Mandingo


Mandingo locandina

Alabama, 1840
Warren Maxwell, ricco proprietario terriero razzista e schiavista, obbliga sua figlio Hammond a sposare la bella Blanche per interesse.
Ma tra i due non c’è amore, così Hammond si consola con la bella schiava di colore Ellen.
Nella tenuta di Maxwell l’attrazione principale è Ganymede, detto Mede un nero robustissimo di razza Mandingo.
L’uomo è costretto a lottare con altri neri per divertimento dei suoi proprietari e dei suoi ospiti.
L’uomo finisce però per catturare l’attenzione della trascurata Blanche, che il marito non ha mai toccato avendo scoperto che non era vergine al momento del matrimonio.

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Una schiava della piantagione

Blanche in pratica si prende Mede come amante, ma alla fine la relazione tra lei e lui verrà scoperta quando la donna darà alla luce un figlio di colore, con tragiche conseguenze per tutti.
In estrema sintesi è questo il plot di Mandingo, diretto nel 1975 da Richard Fleischer, che sfruttò il romanzo omonimo di Kyle Onstott scritto sul finire degli anni 50.
Un film di grandissimo successo, come del resto il romanzo; il tema della schiavitù della gente di colore in America era molto sentito, sopratutto negli anni settanta che furono gli anni della presa di coscienza da parte degli americani dei vistosi errori commessi in passato e che avevano provocato funeste conseguenze.

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James Mason è lo schiavista Maxwell

Dallo sterminio dei nativi americani, i pellerossa, passando per l’arruolamento forzato della gente di colore, strappata alla patria nativa per lavorare nelle piantagioni del sud America, l’americano medio si interrogava sul suo passato ma anche sul suo presente.

Erano gli anni della sporca guerra, quella del Vietnam che finalmente stava per arrivare alla conclusione con l’inglorioso ammaina bandiera a Saigon e la conseguente fuga degli ultimi occupanti del Vietnam stesso.
Fleischer, autore di cassetta che in passato aveva diretto ottimi film come il bellico Tora! Tora! Tora! (1970) e 2022: i sopravvissuti (Soylent Green) (1973), utilizza una sceneggiatura che riduce il romanzo di Onstott fornitagli da Jack Kirkland e Norman Wexler.
Proprio Kirkland aveva utilizzato il romanzo ottenendo una piece teatrale di successo, così quando il grande produttore Dino De Laurentis decise di finanziare il film si andò quasi sul sicuro sulla risposta dei botteghini.

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La relazione proibita tra Blanche e Mede

Il gran successo del film dipese da diversi fattori, non ultimo il riuscito amalgama tra le varie componenti del romanzo originario, fatto di episodi brutali di sangue e violenza mescolato con furbizia al tema della sessualità inter razziale che era molto sentito dagli americani.

Il film è abbastanza fedele all’originale, ma non suscitò, nonostante il successo ricevuto, il clamore che aveva suscitato il best sellers di Kyle Onstott.
Diversi i tempi e diverse le situazioni; il romanzo era uscito nel 1957, in un’epoca in cui i diritti sociali e civili della gente di colore erano pura utopia.

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Susan George è Blanche

A scriverlo era stato l’ottantenne Onstott, che aveva promesso di raccontare la schiavitù partendo esattamente dal primo timido tentativo di mettere in scena una saga sul fenomeno, quel Via col vento diventato nel corso degli anni un’autentica leggenda.
Onstott scrisse tre libri incentrati sulla vita e la storia della gente di colore, sui padroni “bianchi” e sugli schiavi “neri”; il primo, Mandingo ebbe come seguito Drum tradotto cinematograficamente (anche se senza lo stesso successo del predecessore) in Drum, l’ultimo Mandingo mentre ‘ultimo capitolo della saga, Il padrone di Falconhurst, non ha avuto mai una riduzione cinematografica.
Il film ha un andamento abbastanza lento ma che non annoia; quella che è a tutti gli effetti la saga della famiglia Maxwell coinvolge anche per la descrizione del mondo moralmente corrotto dei latinfondisti dell’America del sud, uniti ad una descrizione molto forte delle condizioni di vita della schiavitu di colore.

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Preparata per il padrone

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Il rapporto tra Hammond e Ellen

Decisamente disturbanti le sequenze del mercato degli schiavi e delle lotte tra Mede e i suoi avversari, messi l’uno contro l’altro ad esclusivo privilegio del divertimento dei bianchi; ugualmente disturbante la scena in cui Maxwell usa un piccolo di colore come poggiapiede o le scene nelle miserevoli case degli schiavi.

Il cast del film è di prim’ordine, con James Mason arrogante e indisponente (come personaggio ovviamente) nei panni del latifondista Warren Maxwell, un uomo spregevole fin nel midollo, con Perry King in evidenza nel ruolo del giovane Hammond, forse l’unico con un minimo di sentimenti contrastanti verso i neri dominato però dalla fortissima personalità del padre.
Molto brava al solito Susan George che interpreta Blanche, una donna sola che alla fine trova sfogo nei rapporti carnali con lo schiavo Mede con il quale avrà un figlio destinato ad una fine miserevole e bene anche l’esordiente Ken Norton, il pugile che ruppe la mascella al grande Cassius Clay.

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Con Radici, Mandingo ha portato al centro dell’attenzione il problema storico della schiavitù di colore negli Stati Uniti; pur essendo un film troppo incline al sensazionalismo e con scene di sesso spesso gratuite, Mandingo è un buon prodotto capace di far riflettere e di appassionare nonostante il tema spinoso.
Vale sicuramente una visione attenta; il film è stato rieditato in digitale riacquistando i colori e la brillantezza naturale..

Mandingo
Un film di Richard Fleischer. Con James Mason, Susan George, Perry King, Ken Norton, Richard Ward, Lilian Hayman Drammatico, durata 127 min. – USA 1975

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Mandingo banner personaggi

James Mason: Warren Maxwell
Susan George: Blanche Maxwell
Perry King: Hammond Maxwell
Paul Benedict: Brownlee
Richard Ward: Agamennone
Brenda Sykes: Ellen
Ken Norton: Ganymede, detto Mede
Lillian Hayman: Lucrezia Borgia
Roy Poole: Doc Redfield
Ji-Tu Cumbuka: Cicero
Ben Masters: Charles
Ray Spruell: Wallace
Louis Turenne: De Veve
Duane Allen: Topaz
Earl Maynard: Babouin
Beatrice Winde: Lucy
Debbi Morgan: Dite
Sylvester Stallone: un giovanotto

Mandingo banner cast

Regia Richard Fleischer
Soggetto Kyle Onstott
Sceneggiatura Jack Kirkland, Norman Wexler
Produttore Dino De Laurentiis
Montaggio Frank Bracht
Musiche Maurice Jarre
Costumi Ann Roth

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Mandingo flano

Flano del film

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