Romeo e Giulietta

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In due anni,tra il 1594 e il 1596 il grande bardo alias William Shakespeare scrisse la tragedia “The Most Excellent and Lamentable Tragedy of Romeo and Juliet” che da noi divenne solamente Romeo e Giulietta.
La tragica storia dei due innamorati,Giulietta Capuleti e Romeo Montecchi, è conosciuta universalmente nel suo svolgimento finale, ovvero con la pozione presa da Giulietta per sfuggire alle nozze con il conte Paride che le provocherà una morte apparente e con la conseguente morte di Romeo, “E così con un bacio io muoio” e con la conseguente morte di Giulietta che si trafigge con un pugnale.
Una storia d’amore e morte che Franco Zeffirelli porta sulllo schermo nel 1968,riproponendo fedelmente dialoghi e sceneggiatura della tragedia, riuscendo a creare un delicato equilibrio tra il testo originale e la tragedia shakespiriana.

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Sono state molte,nel corso della storia del cinema,i tentativi di portare sullo schermo opere di Shakespeare;mai come nel caso di nessun altro scrittore gli esiti sono stati deludenti.
A parte il Macbeth di Polanski (del quale c’è la recensione sul sito) sono davvero poche le trasposizioni cinematografiche degne di menzione.
Tra esse cito quelle che ho apprezzato di più come Rosencrantz e Guildenstern sono morti (Rosencrantz and Guildenstern Are Dead)per la regia di Tom Stoppard,La bisbetica domata (The Taming of the Shrew) ancora per la regia di Franco Zeffirelli,Giulio Cesare (Julius Caesar)
regia e sceneggiatura di Joseph L. Mankiewicz.
Poco altro in più.
La storia dei due sventurati amanti veronesi è ripresa da Zeffirelli con molta accuratezza,sia nei dialoghi come già detto sia nell’ambientazione che nei costumi;l’aria di tragedia è ben presente nel film,mescolata ai momenti d’amore tra i due giovani, condannati dall’odio fra le loro famiglie ad un destino crudele.
Shakespeare aveva creato una tragedia dal grande respiro,piena zeppa di personaggi delineati,dal Mercuzio ironico e sfacciatamente epicureo alle figure dei due amanti,puri e alti nella dimensione più elevata del sentimento chiamato amore.

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Un sentimento attorno al quale ruota inevitabilmente la vita dell’uomo,della donna e delle creature della terra ma non solo.
Estendendo il concetto,amore è ovunque,fino nella religione,come in quella cattolica che descrive l’amore di Dio per le sue creature, un amore così forte da contemplare la morte del suo unico figlio per la redenzione dell’umanità stessa.
Come dicevo,Shakespeare va oltre anche le convenzioni dell’epoca,considerando i due amanti come l’esempio più fulgido dell’amore,la massima rappresentazione dello stesso sentimento, in antitesi con la visione di amanti sfortunati e disonesti che veniva data da scrittori dell’epoca in cui i fatti avvennero.
E Zeffirelli non tradisce lo spirito di Shakespeare.
L’amore vince tutto, si arrende solo alla morte,ma con il passare del tempo la sconfigge,perchè la storia dei due giovani diviene l’emblema di come si possa far sopravvivere l’amore anche alla morte, esaltando la stessa come supremo atto dell’affetto verso la persona amata.

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In un’epoca materiale come la fine del 500,la forza della tragedia di Shakespeare è dirompente,così come lo è oggi;non a caso il balcone di Giulietta e Romeo a Verona o l’ente che gestisce la corrispondenza inviata ai due amanti sono affollate di visitatori e di scrittori.
Di tutte le età,nazionalità,uniti solo dalla forza del sentimento più nobile che l’uomo coltiva.
La tragedia di Shakespeare unisce poesia alla poesia;frasi come “« Mostra lei alle torce come si fa a brillare ché pare un pendente sulle gote della notte,
come il ricco gioiello all’orecchio dell’Etiope » o ancora « …tanto lei è bella che questa cripta si illumina a festa. » oppure 2Oh, essa insegna alle torce come splendere. Sembra pendere sul volto della notte come ricca gemma all’orecchio d’una Etiope. Ma è bellezza di un valore immenso che mai nessuno avrà, troppo preziosa pe la terra. Come colomba bianca in una lunga fila di cornacchie sembra la fanciulla tra le sue compagne. La voglio vedere dopo questo ballo; come sarei felice se la mia mano rude sfiorasse quella sua. Ha mai amato il mio cuore? Negate, occhi: prima di questa notte non ho mai veduto la bellezza.”
Una storia d’amore quindi.

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Che Franco Zeffirelli propone in una versione elegante e per certi versi magica;scegliendo per esempio le splendide note di Nino Rota,avvolgenti e tristi come si deve ad una colonna sonora che tratta un tema così forte oppure scegliendo per la fotografia Pasquale De Santis, che riesce a dare luminosità e toni cupi a seconda delle scene girate,tanto da meritare l’Oscar per la miglior fotografia.
Splendida la location e splendidi i costumi di Danilo Donati,che ottenne anche lui un meritato Oscar mentre a Zeffirelli sfuggì quello per la miglior regia,per la quale ebbe la nomination e che invece andò all’ormai dimenticato Oliver di Carol Reed.
Bravissimi i due attori principali,la bellissima e giovanissima Olivia Hussey,volto assolutamente perfetto per incarnare la virginea Giulietta;l’attrice inglese,che anni dopo interpretò la Madonna nel Gesù di Zeffirelli diede vita ad un’interpretazione memorabile.
Fece scandalo il suo seno nudo,cosa che la lasciò abbastanza indifferente come mostra la battuta fulminante che riservò ai giornalisti quando seppe che non poteva presenziare alla visione del film per la sua giovane età:”Non capisco perchè non possa vedere qualcosa che vedo nello specchio ogni giorno
Bravo anche Leonard Whiting che però non ebbe più occasione di avere un ruolo così importante e che non confermò quindi la bella prova d’esordio.Da segnalare il sontuoso cast dei doppiatori che include tra gli altri Gassman e Giannini.

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Un film molto ben fatto e confezionato,un film dei sentimenti e sui sentimenti;la vicenda dei suoi sfortunati protagonisti commuove anche il più scafato degli spettatori e sfido chiunque abbia visto il film a non sentire una stretta al cuore quando Giulietta muore,consapevole che il suo grande amore Romeo ha scelto la morte pur di non restare lontano da lei.
Un grande film,una grande tragedia,una grande storia d’amore.

Romeo e Giulietta

Un film di Franco Zeffirelli. Con Leonard Whiting, Olivia Hussey, John McEnery, Michael York, Milo O’Shea, Pat Heywood, Robert Stephens, Bruno Scipioni, Tony Soler, Rosemarie Dexter, Roberto Bisacco, Antonio Gradoli, Carlo D’Angelo, Franco Balducci, Geronimo Meynier, Andrea Bosic, Antonio Pierfederici, Elsa Vazzoler, Umberto Raho, Roberto Antonelli, Carlos Estrada, Nazzareno Natale, Natasha Parry, Bruce Robinson, Murray Head, Paola Tedesco, Richard Warwick Drammatico durata 152 min. – Italia, Gran Bretagna 1968

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Romeo e Giulietta banner protagonisti

Leonard Whiting: Romeo
Olivia Hussey: Giulietta
John McEnery: Mercuzio
Milo O’Shea: Padre Lorenzo
Pat Heywood: La Balia
Robert Stephens: Escalo il Principe di Verona
Michael York: Tebaldo
Bruce Robinson: Benvolio
Paul Hardwick: Capuleti padre
Natasha Parry: Capuleti madre
Antonio Pierfederici: Montecchi padre
Esmeralda Ruspoli: Montecchi madre
Roberto Bisacco: Conte Paride
Bruno Filippini: il menestrello
Paola Tedesco: Rosalina
Laurence Olivier: Voce narrante

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Giancarlo Giannini: Romeo
Anna Maria Guarnieri: Giulietta
Giorgio Albertazzi: Mercuzio
Mario Feliciani: Padre Lorenzo
Dhia Cristiani: La Balia
Sergio Fantoni: Il Principe di Verona
Pino Colizzi: Tebaldo
Massimo Turci: Benvolio
Roberto Bertea: Capuleti padre
Marina Dolfin: Capuleti madre
Vittorio Gassman: Voce narrante

Romeo e Giulietta banner cast

Regia Franco Zeffirelli
Soggetto William Shakespeare (opera teatrale)
Sceneggiatura Franco Brusati, Masolino D’Amico, Franco Zeffirelli
Produttore John Brabourne, Anthony Havelock-Allan
Fotografia Pasqualino De Santis
Montaggio Reginald Mills
Musiche Nino Rota
Scenografia Lorenzo Mongiardino e Luciano Puccini
Costumi Danilo Donati
Trucco Mauro Gavazzi, Luciano Vito

Romeo e Giulietta banner citazioni

L’amore è cieco, e il buio gli si addice. (Shakespeare,Romeo e Giulietta)

Ride delle cicatrici colui che non è mai stato ferito.(Romeo: atto II, scena II)

Guarda come appoggia la guancia alla sua mano: Oh, potessi essere io il guanto di quella mano e poter così sfiorare quella guancia! (Romeo: atto II, scena II)

Che cosa c’è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo. (Giulietta: atto II, scena II)

Chi sei tu che avvolto nella notte inciampi nei miei più reconditi pensieri? (Giulietta: atto II, scena II)

Buona notte, buona notte! Lasciarti è dolore così dolce che direi buona notte fino a giorno. (Giulietta: atto II, scena II)

Amore mio, mia sposa! La morte, che ha gia succhiato il miele del tuo respiro, nulla ha potuto sulla tua bellezza. Ancor sulle tue labbra e le tue guance risplende rosea la gloriosa insegna della bellezza tua: su te la Morte non ha issato il suo pallido vessillo… Tebaldo, tu che te ne stai là in fondo nel tuo bianco lenzuolo insanguinato, qual maggiore tributo posso renderti che spezzare con questa stessa mano che ha spezzato la tua giovane vita quella dell’uomo che ti fu nemico? Perdonami, cugino!… O mia Giulietta, perché sei tanto bella ancora, cara? Debbo creder che palpita d’amore l’immateriale spettro della Morte? E che quell’aborrito, scarno mostro ti mantenga per sé qui, nella tenebra, perché vuol far di te la propria amante? Per paura di questo, io resterò per sempre accanto a te e non mi partirò mai più da questo palazzo della scura notte. qui, qui, voglio restare insieme ai vermi, tue fedeli ancelle, qui fisserò l’eterno mio riposo, qui scrollerò dalla mia carne stanca il tristo giogo delle avverse stelle. Occhi, guardatela un’ultima volta, braccia, stringetela nell’ultimo abbraccio, o labbra, voi, porta del respiro, con un bacio puro suggellate un patto senza tempo con la morte che porta via ogni cosa. Vieni, amarissima mia scorta, vieni, mia disgustosa guida. E tu, Romeo, disperato nocchiero, ora il tuo barco affranto e tormentato dai marosi scaglia contro quegli appuntiti ronchi a sconquassarsi… Ecco, a te, amor mio! Bevo al mio amore! O onesto speziale! Il tuo veleno è rapido, e così, con un bacio, io muoio. (Romeo: atto V, scena III)

Romeo e Giulietta banner recensioni
L’opinione di Mery91 dal sito http://www.filmscoop.it

Bellissimo adattamento cinematografico di Zeffirelli della famosa opera di Shakespeare.
Sicuramente la migliore trasposizione cinematografica mai fatta per quanto riguarda Romeo e Giuletta.
Bellissima l’atmosfera che si respira della Verona Rinascimentale; ottimo davvero tutto, dalla recitazione ai costumi, dalla colonna sonora alle scenografie (non a caso Zeffirelli si è laureato all’Accademia di Belle Arti). Meritatissimi i due Oscar per la migliore fotografia e per i migliori costumi. Bravi Leonard Whiting e le bella Olivia Hussey. Ottimo lavoro di Franco Zeffirelli, sicuramente uno dei suoi migliori lavori.
Da vedere.

Dal sito http://www.davinotti.com

L’opinione di Pigro

La tragedia di Shakespeare in versione oleografica e magniloquente. Abbondano belle e belli, come sempre in Zeffirelli, ma il film è molto ben curato, le ambientazioni (così come scene e costumi) raffinate e – anche se non ci si può aspettare il colpo d’ala della genialità – alla fine l’opera è godibile e di buon livello. Il regista è un eccellente artigiano e ci sa fare e la grazia acerba dei giovanissimi protagonisti (Leonard Whiting e Olivia Hussey), in linea con l’età chiesta dalla storia, fa il resto. Da segnalare la musica di Nino Rota.

L’opinione di Cotola

Lo considero uno dei migliori Zeffirelli di sempre (assieme a La bisbetica domata, guarda caso sempre ripreso da Shakespeare) poiché stranamente qui il regista fiorentino oltre a rispettare il testo letterario di partenza, tiene a freno il suo ego smisurato, rendendo così un buon servizio alla riuscita della sua pellicola. Alla regia si aggiunge una confezione impeccabile che si può fregiare della bella colonna sonora di Nino Rota, dei costumi di Danilo Donati e della fotografia di De Santis.

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