La casa dalle finestre che ridono


La casa dalle finestre che ridono locandina

La casa dalle finestre che ridono nasce dopo il clamoroso fiasco ai botteghini di Bordella,opera pretenziosa di Avati,cosa che aveva allontanato dal regista i grossi produttori.
Con un budget ridotto all’osso,poco meno di 150 milioni di lire,contro gli oltre duecento delle varie produzioni,Pupi Avati gira un film in sordina ,senza grosse speranze di ritorno economico.
Il soggetto lo cura con Maurizio Costanzo,con Gianni Cavina (che reciterà nel film),con suo fratello Antonio.
Per il cast,visto il budget bassissimo,Avati ripiega su un semisconosciuto Lino Capolicchio,su Gianni Cavina e su una giovanissima e affascinante Francesca Marciano.

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Se non ci sono soldi,ci sono le idee,c’è la voglia di realizzare un thriller di stampo gotico basato più sull’atmosfera che sugli effettacci,un po’ quello che aveva fatto Dario Argento con Profondo rosso,divenuto un clamoroso caso ai botteghini.
Come controfigure si usano gli stessi attori,che si sdoppiano in più vesti:le ombre che compaiono nel film sono gli stessi attori,l’ambientazione è spartana,e la location del film viene scelta con cura.

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E’ un paesino della bassa padana,in provincia di Ferrara,nelle valli di Comacchio,dove “non ci sono ormai più anguille”.
Il film inizia con l’arrivo in paese di un restauratore,chiamato al difficile compito di ripristinare un San Sebastiano agonizzante affrescato nella chiesa del paese da Buono Legnani,detto il pittore delle agonie,per la sua discutibile abitudine di ritrarre gente in punto di morte.

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L’atmosfera del posto,nonostante il sole splendente e una certa pigrizia e indolenza dei suoi pochi abitanti,è cupa,lugubre.
Piccola nota di vita è l’arrivo della giovane maestrina chiamata a sostituire la precedente,donna dalla moralità non proprio irreprensibile,con la quale il giovane restauratore avrà una breve e fugace relazione.
Nel paese c’è anche un vecchio amico del restauratore,Mazza,che sembra sconvolto da qualcosa che ha scoperto.

Capolicchio si imbatte anche in strani personaggi,come l’enigmatico parroco,in Livio,il giovane sagrestano fuori di testa e in Coppola,strana figura di alcolizzato tenuto a distanza da tutti.E nel frattempo inizia a lavorare al restauro,scoprendo,poco per volta,che parte di esso è stato inspiegabilmente coperto.
Và ad alloggiare in una strana casa,dove vive una donna all’apparenza molto malata,e dove inizia a imbattersi in strane fenomeni.

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Riceve telefonate minatorie,alle quali,almeno all’inizio,non da gran peso.
L’atmosfera del film resta tesa, e lascia immaginare storie segrete sepolte dall’omertà dei suoi enigmatici abitanti. L’unico che mostra di voler stabilire un rapporto con il restauratore è Coppola,l’alcolizzato sempre più emarginato dagli abitanti del paese.

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Capolicchio si imbatte in un magnetofono,nel quale c’è un nastro registrato dal pittore folle,e subito dopo assiste,inorridito,al “suicidio” dell’amico Mazza.
Il giovane inizia a capire che il paese nasconde un oscuro e terribile segreto quando trova l’agenda di Mazza,nella quale l’uomo racconta l’oscura storia di Buono Legnani,delle sue due sorelle e dell’innaturale rapporto che legava i tre.
Contemporaneamente,inizia una relazione sentimentale con Francesca,la giovane maestrina,che con l’avanzare del tempo,mostrerà di aver percepito l’aura di malvagità che circonda il paese.

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Mentre lo stato del restauro avanza,mostrando al fianco del San Sebastiano l’inquietante presenza di due sinistre figure femminili,il giovane scopre la casa nativa del pittore Legnani,una casa decorata con finestre che ridono.
Gli eventi incalzano. Guidato da Coppola,scopre che nel giardino della casa ci sono resti umani.
Al suo ritorno a casa,trova Francesca,alla quale aveva promesso di andar via,morta in maniera orribile;scopre che qualcuno ha danneggiato,in maniera irreparabile l’affresco maledetto,cancellando le due figure femminili da esso. Recatosi con i carabinieri nella casa di Legnani,assiste agli scavi di questi ultimi nel posto in cui c’erano i resti umani,per scoprire che qualcuno ha provveduto ad occultare tutto.
Gli eventi precipitano.

Coppola viene ritrovato annegato e lui torna nella casa dove abita,dove scopre parte del segreto che essa nasconde:l’anziana signora che si fingeva malata è in realtà sanissima,e in compagnia di un’altra donna sta martirizzando il giovane sagrestano Livio.
Le due donne,che sono in effetti le due sorelle del pittore maledetto,custodiscono in un armadio i resti di Buono,a cui dedicano le incolpevoli vittime sacrificali su cui riescono a mettere le mani.
Il restauratore,ferito da una pugnalata di una di esse,riesce a scappare con la moto di Coppola,e si reca in paese,dove però trova solo finestre chiuse:nessuno lo aiuta.

Cerca rifugio in chiesa e qua il dramma giunge a compimento.
Il parroco non è altri che l’altra sorella del pittore,e si avvicina minacciosamente al giovane.
Il film termina con il rumore delle sirene della polizia in lontananza,lasciando aperto il finale a più soluzioni.
Una trama lineare,semplice.

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La musica di fondo,essenziale e ben ritmata,scandisce i tempi del film,rendendolo cupo in maniera straordinaria.
Ma è l’atmosfera in cui è immerso il film ad essere perfetta: La trama non ha cedimenti e,di conseguenza,si sviluppa in maniera perfetta.
Sono passati trent’anni dalla sua uscita e i proprietari dei diritti della pellicola,divenuta nel frattempo un autentico cult,hanno deciso di rimasterizzarla grazie alle nuove sofisticate tecniche di elaborazione digitale.
Sono così scomparsi tutti gli ingiallimenti,lo spolverio tipico delle pellicole datate.
Ripulita e messa a nuovo,la pellicola resta assolutamente godibile.


Per chi decidesse di acquistare il Dvd,che ha sostituito la vecchia video VHS sul mercato,una piacevolissima sorpresa.
Il cast spiega i dietro le quinte,ci sono interviste a Capolicchio,ai fratelli Avati,a Cavina.
Che raccontano,divertiti,le difficoltà in cui si imbatterono all’epoca delle riprese del film.
Simpatica la descrizione di Capolicchio di un dietro le quinte accaduto mentre si girava la scena dell’accoltellamento del restauratore.

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Capolicchio racconta di essersi dimenticato letteralmente di essere coperto di sangue,e di essersi recato in un bar del paese,accolto dagli sguardi sgomenti della gente.
Avati racconta come durante gli ultimi ciack abbiano avuto a che fare con le scosse del terremoto del Friuli,e di come abbia consigliato alla troupe di ripararsi sotto il campanile della chiesa!

Un film nato per caso,ma diventato con il passare del tempo,un cult autentico.
Prova geniale di un cinema povero di mezzi,ricco di idee,in grado di figurare egregiamente al fianco delle maggiori produzioni d’oltralpe.
Con Profondo rosso,La casa dalle finestre che ridono è da considerarsi il gotico-thriller più riuscito della storia del cinema italiano.

La casa dalle finestre che ridono
Un film di Pupi Avati. Con Gianni Cavina, Lino Capolicchio, Giulio Pizzirani, Francesca Marciano, Bob Tonelli, Pina Borione,
Eugene Walter, Pietro Brambilla. Genere Drammatico, colore 110 minuti. – Produzione Italia 1976.

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Lino Capolicchio

Francesca Marciano

Gianni Cavina

La casa dalle finestre che ridono banner personaggi

Lino Capolicchio     …     Stefano
Francesca Marciano    …     Francesca
Gianni Cavina    …     Coppola
Giulio Pizzirani    …     Antonio Mazza
Bob Tonelli    …     Solmi
Vanna Busoni    …     Insegnante
Pietro Brambilla    …     Lidio
Ferdinando Orlandi    Poliziotto
Andrea Matteuzzi    …     Poppi
Ines Ciaschetti    …     Concierge
Pina Borione    …     Donna paraplegica
Flavia Giorgi    …     Moglie di Poppi
Arrigo Lucchini    …     Grocer
Luciano Bianchi    …     Franchini

La casa dalle finestre che ridono banner cast

Regia Pupi Avati
Sceneggiatura: Antonio Avati, Pupi Avati,Gianni Cavina, Maurizio Costanzo
Prodotto da : Antonio Avati, Gianni Minervini
Musiche: Amedeo Tommasi
Editing: Giuseppe Baghdighian
Costumi: Luciana Morosetti
Effetti speciali: Luciano Anzellotti, Giovanni Corridori

La casa dalle finestre che ridono banner recensioni

“Magico, straordinario capolavoro dell’horror italiano, che turba per la capacità di far scaturire l’orrido e il fantastico dal quotidiano. Flashback da antologia. Spiazzante, indimenticabile, sbalorditivamente perfetto l’ultimo minuto di film. La seconda visione sorprende per la percepita perfezione degli incastri. “As flores do amor, flores lindas do meu jardim, para vocês…”

“Film visivamente molto suggestivo e riuscito con alcune originalità: è un noir con venature horror ambientato nella bassa padana (terra spesso adoperata come pretesto per pellicole decisamenti di alto registro). Avati cura nei particolari la messa in scena e la direzione degli attori, tutti molto bravi (in particolare Cavina, attore poco e male utilizzato dal cinema che conta). Il limite del film è la qualità altalenante della sceneggiatura, che spesso presenta elementi improbabili dal punto di vista narrativo.”

“L’ambientazione solare, la presenza di uomini di Chiesa (e quindi atti a dispensare speranza e vita), il fascino imperscrutabile della pittura: sta tutto nella dialettale (e provinciale) messa in scena, sorretta da un convincente (e mai più così bravo) Gianni Cavina, il pregnante senso di claustrofobia che è generato da contrasti così palesi quanto inimmaginabili (uomo/donna, bene/male, anima/corpo, luce/tenebra). Raccontato, come da narratore anacronistico, per essere attentamente seguito possibilmente nelle notti invernali, presso il camino.”

“Difficile (inutile?) aggiungere qualcosa a quanto è stato detto e scritto, ovunque, quasi unanimemente, giustamente. Un capolavoro, e una splendida riuscita di un autore stratificato che ha più poetiche, una delle quali prepondera purtroppo nella sua produzione, ma in tal modo permette di isolare le perle. Film dall’atmosfera ineguagliabile, dall’orrore palpabile e credibile, dalle suggestioni vibranti (quell’inizio e quel finale che non si dimenticano più… ). Inchino.”

“È praticamente perfetto: musiche, ambientazione, attori, intreccio. È un puzzle con tutti i tasselli al posto giusto. Già l’inizio è stupendo (la voce roca, le immagini sgranate, le urla, il coltello lucente). Quando il protagonista giunge col battello, chi lo aspetta sembra uscito da un quadro (uno alto, uno basso e dietro un’auto rossa). Il posto e alcuni individui sono già piuttosto inquietanti, senza bisogno di sangue. Personaggi felliniani in trattoria. Il povero restauratore avrà parecchi problemi. Dialoghi da gustare. Gran bel finale.”

“Un capolavoro assoluto dell’originalissimo “gotico padano” di Pupi Avati. Complici anche le musiche di Tommasi, attanaglia dalla paura dagli inquietanti titoli di testa, scanditi a ritmo di coltellate, fino all’agghiacciante, ineguagliabile finale. Senza alcun effetto speciale, qui l’orrore diventa qualcosa di reale e credibile e la parlata emiliana – tradizionalmente associata a calore, divertimento e simpatia – si trasforma in un suono grottescamente perverso. Regia e attori perfetti. “

“Capolavoro di Avati e, con buona pace degli estimatori di Argento, miglior horror italiano di sempre. Geniale fin dalla scelta dell’ambientazione placida e solare, assolutamente non convenzionale, angoscioso come pochi per la capacità di creare, con una economia di mezzi encomiabile, un senso di oppressione crescente attorno al protagonista, fino al finale, scioccante e davvero inaspettato. Interpreti tutti adeguati (ottimo Capolicchio), colonna sonora efficace e fotografia funzionale contribuiscono alla riuscita di un film tuttora disturbante.”

“Avati non ha reali abilità registiche nell’universo della paura: è un arcano incantatore che sa come restituire al sole l’atmosfera fetida di orrori ancestrali, lovecraftiani, sepolti nei pertugi della campagna. Ampio, troppo lungo e disteso su una insistita resa atmosferica, è un thriller con evidenti impacci narrativi (la storia d’amore è mal girata e castigatissima, alcuni snodi improbabili), che all’inappetenza non dichiarata per il genere risponde con porte e finestre che cigolano. Resta oggetto assolutamente inedito nella cinematografia italiana. Il finale è urticante e magnifico.”

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Una Risposta

  1. Se ci dimentichiamo che i films del genere stranieri erano molto più avanzati come linguaggio, possiamo anche godercelo.

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