La montagna sacra


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Un compito difficile quanto risolvere un’equazione di Einstein, quello di recensire La montagna sacra (La montaña sagrada,The holy mountain) di Alejandro Jodorowsky.
Un film che a distanza di 40 anni esatti non può che far discutere, litigare o far esaltare, arrabbiare o lasciare stranito lo spettatore che si avvicini ad esso incautamente.
Un’opera che anche cinematograficamente sembra fuori posto; fatte le debite (ed incaute) proporzioni, assomiglia d un museo caotico e confusionario, nel quale vengano esposte alla rinfusa opere di Raffaello o Michelangelo accostate a quelle di Dali e Picasso, di Modigliani accanto a Fontana.

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Ecco proprio all’artista di Rosario si può accostare, giusto concettualmente, l’opera di Jodorowsky; perchè la visionarietà del film può ben accostarsi alla straordinaria esperienza di Fontana, l’artista che aprì le porte ad un nuovo modo di concepire l’arte, con quei suoi tagli sulla tela che invitavano il fruitore stesso dell’opera ad andare oltre la visione del taglio stesso, cercando così un nuovo spazio aldilà del taglio che facesse spaziare la mente oltre i limiti fisici stessi dell’opera.
Jodorowsky gira La montagna sacra tre anni dopo l’esaltante risultato raggiunto da El topo, la sua opera fino ad allora più famosa.

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Il poliedrico artista cileno, che nella sua vita ha sperimentato praticamente di tutto, dalla letteratura ai fumetti, dal teatro al cinema stesso, gira questa pellicola con intenti chiaramente provocatori, quasi volesse esprimere per immagini la summa del suo pensiero politicamente scorretto ma anche innovativo e per certi versi geniali.
Un film particolarissimo, carico di simbolismi che spaziano senza soluzione di continuità attraverso immagini dissacratorie ed ermetiche, a tratti blasfeme o cariche di una fortissima rabbia che resta generalmente inespressa.
La trama del film è molto semplice, anche perchè nell’economia stessa della pellicola ha un’importanza relativa, asservita com’è alla dimostrazione del teorema finale; un giovane ladro, che assomiglia a Gesù, con la compagnia di sei Signori, un assistente e un mistico, intraprende un lungo viaggio per raggiungere la montagna sacra, sulla quale ci sono i nove saggi che posseggono il segreto dell’immortalità.

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Ci arriveranno ma scopriranno una verità semplice e fondamentale…
Da come si evince da questa sintesi, la trama del film di Jodorowsky è un pretesto per raccontare un viaggio iniziatico nel quale contano molto più le esperienze del ladro/Gesù, visualizzate sullo schermo da immagini dadaistiche e surreali, piuttosto che il viaggio in se, che avrà una conclusione spiazzante ma solo per il meno scafato dello spettatore.
L’immortalità dei mistici e dei loro compagni di viaggio è allo stesso tempo una chimera e una irrealtà: cosa c’è di immortale nell’universo? Nulla, assolutamente nulla, perchè l’universo stesso è nato dal Big bang e si ritrae fino a ritornare ai primordi, probabilmente per eoni di tempo.
Filosofia spicciola o tentativo estremo di ricerca di una verità da far fruire allo spettatore nel tentativo di farlo riflettere sui misteri della vita?

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O semplicemente esercizio di stile, bizzarra rappresentazione di riferimenti alchemici e mistici, religiosi e panteisti?
Ecco, l’essenza del film di Jodorowsky sta tutta in questa serie di domande, che naturalmente non hanno risposta.
Il regista cileno scandalizza, turba, espone in maniera criptica riferimenti a tutto e a niente allo stesso tempo, riducendo alla fine il film stesso ad una lunghissima sequela di immagini scollegate l’una dall’altra, chiuse da un finale che vorrebbe essere spiazzante sopratutto quando i famosi saggi immortali svelano i loro volti.
Ma allora quale è la chiave di lettura di La montagna sacra?
Forse la più probabile è la ricerca dell’io, che non può coincidere con quella dell’immortalità, proprio per la mancanza pratica della stessa. E’ attraverso la realizzazione della ricerca dell’io che si compie la perenne ricerca dell’uomo, teso alla scoperta delle proprie origini e del proprio divenire.

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Se questa è la chiave di lettura ( e non sono affatto certo che lo sia), allora Jodorowsky sceglie la via più complicata per illustrare il suo percorso di ricerca.
E’ davvero impresa improba districarsi fra immagini in contrasto con le parole che i personaggi pronunciano, anche se l’inizio della ricerca sembra indicare una logica semplice delle cose.
Avete potere e denaro, ma siete mortali.Sapete che non potete sfuggire alla morte, ma l’immortalità può essere raggiunta.In ogni tradizione si parla di montagne sacre…nove uomini immortali vivono sulla montagna,dal picco più alto dirigono il nostro mondo
Sembrerebbe tutto lineare, semplice. E invece ci troviamo proiettati in un delirio metafisico e surrealista, antireligioso all’eccesso.

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Troviamo l’uomo con un anello vescovile che si toglie un occhio (l’occhio dello scandalo?) e il Cristo che divora il suo corpo dopo essere stato allontanato dal papa,il papa morto che sembra essere in uno stato “zombistico” tanto da autoassolversi dai peccati. Assistiamo alla trasmutazione alchemica delle feci in oro, che l’alchemista opera con le parole “Vuoi l’oro?Non sei che merda. Puoi cambiare te stesso in oro
Fino all’incontro con l’alchimista, il personaggio/Gesù in fondo altro non ha fatto che tentare di spogliarsi del suo ruolo di Messia e di speranza per i cristiani; dopo, con l’incontro degli altri nove compagni che lo affiancheranno nella ricerca dei nove saggi assistiamo ad un’analisi sul potere tramite un’allegoria esplicitata attraverso immagini fra le più disparate.
In ultimo l’arrivo alla montagna, con la scoperta che il viaggio altro non è stato che un viaggio in se stessi, alla ricerca di un io tanto trascurato e che invece dovrebbe essere al centro del viaggio dell’uomo.

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Permettetemi un excursus personale sul film, ricordando la visione dello stesso in un cinema di periferia della mia città esattamente quarant’anni addietro.
Era una sera fredda e andai a cinema perchè davvero non avevo nulla da fare; scelsi il film di Jodorowsky senza sapere assolutamente nulla di lui e dei suoi lavori precedenti.
Eravamo non più di 50, nel cinema e alla fine del primo tempo eravamo rimasti la metà.
A fine proiezione eravamo in pochissimi, gli altri erano andati via bestemmiando e borbottando; io rimasi qualche minuto dopo che le luci si erano accese, convinto di aver assistito alla proiezione di un capolavoro assoluto.
Tali e tante erano state le immagini devastanti che avevano popolato lo schermo da avermi impressionato la mente in maniera indelebile.

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Qualche anno addietro ho rivisto il film, riportandolo nel suo giusto collocamento, ovvero quello di una pellicola innovativa e sperimentale, affascinante per certi versi, irritante per altri.
Non un capolavoro, quindi, ma un’opera originale con tanti pregi e altrettante pecche.
La montagna sacra è un’opera oggi facilmente rintracciabile in rete, dopo che l’ostracismo verso il film è finalmente saltato; c’è un’edizione digitale splendida che ha restituito alla pellicola i colori vividi con i quali è stato girato. Purtroppo è praticamente impossibile vedere il film sui canali televisivi.

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La montagna sacra
Un film di Alejandro Jodorowsky. Con Alejandro Jodorowsky, Horacio Salinas, Ramona Sanders, Valerie Jodorowsky, Ana De Sade, Jacqueline Voltaire, Juan Ferrara, Leticia Robles, Adriana Page, Burt Kleiner, Nicky Nichols, Richard Rutowski, Luis Lomeli, David Kapralik, Guadalupe Perullero, Robert Taicher, Hector Hortega Titolo originale The Holy Mountain. Fantastico, durata 115′ min. – USA 1973

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La montagna sacra banner personaggi

Alejandro Jodorowsky: l’Alchimista
Horacio Salinas: il ladro
Zamira Saunders: la donna
Juan Ferrara: Fon
Adriana Page: Isla
Burt Kleiner: Klen
Richard Rutowski: Axon
Valerie Jodorowsky: Sel
Nicky Nichols: Berg
Jacqueline Voltaire: moglie del turista
David Kapralik: il turista

La montagna sacra banner cast

Regia Alejandro Jodorowsky
Sceneggiatura Alejandro Jodorowsky
Produttore Alejandro Jodorowsky, Allen Klein, Roberto Viskin
Produttore esecutivo Robert Taicher
Casa di produzione Allen & Betty Klein and Company, Producciones Zohar
Distribuzione (Italia) Raro Video
Fotografia Rafael Corkidi
Montaggio Federico Landeros
Musiche Don Cherry, Ronald Frangipane, Alejandro Jodorowsky
Costumi Alejandro Jodorowsky, Nicky Nichols
Trucco María Eugenia Luna

La montagna sacra banner citazioni

Questa è la vita reale? No! Questo è un film! Zoom indietro…
Vuoi l’oro?Non sei che merda. Puoi cambiare te stesso in oro
Sapere, osare, volere, tacere.
La pietra filosofale degli alchimisti non è altro che LSD
“Il mio pianeta è mia moglie”
“L’Apocalisse e il Libro tibetano dei Morti sono un’esperienza alla mescalina”
“Più umani che mai… la realtà. Questa vita è realtà? No, è un film. Non siamo che immagini, fotografie. Romperemo l’illusione! Questa è magia! La vita reale ci attende”.

La montagna sacra banner recensioni

L’opinione dell’utente Ford, dal sito http://www.davinotti.com
“Sequela implacabile di disturbanti sequenze surreali. Jodorowski dirige con classe un trionfo del rivoltante che diventa bello in quanto cinema e il finale metafilmico non fa altro che confermare che il cinema è bello quando fa vedere quello che non c’è, il moralista schifato dalle scene forti di questo film non è altro una persona che attribuisce significati che un fascio di luce o un pugno di pixel in realtà non danno. Le magnifiche scenografie sono il punto in più di questo film stupendo, concreto e impossibile allo stesso tempo.”

L’opinione dell’utente alfatocoferolo dal sito http://www.filmtv.it
Cervellotico, filosofico, visionario. Le prime tre parole che mi son venute in mente terminata la visione di questo elaborato (e per certi versi criptico) capolavoro di Jodorowsky. Inizialmente l’idea prevalente era quella di assistere ad un frammentario ed incongruente assemblamento di immagini grottesche e allucinate (uccelli che prendono il volo da una ferita al cuore di un fucilato, un mistico che viene replicato in infinite sagome di cera, rane travestite da crociati che interpretano una battaglia sanguinosa e tanto altro) ma nel seguito appare comunque chiara l’esistenza di un filo conduttore che permette di armonizzare il tutto. Un lavoro che richiama l’opera di Dalì e Bunuel, probabilmente non adatto a tutti i palati ma sicuramente suggestivo e di grande impatto estetico.

L’opinione dell’utente Giacomo dal sito http://www.filmup.leonardo.it
Ripropone simbolicamente tutte le tappe che l’individuo ha da percorrere per compiere l’opera cui ogni essere vivente è destinato. dal risveglio alle morti dell’io, dalla mandorla mistica all’enneagramma, dall’oro all’io mostruoso, dai tarocchi ai pianeti, dall’integrazione finale all’illusione finale: c’è tutto. ovviamente bisogna avere una chiave d’interpretazione per cogliere il significato dei simboli e poter conferire coerenza ad un film che appare sconclusionato e narcisista. ma i simboli utilizzati sono i simboli, pertanto laddove non arriva l’io ci arriva senz’altro l’inconscio dello spettatore. da vedere e rivedere più volte nella vita.

L’opinione dell’utente Luca dal sito http://www.filmup.leonardo.it
La montagna sacra mi ha colpito. Lo sforzo del cineasta cileno più famoso del mondo è notevole. Non riesco a capire perchè questo film mi piace, ma una cosa è certa, mi piace. Eccessivo all’inverosimile, raffigura semplicemente l’arte figurativa e simbolica di un filosofo – poeta. Il film dice tutto e non dice niente. Nel momento in cui cerchiamo di imbrigliarlo in un contesto razionale ci ritroviamo a brancolare seriamente nel buio. Certo, è riferito all’uomo, alla vita e alla morte, all’amore e l’odio, alle perversioni e alle fantasie malate, ma il film è una parodia di se stesso, così ricco di significati calpestati di volta in volta dalle parole del regista stesso che induce alla povertà del corpo e ci sprona alla ricchezza dello spirito, alla fine è un film che vuole diventare reale, ironia della realtà che vuole diventare film. Fondamentalmente l’ho capito, a parte i simbolismi più ermetici e esoterici, ma credo che non bisogna per forza essere laureati o maghi alchimisti per apprezzare un film incredibile, pregnante, tecnicamente perfetto, ispirato, comico e estremamente tragico, realista e fuorviante, una condanna e un’accettazione. Una regia perfetta, un impiego di mezzi, comparse, attori e scenografie da colossal. L’ho visto due volte, ma credo che l’ho rivedrò tante altre volte ancora. E spero di cogliere sempre nuove sfumature. Una simbolica galleria di suggestioni visive di enorme impatto emotivo mescolate ad un ermetismo concettuale misterioso e affascinante che premio a pieni voti, un capolavoro del 1973, una pellicola che gronda sudore e produce sperma e merda, ma che fusi insieme producono oro, l’uomo è la pietra filosofale, questo film è prezioso come l’oro. Grazie ALEJANDRO.

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2 Risposte

  1. Ne ho sempre sentito parlare molto, ma mai avuto piacere di vederlo, me lo consigli? di Jodorowsky conosco un pò meglio la produzione fumettistica

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