Tutte le mattine del mondo


Tutte le mattine del mondo locandina

Ecco un film che è un’autentica perla tra le produzioni francesi degli anni 90, passato ingiustamente inosservato sui nostri schermi.
Tutte le mattine del mondo, opera del compianto regista d’oltralpe Alain Corneau, tratto dall’omonimo romanzo di Pascal Quignard rappresenta un atto d’amore ed un tributo al mondo della musica.
Musica non per tutti.
Il film infatti è ambientato fra il XVII e il XVIII secolo, a cavallo quindi fra il Seicento e il Settecento, momento d’oro per la musica classica grazie alle attenzioni del Re Sole per la musica da camera.
Ed è proprio sulla musica da camera, sull’utilizzo e le composizioni della viola da gamba che Corneau costruisce quello che è un film rigidamente aristocratico in tutte le sue componenti, algido e distaccato anche nella passioni umane che attraversano la storia raccontata nel romanzo da Quignard, che ha poi collaborato con il regista di Meung-sur-Loire nella stesura della sceneggiatura.

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Madeleine fa il bagno nel laghetto, ignara dell’arrivo di Marais

Un film fatto di immagini di rarefatta bellezza, con una fotografia strepitosa e location calme e silenti, quasi scelte per rimarcare il distacco della natura e della musica dalle pulsioni dell’uomo.
Un film lentissimo, quasi didascalico, che avanza adagio per lasciare quanto più spazio possibile alla vera protagonista della pellicola stessa, la musica, vissuta dai due protagonisti come passione, amore e unica tensione vitale all’affermazione della propria sensibilità d’artista.
Gli inizi del film mostrano il Maestro Marin Marais mentre è intento a rievocare la sua carriera e la sua vita, fino dalle umili origini e dalla passione smodata per la musica da viola passando per l’incontro decisivo con Monsieur de Sainte Colombe.
Marin vuole soddisfare la propria ambizione, diventare un Maestro anch’egli e possibilmente entrare a corte che è poi la massima aspirazione di ogni musicista.

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Sainte Colombe insegna la viola a sua figlia

Così fa di tutto per diventare allievo di quello che è considerato il più grande virtuoso di quello strumento particolare che è la viola da gamba, ovvero Monsieur de Sainte Colombe, uomo dal carattere difficile; un vedovo che ha amato due cose nella vita, la musica stessa e la sua adorata moglie che lo ha lasciato vedovo con due figlie,Madeleine e Toinette.
L’incontro con Sainte Colombe si rivelerà decisivo, perchè l’uomo, dopo averlo ascoltato suonare rifiuterà di accoglierlo tra i suoi allievi, perchè come gli dice apertamente,”è un suonatore, non un interprete”.
Sarà grazie a Madeleine che convincerà il padre ad ascoltare una composizione originale di Marais che quest’ultimo finirà per diventare il miglior allievo del suo Maestro.
Inizierà contemporaneamente una relazione (più subita che voluta) con la dolce Madeleine, che terminerà in maniera tragica.

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Marais ottiene un grande successo personale il giorno che suona davanti a Luigi XIV in persona, ma questo gli varrà l’inimicizia con il suo Maestro, che gli rimprovererà una vocazione arrivista e mondana lontana dal mondo puro e assoluto della vera musica, suonata per se stessi e per passione piuttosto che per gli applausi e la fama.
Ma con il tempo la frattura si sana, nonostante la morte per suicidio della sfortunata Madeleine, avvenuta in seguito alla perdita del bambino che aspettava e all’allontanamento di Marais da lei.
Il quale tornerà molti anni dopo al suo capezzale per suonarle l’aria che aveva composto espressamente per lei, “La sognatrice”
Marais, sconvolto dalla morte della sua amante di un tempo finisce per spiare il suo ormai anziano Maestro, nel tentativo di carpirne i segreti più reconditi.

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Guillaume Depardieu è Marais da giovane

In un finale drammatico, Sainte Colombe da al suo ex allievo una lezione sulla vera musica, facendogli ascoltare la sua composizione più amata, “Le lacrime” che l’uomo aveva composto per la moglie.
Suonando in due, Marais apprende finalmente il segreto della musica, capace di evocare anche gli spiriti dalla morte: il suo percorso di vita è compiuto, adesso è finalmente un musicista.
Tutte le mattine del mondo è un film intriso di poesia, un autentico tributo alla musica e alla sua capacità di mettere l’uomo a contatto con i suoi sentimenti più reconditi; la musica è l’esaltazione dell’animo dell’uomo, la sua parte migliore e più poetica, la più ancestrale, attraverso la quale è possibile innalzarsi dal livello gramo dell’esistenza fino agli empirei del divino.

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Marais, ormai anziano, ricorda il passato

Questa è la lezione che il Maestro Sainte Colombe tenta di dare al suo allievo più brillante ma anche più mondano e deviato dall’illusione che basti suonare da virtuoso per essere nominato musicista.
Marais cade proprio in questo equivoco, lasciandosi trascinare dal fascino della corte e dei suoi lustrini, dalla ricchezza e dall’apparenza.
Quando capirà cosa ha perso nella vita sarà troppo tardi; il suo vecchio Maestro gli darà una lezione di vita quasi insostenibile, che andrà a sommarsi al rimorso per aver causato in qualche modo la morte della sua appassionata amante di un tempo, quella Madeleine che non ha più potuto riprendersi dopo l’abbandono di Marais sempre più attratto dalle sirene della corte del re Sole.
Per descrivere il percorso parallelo di vita dei due personaggi principali, Marin Marais, musicista che ebbe una certa fama nella sua vita e il Maestro Sainte Colombe, Corneau mette a confronto le due personalità opposte esaltandone difetti e pregi.

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La relazione tra Madeleine e Marais

Si nota la sua predilezione per il Maestro Sainte Colombe, uno dei personaggi più enigmatici della storia della musica, un uomo che non ha lasciato altro che tre manoscritti peraltro riscoperti solo in epoca recente.
Considerato ai suoi tempi l’interprete più straordinario di quel particolare strumento che è la viola da camera, Sainte Colombe è dipinto dal regista francese come un uomo serio e schivo a tratti anche scostante nel suo rifiuto assoluto di piegarsi alla mondanità in nome del successo.

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Viceversa Marais non è trattato benissimo.
Tratteggiato come un arrivista, edonista e narcisista, il musicista finisce per assomigliare ad un nano nei confronti del gigante Sainte Colombe.
Una delle caratteristiche vincenti della pellicola, oltre alla narrazione asciutta e rigorosa degli avvenimenti, scandita dai tempi dilatati in cui l’azione si evolve è la spettacolosa fotografia che avvolge come bambagia il film.
Paesaggi idilliaci si stagliano sullo sfondo delle avventure dei protagonisti; si pensi alla splendida sequenza in cui Marais sta per arrivare a casa di Sainte Colombe per la prima audizione e il suo primo incontro con Madeleine, che sta facendo il bagno nuda nel laghetto accanto alla dimora del Maestro, o ancora la cura quasi maniacale di Corneau nel sottolineare tutti i passaggi del film con un’attenzione che dona sicuramente un’aria aristocratica e barocca al film che si coniuga proprio con quello che sappiamo di quel periodo storico.
Per quanto riguarda il cast, vincente l’idea di affidare a Jean-Pierre Marielle il ruolo del burbero Sainte Colombe: l’attore di Dijon, molto popolare in Francia e conosciuto dal pubblico italiano più anzianotto per alcuni ruoli in film come  4 mosche di velluto grigio (1971) o Senza movente (dello stesso anno) rende il suo personaggio quasi indimenticabile.
Di buono standard qualitativo la recitazione di Gerard Depardieu, che interpreta Marais in età adulta.
L’attore francese però non è adatto alla parte, che avrebbe richiesto un attore meno “fisico” e più sfuggente come personalità.

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Madeleine, stanca e malata davanti al suo ex amante

Bene Anne Brochet, la Madeleine del film; l’attrice dona vigore al personaggio sfortunato della figlia di Sainte Colombe, vittima di un amore sbagliato. Impressionante anche la sequenza della morte di Madeleine, con l’attrice truccata talmente bene da sembrare un’altra persona.
Affascinanti le musiche per gli amanti del genere ma non solo; personalmente non conoscevo affatto la viola da gamba ed è stata una felice scoperta.
Un film molto bello, che credo possa essere definito uno dei più autentici tributi alla musa più nobile.

 Tutte le mattine del mondo
Un film di Alain Corneau. Con Gérard Depardieu, Jean-Pierre Marielle, Anne Brochet, Guillaume Depardieu,Michel Bouquet Titolo originale Tous les matins du monde. Drammatico, durata 114 min. – Francia 1991.

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Gerard Depardieu è Marais da adulto

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Jean-Pierre Marielle è Monsieur de Sainte Colombe

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Anne Brochet è Madeleine de Sainte Colombe

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Tutte le mattine del mondo banner personaggi

Jean-Pierre Marielle: Monsieur de Sainte Colombe
Gérard Depardieu: Marin Marais
Anne Brochet: Madeleine
Guillaume Depardieu: Marin Marais da giovane
Carole Richert: Toinette
Michel Bouquet: Baugin
Jean-Claude Dreyfus: Abbe Mathieu
Yves Gasc: Lequieu
Yves Lambrecht: Charbonnières
Jean-Marie Poirier: Monsieur de Bures
Myriam Boyer: Guignotte
Violaine Lacroix: Madeleine da giovane
Nadège Teron: Toinette da giovane
Caroline Sihol: Mme. de Sainte Colombe

Tutte le mattine del mondo banner cast

Regia    Alain Corneau
Soggetto    Pascal Quignard (romanzo)
Sceneggiatura    Alain Corneau e Pascal Quignard
Produttore    Jean-Louis Livi
Produttore esecutivo    Bernard Marescot
Casa di produzione    Film Par Film, D.D. Productions, Divali Films, SEDIF, FR3 Films Production, Paravision International
Distribuzione (Italia)    Academy Pictures
Fotografia    Yves Angelo
Montaggio    Marie-Josèphe Yoyotte
Musiche    Jordi Savall
Scenografia    Bernard Vézat
Costumi    Corinne Jorry

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Il romanzo di Quignard dal quale è tratto il film omonimo

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Sainte Colombe:Les pleurs,Gavotte du tendre,Le retour
Marin Marais:Improvvisazione sulle Folies d’Espagne,L’arabesque
Le Badinage,La rêveuse
Jean-Baptiste Lully: Marche pour la cérémonie des Turcs
François Couperin: Troisième leçon de Ténèbres
Jordi Savall:Prélude pour Monsieur Vauquelin
Une jeune fillette da una melodia popolare
Fantaisie en mi mineur da un anonimo del XVII secolo

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Il Dvd del film

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Locandina spagnola

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5 Risposte

  1. Ottima critica al film. Peccato che tra tutte le fotografie della protagonista, da inserire qui sul sito, che avreste avuto a disposizione, abbiate scelto solo ed esclusivamente quelle in cui lei è svestita.
    Credete che se non pubblicate donne nude, la gente non legge i vostri articoli?
    Forse vi sfugge che chi guarda questo genere di film, pensa alla psicologia dei personaggi, non a guardare le nudità di un’attrice (per quelle cose esistono varie riviste, film e canali porno).
    Può apparir bello sembrare intenditori di cinema…
    In realtà, non siete tanto diversi dal modello delle fiction e della tv italiane.
    Peccato, era un articolo scritto così bene.

    • Questa è invece un’ottima critica al blog; finalmente niente lodi.
      Un serio appunto al quale rispondo non senza difficoltà, tuttavia ci provo:
      – nelle mie recensioni ci sono spesso foto di nudo, è vero, ma non ci sono mai scene di sesso. Il fatto è che se parli di cinema di genere inevitabilmente ti trovi a parlare di film che risalgono a fine anni sessanta o comunque del decennio settanta, quasi tutti caratterizzati dalla presenza di nudi femminili. Del resto se i registi le mettevano (queste scene) vuol dire che a loro modo di vedere erano funzionali al film, io non faccio altro che riproporre qualche sequenza (le più pulite)
      -Per le mie gallerie fotografiche sono costretto ad utilizzare brevi parti di film condensate, che provengono da forum o siti che privilegiano la parte sexy. Poichè non amo copiare le foto proposte dagli altri ma mi picco di essere originale, spesso ho davanti intere sequenze in cui ci sono soltanto scene di un certo tipo. La scelta è quindi d’obbligo.
      – Nel caso del film in questione, ci sono, nell’ordine, due fotogrammi in cui la protagonista è presa da lontano mentre fa il bagno, due che la mostrano ridotta ormai ad una larva e una in cui appare solo con una parte di seno scoperta. Basta questo ad inficiare la mia recensione? Credo di no e infatti la gentile Brenda mi riconosce una buona disamina del film stesso.
      -non credo che se togliessi foto di attrici svestite il blog ne risentirebbe in maniera pesante, tuttavia faccio timidamente presente che fior di settimanali come l’Espresso o Panorama, che fiction e film presentano scene sexy e che quindi si tratta di un falso problema. Il costume cambia e si evolve, spesso mostrare alcune scene significa dar conto di quello che era il fenomeno della censura all’epoca, di come si è evoluta la morale nella nostra società.
      Faccio un esempio: se devo parlare di Ultimo tango a Parigi, come rendo conto dell’atmosfera estraneante del film se non mostro alcune foto della Schneider nuda? Bertolucci le ha usate, quelle sequenze, quindi perchè non riproporle, naturalmente evitando le più dure come la famosa sequenza del burro?
      Ecco, spero di aver risposto almeno in parte alla tua domanda, Brenda; ti ringrazio sia per gli elogi sia per la critica costruttiva che hai fatto e invito gli altri lettori a fare altrettanto 🙂

  2. Apprezzo moltissimo la critica. Ho visto a suo tempo il film, stupendo. Uscito in prima visione con battage pubbicitario televisivo notevole, in pochissimo è finito nei film d’essai e poi scomparso.
    Fa parte di quella serie di film che to offrono momenti che non possono non influire sulla tua vita e sulla sensibilità, come ad esempio il bellissimo e sconosciuto “La più bella serata della mia vita” con un eccellente Sordi o il terribile “The elephant man” che ti colpisce allo stomaco ed al cuore.
    Andrebbero proiettati anche a scuola (con adeguata preparazione).
    Illustrato con perizia e delicatezza.
    Grazie e bravo.
    Bruno

    • Grazie. Facile parlare di qualcosa che ti è piaciuto immensamente. :)Devo dire che conoscendo pochissimo la musica da gamba, ho trovato questo film illuminante, oltre che diretto e recitato in maniera impeccabile.

  3. Penso proprio che lo leggerò,il film è incantevole presumo quindi che il libro lo sia in egual misura. 🙂

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