Le tombe dei resuscitati ciechi


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Durante un viaggio su un treno, una ragazza litiga con i suoi due amici. Ad originare il diverbio, l’incontro che Virginia,la ragazza, ha con una sua vecchia amica ed amante, Betty. Quest’ultima sembra troppo interessata al fidanzato di Virginia, motivo per il quale la ragazza
scende dal treno e si incammina solitaria per raggiungere il villaggio che sorge poco distante. Sulla strada incontra un antico monastero e vi si accampa; la sera però dal cimitero del monastero terribili figure emergono dalle tombe.
Sono cavalieri templari, incappucciati e armati, che inseguono la ragazza oltre le mura del moastero stesso, la raggiungono e la uccidono.
Alcuni conoscenti della ragazza,alla ricerca della stessa, arriveranno nel paesino, ma incontreranno anche loro la stessa,terribile sorte.

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Questa la trama ridotta all’osso di Le tombe dei resuscitati ciechi, film iberico del 1972 diretto da Amando de Ossorio,sceneggiatore e regista spagnolo con alle spalle, al momento della realizzazione di questo film, alcuni western e un primo assaggio di horror,il più che discreto Malenka, la nipote del vampiro diretto nel 1969.
Le tombe dei resuscitati ciechi è il primo dei 4 capitoli che il regista galiziano dedicherà,con alterne fortune, alla saga dei templari resuscitati, una specie di zombie mutuati dal celebre La notte dei morti viventi di Romero.
Un film di discreta fattura, giocato su un buon ritmo e una sceneggiatura sicuramente ingenua ma efficace allo stesso tempo.

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Merito dei tempi dettati dal regista al film, che riesce a creare un’atmosfera lugubre e di attesa sfruttando con sapienza i fortissimi contrasti che la location permetteva:al paesaggio assolato e tranquillo della campagna in cui si svolgono i fatti si sostituisce,la sera, un paesaggio spettrale e lugubre, con il cimitero del monastero in cui riposano i templari che prende vita sinistramente, restituendo al buio della notte le sagome orribili dei cavalieri incappucciati, scheletrici sotto le tuniche che li avvolgono.
Pur disponendo di un modesto budget, De Ossorio riesce a far miracoli grazie alla sua capacità di mantenere alto il livello di suspense del film; il contrasto tra la placida natura nella quale si immergono i protagonisti del film e le gesta dei cavalieri prima e delle loro vittime poi sono sicuramente la cosa migliore del film, che verranno in seguito replicate nei tre capitoli successivi della serie,La cavalcata dei resuscitati ciechi (1973),La nave maledetta (1974) e La notte dei resuscitati ciechi (1975)
Va detto che questo primo capitolo della serie è decisamente il migliore, sia per la qualità del film,che include una ottima fotografia e tempi di svolgimento dello stesso puntuali e precisi sia per la novità del soggetto.
Anche se il cinema con protagonista gli zombie aveva già avuto degli epigoni di spessore, come il citato capostipite di Romero,De Ossorio regala una pellicola intrisa di inquietante mistero con protagonisti.
I templari del film sono un gruppo di cavalieri tornati dalla terra santa in possesso di segreti sulla vita eterna; avendo rinnegato la fede e sposato il satanismo vennero catturati dal re e giustiziati.In questo modo vennero condannati ad errare in eterno e a rendere degli zombie le loro malcapitate vittime.
Su questo tema, probabilmente ingenuo ma al tempo stesso in grado di sviluppare storie future,De Ossorio costruisce una sceneggiatura abbastanza credibile, anche se non mancano momenti in cui la sceneggiatura stessa cede per colpa del budget, che non permette di ampliare la parte dedicata alla storia del gruppo di templari che diverranno poi l’incubo del paese di Berzano.
A parte qualche difetto riscontrabile sopratutto nella mediocrità della recitazione fornita da alcuni degli attori del film, praticamente tutti sconosciuti, il film si lascia guardare con piacere.
Del film esistono versioni digitali, ma inaspettatamente non sono disponibili su Youtube;l’unica versione completa è in spagnolo ed è reperibile all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=QwO45pxw_oA, mentre la versione divisa in due parti presente sullo stesso canale è incompleta.

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Le tombe dei resuscitati ciechi
di Amando de Ossorio,con César Burner,María Elena Arpón,José Thelman,Lone Fleming,Verónica Llimera Horror,Spagna 1972,titolo originale La noche del terror ciego durata 141 minuti

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Le tombe dei resuscitati ciechi banner protagonisti

Regia Amando de Ossorio
Sceneggiatura Amando de Ossorio, Jesús Navarro Carrión
Produttore José Antonio Pérez Giner, Salvatore Romero
Fotografia Pablo Ripoll
Montaggio José Antonio Rojo
Effetti speciali José Gómez Soria
Musiche Antón García Abril

 Le tombe dei resuscitati ciechi banner cast

 César Burner: Roger Whelan

María Elena Arpón: Virginia White
José Thelman: Pedro Candal
Lone Fleming: Betty Turner
Rufino Inglés: Ispettore Oliveira
Verónica Llimera: Nina
Simón Arriaga: guardiano dell’obitorio
Francisco Sanz: Professor Candal
Juan Cortés: Coroner

Le tombe dei resuscitati ciechi banner recensioni

L’opinione del sito http://www.exxagon.it
(…)Il regista spagnolo Amando De Ossorio si presentò all’attenzione del pubblico nei primi anni ’60 con una serie di western e fece la sua prima incursione nell’horror con Malenka, la nipote del vampiro (1968). E’ tuttavia con i templari de Le Tombe dei Resuscitati Ciechi, e seguiti, che Ossorio si fa un nome fra i fans del genere. Il punto di riferimento primario è naturalmente La Notte dei Morti Viventi (1968) di Romero, ma il regista spagnolo fa un lavoro tutto suo in modo che in effetti ciò che ne risulti abbia una sua distinta parsonalità. La trama del film, o meglio la scusa con la quale si fa arrivare Virginia alle rovine di Berzano, è un po’ debole, ma l’atmosfera che si viene a creare non è per nulla male: i morti che escono dalle loro tombe accompagnati da uno score musicale d’effetto, le mani dei morti che escono dalle porte e dai muri, il lento incedere dei cavalieri zombies, le cavalcate al rallentatore dei templari a cavallo. Insomma, lo zombie-movie appena nato incontra (o re-incontra) il gotico, con questo manipolo di adoratori del demonio che per ottenere l’immortalità deve bere sangue ogni tot. (…)

L’opinione del sito http://www.mouthofhorror.altervista.org
(…)Il finale “nero” è sicuramente interessante e anticipa quelli degli altri capitoli della saga, sempre più o meno tragici.
Dal punto di vista tecnico non c’è moltissimo da dire, la recitazione è quel che è, come già accennato non mancano momenti sopra le righe, espressioni che strappano un sorriso e situazioni al limite del demenziale, come quando nel finale, le due donne si mettono a lottare tra loro perchè una vorrebbe far entrare l’amico inseguito dai templari e l’altra si rifiuta perchè il suo è già stato ucciso!
De Ossorio si dimostra un regista solido, ma tutto sommato modesto, se dovessi cercare un paragone qui in Italia, lo farei con il Lenzi del periodo giallo-thriller: regia compatta ma nessun virtuosismo o scena da antologia.
Sicuramente è il miglior film della saga, conclusasi 4 anni dopo col fiacco e sconclusionato “La nave maldetta”, una visione la merita, a patto che vi poniate senza grandi pretese.(…)

L’opinone di Homesick dal sito http://www.davinotti.com
È indubbio che il gotico spagnolo respiri grazie ai polmoni di De Ossorio, l’uomo che ha individuato una terza via tra gli zombi e i vampiri: i resuscitati ciechi. La sceneggiatura, discontinua e stitica, si appoggia più che altro su massicci contrafforti estetici (la fotografia post-baviana e il suggestivo impatto dell’abbazia diroccata con cimitero templare annesso) e sonori (minacciosi canti liturgici e rumori di fondo), riscaldandosi con qualche divagazione erotica ed effetto truculento. Mediocre, ma con un peso specifico non trascurabile nella storiografia dell’horror iberico.
L’opinione del sito http://www.alexvisani.com
Uno dei migliori film spagnoli degli anni settanta. Dotato di una tensione sempre crescente che lo spettatore avverte scena per scena,soprattutto quando gli amici della prima vittima cercano di giungere alla verità. Ma i protagonisti assoluti della suddetta pellicola sono i templari: ordine religioso risalente all’undicesimo secolo, costituito da monaci cavalieri che portavano un mantello bianco con croce rossa. Furono perseguitati (accecati ed arsi vivi) per via della loro potenza e ricchezza che si andava pericolosamente espandendo,e perché ritenuti seguaci del demonio. L’inizio è coinvolgente con le musiche da ecatombe di Anton Garcia Abril (riutilizzate nel seguito “La cavalcata dei resuscitati ciechi”),e con la MDP che esplora le rovine di un monastero ove si officiavano i sacrifici di giovani donne da parte dei templari. Infine una mano scheletrica che sbuca d’improvviso ci avverte dell’incombente minaccia. Parecchio audace per l’epoca soprattutto nelle scene di sesso e violenza. I trucchi sono mediocri ma impressionanti allo stesso tempo,grazie alla mano sicura del regista, che impronta il film verso il pessimismo.I resuscitati ciechi si stringono intorno alle loro vittime e le mordono bevendone il sangue. Una breve scena causò a De Ossorio problemi con la censura, quella del volto di una bambina che viene macchiato dal sangue della madre uccisa da un resuscitato cieco. Finale inquietante..

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