La ragazza del bagno pubblico


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Un film tenero e malinconico, drammatico e per certi versi sfuggente.
Una storia d’amore, una storia d’inquietudine adolescenziale, il tutto sullo sfondo di una Londra tetra e grigia.
Tutto questo è La ragazza del bagno pubblico, Deep end nella versione originale; Deep end, con riferimento alla piscina del bagno pubblico in cui è ambientata la storia che coinvolge due giovani, il quindicenne Michael e la ventenne Susan, caratterizzato anche e sopratutto condito da un finale di rara bellezza e intensità.
Diretto da Jerzy Skolimowski, regista attore e sceneggiatore polacco, esule da una Polonia ancora sotto la ferrea morsa del comunismo imposto dall’Urss, La ragazza del bagno pubblico è opera fondamentale nella filmografia del regista, forse la sua opera meglio riuscita.Un film che racconta quasi in maniera dimessa l’impossibile storia d’amore unilaterale di un adolescente strano, come tutti quelli della sua età se vogliamo.

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Jane Asher

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E di una ragazza più grande, disinibita, che lavora nel bagno pubblico in attesa di un futuro migliore.
Un incontro tra giovani, quindi ma tra giovani che hanno alle spalle due storie diverse;Michael si sta affacciando alla vita, Susan sa già cosa vuole.
Lei ha progettato il suo futuro costruito attorno al fidanzato, un giovane benestante che le potrà dare l’agiatezza che desidera.Intanto, però, si concede con estrema disinvoltura ogni genere di avventura.
Questo è il quadro iniziale attorno al quale ruota la vicenda dei due giovani,forse banale, ma in fondo sono banali le due esistenze analizzate, perchè banale è lo sfondo sul quale si stagliano le loro esperienze, squallido addirittura il teatro principale della vicenda, un bagno pubblico frequentato non dalla middle class, ma da un proletariato urbano uniforme e grigio.
Vediamo la trama del film e il suo svolgimento.

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Michael è un quindicenne come tanti, che ha lasciato la scuola e trova lavoro in un bagno pubblico.
Qui è impegnata anche Susan, ragazza sessualmente disponibile, bella e totalmente disinibita.
E’ proprio Susan a dare dei consigli a Michael su come svolgere al meglio il proprio lavoro nell’intento di permettergli di raggranellare qualche mancia in più.
Ben presto Michael si rende conto di essere attratto dalla ragazza e si scopre geloso dei suoi numerosi amanti; ma Susan gioca a fare la ritrosa, forse perchè lui è davvero troppo giovane o forse più semplicemente perchè è nella sua natura giocare con i sentimenti.
Michael consuma lentamente un’ossessione tutta personale verso la ragazza; arriva a spiarla e a rubare una sua gigantografia con la quale fa il bagno nella piscina del posto in cui lavora.
Il quotidiano squallore del suo lavoro è anche testimoniato dalle avance di una donna ormai avanti negli anni, che cerca inutilmente di sedurre il giovane, che ormai non sogna altro che Susan.

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Un giorno la ragazza smarrisce un anello nella neve e Michael, ingegnosamente, lo recupera sciogliendo la neve stessa in un bollitore.
Nel frattempo continua a seguire le spericolate e spregiudicate evoluzioni sentimentali/sessuali di Susan, che si concede anche ad un suo vecchio insegnante.
Ma il recupero dell’anello vale per Michael la ricompensa agognata; Susan gli si concede, salvo poi correre dal fidanzato quando questi la chiama.
Il giocattolo si è rotto e per Michael l’ossessione si è trasformata in gioia dapprima e in incubo in seguito.
Il finale, assolutamente drammatico, è dietro l’angolo….
Non c’è l’happy end, non c’è il “e vissero felici e contenti”, ma solo la realtà di un amore non corrisposto, quella di un’adolescenza interrotta bruscamente, quella di una vita spezzata da un destino cinico e baro.
Tutto il percorso del film, a partire dai primi turbamenti di Michael per finire con la stupenda sequenza in cui il ragazzo abbraccia il corpo di Susan, finisce per arrestarsi davanti a quella che sembra l’ineluttabilità del fato.
Non ci sarà un futuro “normale” per Michael, non ci sarà alcun futuro per Susan.

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Una fotografia delicatissima, la voce di Cat Stevens, alcune sequenze da applausi; e un cast sopraffino.
Questi i punti forti del film, pur costruito su una vicenda all’apparenza banale; ma non è banale il malessere adolescenziale, così come non è banale, ma tristemente irresolubile, la dicotomia tra le aspirazioni e la routine quotidiana.
Skolimowski crea un’opera di rara bellezza, dosando con abilità le componenti fondamentali del film;affida il ruolo del giovane Michael all’attore inglese John Moulder-Brown, futuro interprete di tante fiction tv e ragazzino prodigio fin dal suo esordio a 5 anni nel film Death Over My Shoulder ).
Moulder Brown nel 1970 ha diciassette anni, ma è in quell’età in cui un adolescente è indecifrabile all’anagrafe;ad affiancarlo c’è l’affascinante Jane Asher, che interpreta Susan e che quando gira il film ha 24 anni, quindi è più che credibile nel suo personaggio, anche anagraficamente.

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L’attrice inglese, vera icona della tv inglese, condivide con Moulder Brown la giovane età d’esordio sul set; lei ha sei anni quando viene scritturata per Mandy la piccola sordomuta (1952) e dopo questo film, che la rese ancor più famosa tornò ad occuparsi di serial tv, la sua vera passione.
Una coppia ben assortita quindi, che del resto monopolizza tutta la storia.
A margine invece è relegata la celebre Diana Dors, che nel film ricopre il ruolo della donna matura che tenta di sedurre il giovane Michael.
In sostanza,un film molto ma molto bello, uscito in un anno che definire strepitoso cinematograficamente dal punto di vista qualitativo è davvero riduttivo: basti pensare alla contemporanea uscita sugli schermi di prodotti come Zabriskie Point,Soldato blu, M.A.S.H.,Piccolo grande uomo,Cinque pezzi facili,Il conformista, I senza nome,Un uomo chiamato cavallo,Comma 22,Una squillo per l’ispettore Klute,I diavoli,Tristana… e potrei ancora continuare a lungo.
Un film anche molto raro da veder passare in tv e altrettanto raro da trovare in rete.Curiosamente su You Tube ci sono molti spezzoni del film, ma nessuna versione intera.

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La ragazza del bagno pubblico
Un film di Jerzy Skolimowski. Con Jane Asher, Diana Dors, Karl Michael Vogler, John Moulder Brown Titolo originale Deep End. Drammatico, durata 88 min. – USA, Germania 1970

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La ragazza del bagno pubblico banner personaggi

Jane Asher: Susan
John Moulder-Brown: Mike
Karl Michael Vogler: Istruttore
Christopher Sandford: Chris
Diana Dors: cliente
Louise Martini: prostituta
Erica Beer: cassiera
Anita Lochner: Kathy
Anne-Marie Kuster: receptionist del night club

La ragazza del bagno pubblico banner cast

Regia Jerzy Skolimowski
Sceneggiatura Jerzy Skolimowski, Jerzy Gruza, Boleslaw Sulik
Produttore Helmut Jedele
Produttore esecutivo Judd Bernard
Casa di produzione Maran Film, Kettledrum Films
Distribuzione (Italia) PEA
Fotografia Charly Steinberger
Montaggio Barrie Vince
Musiche Cat Stevens e The Can
Scenografia Anthony Pratt, Max Ott Jr.
Costumi Ursula Sensburg
Trucco Elke Müller

La ragazza del bagno pubblico banner recensioni

Di seguito, una recensione molto ben costruita da Alessandro Guatti presa dal sito http://www.mymovies.it

“Skolimowski sceglie di seguire l’evoluzione di un amore per affrontare il tema del passaggio dall’adolescenza all’età adulta, dall’immaturità alla maturità. Ma in Mike, delicato quindicenne che lascia la scuola e accetta un lavoro di custode di bagni pubblici, questo amore non compie un percorso lineare, e il suo innamoramento per l’impossibile oggetto del desiderio rappresentato dalla collega molto più grande Susan, anziché pacificarsi e cristallizzarsi in una fantasia o in un sogno ad occhi aperti o ancora in una presa di coscienza della realtà, si trasforma in un’ossessione malata e indecifrabile anche per lo stesso protagonista, che si ritrova a compiere stranezze, violenze, atti incomprensibili. Non che l’oggetto della sua attenzione sia completamente equilibrato: Susan è una donna stanca di obbedire agli ordini degli uomini, che non vuole rientrare in alcuno schema sociale e che desidera scegliere la propria vita sessuale e sentimentale. Ella rappresenta dunque l’emblema della rivoluzione sessuale e della lotta femminista che pochi anni prima della realizzazione della pellicola ha investito l’Europa. Del resto, il fatto che Susan sia un’“icona” della sessualità è oggettivato nel film da quella sagoma che pubblicizza il locale di spogliarelli e che Mike si porta appresso, sia per toglierla agli occhi dei passanti (la “sua” Susan, così pura!), sia per confrontare la vera Susan con la sua immagine commercializzata, sia, ancora, per far sì che la stessa Susan (e con lei la donna in generale) si confronti con la propria rappresentazione mediatica. Deep end diventa così anche una riflessione sul ruolo sociale della donna – oltre alla madre, sono prostitute, spogliarelliste, donne insoddisfatte sessualmente e segretarie annoiate le figure femminili con cui Mike si trova ad interagire – e su come sta cambiando la sua immagine con l’avvento degli anni Settanta. La sagoma di Susan rappresenta per Mike anche l’unica possibilità realistica di consumare l’amore-ossessione (e quindi ha una rilevante valenza feticistica), almeno fino a quando Susan si lascia trasportare da un senso di riconoscenza e rende reale ciò che era destinato a rimanere irrealizzato. Il cortocircuito che ne segue è magnificamente reso dai vividi colori di una fotografia a metà tra lo psichedelico e il sanguigno (che rosso meraviglioso!), che rispecchia sia la confusione mentale della psicologia adolescenziale sia il senso di un malessere post-traumatico.”

Ancora una recensione, presa dal sito http://www.filmtv.it,scritta ottimamente dall’utente Angelina

Lasciata la scuola,il quindicenne Michael (John Moulder-Brown) trova impiego come inserviente in un fatiscente bagno pubblico londinese,frequentato da una clientela squallida e bizzarra.Sua collega di lavoro è la bella e conturbante Susan (Jane Asher),una ventenne dai modi spicci e disinibiti.
“Non ti troverai male qui…- gli dice spiegandogli le varie incombenze – Sicuramente prenderai molte più mance di me !” “Che vuoi dire?”
“Sai…le signore preferiscono i ragazzi carini ed educati come te.E anche certi signori…”
“Allora dovrò occuparmi delle signore?”
“Penso di si.Alcune ti daranno dieci scellini per niente,solo per aver acceso le loro fantasie.Assecondale un pò,non vogliono altro…Questo è un lavoro strano.”
La bellezza di Susan e le sue provocazioni accendono in Mike una passione,non ricambiata,intrisa di tenerezza,violenza e gelosia.Susan ha un fidanzato ,Chris, insignificante,ma ricco,che dovrebbe garantirle quella sicurezza economica che va cercando,ma non esita a concedersi,sotto gli occhi di Mike,al suo amante,ex professore di scuola,sposato e di mezza età.
Ben presto la passione di Michael,giovane e inesperto,e dolorosamente vulnerabile,si trasforma in ossessione e condurrà,inevitabilmente,ad un epilogo struggente e disperato.
Splendido dramma di iniziazione al sesso e all’amore di un fragile e problematico adolescente,secondo lungometraggio girato in Inghilterra dal trendaduenne regista,sceneggiatore e attore polacco Jerzy Skolimowski,dopo”Le avventure di Gerard” (1970) e prima di “L’Australiano” (1978),che aveva collaborato come sceneggiatore con Andrzej Wajda ( “Ingenui perversi” ,1960 ) e con Roman Polanski ( “Il coltello nell’acqua” ,1962 ), da cui riprende alcune atmosfere intrise di ossessione e desiderio,mutuate però dalla lezione del Free Cinema Inglese.
Percorso da un erotismo torbido e insieme malinconico,”Deep End” evoca ,attraverso la bellissima fotografia di Charly Steinberger,che predilige i colori primari,in particolare il rosso,”come ricorrrente presagio funesto”,il lato oscuro della “Swinging London”,quegli squallidi interni dove si consuma la passione di Michael,in fragile equilibrio tra esaltazione e tormento.
Sequenze indimenticabili.La fuga di Michael,dopo aver rubato la silhouette cartonata di Susan,che ha scoperto davanti ad un locale notturno e il bagno in piscina,stretto a quell’immagine,il tentativo di sciogliere in un bollitore la neve dove si è perso il piccolo diamante che Chris ha regalato a Susan,come anello di fidanzamento,il cammeo di Diana Dors , sex symbol degli anni ’50,sfatta e vogliosa cliente alle prese con un timido e riluttante adolescente.
Infine lo splendido finale,di crudele e struggente bellezza,accompagnato dalla magnifica canzone di Cat Stevens “But I Might Die Tonight “.
Scritto in collaborazione con Jerzy Gruza e Boleslaw Sulik,Skolimowski conduce con mano sicura e autoriale questa delicata e toccante storia d’amore,in sottile equilibrio tra ironia e commozione,tra istinto e tenerezza,tra desiderio e ossessione.

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