.
Può essere che sia un gioco tra le parti, ovvero che sia Melanie che Victor si comportino nei loro rispettivi modi per un sottile e perverso gioco destinato a tener vivo il rapporto tra la coppia?
Può essere che Melania faccia la femme fatale solo per accontentare il voyeurismo del marito e che costui sia ben felice della cosa?
Lo sapremo, forse,solo alla fine, quando nelle ultime scene accade qualcosa che ovviamente non racconto per non guastarvi la sorpresa.
Si, perchè Acque profonde è un film straordinario, che va guardato fotogramma per fotogramma e che anche dopo la fine lascia un senso di irrisolto che però non deriva dalla qualità del racconto bensi dal bivio in cui le strade divergono ed ognuno è libero di scegliere la strada che preferisce.
Delville ci porta ad un finale enigmatico (fino ad un certo punto però) attraverso un film psicologico il che non significa sbadigli o noia, tutt’altro.

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Il regista di Boulogne-Billancourt è un fine indagatore, ironico e sottilmente sarcastico, fine ed elegante, come del resto aveva mostrato nei film fino ad allora diretti, ultimo dei quali Un dolce viaggio,girato prima di questo splendido Acque profonde.
La stessa eleganza formale unita a tanta, tanta sostanza la ritroviamo quindi in questo film, che parte quasi come una commedia, diventa un dramma e vira verso il thriller finendo nuovamente come un dramma.
Davvero da premi Oscar poi le interpretazioni dei due attori protagonisti, Isabelle Huppert e Jean-Louis Trintignant; con la Huppert Delville girerà un altro bellissimo film La lettrice.

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Come racconterà Delville in un’intervista,” Isabelle Huppert e Jean-Louis Trintignant non avevano mai lavorato insieme e presto sorse tra loro una complicità che era assolutamente necessaria per la credibilità del film. D’altra parte, mi piacciono i giocatori intuitivi . Con questi, non c’è bisogno di spiegazioni o lunghe ripetizioni . Ho fatto in modo di catturare la loro viva spontaneità di espressione
La coppia funziona in maniera perfetta e dona una credibilità del tutto particolare al film, che si avvale inoltre di una splendida fotografia e di una location piena di fascino.
Un film davvero bello.
Del quale esiste una versione italiana, purtroppo di difficilissima reperibilità in rete.
Un film da guardare, da assaporare, da amare.

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Acque profonde
Un film di Michel Deville. Con Jean-Louis Trintignant, Isabelle Huppert Titolo originale Eaux profondes. Giallo, durata 94′ min. – Francia 1981.

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Acque profonde banner protagonisti

Jean-Louis Trintignant … Vic Allen
Isabelle Huppert … Melanie
Sandrine Kljajic … Marion
Éric Frey … Denis Miller
Christian Benedetti … Carlo Canelli
Bruce Myers … Cameron
Bertrand Bonvoisin … Robert Carpentier
Jean-Luc Moreau … Joël
Robin Renucci … Ralph
Philippe Clévenot … Henri Valette
Martine Costes … La mamma di Julie
Evelyne Didi … Evelyn Cowan
Jean-Michel Dupuis … Philip Cowan
Bernard Freyd … Havermal

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Regia Michel Deville
Soggetto Patricia Highsmith
Sceneggiatura Florence Carez sotto lo pseudonimo Florence Delay, Michel Deville, Cristopher Frank, Patricia Highsmith
Produttore Denis Mermet
Fotografia Claude Lecomte
Montaggio Raymonde Guyot
Musiche Manuel de Falla

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L’opinione del Morandini

Nell ‘isola di jersey (Normandia) Vic, dirigente di un’impresa di profumi, è tradito in modo aperto dalla moglie Mélanie che adora finché uccide un suo amante. Il delitto passa per morte accidentale. Ne uccide un altro, ma l’inchiesta si arena. Sotto gli occhi della loro bambina, che assiste ai loro giuochi perversi, i due tornano a vivere insieme. Scritto da Florence Delay, Christopher Frank e da M. De Ville, tratto dal romanzo Deep Water (1957) di Patricia Highsmith. Regia rigorosa, di raffinata morbidezza. J. Trintignant inquietante, I. Huppert magistrale come donna di infantile crudeltà.AUTORE LETTERARIO: Patricia Highsmith

L’opinione del sito http://www.filmtv.it

Tratto da un romanzo di Patricia Highsmith il film di Deville è denso di sfumature e assolutamente non banale.

Acque profonde banner incipit
Vic non ballava mai, ma non per le ragioni che di solito si danno gli uomini che non ballano. Vic non ballava mai semplicemente perché a sua moglie piaceva molto ballare. Cercava di razionalizzare questo suo atteggiamento, ma senza riuscirci, senza riuscire a convincere se stesso nemmeno per un istante, anche se ci provava tutte le volte che vedeva Melinda ballare. Sua moglie era insopportabilmente stupida, quando ballava. Riusciva a fare del ballo una cosa imbarazzante.
Melinda entrava e usciva piroettando dal suo campo visivo, ma lui se ne rendeva conto molto vagamente. Sapeva che si trattava di lei solo per via della familiarità che aveva con ogni minimo dettaglio della sua persona fisica. Alzò con calma il bicchiere di scotch allungato con acqua e lo sorseggiò. Sedeva scomposto, con un‟espressione neutra in faccia, sulla panca imbottita che seguiva i contorni del montante delle scale dei Meller, con gli occhi fissi sul movimento dei ballerini, e intanto pensava che quella sera, appena tornato a casa, sarebbe andato a dare un’occhiata alle cassette di erbe che teneva in garage, per vedere se fossero spuntate le digitali. Stava coltivando parecchi tipi di erbe: ne reprimeva la crescita privandole di metà della luce e dell‟acqua di cui avevano bisogno, allo scopo di intensificarne l‟aroma. Tutti i giorni all‟una, quando tornava a colazione, metteva le cassette fuori al sole, e tornava a riporle nel garage alle tre, prima di andare alla tipografia.
Victor Van Allen aveva trentasei anni, era di statura leggermente inferiore alla media, tendeva a una soda e diffusa rotondità piuttosto che alla pinguedine, e aveva un paio di sopracciglia folte e crespe che sporgevano sopra gli occhi azzurri dall‟espressione innocente. I capelli castani erano lisci, tagliati molto corti, e, come le sopracciglia, folti e tenaci. La bocca era di grandezza normale, ferma, l‟angolo destro solitamente piegato all‟ingiù in un‟espressione di asimmetrica risolutezza o di umorismo, a seconda di come si sceglieva di interpretarla. Era quella bocca a rendere ambigua la faccia di Vic perché era facile scorgervi una certa amarezza, anche dato che gli occhi azzurri, grandi, intelligenti e impassibili non lasciavano assolutamente capire cosa pensasse o sentisse.

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Acque profonde Michel Deville

Michel Delville,regista del film

Acque profonde Patricia Highsmith

Patricia Highsmith,scrittrice del romanzo

dicembre 13, 2014 Posted by | Drammatico, Thriller | , , | 3 commenti