Macbeth


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Nel 1971, a distanza di due anni dalla tragedia di Beverly Hills del 9 agosto 1969, in cui trovò la morte sua moglie Sharon Tate, Roman Polanski torna dietro la macchina da presa per dirigere la riduzione cinematografica del Macbeth, la tragedia di Shakespeare più cupa e drammatica.
Che la morte tragica dell’attrice avesse sconvolto il regista polacco appare chiaro sin dalla scelta del soggetto,il dramma shakespeariano incentrato sul potere e sui pericoli che esso comportano per chi si lascia da esso sedurre.
Polanski mette in scena un film dai toni se possibile ancor più cupi della tragedia;avvolge il film in un’atmosfera crepuscolare e violenta, accentuandone sia la violenta storia sia il chiaro messaggio indirizzato da William Shakespeare alle platee deputate alla rappresentazione del dramma.

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Il grande bardo aveva preso spunto dal resoconto storico delle tragiche vicende del re Macbeth di Scozia narrate da Raphael Holinshed e dal quello filosofo scozzese Hector Boece;una tragedia che narra e illustra i guasti che il potere possono generare nell’animo umano, attraverso le vicende di Macbet e della sua sposa, ancor più ambiziosa di suo marito e che nella realtà appare dominata d una sete di potere che sembra superare anche quella del marito, che nella tragedia appare quasi succube della donna.
Ma se nella tragedia shakesperiana l’elemento soprannaturale appare assolutamente dominante, una specie di nemesi alla quale Macbeth non sa e non può opporsi, preda com’è della superstizione che lo porterà a commettere atti terribili, nel film di Polanski la cosa è nettamente più sfumata.
Il ruolo di Lady Macbeth è si importante, ma non ha quella capacità totalizzante che esiste nella tragedia;il soprannaturale è elemento di contorno e le tre streghe che vaticinano il futuro di Macbeth hanno un ruolo decisamente inferiore.
Lady Macbeth non sembra avere quel peso determinante che ha in origine e Macbeth sembra agire più per istinto che per volontà della moglie.
Una differenza di non poco conto, ma che comunque non va ad inficiare il risultato finale, visto che Polanski non stravolge la tragedia, quanto piuttosto la adatta al suo modo di vedere.

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La trama è quella classica ordita da Shakespeare ,che inizia con Macbeth e Banquo, generali di Duncan che regna sulla Scozia tornare al loro paese dopo una sanguinosa guerra condotta contro i ribelli che si oppongono a re Duncan.
Durante il viaggio i due uomini si imbattono in tre streghe che vaticinano per Macbeth un futuro da sovrano subito dopo essere diventato il signore di Cawdor e per Banquo un futuro da padre di re senza però diventare in realtà mai un sovrano.
Subito dopo il ritorno a casa, Macbeth vede avverarsi la prima parte della profezia;Ross, messaggero del re comunica a Macbeth l’avvenuta nomina di signore di Cawdor.
Macbeth così parla con sua moglie, confidandogli la profezia predetta dalle tre streghe.

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La donna, mossa da ambizione e sete di potere, incita suo marito a dar corso alla profezia, eliminando l’unico ostacolo tra suo marito e la corona, ovvero re Duncan.
Durante un soggiorno dello stesso re nel maniero di Macbeth, re Duncan viene da quest’ultimo ucciso.
Per sviare da se il sospetto di essere il vero omicida, Macbeth accusa due suoi servi e subito dopo li giustizia.
I figli di Duncan,Malcolm e Donalbain capiscono che è Macbeth il vero omicida e fuggono; per Macbeth si spalanca la porta che lo vede in seguito sedere sul trono di Scozia.
Ma l’uomo è ormai in preda a sentimenti violenti e contrastanti; un po per il rimorso di aver ucciso il proprio re, un po per la paura che la profezia delle tre streghe si avveri Macbeth decide di eliminare anche Banquo suo amico di un tempo.

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Sono due sicari prezzolati dal neo re a uccidere l’amico Banquo, ma all’agguato scampa Fleance, figlio di Banquo.
Gli eventi intanto precipitano; mentre Malcom, figlio del defunto re organizza un esercito per deporre il regicida, Macbeth sempre più perseguitato dal rimorso e sopratutto dallo spettro del suo defunto amico Banquo decide di interprellare nuovamente le tre stregh.
Le quali formulano altri nuovi vaticini:Macbeth non potrà mai morire per mano di un uomo, sarà insidiato da Macduff, signore di Fife e che conoscerà la sconfitta solo il giorno in cui la foresta di Birnam si muoverà minacciosa verso di lui.
Ormai preda della follia e privo anche dell’ultimo barlume di umanità rimastogli, Macbeth fa sterminare la famiglia di Macduff.
A cadere sotto i colpi del folle re sono la moglie e i figli del signore di Fife, che nel frattempo sta muovendo con l’esercito raccolto da Malcom verso di lui.
Vinta dall’orrore dello sterminio della famiglia Macduff e anche dal rimorso per la propria condotta, lady Macbeth si uccide.
Nella battaglia finale si compie il destino di Macbeth;come predetto dalle tre streghe, gli uomini di Malcom, nascosti dietro i rami degli alberi della foresta di Birnam, si muovono verso il castello del re che viene ucciso per mano di Macduff.
Si compie così la profezia della morte per mano di un uomo non nato per mano umana: Macduff infatti era stato estratto con il forcipe dal ventre della madre, morta durante il padre.
Si chiude con la solenne incoronazione del legittimo re di Scozia, il figlio di re Duncan, Malcom.
L’atmosfera tragica e cupissima della tragedia trova in Polanski un fedele illustratore degli avvenimenti; una luce drammatica, un’atmosfera plumbea e tenebrosa permea il film dall’inizio alla fine, esaltando quindi lo scenario drammatico delle vicende narrate da Shakespeare.

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Un film molto particolarmente ben fatto, nel quale l’elemento tragico della storia narrata da Shakespeare ben si sposa con le vicende personali del regista, che sembra trasporre a piene mani uno stato d’animo ancora sconvolto dai tragici avvenimenti che portarono alla morte l’attrice Sharon tate, moglie del regista che era tra l’altro in attesa di un figlio.
La strage di Bel Air avvenne,come accennato agli inizi, la notte del 9 agosto 1969; accanto alla bellissima attrice, che era a sole due settimane dal parto persero la vita Jay Sebring, Wojciech Frykowski e Abigail Folger,amici della coppia.
La strage,opera della Manson family,destò orrore e sdegno in tutto il mondo.
Tornando al film, accanto alla splendida fotografia e alle location incantate delle highland scozzesi,del Wales e del Northumberland, vanno segnalati gli attori, poco conosciuti ma bravi, fra i quali spicca la presenza di Francesca Annis.
Il film non passa sulle tv locali e nazionali ma è visionabile in una splendida versione divx in streaming all’indirizzo http://www.cineblog01.net/macbeth-1971/

Macbeth

Un film di Roman Polanski. Con John Stride, Francesca Annis, Jon Finch, Martin Shaw Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 140′ min. – Gran Bretagna 1971

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Jon Finch: Macbeth
Francesca Annis: Lady Macbeth
Martin Shaw: Banquo
Terence Bayler: Macduff
John Stride: Ross
Nicholas Selby: Duncan
Stephen Chase: Malcolm
Paul Shelley: Donalbain
Bernard Archard: Angus
Sydney Bromley: Porter

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Regia Roman Polanski
Soggetto William Shakespeare
Sceneggiatura Roman Polanski, Kenneth Tynan
Produttore Andrew Braunsberg, Hugh Hefner, Victor Lownes
Fotografia Gilbert Taylor
Montaggio Alastair McIntyre
Musiche The Third Ear Band
Scenografia Wilfred Shingleton, Fred Carter e Bryan Graves

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Macbeth banner recensioni

L’opinione del sito http://www.mymovies.it
In una Scozia medioevale crudele, pagana e barbarica, dove il fantastico e la magia sono sempre dietro l’angolo, il nobile Macbeth è spinto dalla moglie avida di potere, a commettere a commettere una serie di omicidi per installarsi al trono. Diventato re, l’usurpatore non riesce a cancellare il rimorso del sangue versato: sospettando complotti, ucciderà l’amico Banquo e, sempre più isolato, andrà incontro alla rovina.
Polanski calca la mano sui luoghi cupi e sanguinosi, ma non vuole strafare mettendoci troppo di suo, e ende tutto sommato un buon servizio alla tragedia shakespeariana. Ai tempi i critici arricciarono il naso: ma non sono poi tanti i film tratti da Shakespeare dove non si respiri la polvere del palcoscenico e dove gli attori non abbiano il birignao. L’impatto brutale con molte sequenze riscatta alcune ingenuità. La parte della Annis sarebbe dovuta andare a Tuesday Weld, che però si rifiutò di apparire nuda. Colonna sonora della Third Ear Band.

L’opinione del sito http://www.filmup.leonardo.it
Grigio, cupo, con qualche scena di nudo (il sabba delle streghe e la Lady Macbeth sonnanbula), in ogni scena si respira l’aria di Scozia dell’anno 1000 con il fango, la povertà e le violenze. Non ho visto il Macbeth di Welles ma posso sicuramente dire che questa versione di Polanski rispetta fedelmente il dramma Shakespeariano e ne amplifica il messaggio contro l’avidità di potere e il tradimento delle amicizie…Bellissima la scena del duello finale e bravissima la Lady Macbeth (Francesca Annis) ruolo non facile ma ottimamente intepretato

L’opinione di elio91 dal sito http://www.filmscoop.it
La filmografia di Roman Polanski dall’esordio negli anni ’60 fino a Tess contiene soltanto film di grandissimo valore,mai un passo falso (vabbé,Che non è un gran film però si può salvare); cosa incredibile nella carriera di un regista. Poi ci fu la pausa degli anni ’80 ripresa stancamente con Pirati,continuata con l’alternanza di bei progetti a volte sottovalutati e non capiti (La morte e la fanciulla,La Nona porta) ad altri di grandissimo valore da considerarsi tra i suoi migliori (Luna di Fiele,il Pianista,anche l’ultimo sottovalutatissimo Ghostwriter). Ma c’è forse un film all’interno della sua filmografia che ha diviso un pò tutti alla sua uscita e che ancora oggi è difficile inquadrare perfettamente,ed è questo Macbeth.
La più bella trasposizione rimane Il Trono di Sangue dell’imperatore Kurosawa e su questo poco c’è da ridire; Welles ovviamente non si può dimenticare ma in un’ideale classifica inserirei Polanski in mezzo al giapponese e all’americano (di Welles non ho amato l’eccessiva stilizzazione teatrale).
Non è un’opera completamente riuscita questa di Polanski e ciò si nota subito: le parti parlate da teatro in contrasto con la cruda rappresentazione spesso non sortiscono gli effetti sperati ma la trasposizione è rigorosa anche se,caso unico nella produzione del polacco,a tratti piena di alcuni eccessi che poi raramente si vedranno nei successivi lavori. Si parla di eccessi di violenza e crudeltà che lasciano straniti; mi spiego meglio: ovviamente il cinema di Polanski è basato sulle ossessioni,la crudeltà e anche su una violenza psicologica dilaniante ma in un certo modo quasi elegante (e malato) il regista riesce nelle sue altre pellicole a centellinare questo,a volte mostrandolo con crudezza e altre volte solo suggerendolo. Nel suo Macbeth la violenza esplode a volte in una maniera incontrollabile e che non sembra essenziale in virtù di ciò che si racconta,basterebbero le atmosfere cupe e nerissime,le trame fitte di omicidi e di bramosia di potere,anche gli incubi e i mostri generati dalle tre streghe. Invece no,stupri e omicidi ci vengono spiattellati davanti con ostentata crudezza quasi a voler dire “ecco,ora siete contenti?”.
Impossibile non ricercare i semi di questa violenza nella tragedia di Sharon Tate e Macbeth è il film successivo alla morte del regista. Lo choc personale si è riversato tutto nella tragedia Shakespiriana,impossibile non notarlo.
Sotto molteplici punti di vista Macbeth è quindi il film più personale ed estremo di Polanski anche perché il meno contenuto nella sua eccessività improvvisa e il più ostentatamente violento.
Spiazzante anche il finale ciclico,ancora una volta di grande crudezza e che ripropone il tema prediletto del polacco: un male destinato a ripetersi e non finire mai. Come nella vita di Polanski,qui più che mai trasportata sul grande schermo attraverso le sue ossessioni senza filtro.

L’opinione di dobel dal sito http://www.filmscoop.it
L’opera con cui Polanski tornò al lavoro nel 1971 dopo la tragedia di Bel Air è una delle più cupe tragedie del Bardo inglese. ‘Macbeth’ rappresenta la brama di potere, l’ambizione sfrenata e la cecità di fronte ad un destino che non può che essere sanguinoso. Una tragedia trasposta sullo schermo in modi e tempi differenti con almeno due punti di riferimento imprescindibili: Welles e Kursawa. Allo stesso modo è punto di riferimento fondamentale l’opera verdiana (uno dei capolavori del melodramma romantico ed una lettura Shakespeariana di profondità abissale). Polanski in qualche modo rielabora e sublima la propria tragica esperienza in un film a suo modo straordinario. Siamo di fronte ad un lavoro di pura regia (non essendo gli interpreti all’altezza di quelli sfoggiati nei due precedenti sopra menzionati), nel quale gli attori si inseriscono in modo funzionale alla visione d’insieme di Polanski. Debbo dire che, al pari di ‘Tess’, è uno dei film del maestro polacco che mi hanno maggiormente soddisfatto. L’universo di Polanski è infestato di spettri, ombre e inquietudini: i suoi film non sono mai pacificatori o accomodanti; una produzione discontinua è legata dal filo rosso dei dèmoni interiori. ‘Macbeth’ si presta in maniera eccezionale ad una visione poetica nella quale il demoniaco si sposa al ‘troppo umano’; così la visione registica viene declinata in un ambiente di gelido squallore, su spiagge umide e fredde, in una campagna irlandese dove la vegetazione non è rigogliosa e ricca bensì scarna e grigia. I nobili e i regnanti vivono in austeri castelli in mezzo a porci e galline; Macbeth e Lady Macbeth sono due giovani ambiziosi pronti a tutto; le streghe sono delle vecchie uscite da un quadro fiammingo. Una regia, a mio parere, grandissima, che si avvale di una splendida fotografia e di un sapiente utilizzo di musiche folkloristiche di derivazione medievale. Un ritorno alla regia di grande profilo, di grande eleganza, e grande profondità. Rispetto a Welles e a Kurosawa siamo di fronte ad un film che non può vantare altrettanti grandi interpreti, ma sicuramente una regia di pari valore.
Non si tratta, come qualche commentatore ha insinuato, di tratti di novità nella lettura polanskiana (supportata dalla consulenza critico-letterara di Kenneth Tynan), bensì di una trasposizione classica magnifica e di straordinaria unità stilistica.

L’opinione di buiomega71 dal sito http://www.davinotti.com
Sanguigno, feroce, crudele, non ho altri aggettivi per questo capolavoro polanskiano tra i suoi più sottovalutati. C’è ancora lo schock per la strage di Bel Air e si vede. Non vedrò mai più, in questo genere di film, sangue a zampilli, decapitazioni, luride streghe nude, corpi maciullati e sfigurati, bambini trucidati, un finale visionario e surreale. Forse solo Paul Verhoeven con L’amore e il sangue si è avvicinato a questo capolavoro. Il Polanski piu truce e violento e quello più doloroso. Dialoghi Shakespiriani e massacri alla Soldato blu.

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Un luogo aperto.
(Tuoni e lampi.)
Entrano le TRE STREGHE.
1a Strega. Fra la piova, fra i lampi, fra il tuon,
Quando ancor rivedremci noi tre?
2a Strega. Quando cessi dell’armi il frastuon,
Quando appaja chi vinse o perdé.
3a Strega. Dunque, innanzi al tramonto.
1a Strega. In qual loco?
2a Strega. Sulla landa. —
3a Strega. E Macbetto verrà.
1a Strega. Son con te, Grimalchino.[13]
Tutte e Tre. Paddóco
Ne domanda. — Vediamo, siam qua.
Orrendo è il bello: bello è l’orror!
Via, tra l’immonda nebbia e il vapor!

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Il castello di Macbeth

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Le tre streghe della tragedia in dipinti del passato

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