Decameron N.4….le belle novelle di Boccaccio


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Un gruppo di donne si ritrova quotidianamente nel lavatoio pubblico della cittadina nella quale vivono; mentre lavorano si raccontano storie licenziose per ingannare il tempo.
Tofano è un marito geloso che però non dedica abbastanza tempo a sua moglie Ghita, che naturalmente decide di farsi un’amante.Generalmente la donna usa la tecnica di far ubriacare l’uomo per poi correre a trastullarsi con l’amante.Ma Tofano capisce che la moglie nasconde qualcosa,la coglie in fallo ma viene beffata da quest’ultima che gli fa credere di essersi suicidata gettandosi in un pozzo.

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Calandrino eredita una grossa somma in denaro, ma da sciocco integrale qual’è racconta la cosa in giro; i suoi amici riusciranno a togliergli tutti i soldi facendogli credere che è incinto.Lo guariranno dandogli un purgante.
Frate Rinaldo ha un debole per le donne e sopratutto per Agense. Il marito li coglie in inequivocabili atteggiamenti ma il furbo frate farà credere all’uomo che la donna è affetta da parassitosi e che l’unica cura che funzioni è accoppiarsi carnalmente con lei.
Simona è appartata con un ragazzo su un prato.Il giovane inavvertitamente mastica dell’erba velenosa e muore. Simona, per salvarsi dall’accusa di omicidio è costretta a ripetere l’accaduto davanti ad un giudice.
– Alberto è un giovane costretto, suo malgrado, a farsi frate da un eremita.Ma lui smania per Lisetta, così escogita uno stratagemma:si traveste da Arcangelo gabriele e finalmente seduce l’oggetto delle sue brame.Mal gliene incorrerà perchè alcuni giovani, scoperta la cosa, non solo lo bastoneranno ma ne approfitteranno per sostituirsi a lui.

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Sciaguratissima versione cinematografica, l’ennesima, ricavata dalle novelle del povero Boccaccio, qui saccheggiato indegnamente in un decamerotico tra i più brutti concepiti nel periodo del massimo fulgore del genere.
Diretto da Paolo Bianchini sotto opportuno pseudonimo (Paul Maxwell) con un cast assemblato al minor costo possibile, Decameron n. 4… Le belle novelle di Boccaccio arriva nelle sale nel 1972 cercando di spillare qualche lira e contando come al solito su un gruppetto di belle attricette da mostrare nude e poco altro.
L’impianto narrativo è ridotto all’osso, le storie non brillano nemmeno per originalità (l’episodio dell’Arcangelo Gabriele è copiato dal film Boccaccio) e la recitazione del gruppo di attori di serie B raccolto è a livello di film di serie Z.
Desolante in tutto, Decameron n. 4… Le belle novelle di Boccaccio è opera di Paolo Bianchini, regista che fino ad allora aveva diretto qualche western anonimo come Dio li crea… Io li ammazzo! o Quel caldo maledetto giorno di fuoco.

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Girato con un budget stringatissimo il film non emerge nemmeno per originalità degli episodi e indulge solo sui congressi carnali delle protagoniste, peraltro attricette in cerca di gloria. L’unico nome di rilievo è quello di Mariangela Giordano,all’epoca ormai trentacinquenne e che era stata protagonista del Decameron 2 di Guerrini, prodotto di ben altra caratura.
Insipido o sciapo che dir si voglia, il film non ha alcuna dote e tra l’altro non smuove nemmeno per errore l’ombra di un sorriso, rivelandosi alla fine come uno dei prodotti più squallidi del genere decamerotico, che pure al 70% è stato sotto genere pieno di prodotti insulsi.
Nulla in assoluto da segnalare:regia sciatta, location ristretta, recitazione da oratorio.
Di conseguenza, film da dimenticare sotto tutti i punti di vista.
Praticamente impossibile da trovare in una versione che non sia quella pessima ricavata da una vecchia VHS che circola in rete.

Decameron nº 4 – Le più belle novelle del Boccaccio

Un film di Paolo Bianchini (Paul Maxwell). Con Nino Musco, Mariangela Giordano, Ciccio Antonacci, Lee Banner, Enzo Pulcrano, Claudia Bianchi, Anna Odessa Erotico, durata 95 min. – Italia 1972.

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Decameron quattro banner protagonisti

Nino Musco: Tofano
Anna Odessa: Moglie di Tofano
Lorenzo Piani: Ricciardetto
Mariangela Giordano: Tessa
Francesco Antonacci: Calandrino
Sergio Rovelli: Buffalmacco
Luigi Antonio Guerra: Nello
Ennio Colaianni: Mastro Simone
Giulio Baraghini: Fra’ Rinaldo
Mimma Gori: Agnesa
Luca Sportelli: Il marito
Claudia Bianchi: Simona
Fernando Mopago: Pasquino
Marcello Monti: Stramba
Benise Clara Tundis: Lacina
Enzo Pulcrano: Frate Alberto
Susy Kuster: Lisetta

Decameron quattro banner cast

Regia Paolo Bianchini
Soggetto Paolo Bianchini
Sceneggiatura Paolo Bianchini
Produttore Gabriele Crisanti
Casa di produzione Compagnia Generale Cinematografica
Fotografia Antonio Modica
Montaggio Otello Colangeli
Musiche Roberto Pregadio, Vassili Kojucharov
Scenografia Francesco Antonacci
Costumi Francesco Antonacci

Decameron quattro banner recensioni

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Forse – e vale la pena di ribadire il forse, perchè la materia del dibattito è fin troppo vasta e i dubbi possono fiorire legittimamente – il filone decamerotico è stato il più povero e squallido dell’intera storia del cinema italiano. Nel giro di un paio di anni successe tutto, a seguito del clamore e degli incassi del Decameron pasoliniano (1971); ma il vero problema del decamerotico è che venne portato avanti pressochè solamente da mestieranti, terze scelte e sciagurati, sia per quanto riguarda i registi che per gli interpreti. Paolo Bianchini, per esempio, che qui si firma Paul Maxwell, rimarrà per tutta la sua carriera nell’anonimato, fino a raggiungere un minimo di notorietà nei primi anni Duemila girando qualche fiction – e non fra le più famose – della Rai; gli attori di questo Decameron n°4, invece, sono e sono rimasti dei perfetti sconosciuti: e per fortuna, perchè il livello della recitazione è davvero infimo. Oltrettutto la scelta – in voga in quegli anni di commediacce sguaiate – di impostare i personaggi con esasperate parlate dialettali è proprio pessima: ancora ancora potrebbe essere comprensibile in una metropoli odierna, ma figuriamoci nelle campagne del Trecento quanti interscambi culturali fra le varie zone d’Italia potessero esserci. La sceneggiatura è firmata dal regista; in un ruolino compare Luca Sportelli (caratterista di serie B, comunque Marlon Brando in tale contesto); le musiche di Vasili Kojucharov sono dirette dal maestro Pregadio, in quegli anni ancora lontani dal successo della Corrida di Corrado in tv.
L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com
Cinque novelle, introdotte da un gruppo di lavandaie con un volgare senso dell’umorismo: dal marito siciliano (ovviamente più anziano della consorte) fatto becco quando rientrato dal lavoro perché ubriacato dalla moglie (bolognese!) alla coppia di ingenui che riescono a farsi rubare l’eredità dopo che a lui è stato detto ch’è incinta; dal giudice avvelenato perché attivo “sessualmente” su una presunta scena di omicidio agli inevitabili fratacchioni vispi e virili. Si ride poco, per via di un cast per niente efficace, una parlata dialettale approssimativa e ironia davvero di basso profilo.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com
Introdotte da un gruppo di lavandaie cafone, cinque novelle del Boccaccio opportunamente rivedute, corrette e ampliate negli elementi più spinti e volgari. La realizzazione è misera e la comicità di bassa lega; quindi inutile dire che il valsente provenga dal reparto femminile, con le rustiche Ann Odessa e Mariangela Giordano, la fine Claudia Bianchi e la mai più rivista Susy Kuster, l’unica prescelta per il nudo integrale. Francesco Antonacci (il “Calandrino pregno” del secondo episodio, nonché costumista e scenografo) sembra un sosia magro di Burt Young.

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