Incubo sulla città contaminata


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In un aeroporto sta per arrivare un aereo che dovrebbe trasportare alcuni scienziati reduci dall’ispezione in un posto dove si è verificata una fuga di sostanze radioattive; ad attenderli c’è un giornalista televisivo, Dean Miller e il suo fedele operatore.
Ma appena l’aereo si posa sulla pista appare chiaro che c’è qualcosa di strano nel velivolo stesso; la torre di controllo infatti ha inutilmente cercato di parlare con il comandante dell’aereo e quando si aprono i portelli dello stesso appare chiaro perchè.
Dall’interno, scendono degli esseri mostruosamente deformi sul volto, che assaltano tutti i presenti uccidendo chi capita a tiro.E’ l’inizio di un incubo per Dean e per le autorità che tentano inutilmente di fermare il contagio.

I misteriosi esseri infatti sono stati contaminati da una sostanza radioattiva e sembrano in tutto e per tutto degli zombie.
Ma a differenza di questi ultimi, loro hanno un’agilità e un’intelligenza che agli zombie manca del tutto, sono in grado infatti di correre con insospettata energia, di guidare e di sparare.
Sono in pratica un esercito quasi invulnerabile salvo per il loro punto debole, il cervello.

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Nonostante le autorità militari proclamino la legge marziale e l’isolamento dell’aeroporto, i contaminati si abbattono come una marea sulla comunità locale, assaltando dapprima lo studio televisivo nel quale lavora Dean, in seguito abitazioni private e un ospedale.
A farne le spese sono tutti coloro che tentano di mettersi sul loro cammino, inclusi i famigliari di un generale e la bella moglie del maggiore Holmes, Sheila e la sua amica Cindy oltre agli sventurati che incontrano i terribili contaminati.
Solo Dean riuscirà a sfuggire al contagio, arrampicandosi con la moglie sulla sommità di un ottovolante dove sarà tratto in salvo da un elicottero, ma….
Incubo sulla città contaminata, alias Nightmare City, titolo molto più affascinante destinato al mercato estero, è un horror splatter diretto con pochi mezzi e molto ingegno da Umberto Lenzi nel 1980.
Il regista, reduce dall’ottimo successo riportato da Mangiati vivi, uno dei migliori cannibal movie degli anni settanta, riduce per lo schermo una sceneggiatura di Antonio Cesare Corti, Luis María Delgado e Piero Regnoli, potendo contare però su un budget molto risicato che alla fine inficia il giudizio che sarebbe potuto essere più lusinghiero.

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Il maggiore Holmes e sua moglie Sheila, Maria Rosaria Omaggio

Difatti la pecca maggiore del film è riscontrabile nei trucchi dozzinali utilizzati: i contaminati, che vengono spesso citati nelle recensioni come zombie mentre in realtà sono molto differenti da essi, appaiono truccati in maniera dilettantesca.
Nei primi piani infatti si notano bene le approssimazioni del trucco stesso, mentre Lenzi riesce a fare miracoli con lo splatter: alcune sequenze sono ritenute degli autentici cult dai cultori del genere e del film stesso, come quelle in cui viene uccisa Sheila Holmes con una pistolettata che le porta via parte della testa o come l’efferata uccisione di Cindy da parte di un contaminato con tanto di primo piano su un coltellaccio che le asporta un occhio.

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Da menzionare, sempre per gli amanti del gore, le sequenze di distruzione all’interno degli studi televisivi, con raccapriccianti suoni prodotti dai coltelli e dalle mannaie che affondano nei corpi delle vittime oppure la sequenza al cardiopalma all’interno dell’ospedale, il tutto mentre un chirurgo tenta un’impossibile operazione.
Incubo sulla città contaminata è un film con molti pregi e molti difetti; all’originalità della trama si contrappone pesantemente un finale assolutamente da dimenticare, che se da un lato può sembrare sorprendente, dall’altro suona come una beffa per lo spettatore, che ha seguito per un’ora e mezza le vicende sullo schermo, appassionandosi alla fuga di Dean e della moglie per poi….
Non accenno alla conclusione, almeno nella parte che rivela cosa accade veramente, per non guastare la visione del film stesso; tuttavia avverto che saranno in molti a restare delusi da un finale davvero spiazzante.

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Accennavo prima ai difetti del film; il principale è costituito da un cast davvero improbabile, con tre attori assolutamente imbalsamati e poco incisivi come Mel Ferrer, che interpreta il generale Murchison in maniera legnosa e monotona, come Hugo Stiglitz, che interpreta il giornalista Dean Miller come Ferrer e con un pessimo Francisco Rabal, mai così a disagio nei panni del maggiore Holmes.
Molto, molto meglio il cast femminile: la Omaggio (Sheila Holmes), Laura Trotter (la moglie di Miller) e la bellissima Sonia Viviani (Cindy) fanno la loro parte con sufficiente professionalità.Citazione d’onore per la lugubre e coinvolgente colonna sonora scritta da Stelvio Cipriani.

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Luci ed ombre quindi, per un prodotto spesso classificato come B movies; una discriminazione ingiusta, solo perchè gli horror splatter, come del resto la stragrande maggioranza dei film di SF o dei thriller più sanguinolenti, venivano visti dalla critica come fumo negli occhi.
Un film che vale una visione, anche per la buona suspence che si respira, a patto di sorvolare con occhio benigno sulle ingenuità del trucco e su alcune situazioni al limite del grottesco che il film presenta.

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Incubo sulla città contaminata,

un film di Umberto Lenzi. Con Mel Ferrer, Maria Rosaria Omaggio, Hugo Stiglitz, Francisco Rabal, Eduardo Fajardo, Manuel Zarzo, Adolfo Belletti, Sara Franchetti, Sonia Viviani, Ugo Bologna, Laura Trotter, Stefania D’Amario, Tom Felleghy, Pierangelo Civera, Achille Belletti
Horror, durata 91 min. – Italia, Spagna 1980.

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Incubo sulla città contaminata banner personaggi

Hugo Stiglitz    …     Dean Miller
Laura Trotter    …     Dr. Anna Miller
Maria Rosaria Omaggio    …     Sheila Holmes
Francisco Rabal    …     Maggiore Warren Holmes
Sonia Viviani    …     Cindy
Eduardo Fajardo    …     Dr. Kramer
Stefania D’Amario    …     Jessica Murchison
Ugo Bologna    …  Desmond
Sara Franchetti    …     Liz
Manuel Zarzo    …     Colonell Donahue
Tom Felleghy    …     Tenente Reedman
Pierangelo Civera    …     Bob
Achille Belletti    …     Tecnico TV
Mel Ferrer    …     Generale Murchison

Incubo sulla città contaminata banner cast

Produzione: Diego Alchimede, Luis Méndez
Regia: Umberto Lenzi
Sceneggiatura: Antonio Cesare Corti, Luis María Delgado e Piero Regnoli
Musiche: Stelvio Cipriani
Editing: Daniele Alabiso
Art director: Mario Molli
Costumi: Silvana Scandariato

Doppiatori
Hugo Stiglitz – Pino Colizzi
Laura Trotter – Maria Pia Di Meo
Maria Rosaria Omaggio – Vittoria Febbi
Francisco Rabal – Luciano De Ambrosis
Mel Ferrer – Giuseppe Rinaldi

Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Tra i preferiti visionati nelle Grindhouse da Tarantino, il film di Lenzi spicca sulle consimili produzioni: in primo luogo per una struttura narrativa scorrevole, quindi per una solida messa in scena, ricca di trovate visive supportate da una buona colonna sonora. Primo film dove gli infetti (attenzione: non sono zombi!), sono ipercinetici, prediligono i seni e i glutei delle fanciulle (e te lo credo: c’è anche Sonia Viviani) e sono ghiotti di sangue. Memorabile la sequenza d’accecamento con attizzatoio, ancor’oggi disturbante… Contagioso.

Oddìo, bruttino è bruttino, il trucco degli zom… ehm, degli infetti (Lenzi sul punto è ipersensibile) è da Esselunga, la fissità del volto di Hugo Stiglitz un fenomeno degno di attenzione scientifica, il resto del cast assemblato a casaccio. Eppure, sarà l’idea degli zom… degli infetti vigorosi e dinamici (che avrà gambe lunghe), sarà la forzosa mancanza di fronzoli, sarà il polso di Mastro Umberto, ma insomma il film funziona, ruvidamente ma funziona. Certo andare oltre i due pallini con rinforzo è impossibile.

Gli infetti non fanno paura a nessuno (più che altro, fanno ridere) e la sceneggiatura è davvero poca cosa, ma nonostante questo, il buon livello di splatter (la mattanza al balletto, con un bel colpo di scure sulla nuca, o la capatina dei ridicoli infetti all’ospedale, con bevuta della flebo di sangue) e un discreto ritmo, fanno sì che il film si lasci vedere, non potendo inoltre non applaudire il coraggio del regista, che tira dritto fino al finale a “sorpresona”, incurante proprio del ridicolo incombente. Attori potabili.

Pandemica e circolare, questa storia di contaminati sterza tosto verso un classico zombi-movie scarno, ripetitivo e pervaso da splatter. La regia di Lenzi è comunque salda, competente e lascia un’impronta marcata nelle scene d’azione: su tutte, la frenesia di mitragliamenti e coltellate all’aeroporto o la vertiginosa fuga al luna park. A differenza di Romero e Fulci, gli pseudo-zombi lenziani hanno la novità di essere molto forti, rapidi nei movimenti ed ematofagi.

Obbrobrio in celluloide di immani proporzioni. Lenzi, qui al suo peggio, scopiazza senza pudore i film zombeschi di Romero, con la differenza che chiama i mostri “contagiati”. La sceneggiatura è risibile e imbarazzante, gli attori impresentabili e anche gli effetti speciali sono approssimativi e deludenti se non addirittura dilettanteschi. Circa il finale poi è meglio stendere un velo pietoso: una vera e propria truffa ai limiti del ridicolo. Insomma evitatelo come la peste se non volete essere “contagiati” anche voi…

Lenzi è regista che ha spaziato tra innumerevoli generi dirigendo anche pellicole non proprio disdicevoli. In questo caso però il risultato finale è decisamente mediocre e il pregio maggiore di questo film risiede nel suo essere, del tutto involontariamente, anche decisamente divertente (o meglio ridicolo). Questi infetti che hanno bisogno estremo di sangue in certi momenti sembrano degli ubriaconi alla ricerca di una bottiglia di “cancarone”. Non basta a salvare il film un colpo di scena finale peraltro non tanto sorprendente.

Nonostante sia disprezzato dai più, è uno dei miei cult personali. Un Lenzi comunque ispirato di fronte a un budget non impressionante e con un cast che farà la gioia degli amanti del cinema di genere: Trotter, Ferrer, Omaggio, Rabal, Ugo Bologna (il mio attore cult per eccelenza), Tom Felleghy (altro mostro sacro), Manuel Zarzo, Sonia Viviani, Eduardo Fajardo, Maria Tedeschi non accreditata… qualcosa da aggiungere? gli effetti di sangue e le musiche di Stelvio Cipriani sono cult.

Horrorazzo decisamente deludente. Nonostante non si parli di zombi ma di “contaminati”, i riferimenti a Romero e a Fulci sono evidenti. La regia di Lenzi è discreta e riesce a salvare il film dal disastro totale. Discreto anche il cast e incalzanti le musiche di Cipriani. Mediocre quasi tutto il resto. La sceneggiatura si limita a riproporre i vari stereotipi del filone e nonostante qualche idea discreta (l’aereo abbandonato e il finale al luna park) tutto scade nella banalità più totale. Numerosi ma poverissimi gli effetti splatter. Evitabile.

Fantastici questi zombi che si muovono e combattono come gangster della Magliana! Vestiti di tutto punto ma con la faccia chiusa in quel casco butterato.. come trash ci si diverte, le musiche meritano e ci sono un paio di scene “pregne” (la bevuta della flebo, l’occhio scavato), ma nel complesso è ridicolo. Attori legnosi, sceneggiatura didascalica, ritmo altalenante, location buttate lì alla rinfusa. Vabbè, mancava solo che arrivasse il commissario Merli per arginare questa orda di zombie all’amatriciana.

Grande Horror lenziano che ha recentemente ispirato anche registi di grido come Rodriguez. Il film è un connubio tra zombie-movie e action e la trovata più interessante è proprio quella dei “contaminati”: una sorta di zombies (per l’aspetto trucido) iperattivi e intelligenti, che menano (e usano anche armi da fuoco all’occasione) e hanno costante bisogno di sangue per sopravvivere. Il make-up è scadente, ma i numerosi effetti splatter sono efficaci e il ritmo è incessante ed emicranico. Cult assoluto per gli amanti dei B-Movies!

Partendo dal fatto che per me i film di zombie (o affini come in questo caso) non sono mai troppo pochi, devo dire che questo è proprio un cultissimo. La cosa che mi piace di più è che quando scatta l’assedio la sceneggiatura non scompare come in tanti film di genere, anzi, le situazioni sono filmate col giusto realismo (si veda la serrata scena dell’ascensore). Certo, come molti film italiani c’è qualche trashata e qualche lungaggine, ma bisogna considerare il budget a disposizione. Ci sono più trovate qui che nell’intera trilogia di Blade.

Graziosissimo film dell’orrore del buon Lenzi, non privo di difetti e errori grossolani (i contaminati hanno la faccia incrostata e il resto del corpo normale) e con qualche scena che sfiora il ridicolo (il bisturi-shuriken, il televisore). Eppure la buona recitazione e la trama (pesantemente debitrice di La città verrà distrutta all’alba) lo rendono un film interessante. Bella la colonna sonora.

Non è certamente privo di difetti ma è sicuramente una pellicola più che dignitosa e soprattutto con molto ritmo e pochi tempi morti. Il make up degli infetti, che a detta di molti non è dei più riusciti, a me piace moltissimo, così come quasi tutta la pellicola che mi ha lasciato solo un po’ perplesso nel finale: l’avrei gradito un po’ diverso, anche se Lenzi a questi stratagemmi ha attinto ancora (vedi Le porte dell’inferno).

Nonostante le precisazioni di Lenzi questo resta un lavoro debitore dei film di Romero (La città verrà distrutta all’alba) che patisce l’assenza di una vera sceneggiatura (con una soluzione finale risibile). Inspiegabile la sua fama di cult visto che non aggiunge nulla ad un filone già all’epoca inflazionato ed ha dei pessimi effetti speciali. L’appassionato può gradire, per carità, ma bisogna essere obbiettivi e guardare il film accettandone la mediocrità, non nascondendola.

Pellicola che, a mio giudizio, ha il grave limite di prendersi sul serio. Voglio dire che un’impostazione maggiormente scanzonata ne avrebbe aumentato il valore. Alcuni passaggi, recitativamente parlando, sono improponibili e spezzano ogni parvenza di ritmo e tensione che poteva essersi creata. Il make-up è quantomeno spiritoso. Qualche tetta all’aria che lascia il tempo che trova (visto il film) e deliziose bevute di sangue (notevole quella maleducata tracannando dalla flebo: non si fa!) Finale rovinato dalla scritta che preannuncia, forse!

Buonissimo horror. Intendiamoci, non è il migliore degli zombi-movie e nemmeno della filmografia di Umberto Lenzi, però mi ha coinvolto, sia per quanto riguarda la storia (scorrevole), le scene di paura ed anche la colonna sonora del buon Stelvio. Certo ci sono momenti al limite del patetico, ma il film si fa piacere per quel che è, non tralasciando tematiche importanti come l’ambiente. Lenzi non è Romero, ma credo che questo film sia proprio un cult.

Al posto degli zombi ci sono i contaminati, ma la pasta è sempre la stessa. I riferimenti ai film di Romero non sono casuali anche se qualche cambiamento è stato apportato (come la velocità dei contaminati, da cui prenderanno spunto successivamente Boyle e qualcun altro). Inutile dire che Lenzi è una garanzia; è il cast a non esserlo.

Ignobile trashata senza pari, che chissà per quale arcano mistero è diventato un cult, forse perché sponsorizzato da Tarantino. In più si asserisce che Danny Boyle lo avrebbe tenuto a memoria per 28 giorni dopo! Mah… Un assoluto delirio demenziale girato coi piedi dallo zio Umberto, che non crede manco per un secondo a quello che sta facendo. Resta comunque un monumento all’horror comico più esilarante, dove ci si scortica dal ridere solo vedendo le espressioni, da cinema muto, dei contaminati. Esilarante.

Il film è la dimostrazione che l’horror non è mai stato il genere in cui Lenzi si è espresso al meglio. Alcune buone trovate in sceneggiatura (l’aereo con cui arrivano gli “infetti”) si accompagnano ad una mancanza di ritmo, ad un cast lasciato un po’ a se stesso (Mel Ferrer spaesato) e ad una generale impressione di budget molto-limitato (poco riusciti gli effetti gore). Pellicola che viaggia sul sottile confine del ridicolo involontario e in definitiva un film con una fama molto superiore al suo reale valore.

Film che riesce a piacere malgrado i suoi limiti, e c’è anche un intento ecologico (era molto di moda nel 1980). Il montaggio forse rende il film dispersivo, ma ci sono momenti orrorifici e splatter divertenti. I contaminati non sono zombi veri e propri: si muovono velocemente, usano utensili per uccidere, sembrano organizzati e si nutrono di sangue come i vempiri. L’influenza romeriana è innegabile, ma L’ultimo uomo della terra di Ubaldo Ragona è più vicino nelle atmosfere (specie della città anonima, che sa di periferia).

Godibile horror di Umberto Lenzi che colpisce più per il tema politico svolto che per altro. Alcune lacune della sceneggiatura fanno storcere un po’ il naso allo spettatore e la noia spesso si fa sentire. Però, ripeto, è un buon film fornito di parecchia inventiva.

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Una Risposta

  1. Direi che Quarantine 2 (il seguito di Quarantine Remake di Rec negli USA) abbia attinto abbastanza da questo film come idea di base

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