Il lenzuolo viola (Bad timing)


Il lenzuolo viola locandina

Una storia d’amore (possibile o impossibile, sarà lo spettatore a decidere) tra una splendida donna libera, indipendente e disinibita e un insegnante di psicanalisi nell’università di Vienna.
E’ proprio nella città austriaca che si evolve il rapporto di coppia tra lei, Milena e lui, Alex: diversi come il giorno e la notte eppure attratti l’uno dall’altro per le insondabili questioni alchemiche dell’amore.
Non potrebbero apparire più differenti di così, Milena ed Alex: lei rifiuta ogni impegno sentimentale, fiera com’è della propria indipendenza e della propria libertà mentre lui, Alex, vuole il rapporto stabile ed esclusivo, sogna una donna al suo fianco probabilmente anche succube della sua personalità che oscilla paurosamente tra la normalità e la paranoia.
Così, quando vediamo Milena su un letto di ospedale in lotta tra la vita e la morte dopo essersi apparentemente avvelenata con un’overdose di farmaci, seguiamo con estremo interesse le indagini dell’ispettore Netusil che vuol vederci chiaro in quello strano tentativo di suicidio.

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Harvey Keitel

Il comportamento di Alex, quando viene interrogato, è estremamente sfuggente tanto da indurre Netusil a stringere l’uomo in un angolo.
Così, attraverso una serie infinita di flashback, apprenderemo la verità sulla storia d’amore e morte tra Milena e Alex…
Dipinto cinematograficamente come una serie di quadri di Klimt o di Egon Schiele, ossessionato da musiche bellissime composte da Keith Jarrett, degli Who e di Billie Halliday Il lenzuolo viola, film del 1980 diretto dal controverso maestro Nicholas Roeg, è un viaggio movimentato e complesso nei meandri della psiche di due personaggi in cerca di se stessi e di un rapporto con gli altri che finiscono per fagocitarsi e invischiarsi in una relazione torbida e inestricabile.

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Quando Roeg dirige Il lenzuolo viola (Bad timing) ha alle spalle 4 film di per se memorabili anche se in modo molto differente; L’uomo che cadde sulla Terra, A Venezia… un dicembre rosso shocking, Walkabout-L’inizio del cammino e Sadismo sono di per se autentiche perle in quattro generi cinematografici completamente diversi. Dei primi tre film ho già parlato, esaltando i virtuosismi dietro la macchina da presa di Roeg, che aveva alle spalle quasi vent’anni da assistente operatore.

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Art Garfunkel

La svolta che Roeg da al cinema consiste in un uso quasi psichedelico della MDP unita a sceneggiature completamente innovative, con dialoghi scarni o quasi inesistenti (come in Walkabout) e con una potenza visiva davvero sorprendente.
Con Il lenzuolo viola Roeg torna al cinema 5 anni dopo lo straordinario successo di pubblica ( e in parte) di critica ottenuto da L’uomo che cadde sulla terra; questa volta la scelta è sul rapporto di coppia, un rapporto che ci appare subito minato alle fondamenta.
Troppo diversi i personaggi, troppo particolare la psicologia di Alex, pericolosamente in bilico tra la depravazione morale e un assolutismo affettivo che a ben guardare ha delle origini patologiche.

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Eppure l’inizio può sembrare rassicurante, con il primo incontro (il primo?) tra Alex Linden e Milena Flaherty, che guardano un Klimt che riflette oro mentre la morbida musica di Tom Waits pian piano si dissolve.
Subito dopo tutto viene spazzato via.
Il suono triste di una sirena lacera la notte; all’interno dell’ambulanza Mlena sembra respirare sempre più debolmente mentre Alex è stranamente freddo e distaccato.
Iniziano una serie di flashback che ci illuminano parzialmente sul passato della coppia, ma quanto vediamo è realmente accaduto o è la proiezione mentale di ciò che loro vorrebbero fosse accaduto?
Il film ruota attorno a questa ambiguità di fondo, così come ambiguo ci appare da subito Alex, quando in ospedale è raggiunto da Netusil, un poliziotto freddo e capace che inizia ad interrogare il glaciale professore di psicanalisi.
Così finalmente vediamo frammenti di verità, a partire dalla festa in cui Mlena e Alex sono rimasti folgorati l’uno dall’altra.

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Seguiamo anche i pensieri di Milena, donne pericolosamente vicina all’alcolismo, una donna libera e disinibita che però nasconde probabilmente una grande insicurezza di fondo.
Mentre Netusil indaga, seguiamo anche il torbido rapporto che si instaura tra Milena e Alex, la sua gelosia crescente, le sue piccole manie sessuali.
Vediamo anche Alex scoprire che la donna è sposata con un uomo che non ama più, dal quale lui vorrebbe farla divorziare.
Forzature, piccoli drammi, incomprensioni che diventano sempre più ampie, incolmabili.
Il lenzuola viola è quindi un noir assolutamente atipico, perchè la sua struttura è quella ad incastro, un gioco di scatole cinesi in cui la verità sembra essere celata in qualche scatola successiva; ogni volta che se ne apre una, ecco il rimando alla prossima e così quasi fino all’infinito.
Per costruire il suo rompicapo, Roeg aveva bisogno di un cast che esprimesse compiutamente il carattere “labirintico” dei due principali protagonisti e così il regista londinese scelse due attori non di primissimo piano;

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per il ruolo complesso di Milena ecco Theresa Russell, bellissima ed enigmatica attrice californiana al suo primo ruolo importante e Art Garfunkel, molto più conosciuto in ambito musicale ma autore fino ad allora di due apparizioni davvero notevoli nei film di Mike Nichols Comma 22 e Conoscenza carnale. Garfunkel, inspiegabilmente sottovalutato da Hollywood ripaga Roeg con un’interpretazione magistrale del personaggio paranoico di Alex mentre la futura signora Roeg è una piacevolissima sorpresa. Aldilà della seducente bellezza del volto e del suo fisico praticamente perfetto, la Russell consegna un ritratto memorabile della sfortunata Milena Flaherty giocando splendidamente sull’ambiguità del personaggio e in definitiva facendo esattamente ciò che Roeg voleva, mantenere cioè il personaggio in un limbo immateriale in cui la psicologia di Milena risulti inafferrabile o comunque che appaia come uno specchio dai moltissimi riflessi.

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Theresa Russell

 

Bravo anche Harvey Keitel che interpreta l’implacabile Netusil, l’uomo deputato a incastrare le tessere del mosaico con pazienza infinita e con intuizione.
Parlavo prima della controversa uscita del film, a cui la critica ha riservato elogi senza fine o stroncature inappellabili.
Valga per tutte la recensione sintetica che dice “Un film malato fatto da malati per i malati...” di un non meglio identificato critico americano,

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mentre stranamente Morandini parla di un film “Affascinante, intrigante, ai limiti del Kitsch“. Ugualmente diviso il pubblico, ma non poteva essere diversamente.

Un film molto complesso, forse troppo.
Innegabilmente però tutti lodano la splendida fotografia di Roeg, l’ambientazione decadente in una Vienna misteriosa e le intepretazioni degli attori citati.
Ci sono quindi tutti i motivi per immergersi in una pellicola che potrà non piacere ma che non lascerà assolutamente indifferenti.

Il lenzuolo viola
Un film di Nicolas Roeg. Con Art Garfunkel, Harvey Keitel, Theresa Russell, Denholm Elliott, Daniel Massey,Dana Gillespie, William Hootkins, Eugene Lipinski, George Roubicek, Stefan Gryff, Sevilla Delofski, Robert Walker, Gertan Klauber, Ania Marson, Lex van Delden Titolo originale Bad Timing. Drammatico, durata 129 min. – Gran Bretagna 1980.

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Il lenzuolo viola banner protagonisti

Art Garfunkel … Alex Linden
Theresa Russell … Milena Flaherty
Harvey Keitel … Ispettore Netusil
Denholm Elliott … Stefan Vognic
Dana Gillespie … Amy Miller
William Hootkins … Col. Taylor
Eugene Lipinski …Poliziotto dell’ospedale
George Roubicek …Primo poliziotto
Stefan Gryff …Secondo poliziotto
Sevilla Delofski …Receptionist ceco
Robert Walker … Konrad
Gertan Klauber …L’infermiere nell’autoambulanza
Ania Marson … Dr. Schneider
Lex van Delden …Giovane dottore

Il lenzuolo viola banner cast

Regia: Nicolas Roeg
Produzione: Jeremy Thomas
Sceneggiatura: Yale Udoff
Musiche: Richard Hartley
Cinematography: Anthony B. Richmond
Editing : Tony Lawson
Registrazioni in studio: Picture Company
Distribuzione: Rank Organisation

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