Diario di un vizio


Diario di un vizio locandina

Benito è un uomo qualsiasi.
Lo si potrebbe definire un mediocre o un anonimo appartenente alla massa.
Non ha particolari doti, è un’ombra che si muove nella società praticamente senza essere visto e senza in fondo voler attirare su di se l’attenzione.
Vive come uno zingaro, occupando squallide camere di pensioni di terz’ordine e aggirandosi per la città con i detersivi che cerca di vendere.
L’unico suo interesse sembra essere l’altro sesso unitamente all’abitudine di scrivere meticolosamente tutto ciò che accade in un diario, non mancando di elencare anche i particolari più insignificanti.

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Forse una cosa c’è, che occupa i suoi pensieri anche se marginalmente; la sua relazione instabile con Luigia.
La ragazza ha un carattere balzano e sessualmente instabile: dice di volergli bene ma lo tradisce spudoratamente.
Così la vita di Benito finisce per diventare un andirivieni di facce anonime, di amanti e di annotazioni sul diario al quale aggiunge ritagli di giornale, fino al giorno in cui misteriosamente scompare.
Lugubre e malinconico, Diario di un vizio è il penultimo film di Marco Ferreri prima del suo testamento cinematografico, Nitrato d’argento.
Diretto nel 1993, questo film è forse quello di Ferreri di più difficile lettura, il più enigmatico e probabilmente anche il più concettuale.

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Il personaggio principale, il nomade Benito, si aggira in una Roma sordida ed estraneante che assomiglia ad una città marziana tanto è lontana da un’umanità viva e pulsante.
E’ un erotomane che annota anche questo, sul suo diario, che rappresenta l’ultimo legame con una quotidianità che l’uomo respinge in toto.
Odia il suo lavoro e si vede, ama solo il sesso e vive e si muove in un mondo che sembra fetido come le sue bizzarre abitudini.
Un universo popolato da figure meschine o disarmoniche, in cui la solitudine di Benito, testimoniata dall’impossibilità di stabilire un contatto umano si fa assoluta e totalizzante.
Benito è solo ma anche se fosse in compagnia probabilmente vivrebbe nel modo in cui vive; è un mediocre e come tale non ha nessuna ambizione fatte salve quelle corporali.

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E’ il sesso il suo chiodo, quindi il suo assoluto è l’esprimersi attraverso l’eros inteso anche come bisogno primordiale e animalesco.
Attraversa la vita quasi come un ectoplasma chiuso in se stesso, affetto da questa mania da grafomane per la quale arriva a scrivere tutto ciò che gli accade, che sia un’avventura a sfondo sessuale piuttosto che la sua temperatura corporea o le sue pulsazioni cardiache.
Uno sconfitto oppure semplicemente uno qualsiasi o ancora la mediocrità eletta a virtù e quindi estensibile a buona parte dell’umanità se non all’umanità intera?
Ferreri gioca con questa ambiguità arrivando così a destrutturare il film e a renderlo simile ad un puzzle in cui ogni tassello invece di portare ad un quadro d’assieme porta ad un risultato finale che non vedrà mai il puzzle ricomposto ma solo le migliaia di pezzi non collocabili in nessun modo.

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Sabrina Ferilli

Diario di un vizio è qualcosa di diverso da un film e per certi versi assomiglia ad una piece teatrale del teatro dell’assurdo.
Non fosse per lo sfondo cittadino così alienante ma presente, lo si potrebbe sostituire con un fondale e il risultato sarebbe lo stesso; in fondo quel che conta è Benito con la sua ossessione.
Anche l’unico personaggio se vogliamo “animato” che si muove sullo stesso piano logico, ovvero l’incostante e fedifraga Luigia non ha una funzione vitale nell’esistenza di Benito visto che è totalmente inaffidabile.

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Jerry Cala

Il legame del protagonista con la donna è un continuo tiramolla che lascia Benito privo di un punto di riferimento che non sia quello effimero del rapporto carnale; Luigia lo tradisce spudoratamente e in fondo anche lu non fa niente di diverso che quello di inseguire con pervicacia le sottane che incontra.
Un’esistenza così è votata semplicemente all’autodistruzione o quantomeno ad una vita vegetativa che ha poco a che fare con l’umanità vera e dolente, pensante e pulsante.
Così quando alla fine Benito sparisce lasciando come unica traccia di se quel diario così volutamente assurdo, viene da pensare che il cerchio sia chiuso e che qualsiasi movimento da questo momento in poi può essere solo circolare.
Benito è scomparso, la cosa non interessa nessuno e non interessano i motivi per cui ha fatto le sue scelte.
Un film molto ostico, questo di Ferreri, anche perchè pervaso da un nichilismo disperato e totalizzante, che elimina alla radice qualsiasi speranza e qualsiasi illusione.
La disumanità dei personaggi diventa un’allegoria della disumanità della vita.

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Marco Ferreri ci sorprende anche con il cast: ti aspetti un attore drammatico nei panni di Benito ed ecco che lui ti propone Jerry Cala, un attore che fino ad allora si era cimentato solo in ruoli comici di grana molto grossa.
Il comico siciliano era reduce da commedie come Abbronzatissimi e Saint Tropez, Saint Tropez e la sua interpretazione del difficile e surreale ruolo nei panni di Benito Balducci appariva come una grossa scommessa.
Sorprendentemente Calà riesce a tratteggiare con misura e intelligenza il personaggio di Benito, donandogli quell’aria stralunata quasi da marziano che Ferreri aveva creato per la sua sceneggiatura.

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Nei panni di Luigia troviamo una burrosa Sabrina Ferilli, senza infamia e senza lode nella sua caratterizzazione del personaggio dell’amante/fidanzata di Benito.
Per Marco Ferreri un film che è quasi una scommessa, come del resto una scommessa è stato tutto il suo cinema anticonvenzionale; su 34 film girati non è possibile indicarne uno solo che abbia i crismi della prevedibilità.
E questo forse è il più imprevedibile di tutti.

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Diario di un vizio

Un film di Marco Ferreri. Con Jerry Calà, Sabrina Ferilli, Valentino Macchi, Letizia Raneri, Cinzia Monreale, Piero Nicosia, Laetitia Laneri, Anna Duska Bisconti, Luciana De Falco, Doriana Bianchi, Maria Rosa Moratti, Massimo Bucchi Drammatico, durata 90 min. – Italia 1993.

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Diario di un vizio banner protagonisti

Jerry Calà: Benito Balducci
Sabrina Ferilli: Luigia
Valentino Macchi: Chiominto
Piero Nicosia: Il poliziotto cugino di Luigia
Cinzia Monreale: La ragazza della neve

Diario di un vizio banner cast

Regia Marco Ferreri
Soggetto Liliana Betti
Sceneggiatura Riccardo Ghione,Liliana Betti,Marco Ferreri
Produttore Vittorio Alliata
Casa di produzione Società Olografica Italiana
Distribuzione (Italia) IIF – Skorpion Entartainment
Fotografia Mario Vulpiani
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Victorio Pezzolla, Gato Barbieri
Scenografia Tommaso Bordone
Costumi Nicoletta Ercole

Una Risposta

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