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La macchia umana

Coleman Silk,prima preside poi docente di letteratura straniera viene costretto a lasciare l’insegnamento per un banale “zulù” detto all’indirizzo di due giovani di colore,perennemente assenti alle sue lezioni.Appresa la notizia la moglie del professore viene colta da malore e muore per un edema polmonare.
Così’ Coleman si reca da uno scrittore in crisi, Nathan Zuckerman, che vive isolato in un cottage dopo il suo secondo divorzio e la lotta contro un cancro per chiedergli di scrivere un libro con la sua storia; il libro non vedrà mai la luce ma tra i due uomini in compenso nascerà una solida amicizia.
Casualmente il professore conosce una giovane donna separata da suo marito dopo la morte dei suoi figli causata da un incendio, a cui il marito, un reduce dal Vietnam, attribuisce la colpa.
Lei, Faunia,è una bellissima giovane donna e nonostante la grande differenza di età, seduce il professore.

Nasce così un rapporto agli inizi apparentemente solo fisico, ma che con il passare del tempo evolve in qualcosa di più profondo e complesso, come dirà verso il finale Solomon alla donna “”Forse tu non sei stato il mio amore più grande, ma sicuramente sarai l’ultimo!”
Nel frattempo apprendiamo particolari della vita di Solomon, che gettano luce sul suo passato.
L’uomo non è affatto di religione ebraica, ma ha sempre nascosto di essere figlio di una famiglia di neri; per un’anomalia genetica lui è l’unico bianco in famiglia,mentre suo padre,sua madre,il fratello e la sorella sono neri. Questo lo ha pesantemente condizionato,fino al punto che la ragazza che amava, Steena,una bellissima giovane immigrata nordica lo ha lasciato quando ha appreso le sue origini. Così Coleman aveva nascosto le sue origini, aveva addirittura rinunciato alla sua famiglia per vivere la vita di un bianco e aveva finito per sposare la donna che era poi morta di edema.
Tutto questo è parte dei flashback del film,che mostrano la vera storia di Coleman, il rapporto conflittuale con la madre e il fratello,scatenatosi dopo che l’uomo aveva rinnegato le proprie origini e che Nathan apprenderà dopo che…
Ometto il finale,così come ho omesso la parte iniziale del film in quanto rivelatrice della trama.


Un espediente che La macchia umana film diretto nel 2003 da Robert Benton forse poteva essere evitato,perchè generalmente un finale anticipato toglie pathos alle pellicole.
In questo caso il film,che è tratto dal romanzo The Humain Strain di Philip Roth,non è un thriller quanto più un film a metà strada fra il drammatico e l’indagine psicologica.
Un buon film,che si segue con piacere a patto di amare quel tipo di film che bada molto più alla sostanza che alla forma; il ritmo infatti è molto lento, racconta dettagliatamente la storia di Solomon mentre resta più vago
sul passato di Faunia. Ma la macchia umana è lui, il professore che ha passato una vita a nascondere il suo segreto in un’America che negli anni 50 di certo non appariva aperta nelle questioni razziali.
Anche in questo caso il tema è affrontato piuttosto alla lontana; Benton preferisce la vicenda umana di Solomon, la sua vita vista sopratutto quando è anziano e viene accusato,proprio lui, di essere razzista.


Potrebbe facilmente discolparsi raccontando che lui è un nero ma l’abitudine di tutta la vita non può scomparire. In fondo Solomon è un ipocrita in una società ancor più ipocrita. Così,alla fine,l’unica a conoscere il segreto di Solomon è la giovane e bella Faunia,una donna in crisi, segnata dalla morte dei figli e perseguitata da un marito che la ritiene ingiustamente responsabile dell’accaduto.
Probabilmente il romanzo è molto più complesso, almeno a giudicare dalle recensioni,peraltro quasi sempre positive, dei critici; qualcuno di loro ha puntato il dito sulla divergenza tra racconto e film,dimenticando
ancora una volta che un film per sua natura non può condensare ( e non deve) un romanzo, ma al limite usarne l’impianto narrativo.
Da segnalare il bellissimo dialogo tra Solomon giovane e sua madre,con tutta l’amarezza espressa dalla donna che usa parole di sconforto purtroppo estremamente vere verso il figlio e che riflettono la condizione della popolazione di colore negli anni 50.


In quanto alla prova attoriale è stata stigmatizzata un po quella del bravissimo Anthony Hopkins, accusato di essere impacciato nelle scene d’amor, dimenticando anche in questo caso che il quasi settantenne attore britannico (all’epoca del film)fa esattamente quello che gli viene chiesto,ovvero il ruolo dell’uomo maturo alle prese con una relazione con una donna che ha meno della metà dei suoi anni e che di certo non deve interpretare un galletto assatanato.
Brava anche la Kidman,ancora bellissima e non “plastificata” quindi espressiva e talentuosa e bene anche Gary Sinise (Nathan) e Ed Harris, almeno per il poco tempo in cui sta i scena nel ruolo del marito di Faunia.
Un film da recuperare e da gustare.

La macchia umana

Un film di Robert Benton. Con Anthony Hopkins, Nicole Kidman, Ed Harris, Gary Sinise, Abbe Lane, Jacinda Barrett, Kerry Washington, Margo Martindale, Clark Gregg Titolo originale The human stain. Drammatico, durata 103 min. – USA 2003.

Anthony Hopkins: Coleman Silk
Nicole Kidman: Faunia Farely
Ed Harris: Lester Farely
Gary Sinise: Nathan Zuckerman
Wentworth Miller: Coleman Silk giovane
Jacinda Barrett: Steena Paulsson
Harry Lennix: sig. Silk
Clark Gregg: Nelson Primus
Anna Deavere Smith: sig.ra Silk
Lizan Mitchell: Ernestine
Kerry Washington: Ellie
Phyllis Newman: Iris Silk
Mili Avital: Iris da giovane
Danny Blanco Hall: Walter
Marie Michel: Ernestine da giovane

Dario Penne: Coleman Silk
Chiara Colizzi: Faunia Farely
Rodolfo Bianchi: Lester Farely
Paolo Maria Scalondro: Nathan Zuckerman
Francesco Bulckaen: Coleman Silk giovane
Gerolamo Alchieri: sig. Silk
Valentina Mari: Steena Paulsson
Antonio Sanna: Nelson Primus
Susanna Javicoli: sig.ra Silk
Graziella Polesinanti: Ernestine
Tatiana Dessi: Ellie
Angiolina Quinterno: Iris Silk
Fabio Boccanera: Walter
Letizia Scifoni: Ernestine da giovane

Regia Robert Benton
Soggetto Philip Roth
Sceneggiatura Nicholas Meyer
Distribuzione in italiano 01 Distribution
Fotografia Jean-Yves Escoffier
Montaggio Christopher Tellefsen
Musiche Rachel Portman
Scenografia David Gropman

gennaio 23, 2020 Posted by | Drammatico | , , | Lascia un commento