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Il giustiziere della notte

Il giustiziere della notte locandina 4

Nel 1971 il regista Don Siegel diresse Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo, primo film ad istituzionalizzare la violenza come antidoto all’esplodere della stessa violenza usata dalle gang criminali che infestavano le metropoli americane.Una violenza di un poliziotto che ritiene il sistema troppo morbido nell’affrontare il problema della criminalità dilagante, che ingenerò una montagna di critiche verso Siegel e marginalmente verso Clint Eastwood accusato di condividere con il regista una visione “fascista” della società, in cui l’occhio per occhio dente per dente sembra essere l’alternativa vincente contro la criminalità.
Nel 1974 Michael Winner riprende in qualche modo il tema, accusando ancora una volta la polizia di essere troppo tenera verso i criminali e paventando l’uso della giustizia privata come unico antidoto all’esplodere della violenza criminale nelle città.

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Il giustiziere della notte esce in un periodo difficile per gli Usa;la guerra nel Vietnam, lo scandalo Watergate hanno creato un clima difficile e le tensioni sociali esplodono con guerre tra gang, con la mafia che controlla i traffici illeciti, bande che scorazzano per i quartieri di New York,Los Angeles o San Francisco e la polizia in netta difficoltà stretta tra leggi iper garantiste e laccetti giuridici che di fatto ne limitano il raggio d’azione.
Winner coglie i segnali che arrivano dalla società civile e con intelligenza va a riprendere il romanzo Death wish di Brian Garfield uscito nel 1972;nasce così Il giustiziere della notte, un film che andando al di la degli indubbi meriti diverrà un cult e creerà un grosso interrogativo sul quale dibatteranno per mesi mass mediologi, critici e giornalisti e cioè se la violenza privata debba o no essere legittimata di fronte a evidenti carenze della legge.
Il film racconta le vicende dell’architetto Paul Kersey, un pacifico e anonimo cittadino a cui dei delinquenti uccidono la moglie Joanna e violentano e traumatizzano la figlia Carol.Dopo il funerale della moglie, e dopo aver visto sua figlia portata via verso un istituto per cure psichiatriche Kersey capisce che la polizia poco può fare per fermare la violenza che dilaga nelle strade.

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Il giustiziere della notte 4
Dopo un viaggio in Arizona e dopo aver ricevuto in regalo una pistola non registrata, una calibro 32, Kersey decide di agire e si trasforma in un implacabile giustiziere.
Da quel momento l’uomo è ricercato dalla polizia, che teme fenomeni di emulazione e trasformato invece in un eroe dalla popolazione, che vede in lui la ribellione alle frustrazioni quotidiane subite dai malviventi.
Alla fine Kersey uccide due malviventi ma viene ferito da un terzo e finisce in ospedale, dove viene raggiunto dal tenente Briggs che gli comunica l’impunità dai crimini in cambio dell’allontanamento dalla città.
Kersey accetta e parte per Chicago…

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Quattro sequel, Il giustiziere della notte 2 (diretto da Winner),il 3 diretto ancora da Winner, il 4 diretto da J. Lee Thompson e infine il quinto e ultimo sequel diretto da Allan Goldstein, che testimoniano il gran successo di questo film autenticamente precursore di un genere che ebbe molte imitazioni, quasi sempre però di bassa lega così come furono decisamente inferiori i sequel al primo capitolo.
Winner sceglie Charles Bronson, già scritturato per L’assassino di pietra e per Professione assassino, volto scolpito nella pietra, come protagonista del film e colpisce nel segno; Bronson da vita ad un personaggio di grande spessore, che diverrà un mito.
Un film non esente da pecche, che però si segue con grande piacere anche per il ritmo serrato che Winner imprime al film;il regista, scomparso nel 2013 a 77 anni ha mano ferma e grande capacità di sintesi cosa che rende il film, pur nell’ambito del poliziesco, uno dei prodotti migliori mai diretti.Il film è disponibile in streaming all’indirizzo http://www.cineblog01.tv/il-giustiziere-della-notte-1974/ in una buona qualità.

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Il giustiziere della notte

Un film di Michael Winner. Con Charles Bronson, Hope Lange, Vincent Gardenia, William Redfield Titolo originale Death Wish. Drammatico, durata 93 min. – USA 1974

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Il giustiziere della notte banner protagonisti

Charles Bronson: Paul Kersey
Hope Lange: Joanna Kersey
Stuart Margolin: Aimes Jainchill
Edward Grover: tenente Briggs
Vincent Gardenia: Ispettore Frank Ochoa
Gregory Rozakis: Spraycan
Jeff Goldblum: assalitore #1
Christopher Logan: assalitore #2
Kathleen Tolan: Carol Toby
Fred J. Scollay: Procuratore distrettuale
Steven Keats: Jack Toby

Il giustiziere della notte banner cast

Regia Michael Winner
Soggetto Brian Garfield
Produttore Dino De Laurentiis
Casa di produzione Paramount Pictures
Fotografia Arthur J. Ornitz
Montaggio Bernard Gribble
Musiche Herbie Hancock

Il giustiziere della notte banner doppiatori

Giuseppe Rinaldi: Paul Kersey
Rosetta Calavetta: Joanna Kersey
Pino Colizzi: Aimes Jainchill
Cesare Barbetti: tenente Briggs
Antonio Guidi: Ispettore Frank Ochoa
Michele Gammino: assalitore #1
Manlio De Angelis: assalitore #2
Micaela Esdra: Carol Toby
Alessandro Sperlì: Procuratore distrettuale
Massimo Turci: Jack Toby

Il giustiziere della notte banner recensioni

L’opinione di sasso67 dal sito http://www.filmtv.it

Difficile stabilire se nella scelta finale della polizia, che – analizzate le statistiche da cui risulta che per l’azione del giustiziere è crollato il tasso di criminalità a New York ma si è anche creato un pericoloso fenomeno di emulazione – decide di non arrestare il cittadino Kersey siano ravvisabili le caratteristiche del fascismo. Forse, analizzando bene i fenomeni, non è così, perché se fascismo è organizzare le squadracce (o le ronde, che anche qui da noi qualcuno malvestito di verde aveva proposto), questo è proprio ciò che le autorità di pubblica sicurezza newyorkesi vogliono evitare, mentre il loro obiettivo è quello di restaurare, per quanto possibile, il binomio “legge e ordine”, che è più probabilmente carattere distintivo di una destra occidentale talvolta intransigente ma non fascista. E del resto il rispetto della legge è proprio ciò per cui la polizia in senso lato è stata (o sarebbe stata) inventata.
Di sicuro quello di Winner, che trova in Bronson una perfetta icona, è comunque un attacco virulento alla sinistra imbelle degli obiettori di coscienza (lo dico dal loro punto di vista, in quanto anch’io sono obiettore di coscienza all’uso delle armi), per certi versi narrativamente squilibrato. Ora, è pur vero che a un certo punto, armato della sua calibro 32 l’ingegner Kersey si aggira di notte nei posti più malfamati in cerca di feccia umana (lo dico ancora nell’ottica degli autori del film) da abbattere, ma che davvero tutti questi criminali – nella cui maggioranza hanno i tratti inconfondibili dell’immigrato portoricano, con la chioma simil Jackson 5 – cerchino di rapinare proprio uno con la faccia poco raccomandabile di Charles Bronson mi sembra poco credibile: si vede che non erano mai andati al cinema.
L’attore d’origine lituana incarna perfettamente l’uomo che, a causa di un trauma subito (l’iniziale scena di violenza ha una sua efficace e stilizzata brutalità, che fa pensare quasi alle analoghe sequenze di Arancia meccanica, depurate però del loro aspetto operistico), impugna la pistola per “ripulire” la città e diventa, da questo momento in poi una vera icona, vicina al Clint Easwood dell’ispettore Callaghan. Seguiti e parodie (una anche con Franco Franchi: Il giustiziere di mezzogiorno) ne scolpiscono la mitologia

L’opinione di Angelheart dal sito http://www.filmscoop.it

Il primo film e portavoce assoluto sul vigilantismo e la giustizia fai da te.
Violento, cupo e cattivissimo (la sequenza dello stupro lascia ancora a bocca aperta) con un protagonista perfetto ed un’atmosfera newyorkese talmente lurida e malsana da indurre anche il più coraggioso a barricarsi dentro casa. La critica sociale che si porta dietro è ancora potente ed ahimè più attuale che mai (qui da noi in particolare non si sente parlar d’altro dalla cronaca) tuttavia soffre non poco del peso degli anni, di un ritmo spesso soporifero soprattutto nella parte centrale, e di certi passaggi ripetitivi e poco credibili (il protagonista esce praticamente ogni sera in cerca di guai, ma i guai sembrano venire incontro sempre e solo a lui anche quando è tranquillo).Ad ogni modo rimane una pietra miliare del genere, uno dei film più brutali degli anni 70, e l’apripista per una serie di sequel ed imitatori di alta e bassa lega.

L’opinione di galbo dal sito http://www.davinotti.com

Tra i primi e migliori esempi di un filone fortunatissimo (quello degli uomini comuni che si vendicano dei torti subiti) è stato (in parte giustamente) considerato a lungo un film reazionario. Si tratta però sopratutto un esempio di action molto ben realizzato (il montaggio ed alcune delle riprese più animate sono eccellenti), interpretato da un’attore (Bronson) che è diventato un tutt’uno col personaggio, tanto da essere oggi identificato quasi esclusivamente con questo.

L’opinione di Herrkinski dal sito http://www.davinotti.com

Tralasciando le solite discussioni sul presunto “fascistismo” della storia, questo classico della coppia Winner/Bronson è un eccellente thriller urbano, dai risvolti drammatici. Verosimile e ancora non esagerato come accadrà in alcuni dei sequel, il film è girato molto bene e presenta molte sequenze interessanti anche visivamente. Privo di americanismi inutili e di spettacolarizzazioni hollywoodiane, duro, lucido e concreto. Bronson diventerà una vera e propria icona (a ragione) grazie a questo ruolo. Da vedere!

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maggio 4, 2014 Posted by | Drammatico | | 2 commenti