Non aver paura della zia Marta


Richard Hamilton, sua moglie Nora e i due figli Giorgia e Maurice partono per la residenza di campagna di proprietà della zia di Richard, Marta.
E’ un fine settimana speciale, per Richard; lui, sua zia Marta, non la vede da tantissimi anni, in quanto la donna è stata rinchiusa in un ospedale psichiatrico.
All’arrivo nella casa di campagna la famiglia Hamilton è accolta dal custode della stessa, che non nasconde la sua ostilità verso gli Hamilton.


Mentre in un clima poco idilliaco, in contrasto con la bellezza del posto, gli Hamilton sono in attesa di ricevere la visita di zia Marta, un misterioso assassino inizia a massacrare i componenti della famiglia.
Vengono uccisi in sequenza Maurice, Nora e Giorgia, quest’ultima accoltellata brutalmente mentre fa la doccia.
L’assassino arriva anche a mettere a tavola tutta la famiglia sterminata, mentre Richard apprende finalmente la verità su sua zia e sull’identità dell’assassino.
Quest’ultimo altro non è che il custode, che ha ucciso tutta la famiglia di Richard per vendicare Marta che venne rinchiusa dalla mamma di Richard in un manicomio da sua sorella, che voleva impadronirsi dell’eredità di Marta stessa per se e per suo figlio Richard.


Dopo aver scoperto che il custode della casa conserva il corpo mummificato di Marta, Richard ingaggia una lotta mortale con il custode, che avrebbe la meglio se non avvenisse un colpo di scena: Richard non ha vissuto realmente i fatti descritti, ma ha semplicemente sognato tutto.
In realtà ha avuto un incidente nel quale tutta la sua famiglia è perita, con conseguente vendetta finale di zia Marta.
Mario Bianchi, regista di b movies fino a questo esperimento di thriller/horror peraltro degno del suo passato di regista di film minori, dirige un’opera che definire brutta è solo esercizio di stile.
Mal diretto, con una sceneggiatura elementare in modo allarmante ed un finale assolutamente fuori dalla logica, Non aver paura della zia Marta può essere definito il classico esemplare di cinema trash dei tardi anni 80.


Difficilissimo, se non impossibile, trovare un solo elemento rimarchevole in un film in cui gli unici momenti di tensione (davvero relativa) sono legati alle morti in rapida successione dei vari componenti della famiglia Hamilton.
Le uniche due occasioni riguardano la morte di Nora, decapitata in una soffitta e quella di Giorgia, assassinata mentre fa la doccia con la mdp che indugia sulle prosperose forme di Jessica Moore mentre per il resto del film predomina un senso di involontaria comicità, legata a scenette insulse come il pestifero fratellino Maurice che spaventa sua sorella con una lucertola (sic)

o quella sicuramente di comicità assoluta in cui Richard si ritrova a tavola con tutti i suoi familiari morti e seduti come stessero per mangiare mentre lui si guarda attorno con espressione stupita ma non più di tanto.
Parlavo prima della sceneggiatura, così astrusa e sconclusionata da risultare involontariamente comica; perchè il custode conserva il corpo brulicante di vermi della famigerata zia Marta e lo bacia con passione? Che legame esisteva fra loro due? Come ha fatto zia Marta, folle dopo esser stata rinchiusa ingiustamente in manicomio, ad uscire dallo stesso e perchè non si è ripresa la sua eredità?
Sono domande elementari alle quali però il regista non risponde, preferendo puntare sulla mano misteriosa che massacra la famiglia con efferatezza, su qualche scenetta blandamente erotica (vedere i nudi fugaci della Russo e quelli più corposi della Morre) e su qualche effettaccio horror.


Nel film non c’è nient’altro, se non confusione, noia e banalità.
Il cast è assemblato a basso costo, come del resto il film  e mostra la corda con il compianto Gabriele Tinti spaesato come non mai, con una Adriana Russo in evidente imbarazzo e con Jessica Moore che esprime solo un fisico appetitoso e procace.
Null’altro da segnalare in una pellicola davvero scialba e che non vale assolutamente nemmeno una visione di sfuggita.


Non avere paura della zia Marta
Un film di Mario Bianchi. Con Adriana Russo, Gabriele Tinti, Jessica Moore, Maurice Poli Thriller, durata 88 min. – Italia 1989.

Adriana Russo: Nora Hamilton
Gabriele Tinti: Richard Hamilton
Anna Maria Placido: mamma di Richard
Jessica Moore: Georgia Hamilton
Maurice Poli: Thomas
Massimiliano Massimi:
Edoardo Massimi: Maurice Hamilton
Sacha M. Darwin: zia Marta

Regia Mario Bianchi
Soggetto Mario Bianchi
Sceneggiatura Mario Bianchi
Produttore Luigi Nannerini, Antonino Lucidi
Casa di produzione Distribuzione Alpha Cinematografica
Fotografia Silvano Tessicini
Montaggio Vincenzo Tomassi
Musiche Gianni Sposito
Trucco Pino Ferranti

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4 Risposte

  1. Sono in disaccordo! Della serie di film “Lucio Fulci presenta” è senza dubbio il migliore (figuriamoci gli altri, mi dirai, e lì avresti ragione) e le tette della Ottaviani sono una delle prove dell’esistenza di Dio…

  2. Mi dispiace leggere certe recensioni. In questo film evidentemente colui che ha scritto il commento non ha saputo apprezzare le tecniche utilizzate dal regista del film. Convengo sul fatto che alcuni espedienti avrebbero potuto essere utilizzati in modo nettamente migliore. Ad esempio, la morte della figlia sotto la doccia è una palese copiatura di Psyco (approposito, perchè questo elemento particolarmente rilevante è stato omesso nell’analisi??) e obiettivamente non credo che questi riferimenti cosi espliciti ad altri film di maggior blasone siano efficaci, Tutt’altro: evidenziano il distacco tra le due pellicole, tra l’originale che ha fatto storia e la copiatura che di suo, di nuovo, non aggiunge nulla. Detto questo però, non trovo corretta l’analisi di cui sopra. In primis trovo eccezionale il colpo di scena finale. Da un significato a tutto l’impianto narratologico: la vendetta della zia c’è stata, ma non nei modi grotteschi ed eccessivamente fantasiosi visti in precedenza. Resta allora il dubbio: l’incidente è frutto della casualità, della disattenzione del padre o proprio della maledizione lanciata dalla zia?? Onestamente, non credo ci potesse essere finale migliore. Anche gli altri espedienti nel complesso mi sembrano azzeccati. Ed il ritmo del film è sufficientemente incalzante. Per cui non mi trovo d’accordo nella maniera più assoluta con l’analisi letta e credo che chi le scriva debba prestare maggior attenzione a tutti i dettagli e non aspettarsi sempre il solito ed ormai esasperato “lieto fine”

    • Credo di essere in buona compagnia, ovvero di avere moltissimi alleati fra coloro che hanno visto questo film e lo hanno giudicato una bruttura.Sul Davinotti non ho letto una sola opinione favorevole; aldilà di questo ogni opinione è legittima, per cui se la sua analisi è questa la rispetto, pur non condividendola in nulla.Ciao e grazie

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