La polizia chiede aiuto


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Una telefonata anonima avverte la polizia della presenza del cadavere di una ragazza in un appartamento.
L’ispettore Valentini, giunto sul posto trova il corpo di una ragazzina di 15 anni nudo e appeso ad una trave con una corda al collo.
Si tratta di Silvia Polvesi, apparentemente suicida, in realtà uccisa abilmente in maniera tale da simulare una morte autoindotta.

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Il macabro rinvenimento del corpo

Delle indagini è incaricato l’ispettore Silvestri, affiancato dal procuratore distrettuale Vittoria Stori: i due ben presto scoprono che dietro la morte della ragazza si nasconde un turpe giro di prostituzione minorile al quale non è estranea nemmeno la figlia di Valentini.
In mezzo a mille difficoltà la coppia da la caccia al misterioso assassino che intanto semina la morte accanto a se: Silvestri e la Stori dopo varie vicissitudini ricostruiranno il puzzle identificando sia gli intoccabili clienti delle ragazzine, sia fermando il misterioso killer.
Diretto da Massimo Dallamano nel 1974, La polizia chiede aiuto ad onta del titolo fuorviante che sembra echeggiare e rimandare ad un poliziottesco è in realtà un robusto thriller contaminato da elementi polizieschi e con qualche velleità di denuncia sociale.

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Un film molto ben congegnato e ottimamente recitato, per altro, con qualche ingenuità ma che si rivela strutturato e diretto con mano sicura dal regista milanese prematuramente scomparso nel 19756 a 59 anni, autore di una dozzina di film di buon livello fra i quali spicca Cosa avete fatto a Solange? dell’anno precedente e che in qualche modo fa da base a questo lavoro, visto che parla comunque di ragazzine e di loschi giri attorno a loro.
Dallamano era un buon professionista, attento ai ritmi e alla sceneggiatura cosa che si nota dal primo momento nel film, che scorre con ritmo verso un finale un tantino frettoloso ma coerente con la narrazione.

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Fermo immagine che rivela il trucco dell’impiccagione di Silvia

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Fa specie quindi leggere critiche come questa che riporto, presa dal sito più frequentato di cinema e purtroppo riportata da altri siti in fase di commento del film stesso: “Indagando sull’impiccagione di una ragazzina, la polizia arriva a una organizzazione di giovanissime squillo con molti clienti d’alto rango. Gli italiani non brillano nel poliziesco, ma è grave, come in questo caso, quando per parlare di violenza si fa violenza, per criticare gli orrori si mostrano orrori senza il filtro di un linguaggio, di uno stile, dunque di un’etica.
Il che mostra miopia assoluta e sopratutto mancanza di buona fede.

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Nel film di orrori non ce ne sono se non la descrizione ( a distanza) della visita di una delle protagoniste nell’obitorio per il riconoscimento del cadavere di un detective privato.
La stessa scena iniziale dell’impiccagione della ragazzina è uno dei nei del film; in un fotogramma che allego alla recensione è possibile vedere l’ingenuità del fotografo che riprende l’immagine del volto mostrando chiaramente che si tratta di una bambola scenica.

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Questo tipo di recensioni, tratte da un commentario critico famoso e vendutissimo mostra come la disinformazione dilaghi quando si parla del cosidetto cinema minore.
Fellini o Antonioni sono il cinema (secondo i soloni), gli altri se devono essere menzionati è meglio stroncarli.
Un atteggiamento spocchioso che nel caso di questo film non ha alcuna giustificazione.
I tanto adorati registi coreani, cinesi o degli improbabili paesi dell’est possono solo prendere esempio da registi come Dallamano, capaci di creare suspence con la sapienza di chi il cinema lo fa per lo spettatore e non per il solone cinematografico affetto da intellettualismo fanatico e un tantinello idiota.

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Detto questo, torniamo alla pellicola e ai suoi protagonisti, per citare il buon Cassinelli nel ruolo di Silvestri, la bella e afafscinante Ralli rigorosa nel ruolo della procuratrice Stori, l’ottimo Adorf questa volta un tantino sacrificato nel ruolo di Valentini e il duo Marina Berti-Claudio Gora in ruoli secondari.
Un film vitale e interessante, che si segue con piacere senza rivoltarsi lo stomaco con immagini slasher.
In ultimo, segnalo la preziosa fotografia di Delli Colli e la bella soundtrack di Stelvio Cipriani.

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La polizia chiede aiuto,un film di Massimo Dallamano. Con Claudio Cassinelli, Giovanna Ralli, Attilio Dottesio, Farley Granger Mario Adorf, Franco Fabrizi, Marina Berti, Corrado Gaipa, Micaela Pignatelli, Steffen Zacharias, Lorenzo Piani, Paolo Turco, Giancarlo Badessi, Ferdinando Murolo, Roberta Paladini, Salvatore Puntillo
Poliziesco, durata 90 min. – Italia 1974

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La polizia chiede aiuto banner personaggi

Giovanna Ralli: sostituto procuratore della Repubblica Vittoria Stori
Claudio Cassinelli: commissario Silvestri
Mario Adorf: Ispettore Valentini
Corrado Gaipa: procuratore della Repubblica
Paolo Turco: Marcello Tosti
Micaela Pignatelli: Rosa
Farley Granger:  Polvesi
Franco Fabrizi: Bruno Paglia
Marina Berti: sig.ra Polvesi
Sherry Buchanan :Silvia Polvesi
Roberta Paladini :Patrizia Valentini
Renata Moar : Laura
Clara Zovianoff :Talenti

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Regia     Massimo Dallamano
Soggetto     Ettore Sanzò
Sceneggiatura     Ettore Sanzò, Massimo Dallamano
Casa di produzione     Primex Italiana
Distribuzione (Italia)     PAC
Fotografia     Franco Delli Colli
Montaggio     Antonio Siciliano
Musiche     Stelvio Cipriani

Bresciano e lolitesco. A metà fra poliziottesco e argentiano, è un ibrido interessante, che ha snodi assai casuali e qualche umorismo involontario (l’assassino che gira per la clinica con l’ascia in bella vista!). C’è qualche morbosità verbale gratuita, compiaciuta, fastidiosa. Inferiore a Solange. Regìa sicura, Ralli gran donna, Cassinelli un po’ caricato, Adorf corretto. Grande, come sempre, Franco Fabrizi. La Paladini (figlia di Adorf) è la figlia del Paladini che conduceva il telegiornale.

Quello che si dice un buon film, che attraversa vari generi (poliziesco, giallo e thriller) e che ripropone un soggetto -lo sfruttamento della prostituzione minorile- strettamente collegato al regista (Cosa Avete fatto a Solange?). Il killer incaricato di uccidere ha influenzato, per via del look (agisce con casco da motociclista) anche Nude per l’Assassino (1975), mentre l’ottima colonna sonora, realizzata dal bravo Stelvio Cipriani, è ripescata dal precedente La Polizia sta a Guardare (1973). Prodotto da Paolo Infascelli.

Buono (ma non direi ottimo, preferisco Solange) questo thriller di Dallamano, che ibrida felicemente poliziesco e giallo, con decisa prevalenza del secondo, orchestrando con la consueta perizia una sceneggiatura non ineccepibile ma di efficace coralità, e regalando alcune sequenze notevoli. Fabrizi come sempre eccellente in uno dei suoi ineluttabili ruoli di viscido. Da vedere sicuramente: si piazza a pieno titolo nella prestigiosa zona fra i tre e i quattro pallini.

La descrizione iniziale di Adorf alla Ralli (il sostituto procuratore) nello studio fa già capire che non verrà risparmiato nulla allo spettatore; e così è. Film crudo, spietato, senza speranza. Nessun cedimento, ritmo costante. Non si perde mai interesse. Segnalo un bel puzzle umano, il motociclista con casco e ascia in ospedale, un’amputazione, il commissario in ambulanza, i nastri…. Un po’ troppo manichino l’impiccata. Brava e convincente Giovanna Ralli, ma anche Cassinelli (il nervoso commissario Silvestri). Grande cinema.

Interessante film che mescola abilmente due generi (il thriller ed il poliziesco) che hanno poco da spartire. Merito della bella regia di Dallamano, che riesce a dar vita a splendide scene di tensione, oltre che a inseguimenti ottimamente girati. Peccato però che la sceneggiatura non sia all’altezza della situazione (propinando allo spettatore situazioni assolutamente inverosimili), oltre ad avere qualche caduta di gusto, consistente soprattutto in alcuni eccessi verbali. Indimenticabile lo score di Cipriani.

Niente male. La regia di Dallamano è sicura (anche se ha fatto di meglio), bravi Giovanna Ralli (da citare la scena nel garage), Adorf e Fabrizi. Vi sono anche insistiti particolari sanguinolenti (la mano mozzata, le pugnalate) funzionali e non esagerati. Spiegazione finale sufficientemente convincente. Non uno dei migliori del genere, ma merita un buon punteggio (***) per la professionalità.

Grande cinema di genere. Ritmo elevatissimo e una sceneggiatura morbosa e violenta che non risparmia nessun colpo basso. Ottima come sempre la regia di Dallamano, molto sopra la media anche la fotografia, davvero trascinanti le musiche di Cipriani. Grande il cast, con un perfetto trio di attori (Claudio Cassinelli, Mario Adorf, Giovanna Ralli). Un po’ sbrigativo il finale, ma è difetto su cui si può sorvolare. Spettacolare il look dell’assassino. Il tipo di film di cui si sente la mancanza.

Dallamano si conferma regista solido e immune da farseschi colpi di testa. Con questo notevole film riesce a spaziare tra generi diversi con bravura, aggiungendo venature horror e un che di morboso senza strafare. Complessivamente discreti gli attori e memorabili i motivi musicali di Stelvio Cipriani (altro esperto del mestiere) che si fondono ad arte con le immagini come, ad esempio, nelle magistrali sequenze finali del motociclista nella piazzetta.

Eccellente mix di giallo e poliziesco, con forti tinte drammatiche e una decisa aria di denuncia sociale. Il film, basato su un soggetto e su una sceneggiatura ben studiati, è supportato dalle ottime interpretazioni del cast, su tutti Cassinelli e la Ralli. Non mancano alcune sequenze splatter, la tensione è costante e si respira un’aria cupa e pesante, pregna di una drammaticità livida e senza speranza, specialmente nel finale. Ben coreografate e girate anche le sequenze d’azione. Un gioiellino di Dallamano che va rivalutato assolutamente.

Splendido film che mixa giallo, poliziesco e un tocco di orrore (si vedano i numerosi cadaveri fatti a pezzi). La trama è banale (il solito giro di ragazzine che si prostituiscono per una clientela facoltosa e importante) ma il film non lo è per niente. Attori ottimi, sia i principali Cassinelli, Fabrizi, Gaipa sia i vari caratteristi (vedi il grande Dottesio).

Sicuramente un buon prodotto di genere, realizzato con mestiere e con tanta passione. La pellicola si avvicina più al giallo che al poliziottesco. Se togliamo le scene degli inseguimenti, del secondo non rimane praticamente traccia. Belle prove attoriali, anche se spicca su tutti il grande Mario Adorf, qui dosato nella parte, ma intenso come solo lui sa fare. Alta tensione e ottimi effetti visivi arigianali. Sicuramente da vedere.

Ottimo incrocio di poliziesco e thriller. Il bravo Dallamano resta fedele alla tematica degli abusi e delle violenze sulle giovani donne, ma questa volta il tutto si mescola con una storia poliziesca dalle tinte forti. Tra omicidi-suicidi, insabbiamenti e mezze verità, sprofondiamo in un thriller dall’alto tasso di tensione. Il motociclista killer non ha nulla da invidiare al classico assassino argentiano. Memorabile, fenomeno unico del genere.

L’omicidio di una ragazzina porterà gli investigatori ad indagare, ma solo fino ad un certo punto, nel mondo della prostituzione di giovanissime borghesi, annoiate ed in cerca di ulteriore denaro facile. Gran bel film, che riesce a riprodurre efficacemente vizi e virtù della società italiana degli Anni Settanta, scellerata e corrotta, ma tenuta comunque a galla da un pugno di eroi “equilibrati”. Eccellente colonna sonora del mitico Cipriani e grande regia del povero Dallamano. Attori in gran forma e atmosfera giusta per una bel dopocena!

Più che poliziottesco è un giallo con elementi tipici dei thriller argentiani, dai quali tuttavia è bene mantenere le distanze: la narrazione è un po’ ingenua e semplicistica e la tensione non è mai molto alta. Il film è comunque dotato di un buon ritmo che lo rende piacevole e coinvolgente, grazie anche alla sapiente regia di Dallamano che, tra le altre cose, ci regala delle soggettive decisamente efficaci. Belle le musiche di Stelvio Cipriani.

2 Risposte

  1. L’ho appena finito di vedere (non lo troverai sul mio blog perchè seguo il mio archivio). Mi è piaciuto molto, Dallamano ha un gran ritmo, e si vede che ci metteva passione! Credimi ho letto prima mymovies e poi la tua recensione, e abbiamo avuto la stessa reazione. Gli risponderei allo stesso modo col quale chiude il film il commissario Silvestri! 😉

    grazie, e questa è solo una delle tante perle del “cinema minore” che farò mie, partendo dalla lettura con passione del tuo blog!
    a presto

    GGM

  2. Beh, dire che gli italiani non brillano nel poliziesco significa essere in malafede e non averne mai visto uno…. e chi stronca piccole perle come questa si merita tutte le Muccinate odierne…. 🙂
    Dallamano ci sapeva fare, poche storie!

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