Romanzo popolare


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Molta carne al fuoco, di vario taglio e natura, di quella che quando la hai cotta ottieni un risultato finale superiore alle aspettative tenendo conto che le hai mescolate pur cuocendo a tempi diversi.
Una metafora culinaria per indicare Romanzo popolare, opera di Monicelli datata 1974 che riporta il regista romano ai tempi più cari e sopratutto all’uso di quelli che erano i linguaggi in cui si esprimeva meglio, dopo le alterne fortune di film come La mortadella (1971) e Vogliamo i colonnelli (1973)
Come dicevo, i temi sono quelli preferiti da Monicelli, ovvero i racconti socio culturali che questa volta confluiscono in una storia che mescola argomenti complessi, come il divario culturale nord-sud, il rapporto tra lavoratori e fabbrica nei primi anni settanta, il primo timido femminismo “di massa” seguito alle aperture post 68, il profondo modificarsi della cultura stessa e della morale in un paese che si è evoluto industrialmente in maniera confusa e caotica e che ora deve affrontare le mille tematiche e i conflitti sociali aperti dopo l’autunno caldo del 69.

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Monicelli usa tutta la sua umanità, la sua capacità ironica, la sua profonda vena malinconica e nostalgica per raccontare una vicenda semplice solo all’apparenza, perchè in Romanzo popolare confluiscono i temi citati rendendo il film stesso uno spaccato esemplare di un paese che si è trasformato ma che si è evoluto in maniera frettolosa, quasi con troppa fretta dopo anni in cui alla ricostruzione seguita alla sciagurata seconda guerra mondiale è seguito il “rimbocchiamoci le maniche” che portò l’Italia a divenire una potenza mondiale in concomitanza con il boom economico degli anni sessanta.
Un boom a due velocità, in un paese unito geograficamente ma non di certo culturalmente, in cui persistono fortissime diseguaglianze in vari campi.
Il regista romano prende due storie esemplari di due cittadini qualsiasi, le racconta con ironia e molta commozione e alla fine serve un film esemplare, quasi perfetto che è davvero una rappresentazione ideale dei conflitti personali e di coppia con lo sfondo di un paese fortemente contraddittorio sopratutto a livello culturale.

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La storia racconta le vite di Giulio Basletti, prototipo dell’operaio lombardo che lavora in fabbrica, è un attivista di sinistra e nel tempo libero segue la sua squadra di calcio, il Milan e Vincenzina Rotunno, classica bellezza meridionale figlia di un collega di Giulio che lo stesso ha tenuto a battesimo.
Nonostante la differenza di età, Giulio chiede ed ottiene in moglie Vincenzina e dopo i canonici tempi della gravidanza i due diventano genitori di Francesco.
Casualmente, la vita dei due coniugi viene completamente stravolta da un piccolo episodio, il ferimento di Giovanni Pizzullo, un poliziotto meridionale, da parte di un amico di Giulio.
E’ proprio Giulio a difendere il poliziotto riuscendo a coinvolgere la gente del quartiere in un movimento di sdegno per il grave episodio; da quel momento lo stesso Giovanni inizierà a frequentare il gruppo degli amici di Giulio ed è in questo momento che nasceranno i guai.
Perchè dovendosi allontanare da Milano, Giulio al rientro troverà una situazione nuova, alla quale non è assolutamente preparato:tra Vincenzina e Giovanni è scoppiata irrefrenabile la passione.

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Entrato in conflitto con se stesso, con le sue idee e con la sua cultura Giulio cerca di evitare lo strappo con la giovane moglie, mostrandosi uomo di ampie vedute;ma l’arrivo di una missiva anonima lo costringe ad agire.
Così si reca a casa dei due amanti che nel frattempo hanno preso a vivere assieme;scoprirà che è stato Giovanni a scrivere la lettera anonima e nel diverbio che ne segue la giovane Vincenzina, umiliata dall’essere trattata quasi come un oggetto di proprietà da quei due uomini che ha amato in maniera differente, finirà per prendere il piccolo Francesco e piantare in asso i due uomini.
Anni dopo ritroviamo i tre personaggi alle prese con vite differenti; Vincenzina è diventata è ormai una capo reparto e sindacalista nella fabbrica nella quale lavora,Giovanni si è sposato ed ha un figlio mentre Giulio ormai in pensione si dedica al figlio…
Romanzo popolare è un film che spazia attraverso una vasta gamma di sentimenti, grazie al garbo e alla bravura di uno dei più grandi registi del cinema italiano, un Monicelli ironico e malinconico, satirico e descrittivo, spietato ma tenero.
I tre personaggi da lui descritti hanno pregi e difetti delle culture a cui appartengono;sono personaggi popolari, è vero, ma possono assurgere a campione descrittivo di un’intera società, divisa ancora culturalmente da secoli di appartenenza a storie completamente dissimili.

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Qua e la passaggi memorabili, come la splendida scena in cui Giulio e Vincenzina si recano al cinema a vedere un film vietato ai minori di anni diciotto e si vedono respingere all’ingresso da una maschera inflessibile l’indimenticato Beppe Viola) perchè la ragazza è minorenne, nonostante quest’ultima sia visibilmente incinta nonchè sposata.
Ogni tanto Monicelli stiletta, senza però affondare i colpi, restando sempre sui binari del dramma mescolato alla commedia:non è un drammone ma una storia ordinaria, in cui si scontrano culture e modi di vedere e che avranno il loro culmine nella fuga di Vincenzina, ormai cresciuta a tal punto da non accettare più un ruolo subalterno, ne al marito e nemmeno all’amante.
Una storia in cui dramma e commedia si fondono mirabilmente, creando un’alchimia che solo un grande come Monicelli poteva realizzare.
Grande aiuto al maestro romano arriva da Ugo Tognazzi, qui in uno dei ruoli meglio riusciti della sua sfolgorante carriera e da una splendida Ornella Muti, ormai lanciata nell’universo delle star del cinema.Terzo tassello il bravo Michele Placido, che rende credibilissima la maschera del celerino emigrato al nord che però ha conservato tutti i retaggi della cultura d’appartenenza.
Sulle bellissime note di Iannacci, il film si snoda intenerendo e facendo riflettere.
Un esempio di grande cinema, oggi da rimpiangere solamente con i lucciconi agli occhi.

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Romanzo popolare

Un film di Mario Monicelli. Con Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Michele Placido, Pippo Starnazza, Alvaro Vitali,Vincenzo Crocitti, Pietro Barreca, Franco Mazzieri, Nicolina Gapetti, Alvato De Vita, Gaetano Cuomo, Gennaro Cuomo, Lorenzo Piani, Carla Mancini Commedia, durata 102′ min. – Italia 1974.

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Ugo Tognazzi: Giulio Basletti
Ornella Muti: Vincenzina Rotunno
Michele Placido: Giovanni Pizzullo
Pippo Starnazza: Salvatore
Nicolina Papetti: moglie di Salvatore

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Regia Mario Monicelli
Soggetto Age, Scarpelli, Mario Monicelli
Sceneggiatura Age, Scarpelli, Mario Monicelli
Produttore Edmondo Amati per Capitolina Produzioni
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Enzo Jannacci
Scenografia Lorenzo Baraldi

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Recensione di Il Morandini dal sito http://www.mymovies.it
Metalmeccanico dell’hinterland milanese, cinquantenne e scapolo, sposa una ragazza del Sud, ma arriva “alla canna del gas” per il dolore quando scopre che l’ha tradito con un poliziotto meridionale e la scaccia. Stanca di essere contesa dai due come una proprietà, la donna comincia, sola col figlioletto, una nuova vita indipendente. Scritta con Age & Scarpelli (con i dialoghi in dialetto rivisti da Enzo Jannacci e Beppe Viola), è una commedia ironica e malinconica che inclina verso il melodramma. I temi che tocca (emancipazione femminile; impatto tra Nord e Sud; omologazione nei comportamenti proletari) ne fanno un tipico film nazional-popolare nel senso migliore. È un eccellente U. Tognazzi, rigenerato dai film di Ferreri, che gli dà l’acqua della vita. Musiche di Enzo Jannacci e grande successo di pubblico.

Opinione di stanley kubrick dal sito http://www.filmtv.it
(…)Romanzo Popolare è uno dei migliori film di Mario Monicelli, recentemente scomparso. Il film è forse quello che parla più dell’amore tra le pellicole del grande regista italiano. Il film si pone di diritto tra il filone à la commedia drammatica degli anni 70, pur parodiando questo decennio di rivolte operaie. Il protagonista è interpretato da un Ugo Tognazzi in gran forma e da una giovanissima Ornella Muti nel suo primo ruolo “spogliato”
Giulio Blasetti è un cinquantenne che sposa una ragazza non ancora maggiorenne, già conosciuta durante il battesimo di quest’ultima. Giulio lavora in una fabbrica e, durante una rivolta, un carabiniere viene colpito da un sasso da uno degli amici di Giulio. Così il carabiniere, Giovanni interpretato da un Michele Placido in stato di grazia, piano piano comincia a inserirsi nella banda capitanata da Giulio. Dopo la morte di una prozia di Vincenzina, la ragazza che ha sposato Giulio, suo marito va ai funerali che si terranno lontano da Milano. Intanto Giovanni comincia a corteggiare Vincenzina e, al ritorno a casa di Giulio, succede il finimondo.Il film è una dichiarazione di amore verso il cinema degli anni 70 da parte del regista. Una dichiarazione forte e chiara a cominciare dalla solita frase che Giulio dice in gran parte del film
“Tanto siamo negli anni 70”
Non a caso anche il film è uscito negli anni 70 e fu uno dei maggiori successi in quella stagione. Gli anni 70 sono uno dei periodi più belli che l’Italia ha attraversato per quanto riguarda produzioni cinematografiche e questo film lo dimostra. Quel decennio è stato anche un decennio felice per la popolazione intera italiana. Oramai la guerra era finita da tempo e tutti erano contenti. Si trovava più facilmente lavoro e tutti erano contenti. Aver vissuto in quel decennio lo considero un pregio per quelli che sono nati nei primi anni 60. Al cinema si andava in tanti a vedere anche un film d’essai. Insomma è stato un bel decennio. Peccato che non ho avuto minimamente l’opportunità di viverlo. Cosa che mi sarebbe piaciuta molto.(…)

Opinione di Mulligan 71 dal sito http://www.filmtv.it
Grande commedia “popolana”, come solo Mario sapeva fare. Un Tognazzi guasconazzo ed eccellente, un’incantevole Ornella Muti, dio se era bella, e una “storiaccia” di gelosia di “ringhiera”, con una Milano che non c’è più, e un contorno di personaggi memorabili. Il grande cinema italiano, quando ancora esisteva.

L’opinione di renato dal sito http://www.davinotti.com
Grandissimo film di Monicelli, al quale non riesco davvero a trovare un difetto che sia uno. Ambientazione e dialoghi sono spettacolari (praticamente ogni volta che Tognazzi apre bocca si ride), la struttura è intelligente ed originale, col protagonista che si mette letteralmente “alla moviola” per enfatizzare i momenti più importanti del racconto; ed in sottofondo una vena di sincera malinconia. Tognazzi monumentale a dir poco, ma anche la Muti (ovviamente doppiata) riesce a rendere con grazia una certa sensuale ingenuità di provincia.

Romanzo popolare locandina 1

“Quando la donna vuol smammare, bisogna essere un po’ brillanti: presentarsi a centrocampo e salutare”.
Le trombate totali: “Colpo più, colpo meno, 3002”.
“Dov’è che hai imparato a sparare, nei sottomarini?”
“Segua quel tram!”.
“Io quello? Solo un volto nella folla”.

 

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