Il mostro è in tavola…Barone Frankenstein


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Il barone Frankenstein cerca di portare a termine quella che per lui è diventata un’autentica ossessione: creare un essere vivente utilizzando parti di cadaveri, cosa che nel frattempo gli è valsa l’espulsione dall’Università.
Ritiratosi quindi nel suo castello, il barone in compagnia della moglie e dei due figli Diastole e Sistole si dedica alla costruzione della sua creatura.

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Udo Krier, il Barone Frankenstein

Costruisce così, con l’aiuto dell’assistente Otto una creatura di sesso femminile mettendo assieme parti da vari cadaveri.
Non pago, il barone realizza anche un esemplare maschile che, nella sua folle mente, dovrebbe congiungersi carnalmente con la creatura femmina e mettere al mondo così un essere nuovo e perfetto.
I piani del barone falliscono miseramente: per un marchiano errore i due uccidono un giovane destinato a farsi monaco mentre la vittima predestinata era il giardiniere del castello Nicholas, un tipo sensibile a tutte le gonnelle.
Quello che succederà d’ora in poi diverrà una specie di incubo….

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Il mostro è in tavola barone Frankenstein, diretto da quel Paul Morrissey allievo di Andy Warhol e autore nello stesso periodo del film Dracula cerca sangue di vergine…e morì di sete, è un’opera bizzarra presa in parte almeno come ispirazione dall’ormai leggendario romanzo di Mary Shelley.
Gli elementi horror tipici delle trasposizioni cinematografiche fino ad allora realizzate si fondono con elementi di humour nero, conditi da un pizzico di sesso e di comicità surreale.

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L’equilibrio richiesto dalla fusione di questi elementi resta molto instabile per tutto il film, pur non mancando allo stesso un certo fascino gelido e macabro.
L’uso sperimentale della tecnica 3 D, unito ad una sceneggiatura irriverente e ironica della rilettura del romanzo, l’astrattismo concettuale di Morissey e il suo senso dello humour di marca yankees richiedevano un’alchimia cinematografica molto delicata e retta davvero sul filo del rasoio.

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Morissey invece resta distante sia dalla commedia brillante sia dall’horror puro e non miscela affatto le situazioni, anzi.
Indeciso sulla strada da prendere, crea un’opera fredda e asettica pur non priva di un suo macabro fascino.
Tuttavia, il film ha dalla sua una robusta creatività e un cast all’altezza, oltre che qualche trovata gustosa, come le opere di seduzione di Nicholas o le scene “splatter” della costruzione della creatura femmina, i due satanici fratellini che erediteranno le opere del padre e qualche sprazzo di geniale inventiva.
Il nostro Dawson/Margheriti compare ancora una volta tra i credit come regista della seconda unità, ma pare che il suo compito reale si limiti a quello di comparsa tra i credit stessi.
Nel cast c’è la nostra Dalila Di Lazzaro, bellezza algida e eterea che nel film riveste il ruolo della sventurata creatura creata dal folle barone, mentre Udo Kier è la solita sicurezza con quel volto impenetrabile che sembra preso di corpo dal teatro mimico del passato.
Kier ha un’espressione a metà strada tra l’ironico, lo stupefatto e l’ingenuo, ovvero l’espressione di chi sembra capitato per caso in mezzo a degli alieni ed in realtà risulta il più credibile di tutti, mentre la Bosisio futura signora Pina in alcuni episodi di fantozzi è una sicurezza.
Segnalo anche Arno Jverging, la piccola Nicoletta Elmi perfida da non credere, Rosita Torosh e il solito inespressivo Joe D’Alessandro.

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Alla sceneggiatura del film, uscito con il titolo originale di Flesh for Frankenstein (Carne per Frankenstein) collaborò Tonino Guerra, mentre le musiche adeguate sono di Claudio Gizzi.
Siamo di fronte ad un prodotto assolutamente e pesantemente datato: il cinema sperimentale di Morrissey, oggi 73 enne è un cinema molto particolare in cui la preponderanza di elementi astratti oltre che minimalisti risulta ai nostri giorni quasi insopportabile.
Il regista statunitense autore fra l’altro del classico Trash, oltre che di Calore (Heat) e Flesh (Andy Warhol’s flesh) vive oggi una seconda giovinezza grazie all’interesse di una parte di pubblico affascinato dal cinema indipendente, quello più lontano dai prodotti massificati dell’establishment di Hollywood.
Tuttavia gli amanti del cinema che si trovino oggi ad affrontare la visione di film come questo Il mostro è in tavola oppure Dracula cerca sangue di vergine possono rimanere sicuramente spiazzati da un tipo di cinema molto distante dai canoni odierni e sopratutto cerebrale e freddo.
Ma Morrissey è questo, prendere o lasciare.

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Il mostro è in tavola… barone Frankenstein,un film di Paul Morrissey. Con Dalila Di Lazzaro, Joe Dallessandro, Udo Kier, Arno Jverging, Monique Van Vooren,Rosita Torosh, Nicoletta Elmi
Titolo originale Flesh for Frankenstein. Horror/commedia nera, durata 95 min. – Italia, Francia 1973

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Il mostro è in tavola Barone Frankenstein banner protagonisti

Joe Dallesandro    …     Nicholas
Monique van Vooren    …     La Baronessa Katrin Frankenstein
Udo Kier    …     Barone Frankenstein
Arno Juerging    …     Otto, assistente del Barone
Dalila Di Lazzaro    …     La creatura femmina
Srdjan Zelenovic    …     La creatura maschio
Nicoletta Elmi    …     Monica, figlia del barone
Marco Liofredi    …     Erik, figlio del Barone
Liù Bosisio    …     Olga, la colf
Fiorella Masselli    …     Prostituta
Cristina Gaioni    …     Contadino
Rosita Torosh    …     Sonia,  prostituta
Carla Mancini    …     Contadina
Imelde Marani    …     Prostituta bionda

Il mostro è in tavola Barone Frankenstein banner cast

Regia: Paul Morrissey (Antonio Margheriti)
Sceneggiatura :Tonino Guerra, Paul Morrissey
Produzione: Andrew Braunsberg,Louis Peraino (non accreditato)
Carlo Ponti     (non accreditato),Jean Yanne     (non accreditato)
Musiche: Claudio Gizzi
Fotografia:  Luigi Kuveiller
Scenografia: Enrico Job
Editing/Montaggio: Jed Johnson, Franca Silvi
Effetti speciali: Carlo Rambaldi

Le recensioni appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Raffinato omaggio al mito, con grandi prestazioni e grandi facce di Udo Kier e di Arno Juerging (Joe Dallesandro fa strage di cuori, pure della Mancini e della Gajoni, ma è un tremendo pesce lesso). Molto divertente, superiore al gemello Dracula. Bellissima la Torosh (Sonia, la prostituta). Mi dicono che in realtà Margheriti funse da supervisore, affinché il clan warholiano riuscisse davvero a fare il film: lo fecero per davvero, visto che è un buon film.

Per questo e per il suo “gemello” (Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete) si scomoda spesso il nome di Margheriti (come regista della seconda unità), anche se pare il suo nome appaia per questioni burocratiche in quanto trattasi di co-produzione USA-Italia-Francia. Resta comunque un ottimo esempio di melodramma, fortemente intriso di macabra ironia e insaporito dalla spezia dell’erotismo (mai il mostro di Frankenstein sarà più così bello, qui nei – pochi – panni della sublime Dalila Di Lazzaro). In evidenza alcune sequenze fortemente splatter.

Frankenstein crea due mostri che dovranno accoppiarsi. La chiave è la parodia, infarcita di splatter un po’ trash, di ridondanze kitsch, di nudi vedo/non vedo in pieno stile pruriginoso-libertario anni 70. Insomma, buona l’idea di partenza di un’irrisione dei moduli dell’horror che si intreccia con un’irrisione dei modelli borghesi. Ma il film è pericolosamente vicino alla sciatteria scivolando talvolta nel velleitario e nell’amatoriale. Tra gli attori il migliore sembra Udo Kier, mentre Liù Bosisio si conferma buona caratterista.

Seconda incursione nella parodia dell’horror da parte di Morrisey, che stavolta sceglie di rileggere il mito di Frankenstein. Gli ingredienti sono gli stessi, purtroppo però il risultato è meno riuscito che nell’altra occasione: il ritmo, infatti, è lento, ma stavolta ci sono anche meno trovate e meno divertimento. In compenso non mancano alcune scene abbastanza splatter. Insomma, si lascia guardare sino alla fine senza problemi, ma anche senza veri guizzi e invenzioni.

Non mi convinse la prima volta che lo vidi, decenni fa, e devo dire che continua a non convincermi rivisto oggi. Mi pare una pellicola che non sappia bene da che parte dirigersi: come parodia dei film sul mostro di Frankenstein non diverte, come horror non funziona, come commedia erotica stufa; si possono salvare alcuni effettacci splatter (ma non sono un grande estimatore di questi dettagli) e la recitazione di Udo Kier (al contrario di quella di Dallesandro, inespressivo pesce bollito). Deludente assai.

Leggermente inferiore a Dracula. Certo, di cose ottime ce ne sono (tra le quali la stupenda e regale Monique Van Vooren). Dallesandro può solo mostrarsi nudo (compreso un ardito nudo frontale), Udo Kier è notevole. Molti caratteristi, tra cui la desnuda Rosita Torosh, Carla Mancini, Liù Bosisio, Imelde Marani, la Elmi e una giovane Dalila Di Lazzaro. Gustosi gli effetti splatter, buono il tema musicale. Finale un po’ disturbante.

Un buon film, al pari del “gemello” Dracula. All’atmosfera gotica e pomposa fa da contraltare una freddezza truce e crudele, ben rappresentata dal viso algido e severo del grande Udo Kier. Il resto del cast è buono, con Dallesandro inespressivo ed ambiguo (è la sua caratteristica) e la futura moglie di Fantozzi, Liù Bosisio (che finisce male). Sorprendente ed efficace anche la dose di splatter, davvero audace e ben fatto per l’epoca, con scene a tratti veramente disgustose. L’ironia è meno arguta che nel Dracula, ma ci si diverte comunque.

Film molto raffinato e particolare, da guardare però senza considerarlo un horror. Al di là delle varie scene erotiche (molte delle quali stancanti o inutili), il film è notevole in particolar modo per quanto riguarda fotografia e location (molto suggestive). Ma soprattutto per il soggetto: mai prima di questo film era stata proposta una versione di Frankenstein così alternativa e soprattutto cinica. Ben caratterizzati i personaggi: moglie ninfomane, marito pazzo, figli sadici, assistente maniaco… C’è anche un piccolo aggancio alla necrofilia.

Parodia estrema di Frankenstein, comprensivo di episodi di necrofilia (esplicita) ed incesto (solo documentato). Non mi ha divertito come il parallelo Dracula cerca sangue di vergine, ma resta un ottimo episodio di paragotico erotico-splatter (mah..). Performance eccellente di Udo Kier, mentre gli altri protagonisti sono nella media, con la presenza della “solita” Nicoletta Elmi bambina (che quindi dovrebbe aver visto il film solo alcuni anni dopo – VM18). Anche in questo caso, subentrano i rapporti di classe dopo “lo sfruttamento sessuale” della padrona.

Troppo lento e senza guizzi particolari. Le scene splatter fanno il loro dovere, ma dal punto di vista erotico/sensuale fallisce miseramente, nonostante la presenza di una giovanissima Di Lazzaro e della regale Van Vooren. La recitazione di Udo Kier è molto teatrale e comunque consona, ma tutto sommato sembra ancora manchi qualcosa. Il finale mi ricorda un po’ i bambini omicidi di Reazione a catena…

Film sicuramente più riuscito del successivo Blood for Dracula, anche se molto simile. Al centro rimane il rapporto tra sangue carne e sesso, in questa pellicola tutto è reso più esplicito e carnale. Lo splatter abbonda e si evitano i toni da blanda commedia; anche Kier risulta essere più in parte come perverso scienziato. La morale pubblica odierna uescirebbe scandalizzata dall’uscita nei cinema di un film come questo (e per di più in 3D!).

Parodia di Frankeinstein, è arricchito da scene erotiche in cui il bel nudo maschile di Dallesandro non passa inosservato e da scene splatter per la gioia degli appassionati del genere. È presente la brava Liù Bosisio nella parte della domestica. Della coppia dei mostri la Di Lazzaro è perfetta: giovanissima esprime, seppur per brevi scene, una intensa sensualità. Nicoletta Elmi, l’icona della bimba perfida, è sempre funzionale in ruoli ambigui.
I gusti di Anna

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