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Le evase, storia di sesso e di violenza

Le evase locandina

Monica Hadler, una terrorista, fugge dal carcere in cui è rinchiusa grazie all’aiuto del fratello Pierre con la compagnia di tre detenute, tutte psicopatiche e condannate a lunghe pene.
Nella fuga, le donne salgono su un pullman che trasporta alcune atlete che devono gareggiare in incontri di tennis; grazie alla segnalazione di una di loro, Terry, si recano ad una villa in cui abita in solitudine un giudice.
Da quel momento la convivenza tra il gruppo di atlete e le ex detenute diventa un tragico ensemble di storie che si intrecciano drammaticamente tra loro; c’è la detenuta lesbica, Diana, che inizia ai piaceri saffici la giovane Claudine, c’è la detenuta alcolizzata e violenta che sfoga i suoi istinti sulle ragazze e via dicendo.

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Lilli Carati

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Ines Pellegrini

Il peggio dell’umanità viene fuori dalla convivenza forzata, ed il giudice non si mostrerà migliore delle detenute.
Monica, con il fratello ferito, tenterà inutilmente di mantenere una parvenza di ordine nella casa, e all’arrivo della polizia, dopo che alcune tra le detenute e le evase sono morte, tenterà la fuga grazie a Terry ma…..
Film che incrocia il filone classico del sexploitation con quello del Wip, women in prison, Le evase , storia di sesso e di violenze ad onta del titolo ammiccante ha una sua dignità confermata dallo svolgimento del film stesso, girato come un action movie con qualche interessante introduzione di elementi di novità, come i dialoghi serrati tra le varie protagoniste.

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Pur non disponendo di un cast di nomi altisonanti, Giovanni Brusadori, qui nella sua unica regia cinematografica, riesce a tenere alta la tensione, attraverso un ritmo serrato e con la descrizione abbastanza accurata delle varie personalità delle protagoniste.
Un film quasi totalmente al femminile, perchè le presenze maschili sono limitate alle figre del fratello della terrorista Monica, a quella dell’autista del pulman e a quella del giudice.
Tre figure minori, delle quali l’unica ad assumere una qualche valenza è quella del giudice, peraltro in una luce molto negativa.

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Tra le figure femminili emerge uno spaccato quasi totale di negatività, nel quale la lotta per la sopravvivenza si mescola all’emergere del peggio che è nascosto in ognuna delle figure; da Monica a terry, da Claudine a Diana, la figura femminile esce quasi a pezzi quando si trova ad essere coinvolta in questioni pure di sopravvivenza; così alla fine, il bagno purificatore di sangue sembra mettere un punto fermo all’intera vicenda, sovrapponendo le figure fra loro senza ch emerga una sola che meriti davvero la salvezza.
Le evase è un discreto film, retto da una buona sceneggiatura e sopratutto, abbastanza sorprendentemente, da una buona recitazione.

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Le attrici del film, quasi tutte di secondo piano se si esclude Llli Carati, svolgono bene il loro compito, agevolate anche dalla location quasi claustrofobica del film, che le costringe a tirar fuori il meglio di se; forse la più spaesata tra tutte è proprio Lilli Carati, inadatta al ruolo di cattiva e palesemente in difficoltà, mentre se la cavano decisamente meglio Ines Pellegrini (Terry), ambigua e infida, Marina Daunia (Diana), la più pericolosa del gruppetto delle evase, lesbica e psicopatica, Zora Kerova (Anna) uno dei pochissimi personaggi non integralmente bacati, Dirce Funari (Claudine), vittima predestinata di Diana, dalla quale è costretta ad accettare un insano rapporto saffico.
Un film non eccelso ma decisamente accattivante, sorretto da una buona tensione, quindi.
Un film da riscoprire.

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Zora Kerova

Le evase – Storie di sesso e di violenze, un film di Conrad Brueghel (Giovanni Brusadori) Con Lilli Carati, Zora Kerowa, Ines Pellegrini, Filippo Degara,Patrizia (Dirce) Funari, Angela Doria, Marina D’Aunia
Drammatico, durata 90 min. – Italia 1978.

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Lilli Carati     …     Monica Hadler
Ines Pellegrini    …     Terry
Marina Daunia    …     Diana
Zora Kerova    …     Anna
Dirce Funari    …     Claudine
Filippo De Gara    …     Pierre
Ada Pometti    …     Erica
Artemia Terenziani    …     Betty
Angela Doria    …      Bionda

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Regia: Giovanni Brusadori
Soggetto: Giovanni Brusadori, George Eastman, Bruno Fontana
Sceneggiatura: Giovanni Brusadori, George Eastman, Bruno Fontana
Produttore: Bruno Fontana, Aldo Maglietti, Dick Randall
Fotografia: Sebastiano Celeste
Montaggio: Pierluigi Leonardi
Musiche: Giuseppe Caruso
Scenografia: Pier Dante Longanesi
Costumi: Vera Cozzolino

Una squadra (sequestrata) di tenniste viene utilizzata come scudo, al seguito d’un gruppo di evase da un carcere. La comitiva di disparate figure femminili finisce per approdare nella villa d’un giudice: ed è all’interno della casa che si consumerà un dramma scandito da atti di violenza e sesso. Pur essendo il classico lavoro sexploitation -con spunto d’avvio a carattere “Women in Prison”- il film può contare su un ottimo cast (oltre alla Carati e alla Funari è da segnalare l’importante presenza di Zora Kerowa, accreditatata come Zora Keer). Dialoghi accurati, poco espliciti e molto intimisti.

Unica regia dell’attore Brusatori, che per l’occasione si firma con uno pseudonimo quasi fiammingheggiante. Dopo una partenza – fuga, ostaggi, contrasti e nefandezze anche tra le vittime e non solo tra le carnefici – davvero potente, il film esaurisce presto le cartucce ripiegandosi su se stesso e terminando con un finale affrettato. La Carati è sotto tono, a differenza della D’Aunia, ringhiante e mascolina, che inizia alle pratiche lesbo l’immacolata Funari. La csc Pometti è cooptata tra le protagoniste.

Ben congegnato nella trama e soprattutto nella varietà/cura dei personaggi, è un film che parte bene e intreccia diverse sottotrame interessanti. Magari troppe, qualcuna infatti non viene chiusa a dovere e il finale è meno incisivo. Violenza e sesso appaiono in dosi contenute ma sono ben gestite e questo pone l’opera oltre la media del genere. Tra gli attori bene il giudice (De Gara) e la detenuta che vuol fare le scarpe alla Carati (una tosta Marina Daunia).

Ecco uno di quei film che partono male ma finiscono bene (nel senso della qualità): inizio tutto da ridere tra terroristi buoni e detenute lesbiche e violente, poi il film si rimette in riga e ci regala una buona ora di tensione e azione. Ottima la Carati, il giudice arrapato e la detenuta lesbica interpretata da un’eccellente Daunia, passabile il resto del cast. Film erotico-azione gustosissimo e da riscoprire.

Forse bisogna vederlo due volte per apprezzarlo bene; la protagonista non spicca sul resto del cast, molto più battagliero. Il film merita un bel voto, in quanto in nessun altro regista, più sponsorizzato e fornito di mezzi, ho visto tirar fuori così bene tutte le componenti più ributtanti della degenerazione e dell’opportunismo, tanto di vittime quanto di carnefici, di fronte all’inevitabile epilogo…

giugno 21, 2010 Posted by | Drammatico | , , , , , , , | Lascia un commento

L’uomo, la donna e la bestia-Spell dolce mattatoio

L'uomo la donna e la bestia-Spell dolce mattatoio locandina

Questo film di Alberto Cavallone, diretto nel 1977, è uno dei prodotti più affascinanti e meglio riusciti nella storia del cinema italiano. Visionario, naif, innovativo, iconoclasta, Spell, dolce mattatoio, titolo che si addice ben più del brutto L’uomo la donna e la bestia, rappresenta un’autentica oasi di novità in un periodo, quello sul finire degli anni settanta, poco affascinante e davvero poco interessante cinematograficamente, vissuto attraverso una serie di pellicole dozzinali, quasi tutte erotiche, oppure del decadente filone della commedia all’italiana.

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Un film difficile, caleidoscopico, in cui le storie dei vari protagonisti si sommano, si intrecciano, attraverso una visione della società, e in particolare della provincia italiana, caustica e rivoluzionaria. Un film che si articola in più fasi, visibile attraverso diverse chiavi di lettura, attraverso le storie di comuni cittadini di una qualsiasi città della provincia italiana, quella operosa ma anche puritana, baciapile e sottilmente lussuriosa, viziosa e moralistica. Storie di gente comune, come comune è la famiglia che all’improvviso vive come una tragedia la scoperta che la figlia minore (“è ancora una bambina!” grida la madre) è incinta.

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Tragedia che diverrà davvero tale quando la ragazza griderà alla madre l’atroce verità; il genitore del bambino altro non è che suo padre. Una storia comune anche quella del contadino perennemente ubriaco, che torna  a casa e pretende di trovare sua moglie pronta a soddisfarlo, ma che riceve, per contro, un netto rifiuto.

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I personaggi sono tutti credibili nelle loro debolezze, nella loro umanità disumanizzata, alle volte priva di morale, alle volte dai ferrei principi. C’è il comunista deluso, che ha la moglie pazza ed erotomane; c’è la prostituta che si da a tutti, che però resta incantata dal personaggio assolutamente fuori contesto del vagabondo un giovane che sembra Gesù, che seduce candidamente le mogli degli altri, e che sembra guardare, estraneo, quel mondo in miniatura retto da regole mutuate dal mondo vero, quello sicuramente più grande, che però si muove attorno alle stesse leggi, immutabili nel tempo.

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Cavallone usa più il linguaggio delle immagini che i dialoghi; immagini spesso anche forti, ai limiti del guardabile. Come le scene di sesso tra il macellaio e i quarti di bue, apologo forse oscuro della sessualità spinta allo stremo, o della società borghese, vallo a capire; come la terribile scena finale, in cui la moglie pazza, durante un rapporto erotico, espleta i propri bisogni corporali sul partner, soffocandolo con gli escrementi, prima di uccidere con le forbici il marito.

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O ancora la scena in cui un giocatore di biliardo infila una delle palle lanciandola con la stecca nella vagina della prostituta. Un film che dilata i suoi tempi, trasformandosi, di volta in volta, in un sogno o in un incubo, in qualcosa di onirico, in un impeto che assomiglia tanto al surrealismo pittorico.

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Un film che vive sui due piani canonici, realtà e sogno, senza che nessuna delle due situazioni sembri prevalere sull’altra. Inizio sacro, fine profana, con quell’orgia di suoni e colori, parossistica nel suo erotismo sfrontato. Una provocazione, senza dubbio, ma estremamente affascinante. Un film visto da pochi, ma che andrebbe rivalutato proprio nell’ottica della sua assoluta originalità.

L’uomo, la donna e la bestia-Spell dolce mattatoio, un film di Alberto Cavallone. Con Jane Avril, Paola Montenero, Martial Boschero, Angela Doria,Monica Zanchi
Erotico, durata 90 min. – Italia 1977

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Jane Avril: Rosanna
Angela Doria: la prostituta
Martial Boschero: il comunista
Josiane Tanzilli: Clara
Antonio Mea: Alfonso, il macellaio
Paola Montenero: Luciana
Aldo Massasso: Ernesto, il padre di Giulia
Macha Magall: Maria
Stefania Spugnini: Giulia
Monica Zanchi: Sabina

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Regia Alberto Cavallone
Sceneggiatura Alberto Cavallone
Produttore Stefano Film
Fotografia Giovanni Bonicelli
Montaggio Alberto Cavallone
Anita Cacciolati
Musiche Claudio Tallino
Scenografia Joseph Teichner
Trucco Angelo Fava

giugno 3, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , | 8 commenti