L’uomo, la donna e la bestia-Spell dolce mattatoio


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Questo film di Alberto Cavallone, diretto nel 1977, è uno dei prodotti più affascinanti e meglio riusciti nella storia del cinema italiano. Visionario, naif, innovativo, iconoclasta, Spell, dolce mattatoio, titolo che si addice ben più del brutto L’uomo la donna e la bestia, rappresenta un’autentica oasi di novità in un periodo, quello sul finire degli anni settanta, poco affascinante e davvero poco interessante cinematograficamente, vissuto attraverso una serie di pellicole dozzinali, quasi tutte erotiche, oppure del decadente filone della commedia all’italiana.

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Un film difficile, caleidoscopico, in cui le storie dei vari protagonisti si sommano, si intrecciano, attraverso una visione della società, e in particolare della provincia italiana, caustica e rivoluzionaria. Un film che si articola in più fasi, visibile attraverso diverse chiavi di lettura, attraverso le storie di comuni cittadini di una qualsiasi città della provincia italiana, quella operosa ma anche puritana, baciapile e sottilmente lussuriosa, viziosa e moralistica. Storie di gente comune, come comune è la famiglia che all’improvviso vive come una tragedia la scoperta che la figlia minore (“è ancora una bambina!” grida la madre) è incinta.

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Tragedia che diverrà davvero tale quando la ragazza griderà alla madre l’atroce verità; il genitore del bambino altro non è che suo padre. Una storia comune anche quella del contadino perennemente ubriaco, che torna  a casa e pretende di trovare sua moglie pronta a soddisfarlo, ma che riceve, per contro, un netto rifiuto.

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I personaggi sono tutti credibili nelle loro debolezze, nella loro umanità disumanizzata, alle volte priva di morale, alle volte dai ferrei principi. C’è il comunista deluso, che ha la moglie pazza ed erotomane; c’è la prostituta che si da a tutti, che però resta incantata dal personaggio assolutamente fuori contesto del vagabondo un giovane che sembra Gesù, che seduce candidamente le mogli degli altri, e che sembra guardare, estraneo, quel mondo in miniatura retto da regole mutuate dal mondo vero, quello sicuramente più grande, che però si muove attorno alle stesse leggi, immutabili nel tempo.

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Cavallone usa più il linguaggio delle immagini che i dialoghi; immagini spesso anche forti, ai limiti del guardabile. Come le scene di sesso tra il macellaio e i quarti di bue, apologo forse oscuro della sessualità spinta allo stremo, o della società borghese, vallo a capire; come la terribile scena finale, in cui la moglie pazza, durante un rapporto erotico, espleta i propri bisogni corporali sul partner, soffocandolo con gli escrementi, prima di uccidere con le forbici il marito.

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O ancora la scena in cui un giocatore di biliardo infila una delle palle lanciandola con la stecca nella vagina della prostituta. Un film che dilata i suoi tempi, trasformandosi, di volta in volta, in un sogno o in un incubo, in qualcosa di onirico, in un impeto che assomiglia tanto al surrealismo pittorico.

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Un film che vive sui due piani canonici, realtà e sogno, senza che nessuna delle due situazioni sembri prevalere sull’altra. Inizio sacro, fine profana, con quell’orgia di suoni e colori, parossistica nel suo erotismo sfrontato. Una provocazione, senza dubbio, ma estremamente affascinante. Un film visto da pochi, ma che andrebbe rivalutato proprio nell’ottica della sua assoluta originalità.

L’uomo, la donna e la bestia-Spell dolce mattatoio, un film di Alberto Cavallone. Con Jane Avril, Paola Montenero, Martial Boschero, Angela Doria,Monica Zanchi
Erotico, durata 90 min. – Italia 1977

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L'uomo la donna e la bestia banner protagonisti

Jane Avril: Rosanna
Angela Doria: la prostituta
Martial Boschero: il comunista
Josiane Tanzilli: Clara
Antonio Mea: Alfonso, il macellaio
Paola Montenero: Luciana
Aldo Massasso: Ernesto, il padre di Giulia
Macha Magall: Maria
Stefania Spugnini: Giulia
Monica Zanchi: Sabina

L'uomo la donna e la bestia banner cast

Regia Alberto Cavallone
Sceneggiatura Alberto Cavallone
Produttore Stefano Film
Fotografia Giovanni Bonicelli
Montaggio Alberto Cavallone
Anita Cacciolati
Musiche Claudio Tallino
Scenografia Joseph Teichner
Trucco Angelo Fava

3 Risposte

  1. davvero interessante cinematograficamente!!!

  2. Visto ieri sera, anche sulla scia della tua recensione.
    Premetto che non sono un esperto di cinema, ma solo un appassionato spettatore.
    Che dire, il soggetto (ma anche la sceneggiatura) sono effettivamente degni di nota. Uno sguardo (o, meglio, più sguardi) sulle miserie di una provincia moralmente povera e ipocrita, in anni di “decadenza morale” (mi si passi il termine) per l’Italia e per il mondo occidentale in genere, raccontati con un intersecarsi di storie davvero ben congeniato.
    Bella pure la fotografia, e molto suggestiva la colonna sonora.
    Parecchio deludenti invece gli attori: pressocchè tutti monocorde e inespressivi, l’unica adeguata alla parte è la moglie pazza, la cui espressione quasi catatonica rende bene il personaggio.
    Anche la regia mi ha lasciato parecchio perplesso. I ritmi, i tempi e spesso le inquadrature sembrano un po’ tirati a caso, l’unico sforzo (riuscito solo in parte) mi sembra sia stato fatto nel montaggio.
    In conclusione: un film certamente interessante e meritevole di una visione.
    Tante buone idee, che però avrebbero richiesto a mio avviso un cast ed una regia di ben altro livello per essere espresse a dovere.
    Sempre grazie per il prezioso strumento che ci offri per (ri)scoprire il cinema di quegli anni!

    • Indubbiamente i difetti che elenchi ci sono e sono anche rilevanti; tuttavia ho apprezzato la carica anticonformista del film, quell’essere fuori dagli schemi che lo rende un prodotto coraggioso. In quanto al cast non bisogna dimenticare che Cavallone girava film con due soldi e che quindi si arrangiava con quello che trovava. Ciao e a presto 🙂

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