Le diavolesse (Girl slaves of Morgana le fay)


Le diavolesse locandina

Cosa fare se ti trovi prigioniera in un castello con una tua amica e sei costretta a scegliere tra il diventare immortale e godere delle cose buone della vita (sesso in testa) e il morire incatenata nelle segrete del castello stesso?
La risposta al quesito esistenziale non può essere che una ed infatti le due amiche protagoniste del film scelgono di divenire immortali e di conseguenza schiave della Fata Morgana, come recitato nel titolo del film.
Film che nella versione originale si chiama infatti Girls slave of Morgana le fay, tradotto in maniera spiccia e decisamente approssimativa in italiano con Le diavolesse; cosa centri il principe dei demoni con questo film è cosa da inquietanti interrogativi, ma si sa che la fantasia dei distributori italiani era davvero fervida negli anni settanta.
Le diavolesse, opera di Bruno Gantillon, un discreto mestierante passato in seguito alla produzione e regia di opere tv è un film che si ispira a due cineasti a loro modo maestri nel cinema surreale a sfondo erotico e infarcito di scenette horror un tanto al chilo ovvero lo spagnolo Jesus Franco e il francese Jean Rollin.

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Uscito nelle sale nel 1971 e falcidiato dalla censura italiana (nel 1973) per la quantità industriale di nudi femminili, Le diavolesse mostra da subito di essere operazione mera di marketing cinematografico, che qualche critico cinematografico particolarmente arguto ha modificato in “marketting”.
Caratterizzato da una trama volutamente surreale e giocato principalmente sull’aspetto erotico, il film di Gantillon tuttavia non è da bocciare di sana pianta.
Se la trama è quanto di più semplice sia possibile immaginare c’è qualcosa, aldila dell’aspetto morboso del film stesso che riesce in qualche modo ad evitare che il film venga piantato a metà storia per evidente mancanza di idee.
Già la partenza del film stesso è da incubo; ancora una volta troviamo due ragazze, Yael e Francoise che restano in panne con l’auto priva di benzina.

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Un espediente talmente classico da risultare monotono così come classico è l’espediente di far dormire le due ragazze in un fienile; cosa fanno le due ragazze dopo essersi svegliate? Ovviamente si mettono alla ricerca di benzina e altrettanto ovviamente beccano il castello solitario dove questa volta, invece del solito maggiordomo sinistro troviamo un nano allupato, che le aveva notate da quando le due ragazze si erano fermate nell’inevitabile taverna sinistra e scura.
La novità è rappresentata dalla corsa nel bosco di Francoise che culmina nell’arrivo ad un lago immerso in una natura placida e silenziosa. Qui ci immergiamo in una natura meravigliosa che da sola vale il prezzo del biglietto pagato.
Ma questo non è un documentario sulla natura per cui seguiamo il passaggio in barca di Francoise e il descritto arrivo al castello diroccato con tanto di nano.

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Una volta tanto non c’è il cattivissimo di turno ad accogliere le ragazze, ma nientemeno che Morgana (ripresa pari pari dalla saga arturiana), che è una fata si, immortale anche ma sopratutto un’incantatrice con tendenze anche lesbiche.
Così le due giovani sono costrette ad una scelta esistenziale; accettare di diventare immortali in cambio di un tantino di sesso e di qualche ballo in costume pressochè adamitico oppure finire la propria vita incatenate in una cella buia del castello?
Poichè nel castello stesso c’è un gineceo di prim’ordine, si mangia e si beve a sbafo, ecco che tutto sommato Parigi val bene una messa.
Ma a Francoise questa vita dorata scoccia, e la sorpresa è dietro l’angolo….

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Non si illuda, lo spettatore di Le diavolesse, di vedere un film movimentato; siamo di fronte ad un vero e proprio clone delle opere di Rollin, quindi il ritmo è da sonno profondo aiutato anche dalla dimensione pseudo fantastica in cui si muovono le due ragazze protagoniste del film.
Le uniche scene di movimento sono quelle dei balli alla presenza di Morgana, la famosa sorellastra di Artu divenuta per l’occasione immortale e per giunta anche lesbica. Altre scene di movimento sono quelle sotto le lenzuola e qui quanto meno c’è interesse (lubrico) per lo stuolo di ragazzotte assoldate a tal pro.
Noia, quindi, a profusione.

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I due motivi per guardarsi quest’opera datata 1971 ( ma apparsa più tardi sugli schermi italiani) sono rappresentati dalla magnifica fotografia e dalla location e dalle citate bellezze che mostrano una palese allergia per i vestiti.
Il resto è assolutamente da dimenticare incluso il finale che non svelo solo per puro sadismo: per sapere dove va a parare il film sarete costretti a sorbirvi quasi due ore di sbadigli da sganasciarvi le mascelle.

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Le diavolesse, di Bruno Gantillon con Dominique Delpierre,Alfred Baillou, Mireille Saunin,Régine Motte. Erotico-Fantastico Francia 1971- Titoli alternativi: Girls slave of Morgana le fay,Morgane et ses nymphes

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Le diavolesse banner protagonisti

Dominique Delpierre … Morgane
Alfred Baillou … Gurth
Mireille Saunin … Françoise
Régine Motte … Yael
Ursule Pauly … Sylviane
Michèle Perello … Anna
Nathalie Chaine … Sarah

Le diavolesse banner cast

Regia: Bruno Gantillon
Sceneggiatura: Jacques Chaumelle
Produzione: Gisèle Rebillon e Catherine Winter
Fotografia: Jean Monsigny
Montaggio: Michel Patient
Musiche: Jean Monsigny
Scenografie: François Dupuy

Le recensioni appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Due ragazze, rimaste a piedi nella campagna francese per un guasto all’auto, trovano riparo in una casa abbandonata. Al mattino una delle due “viaggiatrici” è scomparsa e l’altra – su indicazione di un nano – finisce in un castello nel quale dimora un’affascinante signora (Dominique Delpierre), circondata dalle sue serve. Horror dalle atmosfere sognanti e fiabesche, simile, per sviluppo e (lesbo) tematica a taluni lavori siglati da Rollin. Le lungaggini narrative sono surclassate dalle immagini curate e d’impatto ed il finale contribuisce, enigmaticamente, a rendere prezioso il film.

Gustosissima tranche di cinema bis francese fra erotismo e gotico, languori decadenti e blande suggestioni esoteriche. Fanciulle ragguardevoli (d’altronde nel regno di Morgana la bellezza è confinata solo al muliebre, col nano mastelloniano in ruolo subalterno, mentre nel mondo reale gli uomini sono ancor più mostruosi). Per gourmets del bizzarro.

Pur potendo avvalersi di una confezione assolutamente decorosa, il film pecca invece sia dal punto di vista narrativo (la storia è abbastanza risaputa) che da quello del ritmo: succedono pochissime cose e per giunta per nulla coinvolgenti. La noia insomma domina ampiamente per lunghi tratti. Anche la regia, pur non essendo completamente pedestre, avrebbe potuto osare un po’ di più.

Inchiodato di fronte alla tivvù di notte a sedici anni capii cos’era per me il gotico. Ed era Le diavolesse, freak-movie che a definirlo strano gli si fa uno sgarro e chiamarlo naif si rende poco l’idea della morbosità che lo ammanta. Dà l’impressione d’essere stato girato nongià per risultar eccentrico bensì da uno con qualche greve tarla mentale. Fin dalla scena nel pagliaio, quando Françoise incontra il nano Gurt e comincia a seguirlo manco fosse il Bianconiglio si sgama l’andazzo onirico. Sia chiaro, il film è una lagna, il sesso appena accennato ma visivamente ha una sua ritorta potenza.

Dal titolo a mio parere davvero bello, questo film più sexy che horror racconta la storia di due fanciulle in vacanza, cadute nelle perfide mani della fata cattiva. Nel suo regno si cerca la vita eterna ai danni altrui. Dipinto con tratto decisamente francese, alterna il fascino della magia e delle belle donne, con l’evoluzione spesso risibile della storia. Tecnicamente scadente, lento e noioso, con una bella scenografia e costumi curati, è indicato solo per lo specialista del genere. Gli altri si astengano, pena noia e rivendicazione per il prezzo pagato.

Lento, trasognato, una via di mezzo fra un gotico e una favola nera, che potrebbe ricordare sia i film sexy-horror di Jean Rollin (con i quali condivide alcune interpreti femminili, come Ursule Pauly e Solange Pradel), sia altre bizzarre operazioni (a me rammenta un pochino anche l’italiano Il delitto del diavolo – Le regine). Certo, i suoi “pregi” possono essere al contempo difetti e potremmo allora parlare di eccessiva lentezza, persino di noia abissale. Dipende. Un film molto particolare. Per pochi, insomma…

 

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