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Lo spazio bianco

Maria è una over 40, per lavoro fa l’insegnante presso una scuola serale; dopo una fugace relazione,scopre di essere incinta ma resta sola
a gestire la gravidanza perchè Piero, il suo occasionale compagno appresa la notizia si defila.
Per Maria la gravidanza è già di per se un cambiamento, ma ben presto si trova a fare i conti con la nascita prematura della bimba che aspetta,a soli sei mesi di gestazione.
La vita della donna cambia irreparabilmente, perchè al timore per sua figlia, costretta a vivere in una incubatrice appesa ad un filo si aggiunge tutto ciò che deriva dal suo particolare carattere.
E’ una donna forte, volitiva, abituata a gestire la propria vita senza l’aiuto degli altri, ma in questo caso si ritrova prigioniera proprio delle sue abitudini.
Auto esclusasi dalle relazioni sociali, Maria decide di passare le sue giornate in ospedale, accanto a sua figlia che vive come sospesa in una incubatrice che la separa non solo dalla madre ma dal contatto con il mondo.


Come del resto la madre. Iniziano giornate di lettura e cinema solitario, di sigarette e frugali cene a base di noci.
Ma questo spazio bianco nel quale Maria si è confinata non è la soluzione giusta.
E il mondo, poco alla volta, si crea un varco nella sua vita.
Così lentamente  allaccia prima una relazione con il medico trentenne che veglia su sua figlia, poi allarga i suoi pensieri, i suoi sentimenti allo sguardo degli altri: una vicina magistrato,che vive da tre anni separata dai figli per lavoro, fra dubbi e rimpianti,ad un suo amico, sensibile e intelligente che riesce a tenerla a galla.
Per Maria arriva il momento nel quale può finalmente stringere la piccola Irene, che ha chiamato come sua madre e con lei vivere,così come sua figlia, nata di nuovo, questa volta fuori dal mezzo meccanico.

Introspettivo e delicato.
Lo spazio bianco, diretto da Francesca Comencini nel 2009 ,tratto dall’omonimo romanzo di Valeria Parrella, esplora con sensibilità la vita e la personalità di una mamma per caso, divenuta tale i modo border line, in una età in cui si è ormai trasformata e rigidamente ordinata la propria vita in un assieme di regole inderogabili, nella quale le abitudini sono ormai consolidate e nel quale davvero lo spazio per le novità è ridotto al lumicino.
E invece Maria deve fare i conti con il suo status di madre single, di genitore di una figlia “illegittima”, come recita l’assurda legge dello stato che richiede il riconoscimento da parte del padre.
Così Maria si ritrova a combattere un po contro tutto.
Con la paura che la figlia possa nascere con un forte handicap o morire ,con l’attesa snervante che i giorni passino senza novità negative e senza il conforto di una vita sociale accettabile,che la faccia sentire meno sola.
Ma la fortuna di Maria è quella di vivere in una città, Napoli, che non la isola,che è rispettosa del suo dramma e che riesce a penetrare le sue difese semplicemente con la gentilezza.


Così la donna riprenderà le fila del suo quotidiano, con una nuova speranza coronata dall’uscita dal mezzo meccanico della piccola Irene,che apre gli occhi e la guarda per la prima volta.
La vita ha vinto su tutto, per Maria e per Irene.
Un film intelligente, dai ritmi scanditi lentissimamente dagli attimi infiniti, un ossimoro ma che rende l’idea, visto che si dilatano temporalmente, che si susseguono senza soluzione di continuità.
Su tutto personaggi che si muovono attorno a lei con discrezione,quasi rispettosi di una tragedia personale che si estrinseca in uno dei flash back veloci che caratterizzano il film come quello le riporta alla mente quando è crollata per strada,
soccorsa da un gruppo di donne del quartiere. Così come fondamentale sarà l’apporto di solidarietà oltre che psicologico delle altre mamme presenti nell’ospedale,tutte in attesa di sapere se i loro figli avranno o no una chance di vita.


Tutto in Lo spazio bianco è misurato,composto.
Come i dubbi, il dolore, la solitudine di una donna costretta a fare i conti con la sua indipendenza che non può essere totale perchè non si vive soli e degli altri si ha bisogno.
Decisamente una prova convincente quella di Francesca Comencini, regista abituata all’introspezione, al racconto fatto di cose concrete, di fatti dolorosi che però lasciano aperta la porta alla speranza.
Un grande aiuto le arriva da una bravissima Margherita Buy, dolente quanto basta e misurata in tutti i suoi movimenti.
Una Margerita Buy capace di tutte le espressioni possibili, dal dolce al triste, dall’allegro all’angosciato.
Bene gli altri attori e belle le immagini di una Napoli che appare molto distante come città ma non come popolazione, rispettosa eppur presente.
Un film di cui consiglio caldamente la visione.

Lo spazio bianco
un film di Francesca Comencini,con Margherita Buy, Gaetano Bruno, Giovanni Ludeno, Antonia Truppo, Guido Caprino. Drammatico, – Italia, 2009, durata 98 minuti.

Margherita Buy: Maria
Giovanni Ludeno: Fabrizio
Gaetano Bruno: Giovanni Berti
Maria Paiato: Magistrata
Antonia Truppo: Mina
Vincenzo Pacilli: Capo Scorta
Guido Caprino: Pietro
Salvatore Cantalupo: Gaetano
Valeria Parrella: Condomina
Pier Luigi Razzano: Condomino

Regia Francesca Comencini
Soggetto Valeria Parrella (omonimo romanzo)
Sceneggiatura Francesca Comencini, Federica Pontremoli
Casa di produzione Fandango, Rai Cinema con il contributo del MiBACT
Distribuzione in italiano 01 Distribution
Fotografia Luca Bigazzi
Montaggio Massimo Fiocchi
Musiche Nicola Tescari
Scenografia Paola Comencini
Costumi Gemma Mascagni

marzo 2, 2020 Posted by | Drammatico | | Lascia un commento