Amore e morte nel giardino degli dei


Amore e morte nel giardino degli dei locandina

Due fratelli, Manfredi e Azzurra, uniti dallo stesso sangue ma divisi da un tormentato rapporto, vivono due esistenze fortemente condizionate dall’assenza dei genitori; mentre il padre dei due giovani è morto, la madre li ha abbandonati da tempo.
Così i due si abituano alla situazione, divisi però da rivalità, gelosie e in qualche modo da un latente disprezzo che affiora nei loro rapporti.
Al tempo stesso fa capolino un amore proibito, al limite dell’incestuoso, cosa che sembra essere una delle cause del loro tempestoso modo di comportarsi.


Orchidea De Santis è Viola


Erika Blanc è Azzurra

Azzurra altera la situazione sposandosi con un famoso musicista, mentre Manfredi ha una relazione amorosa con la bella Viola.
Ma Azzurra resta comunque legata a quel rapporto proibito con il fratello, mentre il suo rapporto coniugale con il marito musicista si rivela un fallimento, costellato com’è da continue liti.
La situazione esplode drammaticamente quando Azzurra racconta a Manfredi che in realtà lei non è sua sorella, essendo stato l’uomo adottato da piccolo da una famiglia di contadini solo perchè nel nucleo familiare di Azzurra non c’era un erede maschio.


La sequenza introduttiva del film: Viola trova il corpo esanime di Azzurra (prima dei titoli di testa)

Dopo una violenta lite, la donna assume una dose massiccia di barbiturici; Manfredi, entrato di nascosto in casa, la sposta in una vasca da bagno, simulando così un tentativo di suicidio.
Ma il provvidenziale arrivo di Viola salva Azzurra dalla morte (scena introduttiva del film); tra le due nasce un rapporto che sfocia in un legame proibito.
Manfredi decide così di proseguire la sua opera e……
Amore e morte nel giardino degli dei, diretto da Sauro Scavolini nel 1972, è un film low budget che mescola con eleganza elementi tipici del film giallo/thriller a elementi drammatici, che formano poi l’ossatura vera del film.
Un film ingiustamente sottovalutato, per motivi assolutamente incomprensibili; la sceneggiatura, ad esempio, è di prim’ordine, stesa dallo stesso regista e da Anna Maria Gelli, ed è ben bilanciata, visto che presenta dialoghi mai banali e situazioni intricate impreziosite dal rapporto torbido che si stabilisce tra i protagonisti del film, ovvero tra Azzurra e suo fratello Manfredi, tra Azzurra e Viola, tra Azzurra e suo marito.
Se il film è incentrato proprio sulla figura da mantide della donna che vive una vita affettiva disordinata, divisa com’è tra le persone che la circondano, larga parte del film stesso è centrato su quel mondo chiuso, quel giardino degli dei che diventa il fulcro delle esistenze dei protagonisti, alle prese con quella che diverrà inevitabilmente una tragedia causata da un rapporto ossessivo tra i fratelli che da morboso diverrà tragico, passando attraverso la lucida dapprima, poi folle senza più freni esistenza di Manfredi.

Il tutto sarà esplicato dal ritrovamento, da parte di un ornitologo, di un registratore a nastro contenente delle bobine nelle quali uno psicologo raccoglieva le confidenze di azzurra.
Se il film ha un andamento lentissimo, lo si deve alla decisione, da parte del regista, di fare un film prettamente psicologico, quasi psicanalitico, attraverso la descrizione dettagliata delle cose, delle situazioni e delle motivazioni.
Il che non è necessariamente un limite, come paventato da alcuni critici, quanto piuttosto una nota di merito.
Per una volta non c’è l’effetto splatter a catalizzare l’attenzione, non c’è l’erotismo spiattellato in ogni fotogramma, quanto piuttosto una ricerca metodica della psiche dei personaggi.
Il che permette a Erika Blanc, che interpreta Azzurra, a Orchidea De Santis che interpreta Viola e a Peter Lee Lawrence, che interpreta Manfredi, di mostrare finalmente la loro capacità recitativa; non più imbrigliati nei classici copioni alla mordi e fuggi, quindi infarciti di scene girate ad alta velocità in stile sketch, i tre attori hanno tempo e modo di mostrare che sanno calarsi nei panni dei vari personaggi, dando loro un’aura di drammaticità che sarà fondamentale per l’economia e il risultato finale del film stesso.

Così appare assolutamente immotivata, gratuita e da incompetenti la sintesi finale del film che offre il solito ineffabile Morandini, pseudo enciclopedia cinematografica infarcita di luoghi comuni.
L’”autorevole” fonte scrive testualmente: “Più che di amore e morte, è meglio parlare di erotismo e sadismo da fotoromanzo porno”
Nel film l’erotismo è una componente assolutamente marginale, e si manifesta solo in un’occasione, con Viola che abbraccia teneramente il suo amante.

La scena del rapporto tra Azzurra e Viola stessa non è assolutamente esplicitata e si risolve solo in un primo piano di Viola nuda, di spalle; roba da educande se paragonata alla scena del burro in Ultimo tango a Parigi o ad alcune scene al limite del blasfemo contenute nel Decameron di Pasolini.
Il discorso resta desolatamente il solito; se si esclude qualche critico, che i film li vedeva davvero, senza paraocchi e con obiettività, gli altri scrivevano recensioni dettate evidentemente da rancori o peggio da rapporti innominabili con altre produzioni o registi, che tendevano a mettere in cattiva luce film in realtà degni di attenzione.
Il film di Scavolini non è un capolavoro.

Qualche smagliatura c’è, ma va tenuto conto che il budget del film era evidentemente ridotto all’osso, pure il regista pesarese mostra qualità e talento.
Le due protagoniste, per una volta, sono assolutamente alla pari in termini di qualità e resa; la Blanc da vita ad un personaggio torbido, inquieto mentre la De Santis fa da contraltare, con un personaggio quasi candido.
Stridente il contrasto tra le due, essenzialmente fisico però; la bellezza bruna della Blanc contrasta nettamente con la figura bionda e morbida, mediterranea, della De Santis.

Una scelta vincente, quella di Scavolini, che sembra quasi voler distaccare i due personaggi nel modo più netto possibile.
Un film da rivalutare in tutti i sensi, insomma.
Purtroppo è anche un film che non è mai stato editato in dvd, per cui chi lo volesse vedere dovrà accontentarsi del modesto risultato ottenuto con le VHS; per inciso a ciò è dovuta anche la bassa qualità dei fotogrammi che presento in questa recensione.

Amore e morte nel giardino degli dei, un film di Sauro Scavolini. Con Peter Lee Lawrence,Orchidea De Santis, Erika Blanc, Ezio Marano, Vittorio Duse, Bruno Boschetti, Carla Mancini
Drammatico, durata 90 min. – Italia 1972.

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Amore e morte nel giardino degli dei banner protagonsiti

Peter Lee Lawrence è Manfredi
Erika Blanc è Azzurra
Orchidea de Santis  è Viola
Rosario Borelli è Timothy

Amore e morte nel giardino degli dei banner cast
Regia: Sauro Scavolini

Sceneggiatura: Sauro Scavolini, Anna Maria Gelli

Produzione: Armando Bertuccioli    , Romano Scavolini
Musiche: Giancarlo Chiaramello
Editing: Francesco Bertuccioli

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Le cose prendono piede solo dopo un’ora, quando si capisce che il finale meriterà d’essere visto (notevole, in effetti). L’idea di base (i nastri) era molto interessante. Poteva senz’altro essere condotta meglio, ma è chiaro che l’autore, più che un thriller, voleva un storia psicologica.

La pochezza del budget impone a Sauro Scavolini di curare una sceneggiatura di tipo impopolare, composta da una struttura ad “incastro” (eventi che si svolgono avanti-indietro nel tempo, mentre un ornitologo, rinchiuso all’interno di una villa con ampio parco, ha rinvenuto un nastro magnetico, sul quale sono incise tracce che potrebbero fare risalire ad una strage). Lo sfortunato Peter Lee Lawrence (non è morto suicida, pur se lo si legge su imdb: si è spento a causa di un tumore al cervello) resta impresso, come il tragico finale…

Uno di quegli strani frutti borderline di cui è disseminato il giardino del nostro cinema: grondante enfatiche ambizioni autoriali sin dal pomposo titolo, ma poi con un cast da tardo spaghetti-western col truce Rosario Borelli (accreditato come Richard Melville!). Di quelli per cui ti resta sempre il dubbio se si si tratti di un potenziale filmone tarpato dalla penuria di svanziche o di un lambiccato pasticcio con momenti di inconsapevole genialità. Il povero Hirenback/Lawrence anche senza la sua Colt 45 non era male…

Notevole drammone che nel finale diventa un thriller che si lascia andare ad inaspettati effetti sanguinolenti. Il cast è davvero ottimo: la bellissima Blanc che si mostra desnuda fronte e retro, Lawrence, la De Santis (anche lei nudissima). Simili attori con le loro interpretazioni nobilitano il film, che non ho trovato eccessivamente lento. Funzionale la struttura a flashback. Ingiustamente sottovalutato, a mio avviso.

Scavolini, a differenza delle omonime cucine, non è stato certo il “preferito dagli italiani”, almeno come regista; tuttavia con questo film ha lasciato una discreta prova. Se non fosse per l’eccessiva lentezza della prima ora, dagli indubbi effetti soporiferi, il film avrebbe potuto essere molto meglio; infatti tutto il lungo “spiegone” finale merita la visione, riservando anche qualche buona trovata. Pure il cast non è niente male, a parte l’attore che impersona il professore, dalla dizione improponibile; bravi la Blanc e Lawrence. Singolare.

Una pellicola fascinosa caratterizzata da location suggestive e misteriose e da inquadrature mirate che contribuiscono ad evidenziarne il dramma dell’animo del protagonista. Il film si basa su una sceneggiatura particolare e può contare su ottime interpretazioni, specialmente quelle dei protagonisti. Il regista, nonostante il budget limitato, realizza un film altamente professionale ed introspettivo. Geniale il finale, che chiude perfettamente il film.

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