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Le chat, l’implacabile uomo di Saint-Germain

Parigi,sobborgo di Courbevoie,nelle Banlieu.
In una palazzina che sembra resistere come un fantasma urbano alla modernizzazione del quartiere,dove ruspe e operai lavorano
incessantemente alla demolizione di case fatiscenti, vivono i coniugi Julien e Clemence Boulin.
Sono anziani, sposati da più di venticinque anni.
Ma il loro non è il tradizionale matrimonio tra anziani che dividono con amore gli scampoli della vita dopo aver diviso il quotidiano con affetto, anzi.
Lui, un ex tipografo e lei, ex trapezista rimasta zoppa dopo una caduta sembrano separati da un astio che giorno dopo giorno mina un rapporto ormai logoro.
Attraverso flashback, apprendiamo frammenti della loro vita, con il mutare dell’affetto trasformatosi in indifferenza prima, in mal sopportazione poi.
Non hanno figli e quindi è venuto anche a mancare uno dei fondamentali della vita di coppia; certo, le coppie sterili riescono a costruire alternative ma nel caso dei Boulin con lo scorrere degli anni si è creata una cortina fumogena spessa, soffocante, nella quale le due vite sembrano essersi scisse a tal punto da diventare incompatibili.


In realtà non sarebbe così, basterebbe parlare, discutere.
Ma per Julien e Clemence è davvero troppo tardi.
C’è una tensione inespressa tra loro che sembra sempre in procinto di esplodere; alla fine il punto di rottura viene raggiunto e l’elemento scatenante è Joseph.
Non un essere umano ma un banale gatto, che Julien porta a casa e che con il passare dei giorni si trasforma in un oggetto di adorazione per Julien, che dimentica del tutto la moglie.
Che non ha praticamente più nulla a cui attaccarsi, nemmeno ai residui di quell’affetto che, segretamente e senza confessarlo al marito nutre ancora per lui.
La gelosia finisce per avere la meglio e Clemence uccide il gatto.


E lui va via di casa, rifugiandosi dalla proprietaria di un albergo che in passato frequentava accompagnandosi sporadicamente con prostitute.
Tracce dell’antico affetto, il sapere che sua moglie sta male lo riportano a casa. Ma adesso il baratro scavato tra loro è un abisso: “Sono tornato, Clemence. Ma non ti parlerò mai più. Mai,mi senti !?
Il dialogo delle piccole cose quotidiane è scomparso, sostituito da pezzettini di carta con i quali Julien comunica con sua moglie.
Che una sera li legge,quasi fossero l’unico modo per riempire il vuoto totale della sua esistenza,che si spegne di colpo; Clemence,colpita da un infarto si accascia sul pavimento.
Ora Julien è solo, neanche più l’ombra della moglie accoglie il suo muoversi smarrito…
Da un romanzo nero e pessimista di George Simenon, Le chat, Pierre Granier-Deferre trae il film omonimo, Le chat,malamente riportato in italiano con l’assurdo titolo L’implacabile uomo di Saint Germain.
Un film gelido,come il romanzo.


Un’analisi spietata di un matrimonio, che, sinistramente, sembra simboleggiare altri matrimoni (o forse tutti?).
L’amore, la complicità, l’affetto possono (o devono necessariamente?) svanire, lasciando all’interno dl matrimonio solo macerie.
Quelle stesse che circondano la casa dei protagonisti della storia, ombre di un passato che non ha avuto neanche felicità come base e che ha finito per diventare una prigione, nella quale Julien e Clemence si muovono smarriti. Ma mentre Julien riesce a trovare in un semplice gatto un interesse, un affetto, Clemence vaga preda di una delusione e di un’abitudine che hanno scavato,in lei, un baratro che non c’è modo di superare o colmare, neanche parzialmente.
I due protagonisti finiscono per assurgere ad emblemi di matrimoni trappola, in cui esistenze si spengono lentamente per poi estinguersi.
Una fine con orrore? Un orrore senza fine?


Non ha importanza. Le esistenze arrivano al limite della vita consumandosi lentamente e la morte sembra essere davvero una liberazione.
E la scena finale,con l’infermiera che sbaglia anche il cognome di Julien la dice lunga sul pessimismo cosmico del film.
Che non è cattivo, ma analitico e senza speranze.
Un film da non vedere in momenti di tristezza, perchè aggiunge dolore a disagio.
Due grandi attori sublimano i due personaggi sconfitti del film: Jean Gabin e Simone Signoret, ormai capaci di interpretazioni eccezionali dall’alto di carriere in cui hanno fatto sfoggio di abilità nel tratteggiare psicologie anche complesse
rendono se possibile ancor più tetra e disperata l’atmosfera del film. I due attori ottennero due meritati Orsi d’argento al festival di Berlino per le loro interpretazioni.
Un film che si dipana freddamente, senza speranza, senza illusioni.
Davvero bravo il regista Pierre Granier-Deferre,che modificando a tratti il romanzo di Simenon riesce a non snaturarlo aggiungendo una sua visione, evidentemente nichilista al romanzo stesso.
Purtroppo L’implacabile uomo di saint Germain è un film raramente trasmesso in tv: tuttavia su You tube è comparsa una discreta versione all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=kEEe_3v_G8U

Le chat, l’implacabile uomo di Saint-Germain

Un film di Pierre Granier-Deferre. Con Jean Gabin, Simone Signoret, Jacques Rispal, Harry Max, André Rouyer, Yves Barsacq, Isabel Del Rio Titolo originale Le chat. Drammatico, durata 86 min. – Francia 1972

Jean Gabin … Julien Bouin
Simone Signoret … Clémence Bouin
Annie Cordy … Nelly
Jacques Rispal … Il dottore
Nicole Desailly … L’infermiera
Harry-Max … Il pensionato
André Rouyer … Il delegato
Carlo Nell Carlo Nell … L’agente immobiliare
Yves Barsacq … L’architetto
Florence Haguenauer…Germaine
Ermanno Casanova … Il padrone del bar
Georges Mansart … Il giovane in moto
Isabel del Río … La ragazza in moto

Regia Pierre Granier-Deferre
Soggetto Georges Simenon
Sceneggiatura Pierre Granier-Deferre, Pascal Jardin
Fotografia Walter Wottitz
Montaggio Nino Baragli, Jean Ravel
Musiche Philippe Sarde
Scenografia Jacques Saulnier

ottobre 17, 2019 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento

L’evaso

L'evaso locandina 3

Francia,anni 30
In un piccolo paese rurale della provincia francese arriva Jean Lavigne, un evaso dal carcere della Cayenna, dove è stato rinchiuso per aver assassinato due uomini politici.
L’uomo decide di stabilirsi in paese abitato da poche anime e trova lavoro presso la vedova Tati Couderc, una donna precocemente invecchiata dal duro lavoro, dalla vedovanza e sopratutto sfibrata dalla lotta con i parenti del defunto marito, decisi a sottrarle la proprietà ereditata.
Incurante dell’ostilità dei parenti e degli abitanti del paese, Tati Couderc assume Jean, dandogli un tetto e del vitto.
Dopo un periodo di diffidenza, Tati sembra legarsi a quell’uomo silenzioso e misterioso e Jean, forse per riconoscenza, forse per affetto sembra ricambiare il sentimento.

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Alain Delon

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Simone Signoret

Così tra i due nasce una relazione, ma Jean nel frattempo allaccia un’amicizia con coinvolgimento amoroso anche con Felicie, una giovane ragazza madre parente di Tati.
La vedova Couderc ben presto capisce che Jean nasconde qualcosa ma decide comunque di difenderlo dalla preoccupata e interessata attenzione dei parenti.
Jean commette l’errore di parlare troppo con Felicie che imprudentemente si sbottona con i genitori; è l’inizio della fine, perchè all’improvviso in paese arriva un esercito di gendarmi che circondano la fattoria di Tati.
Jean muore crivellato dai colpi dei gendarmi e ……

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Ottavia Piccolo

Il regista francese Pierre Granier-Deferre dirige nel 1971 L’evaso, scrivendo la sceneggiatura con Pascal Jardin e adattando un romanzo di Simenon per il grande schermo. Non è un adattamento fedele alla lettera ma è una trasposizione in cui le atmosfere e una nostalgia palpabile pervadono un film che fa dell’ambientazione e della descrizione dei personaggi il suo punto di forza.
L’atmosfera gretta e meschina del piccolo borgo rurale nel quale si svolge la storia, le due vite lontanissime che finiscono per diventare complementari, quelle di Jean e Tati,la malinconica provincia francese fotografata come meglio non si potrebbe da Walter Wottitz contribuiscono a rendere L’evaso un film sicuramente da ricordare.
Se la storia in fondo è semplicissima, va apprezzato il tentativo di Granier-Deferre, autore di alcuni film di ottima fattura come Un battito d’ali dopo la strage, Le chat – l’implacabile uomo di Saint Germain e Il clan degli uomini violenti, di rendere il film visivamente potente, senza curarsi molto della velocità del film.

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Che infatti scorre lentissimo, come il fiume del villaggio o come le vite dei suoi abitanti, meschinamente attaccati al possesso dei beni materiali proprio perchè isolati in una comunità assolutamente chiusa all’esterno, agli altri.
E’ un mondo piccolo e dalle vedute ristrette, quello in cui si trovano a vivere il loro personale dramma i due personaggi del film; il primo, Jean, è un evaso del quale praticamente non sappiamo nulla, se non che ha ucciso due politici e che vorrebbe tornare a casa sua, ma che vedrà il suo destino legarsi a quello di Tati Couderc.
Una donna sola, energica, invecchiata anzi tempo sia dalla solitudine che dal duro lavoro dei campi.
Ma anche dalla tensione, da quel doversi difendere quotidianamente dall’ostilità dei parenti del marito, che le contestano l’eredità ricevuta.

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Tati è ancora una donna in grado di dare e ricevere amore; lo dimostrerà decidendo di non denunciare Jean, anzi, di stringerlo a se nonostante i pettegolezzi feroci dei paesani.
Il terzo personaggio del film è la giovane e selvaggia Felicie, una ragazza madre con un’indole libera ma anche con un cervello da uccellino: sarà proprio lei la causa del finale drammatico delle vite di Jean e Tati.
In tutto questo Deferre ci mette la mano con delicatezza, preferendo allungare smodatamente i tempi narrativi, lasciando quindi allo spettatore la libertà di gustarsi la placida indolenza di una parte di provincia francese assolata e sonnacchiosa in perfetta comunione con i suoi abitanti.
Che però hanno tutti i pregi e maggiormente tutti i difetti di coloro che vivono in una comunità chiusa ed ermeticamente riluttante a qualsiasi novità.

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L’arrivo di Jean turberà quell’equilibrio stagnante fino al finale in cui l’arrivo di moltissimi gendarmi e il sibilo di centinaia di pallottole non squarcerà drammaticamente il silenzio di un piccolo microsmo in precario equilibrio, in nettissimo contrasto con la placida natura che circonda la scena del dramma.
Jean cade senza aver potuto nemmeno sparare un colpo, cade in un’aiuola brulla e desolantemente bruciata dal sole.
Un finale amaro ma se vogliamo ampiamente preventivabile; Jean paga il suo doppio omicidio, paga quel passato oscuro che si porta dietro, ma paga principalmente l’invidia e l’avidità di un pugno di paesani gretti e meschini, così come Tati paga la sua indipendenza, quell’essere ferocemente gelosa della sua indipendenza.
Il grande valore aggiunto del film è rappresentato dalla presenza di due tra i migliori attori francesi della seconda parte del novecento: Simone Signoret e Alain Delon, due volti perfetti per due personaggi dolenti e perdenti.

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La Signoret è uno spettacolo da vedere, Delon è la classica canaglia dal volto umano, un ruolo che l’attore francese replicherà molte volte, sempre fedele al personaggio che si è costruito nel corso degli anni; a loro va aggiunta la bellissima e seducente Ottavia Piccolo che completa il cast di un film decisamente bello e affascinante.
Una nota finale; in Italia il film venne distribuito con il titolo L’evaso in luogo del titolo originale La veuve Couderc, spostando quindi l’attenzione dal personaggio principale di Tati Couderc a quello indubbiamente importante di Jean, un chiaro espediente per avvicinare alla visione del film i numerosi fan dell’attore francese.
L’evaso è un film di facile reperibilità, che nella versione originale ha un fascino ancora migliore, grazie alla musicalità del francese parlato in origine; trasmesso più volte dalle tv private, è disponibile anche in digitale.

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L’evaso
Un film di Pierre Granier-Deferre. Con Alain Delon, Jean Tissier, Simone Signoret, Ottavia Piccolo Titolo originale La veuve Couderc. Drammatico, durata 88′ min. – Francia 1971.

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Regia Pierre Granier-Deferre
Soggetto Georges Simenon – romanzo
Produttore Raymond Danon
Fotografia Walter Wottitz
Montaggio Jean Ravel
Musiche Philippe Sarde
Scenografia Jacques Saulnier
Costumi Jacques Cottin
Trucco Maud Begon

L'evaso banner cast

Simone Signoret: Tati Couderc
Alain Delon: Jean Lavigne
Ottavia Piccolo: Félicie
Jean Tissier: Henri Couderc
Pierre Collet: commissario Mallet
François Valorbe: colonnello Luc de Mortemont
Jean-Pierre Castaldi: ispettore

L'evaso locandina 2

L'evaso locandina

L'evaso locandina 4

L'evaso lobby card

L'evaso foto di scena 5

L'evaso foto di scena 4

L'evaso foto di scena 3

L'evaso foto di scena 2

gennaio 6, 2013 Posted by | Drammatico | , , , , | Lascia un commento