Gli altri racconti di Canterbury


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Decamerotico ad episodi ispirato, molto alla lontana, dalle novelle di Chaucer e dal successo del pasoliniano I racconti di Canterbury. Nel primo episodio, il Signore di Brindisi, arrogante e donnaiolo, costringe la bella Elena moglie del contadino Galante a rapporti di sodomia.
Durante uno di questi incontri, Galante, nascosto sotto il letto, apprende la cosa e decide di vendicarsi.
Porta a corte la moglie costringendola ad indossare un  vestito che lascia le natiche scoperte, attorno alle quali c’è scritto “Benemerito”;

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La beffa di Galante

il Signore di Brindisi, per non rivelare i suoi gusti particolari alla corte, nomina Galante ambasciatore presso Venezia, così lo scaltro contadino, presa la moglie e qualche oggetto si avvia verso un futuro meno tribolato.
Il secondo episodio vede protagonista Mastro Nino, uno scultore di statue di santi, che ha il sospetto di essere cornificato dalla bella moglie.Così una sera, dicendo di voler andare a cena da un amico, torna di soppiatto per cogliere sul fatto la fedifraga moglie, che però nasconde l’amante tra le statue dei santi.

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La moglie di Mastro Nino attende l’amante….

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La moglie di Farinello pretende i “doveri coniugali”

Ma Mastro Nino l’indomani mattina riesce a trovare l’amante e lo insegue mentre quest’ultimo, nudo, scappa per le stradine del paese.
La moglie, dandogli del visionario, lo riempie di botte.
Nel terzo episodio un pescatore, convinto che la orribile moglie stia per morire, seduce una servetta proprio accanto al corpo della donna, che però è viva e vegeta e gli fa il gesto dell’ombrello.

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Il pescatore tenta di sedurre la servetta sul talamo nuziale con la presunta morta al fianco

Il quarto episodio vede protagonisti una coppia di sposi e il seguito di invitati al banchetto che si ferma per festeggiare e dormire in una locanda.
L’oste, incapricciatosi  della bella sposa, approfitta della improvvisa visita di briganti per rinchiudere tutti i presenti (esclusa la sposina), in una botola collegata al pozzo nero della taverna.

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Olimpia e il frate

Così approfitta delle grazie della stessa donna, mentre i briganti portano via carrozza e cavalli degli sventurati avventori, costretti a restare per ore tra gli scarichi della fogna.
Nel quinto episodio un converso cercatore si imbatte in una donna che gli chiede aiuto, confessandogli di voler uccidere il marito perchè stanca delle sue violenze.
Il fraticello impietosito, la porta nel suo convento e ovviamente tra i due scatta la passione, mentre suo marito, convinto che la donna si sia gettata nel pozzo, dopo essere stato quasi linciato dai vicini e amici della donna, gira con un ritratto della moglie appeso al collo e con in testa una corona di spine.

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Nel frattempo Olimpia, la donna, se la spassa sia con il fraticello sia con tutti gli altri occupanti il monastero; la conseguenza è che la donna resta incinta così gli scaltri frati decidono di farla resuscitare gridando al miracolo sia per la “resurrezione” sia per il concepimento.
Olimpia finisce per diventare agli occhi di tutt una santa mentre i frati rimandano il converso alla ricerca di un’altra donna. Il sesto episodio racconta le gesta di Farinello, mugnaio donnaiolo incapricciato della bella vedova Monna Collagia; nonostante le reiterate proposte di uno “scambio commerciale” ovvero le grazie della donna in cambio di sacchi di farina, Farinello resta all’asciutto.

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La moglie del mugnaio, trascurata dal marito, decide di mettersi d’accordo con Monna Collagia.
Si sostituisce alla donna e beffa Farinello, concedendo le sue grazie anche all’aiutante del marito.
Da quel momento Farinello è costretto ad un tour de force per accontentare la moglie.

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La bella Monna Collagia

Gli altri racconti di Canterbury, diretto da Mino Guerrini nel 1972 dopo il lusinghiero successo di Decameron No. 2 – Le altre novelle di Boccaccio è un decamerotico a struttura classica, quindi diviso in episodi tutti differenti come ambientazione.
Si va dalla Puglia (il primo episodio) all’Abruzzo, passando per la Campania, la Sicilia ecc.
Il film non ha alcuna attrattiva particolare, visto che è recitato in maniera amatoriale e viste anche le trame dei vari episodi, assolutamente monotoni e noiosissimi.
Non si ride nemmeno per errore e a dannazione dello stesso film arriva anche la mancanza della solita attricetta famosa per le grazie esposte.

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Difatti nel cast non figura alcun attore di grido, il che contribuisce in maniera determinante al fallimento del film stesso, che si impantana nelle solite becere volgarità e scurrilità a base di parolacce, peti e compagnia annessa.
Un film da schivare in tutti i modi, visto che riuscire ad arrivare al fatidico The end richiede una fatica sovrumana.

Gli altri racconti di Canterbury, un film di Mino Guerrini. Con Enza Sbordone, Toni De Leo, Alida Rosano, Giuseppe Volpe. Decamerotico/Commedia, durata 96 min. – Italia 1972.

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 Gli altri racconti di Canterbury banner personaggi

Francesco Angelucci – Mastro Nino
Roberto Borelli – Chiodo
Mariana Camara – Rebecca
Fortunato Cecilia – Farinello
Teodoro Corrà – L’oste
Assunta Costanzo -Monna Collagia
Francesco D’Adda – Galante
Antonio De Leo – Il Signore di Brindisi
Enzo Maggio – Beppe
Samuel Montealegre – Isacco
Jocelyne Munchenbach – Moglie di Farinella
Gianni Ottaviani – L’amante della moglie
Alida Rosano -Olimpia
Mirella Rossi – La servetta
Enza Sbordone – Elena

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Le recensioni appartengono al sito www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Estrapolato da diversi racconti vergati dalla mano di vari autori (tra i quali Boccaccio, l’Aretino e Ariosto) si focalizza su sei episodi anche se memorabili restano quattro. Nel primo Elena (Enza Sbordone) ha una relazione “contro natura” con il despota di Brindisi ai danni del marito; nel secondo Olimpia (Alida Rosano) sfugge alla violenza del coniuge cercando l’abbraccio di un frate e poi dell’intero convento; nel terzo la moglie coglie il marito in adulterio; nel quarto uno scultore di figure religiose viene cornificato e mazziato. Volgare nei dialoghi, e poco ironico.

I dotti riferimenti letterari (Chaucer, Aretino, Boccaccio, Ariosto, Degli Arienti, Margherita di Navarra, Sacchetti) prima dei titoli di testa suonano come una giustificazione per introdurre un decamerotico all’insegna del pecoreccio più lercio – la cornice ovino-pastorale non poteva essere più appropriata – che azzera il potenziale comico delle varie gag e affossa nel cattivo gusto financo le nudità femminili elargite da ciascun episodio. Scatologico: e nei contenuti, e nel risultato.

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