La legge violenta della squadra anticrimine


La legge violenta della squadra anticrimine locandina

Il florido filone del poliziesco all’italiana o poliziottesco ha prodotto una caterva di pellicole per lo più girate nell’arco temporale di una decina d’anni, che va grosso modo dal 1969 al 1979 salvo eccezioni sia prima che dopo questo periodo.
La legge violenta della squadra anticrimine è uno dei tantissimi prodotti del genere, un film che non presenta particolari motivi d’interesse sia nel plot sia nella parte tecnica, con un cast di livello appena passabile e scene d’azione molto limitate.
Ha però qualcosa che, personalmente, lo rende speciale: è infatti uno dei rarissimi film girati nella mia città, Bari.
Nel 1976 il regista Stelvio Massi autore di poco più di una trentina di regie cinematografiche, dopo il lusinghiero successo di Mark il poliziotto e del sequel Mark il poliziotto spara per primo con protagonista il compianto divo dei fotoromanzi Lancio Franco Gasparri, adatta per lo schermo una sceneggiatura di Lucio De Caro e decide di girare il film nel capoluogo pugliese.

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Morte di un boss

Divide quindi il set tra Bari e Trani, dove ambienta poche scene girate principalmente fuori dal tribunale , non come erroneamente riportato da alcuni recensori.
Le scene più drammatiche, quelle dell’assalto al furgone postale che daranno il via alla narrazione vera e propria dopo la parte introduttiva vennero girate nell’androne di casa mia, mentre le scene della fuga a piedi dei rapinatori vennero riprese nelle immediate adiacenze, ovvero sul lungomare e nei pressi della Provincia, con alcune escursioni nella zona Rai; per chi conosce la mia città fa sicuramente un certo effetto vedere Capolicchio fuggire per il Lungomare Nazario Sauro e sbucare improvvisamente su Corso Cavour, nei pressi del teatro Petruzzelli che troneggia fiero nella sua antica bellezza, prima di essere completamente distrutto da un incendio doloso nel 1991.

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John Saxon, il commissario Jacoviello arresta un piccolo rapinatore

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Antonella Interlenghi, moglie del commissario Jacoviello

Ricordo ancora la troupe di Massi impegnata nelle riprese, tra il fatidico ciak si gira e i problemi legati ai curiosi che non avevano mai visto prima le riprese di un film e che guardavano con aria sorpresa dritti nell’obiettivo della macchina da presa, cosa facilmente riscontrabile in alcuni fotogrammi relativi all’inseguimento per le vie del centro, a cui vennero aggiunte sequenze sfasate come location girate a Trani.
Un’esperienza particolare, che avevo già vissuto quando in città vennero girate alcune scene di Polvere di stelle, con protagonisti Monica Vitti e Alberto Sordi, anche queste girate all’interno del Petruzzelli (ero fuori e cercavo disperatamente di essere preso tra le comparse che figuravano all’interno del teatro) e sul Lungomare Nazario Sauro, dove sorgeva l’Albergo delle Nazioni che divenne anche il set ideale di La legge violenta della squadra anticrimine.

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La sequenza della rapina

Questo film, come dicevo agli inizi, non ha particolari motivi di interesse, per cui farò una breve descrizione del plot mentre parlerò diffusamente delle varie location, illustrandole con i fotogrammi orignali del film, sperando naturalmente di non annoiarvi con una descrizione “turistico-amarcord” della mia città.
La storia narrà le vicende di Antonio Blasi, un giovane che partecipa ad una rapina ad un furgone blindato, nel corso della quale uccide un carabiniere a colpi di mitra.
Il giovane nella fuga ruba un auto, scegliendo però il personaggio peggiore, ovvero quella del fratello del capo della criminalità locale, Dante Ragusa

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Lino Capolicchio (Antonio Blasi) in fuga: alle sue spalle il Teatro Petruzzelli di Bari

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Rosanna Fratello è Nadia, la donna di Antonio

Per colmo di sventura all’interno dell’auto si trova una cartella contenente documenti compromettenti per il boss, che testimoniano affari loschi con alcuni politici.
Braccato dai sicari di Ragusa e dal commissario Jacovella, un uomo duro che crede nella repressione violenta della criminalità, Antonio finirà per trovare collaborazione solo in Maselli, un giornalista responsabile della Gazzetta del Mezzogiorno in conflitto con Jacovella per i modi poco legali che quest’ultimo usa.
Antonio verrà ucciso da un sicario armato di fucile proprio davanti alla sede del giornale, mentre sta per consegnarsi a Jacovella e Maselli.
Grazie alle carte recuperate dal commissario, il feroce boss verrà arrestato.

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Lee J.Cobb è il boss Ragusa

Una storia abbastanza lineare, onesta  e diretta con mano agile da Massi, che si avvale di un cast abbastanza omogeneo nel quale figurano John Saxon (Jacovella), il compianto Renzo Palmer (il giornalista Maselli),Lee J. Cobb /Ragusa), Lino Capolicchio (lo sfortunato Antonio Blasi), Rosanna Fratello (Nadia, la donna di Blasi) e Antonella Interlenghi (la moglie di Jacovella); tutti recitano su uno standard accettabile rendendo così la visione del film abbastanza godibile.
Quindi uno dei tanti polizieschi senza infamia e senza lode, come dicevo agli inizi.
Impreziosito però dalla location.
In apertura di film si vede infatti una panoramica della città ripresa dall’alto, che mette in risalto alcuni dei punti più belli di bari, come la Basilica di San Nicola o lo splendido lungomare che appare com’era 35 anni fa qundi non ancora protetto dalle barriere frangiflutti, con il Teatro Margherita com’era all’epoca (sede in una sala cinematografica) che di li a poco avrebbe chiuso i battenti per essere restaurato un terzo di secolo dopo.

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Jacovella alla ricerca di Antonio

Si vede il teatro Petruzzelli e la stazione di Bari, lo storico palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno abbattuto stupidamente per lasciar posto ad un mostro realizzato con grandi vetrate oscurate, si vede il ponte di Corso Cavour appena costruito e altre strade che permettono una full immersion in una città che nei trent’anni successivi avrebbe subito profonde trasformazioni, quasi tutte in meglio.
Qualche giorno fa ho rivisto il film più che altro per assaporare il fascino di una città che ormai è solo il pallido ricordo di quella che era un tempo; fa un certo effetto vedere le strade della città vecchia (un tempo pericolosissime) attraversata dalle auto, prima di divenire fortunatamente zona interdetta al traffico e cuore pulsante della vita notturna della città, oggi riportata ad uno splendore che probabilmente non ha mai conosciuto davvero.
Stesso effetto nel vedere il lungomare così indifeso, preda delle mareggiate che periodicamente distruggevano parte di esso, prima che un violentissimo maestrale lo distruggesse quasi completamente e che costrinse l’amministrazione comunale a rifarlo per intero e a dotarlo di una barriera frangiflutti che da allora ha impedito alla furia del mare di far danni.
Ancora, strade secondarie con attività ormai scomparse da tempo, qualche conoscente immortalato mentre guarda stupito gli inseguimenti, il palazzo nuovo della Gazzetta del Mezzogiorno in via Scipione l’africano con le sue rotative e un interno così profondamente diverso da oggi,

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Vendetta sul padre di Antonio

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I due fidanzati progettano la fuga

il Barion e il Circolo della vela, oggi completamente ricostruito; la fiera del Levante, forse una delle cose che ha subito i cambiamenti peggiori, oggi in preoccupante declino segnata dalla crisi e soffocata dai debiti, il maestrale in piena regola che accolse la troupe di Massi il giorno in cui girarono le scene della rapina, la casa diroccata in cui si rifugia Antonio con Nadia con sullo sfondo lo splendido e un atntino inquietante paesaggio di Castel del Monte…
Insomma, l’occasione ideale per ricordare tempi ormai lontani anche nella memoria, alla ricerca di quella che era una città oggi irrimediabilmente scomparsa in alcuni suoi aspetti esteriori.
Una scena in particolare mi ha colpito profondamente: una panoramica sulla zona antistante il Barion chiamata dai baresi N’derr a la Lanze, che più o meno significa nella zona di Crollalanza, l’uomo che costrui lo splendido lungomare di Bari in piena epoca fascista, l’unica cosa degna di essere ricordata di quel periodo oscuro.
Nella breve sequenza si vedono ancora i venditori abusivi di cassette stereo e di “mangianastri”, di accendini taroccati e di oggetti di dubbia provenienza, che resistettero fino a metà degli anni 90 prima di essere sloggiati definitivamente dal sindaco che ricostrui la città vecchia, Simeone Di Cagno Abbrescia.
Per chi ama la mia città o voglia conoscerla com’era un terzo di secolo addietro il vedere questo film vale più di un qualsiasi archivio di foto inanimate: un viaggio alla scoperta di una città dal fascino davvero particolare.
La legge violenta della squadra anticrimine,un film di Stelvio Massi. Con Antonella Lualdi, Lee J. Cobb, John Saxon, Renzo Palmer,Rosanna Fratello, Guido Celano, Pasquale Basile, Alfredo Zammi, Lino Capolicchio, Giacomo Piperno, Thomas Hunter
Poliziesco, durata 92 min. – Italia 1976

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La legge violenta della squadra anticrimine banner personaggi

John Saxon: Commissario Jacovella
Lee J. Cobb: Dante Ragusa
Renzo Palmer: Maselli, direttore del giornale
Lino Capolicchio: Antonio Blasi
Rosanna Fratello: Nadia
Antonella Lualdi: Anna Jacovella
Thomas Hunter: Agente Turini
Giacomo Piperno: Giordani, giornalista
Guido Celano: Padre di Antonio
Alfredo Zammi: Pasquale ‘Nino’ Ragusa
Pasquale Basile: Nicola, domestico di Ragusa
Francesco D’Adda: Operatore radio

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Regia     Stelvio Massi
Soggetto     Lucio De Caro
Sceneggiatura     Lucio De Caro, Piero Poggio, Maurizio Mengoni, Dardano Sacchetti
Casa di produzione     PAC
Distribuzione (Italia)     PAC
Fotografia     Mario Vulpiani
Montaggio     Mauro Bonanni
Musiche     Piero Pintucci
Scenografia     Carlo Leva
Costumi     Carlo Leva

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Veduta panoramica della città vecchia e del Lungomare, zona Margherita

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Renzo Palmer all’interno del palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno

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John Saxon e Renzo Palmer di fronte alla Cattedrale (da non confondere con la Basilica di San Nicola)

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Veduta aerea, sullo sfondo il Castello Svevo e la Basilica di San Nicola

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La sede della Fiera del Levante, con l’indicazione 39a edizione (oggi siamo alla 74a)

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Veduta esterna di parte del complesso della Basilica di San Nicola

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Scorcio del porto dei pescatori

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I rapinatori fuggono per via Spalato, davanti all’ingresso della sede della Provincia

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Capolicchio in fuga dopo la rapina: tutte le attività alle sue spalle oggi non esistono più

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Il poliziotto a sinistra è appoggiato al muro dell’Albergo delle nazioni

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Posto di blocco all’altezza della zona Rai, nei pressi di Piazza Gramsci

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Antonio e Nadia in fuga: alle spalle si intravede Castel del Monte

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Lo storico mercatino del pesce di “N’derr a la Lanze”

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Una bottega artigiana in Via Disfida di Barletta nella città vecchia

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Via Disfida di Barletta, che costeggia la Basilica di San Nicola

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L’ex mercato “dei contrabbandieri” nella zona “N’derr a la Lanze”

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Veduta di Piazza Moro (ex Piazza Roma), sede della Stazione Centrale

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John Saxon davanti la nuova sede della Gazzetta del Mezzogiorno

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