Vieni avanti cretino


Vieni avanti cretino locandina

Per una volta posso tralasciare la consueta introduzione con la trama del film, perchè Vieni avanti cretino, film del 1982 diretto da Luciano Salce è costruito con criteri tipici dell’avanspettacolo, ovvero con una sequenza di sketch slegati fra loro, uniti da un’esilissima trama.
Che vede protagonista Pasquale Baudaffi, appena uscito di galera, che viene aiutato da suo cugino Gaetano a reinserirsi nella società; l’uomo cerca di trovargli un lavoro, e Pasquale da quel momento vivrà una esilarante odissea fatta di equivoci e malintesi attraverso situazioni grottesche e paradossali.

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La gag ambientata nel garage, protagonista Michela Miti

Pasquale infatti dapprima finirà in uno studio dentistico (è appena uscito di galera e sente impellente il bisogno di una donna) scambiandolo per un bordello, poi davanti ad una inflessibile esaminatrice che lo boccerà all’esame da guardacaccia, poi come improbabile garagista al quale vengono sottratte tutte le auto da custodire, per finire poi come cameriere e apprendista “custode” e controllore di quadri elettrici.
Il film è costruito e cucito addosso a Lino Banfi, qui alle prese con un ruolo da assoluto protagonista per una volta tanto privo di copione e lasciato libero di caratterizzare il personaggio (in realtà quasi inesistente) di Pasquale, autentica macchietta e caricatura del passaguai ad oltranza.

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Nella foto, a destra, Moana Pozzi

Tutto quindi si snoda attraverso scenette tipiche dell’avanspettacolo, con equivoci e battute qualche volta volgarotte o con situazioni ai limiti dell’assurdo come la deliziosa sequenza (patrimonio proprio dell’avanspettacolo) che si svolge all’interno dello studio dentistico.

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Il comico colloquio per diventare guardacaccia

Il surreale dialogo tra Pasquale e un cliente dello studio, un ingegnere capitato lì per estrarre un dente si svolge in un clima esilarante, aiutato anche dalla mimica di Gigi Reder che proprio con Salce trovò la sua affermazione grazie al ruolo del ragionier Filini in Fantozzi.
Gustoso anche lo sketch in cui Pasquale viene letteralmente preso a ceffoni da Don Peppino, un sacerdote in trasferta con i suoi parrocchiani che lo riconosce come suo concittadino, così come gradevole è la gag nel garage, protagonista una splendida Michela Miti che vorrebbe concedersi a Pasquale ma viene fermata dai suoi gelosissimi fratelli.

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Lo sketch dell’equivoco Studio dentistico- casa d’appuntamento (a destra Ramona Dell’Abate)

Luciano Salce, che veniva da due anni di fermo dopo l’incerto Rag. Arturo De Fanti, bancario precario (1980), protagonista un Paolo Villaggio spaesato, riprende dopo 12 anni il discorso interrotto con Basta guardarla, splendido affresco sul mondo dell’avanspettacolo intriso di ironia ma anche di malinconia, usando questa volta l’arma della comicità per omaggiare un mondo ormai completamente lasciato ai margini dello spettacolo stesso.
Lo fa però usando ritmo e puntando sopratutto su un Lino Banfi che si era fatto le ossa negli anni settanta attraverso la commedia sexy, anche se con risultati discontinui.

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I due cugini Pasquale e Gaetano, interpretati da Lino Banfi e Franco Bracardi

Paradossalmente però è proprio grazie a questo film (che viene dopo l’ottimo Fracchia la belva umana) che Banfi mostra appieno tutto il suo talento; finiti i fasti della commedia sexy, l’attore pugliese può finalmente dedicarsi a ruoli comici di ben altro spessore di quelli interpretati fino ad allora.
Così Banfi è libero di imperversare nel film con la sua carica di simpatia che diventa sempre più forte con lo scorrere del film: che sia il cameriere costretto a portare una marea di caffè ad una cliente o che sia il sostituto del tenore costretto a improvvisare un recital in dialetto pugliese, Banfi fa il suo caratterizzando un personaggio tra i migliori della sua lunghissima carriera.

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Il sosia di Benigni e Adriana Russo

Aiutato anche dall’inappuntabile presenza di numerosi caratteristi all’altezza del loro compito come Franco Bracardi (il cugino Gaetano, protagonista del formidabile sketch del ristorante),del citato Reder e della Miti oltre che da piccole partecipazioni di Ramona Dell’Abate, Moana Pozzi, Adriana Russo.
Un film che riesce a divertire, tenendo conto che siamo nei primi anni ottanta, quindi nel pieno della crisi cinematografica che non fu soltanto di incassi, ma anche di idee; qui di idea vincente c’è quella di salce di uscire dallo schema del film basato su una trama per divertire semplicemente con le gag che si usavano negli anni sessanta.

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Il finale del film, Lino Banfi è con Luciano Salce che interpreta se stesso

Vieni avanti cretino, un film di Luciano Salce. Con Lino Banfi, Franco Bracardi, Moana Pozzi, Michela Miti, Mimmo Poli,Luciano Salce, Gigi Reder, Dada Gallotti, Ennio Antonelli, Paolo Paoloni, Luciana Turina, Alfonso Tomas, Giuseppe Spezia, Annabella Schiavone, Nello Pazzafini, Roberto Della Casa, Jimmy il Fenomeno, Dino Cassio, Pietro Zardini, Giulio Massimini, Anita Bartolucci, Ramona Dell’Abate, Mireno Scali, Danila Trebbi, Francesca Viscardi, Adriana Russo
Commedia, durata 98 min. – Italia 1982.

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Vieni avanti cretino banner personaggi

Lino Banfi: Pasquale Baudaffi
Michela Miti: Carmela
Franco Bracardi: Gaetano Baudaffi
Anita Bartolucci: Marisa
Ramona Dell’Abate: Assistente dentista
Gigi Reder: Ingegnere
Jimmy il fenomeno: Raffaele
Dino Cassio: Don Peppino, il Prete Pugliese
Moana Pozzi: Accompagnatrice
Nello Pazzafini: Gargiulo
Adriana Russo: Ragazza al bar
Mireno Scali: Ragazzo al bar
Luciano Salce: se stesso
Alfonso Tomas: Dr. Tomas
Roberto Della Casa: Marito geloso
Paolo Paoloni: Direttore
Giulio Massimini: Cardinale
Pietro Zardini: Radames
Annabella Schiavone:esaminatrice
Luciana Turina:padrona del barboncino

Vieni avanti cretino banner cast

Regia     Luciano Salce
Soggetto     Franco Bucceri, Roberto Leoni, Lino Banfi
Sceneggiatura     Franco Bucceri, Roberto Leoni, Lino Banfi
Produttore     Giovanni Bertolucci, Aldo U. Passalacqua
Fotografia     Erico Menczer
Montaggio     Antonio Siciliano
Musiche     Fabio Frizzi

Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

 

Più che un film con trama, tante scenette d’avanspettacolo (quella del dentista è vecchia di decenni) cucite insieme da un’esilissimo intreccio (Banfi che cerca lavoro). Il livello, va da sé, è quanto di più disuguale si possa immaginare. Resta, indelebile, il nostro che entra in azienda scortato dalla Pozzi e dalla Viscardi, le quali lo affidano al più indimenticabile degli Alfredo Thomas visti al cinema, il quale viene premiato dalla nostra soddisfazione. Fosse stato sempre così divertente, il film sarebbe stato un rozzo capolavoro.

Vero e proprio cult movie della commedia italiana di genere, è diretto da un buon regista come Luciano Salce (al quale si devono i primi grandissimi Fantozzi) e rappresenta la consacrazione cinematografica di Lino Banfi. Il comico pugliese è il grande mattatore della pellicola, che non possiede una vera e propria trama (e tantomeno una sceneggiatura), ma è piuttosto la raccolta di una serie di gag spesso irresistibili, raramente più fiacche.

Una comicità ricca di trovate e gag esilaranti, che meglio mettono in rilievo la corposità (e al tempo stesso la parlata) di un Lino Banfi qua al meglio del suo lato “cabarettistico”. Affiancato da nomi di certo interesse (su tutti l’indimenticabile Gigi Reder/Filini), circondato da bambole di una bellezza ammaliante (Michela Miti e Moana Pozzi), diretto da un regista burlone ma intelligente, Banfi propone qua una delle sue migliori performance. Da non dimenticare il nervoso e “sclerato” Alfonso Tomas che offre un contributo non “marginale”.

Uno dei Banfi più divertenti. Quasi senza trama, con una -inutile- cornice metacinematografica che apre e chiude il film, passa da una scenetta alla seguente in un crescendo di risate. Da Filomenha al dottor Tomas, dalla Miti nudissima che fa ingrifare Banfi al Gargiulo di Pazzafini, dall’uranismo alla scena dal dentista con un grande Gigi Reder, le sequenze memorabili sono davvero troppe. Misteriosamente, non è mai uscito in vhs in Italia: per fortuna da qualche anno c’è il dvd Federal Video.

Non una pellicola dalla trama lineare ma un collage di scenette più o meno divertenti che vedono come protagonista assoluto Banfi che tiene in piedi la baracca grazie anche all’aiuto di alcuni bravi comprimari. Non tutto è di primo pelo, non tutto funziona bene ma fa il suo sporco lavoro riuscendo a strappare molte risate allo spettatore.

Uno dei migliori film di Banfi (inferiore solo a Spaghetti a mezzanotte). Una trama esilissima lega insieme una serie di scenette divertentissime, condite con la piacevolissima colonna sonora di Fabio Frizzi. Banfi è scatenato, ma anche gli altri attori, tra cui i simpaticissimi Franco Bracardi e Alfonso Tomas, sono bravissimi. Negli ultimi minuti si ha una leggera caduta di tono, ma il resto del film è eccezionale, anche se con una storia più elaborata poteva diventare un capolavoro.
Mediocre ma divertente a tratti, con tentativi di metalinguaggio abbastanza patetici. Banfi è in forma anche se come sempre limitato ma riesce a far ridere; o meglio fan ridere le situazioni attorno a Banfi, tipo il buon Reder, in una gag vecchissima o l’immortale Thomas coi suoi tic. Lo so è una comicità da deficienti scherzare sui tic, è troppo facile, ma io sto ancora ridendoci sopra dal 1982!! Il sedere della magnifica immortale Moana è in bella evidenza.

Una delle ultime interpretazioni memorabili di Banfi; e che interpretazione! Il comico dà libero sfogo all’improvvisazione, ma anche alla sua esperienza nel mondo del cabaret da cui è partito. Il sagace Salce, reduce dai bellissimi film con Villaggio, trova in Banfi l’interprete perfetto per la sua comicità surreale e dissacrante, inserendo anche qualche scorcio metacinematografico per nulla disprezzabile. Le gag sono eccezionali, da scompisciarsi, grazie anche a spalle di primordine come Reder, Bracardi e Tomas. Divertentissimo!

Lino Banfi superstar in questo gustoso omaggio all’avanspettacolo. E’ sin troppo ovvio che Vieni avanti cretino sta a Banfi come Totò a colori sta a Totò. Nulla più che una raccolta di gustose scenette d’avanspettacolo legate assieme pretestuosamente. Benché sia divertentissimo e faccia sganasciare dalle risate, alla lunga stanca e si fatica ad arrivare a fine visione. Molto meglio se gustato un po’ per volta, scena per scena. Salce confeziona il tutto egregiamente, sfogando anche la sua vena cinefila.

Favoloso! Uno dei più riusciti film comici di Salce con un Lino Banfi in ottima forma, accompagnato da un ottimo Bracardi. Le gag sono una migliore dell’altra (forse quella del dentista è un po’ deboluccia), in particolare la scena con Michela Miti, quella dei caffè al bar (“me chiamo Salvatore Gargiulo… se sbagli la comanda io ti rompo il…”) e soprattutto la scena con Alfonso Tomas.

Siamo, di solito, abituati a vedere Lino Banfi fare parti da “carnefice”, nelle commedie anni ’70/80, ma qui è “vittima” d’esilaranti gag a non finire, che il regista, Luciano Salce, dirige con la sua abituale ironia. E noi si ride, pensando a quell’Italia più semplice dei primi anni ’80, rappresentata in questo film. Oltre all’ottimo Banfi, sono da applausi anche gli altri attori che vi compaiono. La trama non è poi importante, sono le gag che danno un senso alla pellicola. All’epoca, Nonno Libero era molto lontano (per fortuna, direi). Da tre.

Luciano Salce è il primo che vede in Lino Banfi le qualità per il grande salto e gli consegna tra le mani un canovaccio narrativo deboluccio; ma Banfi tira fuori dal cilindro un’interpretazione memorabile, una prova maestosa che lo consacra re indiscusso della “commedia all’italiana” grazie a trovate geniali, improvvisazioni perfette e un ritmo che, seppur con qualche caduta di tono e stile, risulta essere piacevole anche a molti anni di distanza dall’uscita. Indimenticabile la “cancion anglo-iberico-pugliese” Filomeña. Cult assoluto.

Uno dei migliori Banfi in una commedia che, per quanto non abbia spunti né pretese di capolavoro, fa divertire e ridere di gusto. Certo, alcune situazioni sono vecchie come il cucco (Tomas ha fatto una carriera con i suoi tic), ma vederle fa morire. Gli episodi, eccezion fatta per quello con il direttore anti-gay, che non mi impazzire, sono ottimi. Rimane ben impresso quello al bar con il sosia di Benigni e la bella ragazza dagli aulici pensieri… Assolutamente imperdibile.

Discreto, ma non uno dei migliori interpretati da Banfi. Salvo le scene più famose (tipo quella dell’incontro con il prete, quelle con il barista Gargiulo, al dentista, Filomena e l’incontro tra Banfi e un ispirato Thomas), vi è poco altro da segnalare. Più di Banfi meglio i comprimari, tra cui un divertito Reder. Così così la regia di Salce. Comunque, nel genere si è visto di peggio.
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Il film in cui Lino Banfi dà il meglio di sé e spreme al massimo le sue grandi doti da caratterista. Impossibile non ridere nemmeno dopo averlo visto tantissime volte. La gag che amo di più è quella con Gigi Reder, ma non è da meno quella finale con Alfonso Tomas in un ruolo decisamente celebre. Assolutamente cult la canzone di flamenco pugliese. Carico anche di molte comparse tra cui Adriana Russo e Jimmy il fenomeno. Film obbligatorio per chiunque ami la commedia italiana anni ’70-’80.

Un Banfi memorabile in una pellicola che esalta le sue doti comiche “gestuali”, oltre che quelle canoniche relative all’uso del suo pugliese “storpiante”. Si ride di gusto per tutto l’arco del film ma l’episodio del laboratorio in cui Thomas (il dottor Thomas!!!) assume lo zio Lino per un lavoro “semplice” ha qualcosa di superbo, in un’iperbole di comicità che nulla ha da invidiare ai grandi comici del passato.

Mi ha fatto ridere, ma Banfi mi piace nella commedia sexy, mentre questa è una serie di straviste scenette da avanspettacolo, alle quali l’attore dà smalto, con la sua energia, con la sua mimica, col suo linguaggio (anche corporeo). Riesce a rinfrescare anche la gag – vecchissima – del pranzo in trattoria “inventato”, e rende quasi chapliniano l’episodio della telescrivente. Ma si sente la mancanza di una vera trama, poi credo che Banfi dia il meglio interagendo con belle donne: qui lo fa solo, brevemente e noiosamente, con la Miti. Così così.

In questo film si può apprezzare in tutta la sua verve comica il grandissimo Lino Banfi. La ricerca di un lavoro dopo il carcere porta il nostro amato protagonista a una girandola di situazioni che lo portano a incontrare personaggi bizzarri e strampalati. Ogni mini-scenetta è divertentissima e, tra un equivoco e l’altro, le risate si sprecano.

Indubbiamente una raccolta delle migliori di tutte le possibilità cabarettistiche, meglio dire “da avanspettacolo”, di un Lino Banfi comunque simpatico anche nelle scenette le più scontate. Dove ho riso veramente è stato durante l’esibizione canora di Filomena; non solo perché Banfi è bravissimo, ma per tutta la preparazione, la scenografia e i personaggi di contorno tutti perfetti che fanno da degna cornice all’esibizione stessa. La sceneggiatura è poco più che dilettantistica, come pure il finale auto-assolutorio.
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Straripante comicità di Banfi & company, con una grandissima regia di Luciano Salce, un vero maestro della commedia all’italiana. Banfi riesce a far passare battute molto d’avanspettacolo per fresche e garbate barzellette da bar. Il corollario di belle attricette (senza offesa, si capisce) è opera di Salce amante del gentil sesso, e si vede. La storia è fatta di tanti piccoli separietti uniti da un solo e unico comun denominatore, la comicità. Bello e buono, imperdibile!

Senza Parole. Un capolavoro della comicità italiana. Banfi in forma paurosa, divertentissimo, attivissimo e immenso! Episodi e gag uno più divertente dell’altro! Da sottolineare la presenza dei grandi Nello Pazzafini, Dino Cassio, Jimmy il Fenomeno, Alfonso Tomas, Gigi Reder. Un cult da vedere, rivedere e rivedere e ridere fino allo svenimento.

Incredibile capolavoro di comicità, ricco di gag ormai entrate nell’immaginario collettivo: il caffè con utopia, l’equivoco dello studio dentistico ex casa d’appuntamenti, gli schiaffi col prete, l’esame ornitologico, Filomenha, i tic nervosi nell’azienda del Dottor Tomas che non è mai in sede… Un Banfi scatenato e a tutto campo che si concede poche volgarità (si nota che alla regia c’è Salce e non Cicero o Tarantini) e diverte tantissimo. Comparsate per Michela Miti e Ramona Dell’Abate e un piccolo cameo di una giovanissima Moana Pozzi.

Salce raccoglie il meglio di Banfi, quello che trapelava dalle pellicole scollacciate (e non) precedenti e imbastisce una trama per far emergere tutto ciò che fino ad allora non era trapelato, ovvero la comicità convincente di un attore completo e non di un caratterista com’era stato giudicato Banfi fino ad allora. Il risultato è una summa banfiana di sketches, alcuni dei quali (i caffè, l’esame ornitologico, il dentista l’azienda elettronica, gli schiaffi) si sono incollati nella memoria collettiva.

Buon esempio di cinema non certo “alto” ma estremamente efficace. Una delle prove più memorabili di Banfi, vero mattatore del film, il quale è legato insieme da una trama che più semplice non si può. Ma la sapiente mano di Salce sa come valorizzare la comicità debordante dell’attore, inanellando una gag dietro l’altra (quasi tutte entrate nella hall of fame, trash se vogliamo, della commedia nostrana); cosparge il film di qualche dotta citazione cinefila e soprattutto circonda Banfi di gustosissime spalle. Strumento di risata perpetua.

Imposto a ritmo di svariati passaggi televisivi, assorto a livello di cult quando invece non è proprio il miglior film di Banfi. Michela Miti non è certo a livello di Bouchet o Fenech e il suo episodio è proprio banalotto. Altri episodi si basano su doppi sensi e equivoci e comunque Banfi è più imbranato del solito, quasi fantozziano (non a caso la regia è di Salce). Per ridere abbastanza dobbiamo aspettare l’ultima parte… con un grande Alfonso Tomas. Però meglio i film di Cicero, Martino, Laurenti e Tarantini… anche se non si chiamano Salce!

Grande cult con un Banfi al top della forma, aiutato da un ottimo cast, in questo lavoro di Salce (che non si fa mancare la denuncia sociale); rimane memorabile per i suoi sketch con Dino Cassio, Tomas, Bracardi e soprattutto in quello indimenticabile con il grande Gigi Reder! Qui si tocca l’apice della comicità, confezionando gag memorabili piene di equivoci e doppi sensi; è uno di quei pochi film in cui si ride sempre, dall’inizio alla fine, grazie ad un Lino goffo e disgrazieto, che grazie alla sua ingenuità si rende spassosissimo! Mitico!

Avanspettacolo travestito da cinema. Tutte le sequenze sono rielaborazioni di scenette vecchie di decenni, che anche le più scalcinate compagnie hanno messo in scena almeno una volta. Ma qui c’è Banfi, che quel mondo ha vissuto e amato: la sua è una prestazione di cuore e il pubblico lo recepisce. Anche le spalle (Cassio, Tomas, Reder) vengono dal varietà e gli reggono il gioco magnificamente. Salce dirige con passione e gusto, ma il film risulta ripetitivo e alla lunga rischia di annoiare.

Semplicemente MEMORABILE!!! E infatti chi non lo conosce a memoria? Banfi è travolgente e una risata… la strappa a tutti. Si consiglia di rivederlo al calduccio della guardiola del portiere (preferibilmente uranista) sorseggiando un caffè con humour, perché la soddisfazione dello spettatore è il nostro maggior premio…. piripiripiahiahi!!! Ha parleto alendelon!


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