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Gente di rispetto

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Elena, una bella insegnante settentrionale, viene trasferita d’ufficio in un paese in provincia di Ragusa, in Sicilia. Per la donna è un’esperienza da subito traumatica, vista la grande differenza di cultura tra la sua e quella decisamente omertosa del posto; accolta con diffidenza dalla popolazione locale, Elena deve convivere anche con gli endemici problemi della gente di sicilia, stretta tra problemi sociali,un assenteismo scolastico dettato anche dalla sfiducia nello stato e dalla necessità di far lavorare i più piccoli ecc.

L’impatto traumatico con la nuova realtà è appena mitigato dall’affetto che le dimostra da subito il professor Michele Belcoree in qualche modo l’anziano avvocato Antonio Bellocampo.

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Inaspettatamente attorno a lei iniziano a morire uccise alcune persone che le avevano mancato in qualche modo di rispetto; uno di questi viene rinvenuto morto al centro della piazza, con un foro nella testa e un fiore in bocca,(da qui il titolo in inglese con cui venne distribuito il film, The Flower in His Mouth ) simbolo inequivocabile, come racconterà il maresciallo ,di un affronto recato ad una donna.
Ma qui siamo già nel finale del film, quando l’elemento sorpresa dell’autore ( o del mandante) dei vari omicidi sarà già stato svelato assieme alle motivazioni vere,reali dell’accaduto.
Nel mezzo assisteremo alla metamorfosi sia di Elena sia degli abitanti del paese, che passeranno dalla diffidenza e dall’ostilità iniziale ad una vera forma di rispetto in concomitanza con gli omicidi, che la gente ritiene essere ascrivibili a lei.

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Una donna capace di vendicarsi da se è una donna con gli attributi e come tale merita “rispetto”; ma Elena non ha nulla a che vedere con gli omicidi, anche se la polizia sospetterà di lei e dovremo passare attraverso una narrazione macchinosa per scoprire cosa nasconde l’intricata storia.
Luigi Zampa,fertile sceneggiatore e regista del cinema italiano, qui alla sua trentaseiesima opera dietro la macchina da presa, torna a parlare di sociale nel 1975 subito dopo Bisturi, la mafia bianca girato due anni prima ambientato nel mondo della sanità; in Gente di rispetto di scena è la mafia, una mafia che ha quasi un manto di onorabilità, in cui esistono delle leggi inviolabili e non oltrepassabili che però sono l’aspetto “pulito” dell’organizzazione, visto che poi i reali obiettivi sono il malaffare, le connivenze con la politica, gli affari sporchi.
Attraverso un meccanismo che ha una curiosa mescolanza di elementi gialli e thriller uniti a topoi tipici del cinema poliziesco, Zampa riduce per lo schermo
l’omonimo romanzo di Giuseppe Fava, il giornalista ucciso dalla mafia modificandolo in parte ma mantenendo l’assunto scritto da Fava nell’introduzione del romanzo stesso,”il delitto crea prestigio, il prestigio paga“, che porta lo spettatore fino alla conclusione perfettamente in linea con l’assunto di Fava, attraverso un the end che potrebbe sembrare bivalente ma in realtà non lo è affatto, come avrà modo di constatare lo spettatore.
Gente di rispetto è un film che ha dalla sua una trama interessante, anche se molto aggrovigliata e con alcune incongruenze gravi, un cast di ottimi attori che portano il livello recitativo e quindi la credibilità del film oltre la sufficienza ma anche, purtroppo, molti difetti.

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Primo fra tutti, difetto capitale, l’aver ignorato completamente le sfumature del romanzo a vantaggio di una narrazione snella ma frettolosa, poi la tendenza di zampa a sopravvalutare l’effetto “nobile” degli aspetti folkloristici della mafia, quel’apparente codice d’onore che verrà purtroppo smentito dalla realtà nel corso dei decenni successivi all’uscita del film.
Di difetti ce ne sarebbero altri, ma Zampa riesce a mascherare il tutto con la sua innegabile bravura con il mezzo di ripresa; a conti fatti Gente di rispetto è un prodotto godibile superiore a molti altri prodotti girati sul fenomeno mafia, ma indiscutibilmente troppo superficiale.
Bene il cast con una misurata e bellissima Jennifer O’Neill, un discreto James Mason (perchè usare un attore americano?) mentre decisamente in ombra è Franco Nero.Bene tutti gli altri, incluso Gora e i validissimi professionisti Orazio Orlando, Franco Fabrizi e Aldo Giuffré.
Film di non facile reperibilità; su you tube la versione presente, pur di buona qualità, è purtroppo in inglese.

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Gente di rispetto
Un film di Luigi Zampa. Con Jennifer O’Neill, Franco Nero, Claudio Gora, James Mason, Orazio Orlando, Franco Fabrizi, Carla Calò, Aldo Giuffré, Giuseppe Pellegrino, Gino Pagnani Drammatico, durata 115′ min. – Italia 1975

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Jennifer O’Neill … Elena Bardi
Franco Nero … Professore Michele Belcore
James Mason … Avv. Antonio Bellocampo
Orazio Orlando … Pretore Occhipinti
Aldo Giuffrè … Maresciallo
Claudio Gora … Onorevole Cataudella
Luigi Bonos … Canaino
Gino Pagnani … Profumo
Franco Fabrizi … Dottore Sanguedolce

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Regia: Luigi Zampa
Sceneggiatura:Leonardo Benvenuti,Luigi Zampa,Piero De Bernardi
Romanzo: Giuseppe Fava
Produzione: Zev Braun e Carlo Ponti
Musiche:Ennio Morricone
Fotografia: Ennio Guarnieri
Montaggio:Franco Fraticelli
Production Design : Luigi Scaccianoce
Costume Design : Danda Ortona

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L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

E’ un film atipico per Zampa, quantomeno per la tipologia di messa in scena, per lo stile utilizzato nel proporre un messaggio comunque – come nei suoi canoni – critico nei confronti della società italiana. Qui in particolare la storia affonda il colpo sulla Sicilia malata di mafia ed omertà, così come viene raccontata nel romanzo di Giuseppe Fava da cui il film è tratto. Peraltro Fava, scrittore e giornalista, morirà assassinato proprio dalla mafia qualche anno più tardi. Nulla da ridire sul cast, nulla da eccepire sulle scelte registiche, il prodotto è ben realizzato, ma la storia è francamente un polpettone che mischia ciò che in quegli anni era più in voga nel nostro cinema: polizi(ott)esco e morboso, violenza e foschi intrighi popolari, a dare forma ad un thriller di paese, indagine sociale (alla ‘cinema civile’, Petri e Rosi insomma) con un pizzico di qualunquismo populista (caratterizzazioni stereotipate). Insomma, il risultato non può funzionare, nonostante in sceneggiatura mettano le mani, oltre al regista, Benvenuti e De Bernardi, e nonostante anche le discrete e morriconianissime musiche della colonna sonora.
L’opinione di Thegaunt dal sito http://www.filmscoop.it

Questo film di denuncia sembra la versione al femminile di Anni ruggenti dello stesso Zampa ambientato in una diversa realtà ambientale e temporale. L’inadeguatezza dei personaggi è l’elemento comune che li caratterizza, poichè catapultati in una realtà molto differente da quella di provenienza, si ritrovano loro malgrado a vestire dei ruoli senza accorgesene. In questo caso il ruolo può anche calzare anche a pennello per una donna che si ritrova paladina di diritti per le classi disagiate, scoprendo con amarezza che invece di manovrare viene a sua volta manovrata.
La storia è interessante perchè mescola cinema di denuncia all’interno di una cornice gialla sulla falsariga del Giorno della civetta, ma se la O’Neill è funzionale specie nella prima parte in questo suo costante spaesamento nei confronti di un contesto a lei alieno, Mason impone un aplomb un po’ troppo anglosassone per il suo ruolo, mentre Franco Nero purtroppo è sacrificato in un ruolo da specchietto per le allodole utile appunto alla parte “gialla” del film. Non il miglior Zampa, inferiore certamente al più solido Bisturi, che soffre per la scontatezza dell’elemento giallo del film, anche se il finale è molto bello nella sua perfetta ambivalenza

L’opinione di Bruce dal sito http://www.davinotti.com

Interessante ed originale giallo politico-sociale girato da Zampa con discreti risultati su di un soggetto tratto da un libro di Giuseppe Fava. Jennifer O’Neill è brava ad interpretare la maestra giunta in Sicilia e il suo totale sconcerto davanti ai più classici clichè della gente del posto (l’omertà, l’onore, il rispetto). Meno convincente è il ruolo di Franco Nero. Un ritratto particolare della realtà isolana, forse eccessivo e didascalico, comunque apprezzabile per la denuncia della profonda collusione tra politica e mafia. Da riscoprire.
L’opinione del Morandini

Giovane maestra del Nord va a insegnare in un paese della Sicilia occidentale. Tutti gli uomini che l’avvicinano sono trovati morti. Come macchina narrativa è anche troppo ingegnosa: una parabola sul potere nella forma di un giallo politico. Infastidisce e offende il modo in cui sono rappresentati la gente siciliana e i suoi costumi. Giustificate parzialmente nel campo della commedia erotica, certe accentuazioni deformanti non sono sopportabili in un dramma che pretende di essere realistico: diventano una forma di disprezzo. Tratto da un romanzo di Giuseppe Fava, il giornalista ucciso dalla mafia. La O’Neill attendibile, Mason spaesato.

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marzo 18, 2014 Posted by | Drammatico | , , , , , , | Lascia un commento

Mandingo

Mandingo locandina

Alabama, 1840
Warren Maxwell, ricco proprietario terriero razzista e schiavista, obbliga sua figlio Hammond a sposare la bella Blanche per interesse.
Ma tra i due non c’è amore, così Hammond si consola con la bella schiava di colore Ellen.
Nella tenuta di Maxwell l’attrazione principale è Ganymede, detto Mede un nero robustissimo di razza Mandingo.
L’uomo è costretto a lottare con altri neri per divertimento dei suoi proprietari e dei suoi ospiti.
L’uomo finisce però per catturare l’attenzione della trascurata Blanche, che il marito non ha mai toccato avendo scoperto che non era vergine al momento del matrimonio.

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Una schiava della piantagione

Blanche in pratica si prende Mede come amante, ma alla fine la relazione tra lei e lui verrà scoperta quando la donna darà alla luce un figlio di colore, con tragiche conseguenze per tutti.
In estrema sintesi è questo il plot di Mandingo, diretto nel 1975 da Richard Fleischer, che sfruttò il romanzo omonimo di Kyle Onstott scritto sul finire degli anni 50.
Un film di grandissimo successo, come del resto il romanzo; il tema della schiavitù della gente di colore in America era molto sentito, sopratutto negli anni settanta che furono gli anni della presa di coscienza da parte degli americani dei vistosi errori commessi in passato e che avevano provocato funeste conseguenze.

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James Mason è lo schiavista Maxwell

Dallo sterminio dei nativi americani, i pellerossa, passando per l’arruolamento forzato della gente di colore, strappata alla patria nativa per lavorare nelle piantagioni del sud America, l’americano medio si interrogava sul suo passato ma anche sul suo presente.

Erano gli anni della sporca guerra, quella del Vietnam che finalmente stava per arrivare alla conclusione con l’inglorioso ammaina bandiera a Saigon e la conseguente fuga degli ultimi occupanti del Vietnam stesso.
Fleischer, autore di cassetta che in passato aveva diretto ottimi film come il bellico Tora! Tora! Tora! (1970) e 2022: i sopravvissuti (Soylent Green) (1973), utilizza una sceneggiatura che riduce il romanzo di Onstott fornitagli da Jack Kirkland e Norman Wexler.
Proprio Kirkland aveva utilizzato il romanzo ottenendo una piece teatrale di successo, così quando il grande produttore Dino De Laurentis decise di finanziare il film si andò quasi sul sicuro sulla risposta dei botteghini.

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La relazione proibita tra Blanche e Mede

Il gran successo del film dipese da diversi fattori, non ultimo il riuscito amalgama tra le varie componenti del romanzo originario, fatto di episodi brutali di sangue e violenza mescolato con furbizia al tema della sessualità inter razziale che era molto sentito dagli americani.

Il film è abbastanza fedele all’originale, ma non suscitò, nonostante il successo ricevuto, il clamore che aveva suscitato il best sellers di Kyle Onstott.
Diversi i tempi e diverse le situazioni; il romanzo era uscito nel 1957, in un’epoca in cui i diritti sociali e civili della gente di colore erano pura utopia.

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Susan George è Blanche

A scriverlo era stato l’ottantenne Onstott, che aveva promesso di raccontare la schiavitù partendo esattamente dal primo timido tentativo di mettere in scena una saga sul fenomeno, quel Via col vento diventato nel corso degli anni un’autentica leggenda.
Onstott scrisse tre libri incentrati sulla vita e la storia della gente di colore, sui padroni “bianchi” e sugli schiavi “neri”; il primo, Mandingo ebbe come seguito Drum tradotto cinematograficamente (anche se senza lo stesso successo del predecessore) in Drum, l’ultimo Mandingo mentre ‘ultimo capitolo della saga, Il padrone di Falconhurst, non ha avuto mai una riduzione cinematografica.
Il film ha un andamento abbastanza lento ma che non annoia; quella che è a tutti gli effetti la saga della famiglia Maxwell coinvolge anche per la descrizione del mondo moralmente corrotto dei latinfondisti dell’America del sud, uniti ad una descrizione molto forte delle condizioni di vita della schiavitu di colore.

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Preparata per il padrone

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Il rapporto tra Hammond e Ellen

Decisamente disturbanti le sequenze del mercato degli schiavi e delle lotte tra Mede e i suoi avversari, messi l’uno contro l’altro ad esclusivo privilegio del divertimento dei bianchi; ugualmente disturbante la scena in cui Maxwell usa un piccolo di colore come poggiapiede o le scene nelle miserevoli case degli schiavi.

Il cast del film è di prim’ordine, con James Mason arrogante e indisponente (come personaggio ovviamente) nei panni del latifondista Warren Maxwell, un uomo spregevole fin nel midollo, con Perry King in evidenza nel ruolo del giovane Hammond, forse l’unico con un minimo di sentimenti contrastanti verso i neri dominato però dalla fortissima personalità del padre.
Molto brava al solito Susan George che interpreta Blanche, una donna sola che alla fine trova sfogo nei rapporti carnali con lo schiavo Mede con il quale avrà un figlio destinato ad una fine miserevole e bene anche l’esordiente Ken Norton, il pugile che ruppe la mascella al grande Cassius Clay.

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Con Radici, Mandingo ha portato al centro dell’attenzione il problema storico della schiavitù di colore negli Stati Uniti; pur essendo un film troppo incline al sensazionalismo e con scene di sesso spesso gratuite, Mandingo è un buon prodotto capace di far riflettere e di appassionare nonostante il tema spinoso.
Vale sicuramente una visione attenta; il film è stato rieditato in digitale riacquistando i colori e la brillantezza naturale..

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Un film di Richard Fleischer. Con James Mason, Susan George, Perry King, Ken Norton, Richard Ward, Lilian Hayman Drammatico, durata 127 min. – USA 1975

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James Mason: Warren Maxwell
Susan George: Blanche Maxwell
Perry King: Hammond Maxwell
Paul Benedict: Brownlee
Richard Ward: Agamennone
Brenda Sykes: Ellen
Ken Norton: Ganymede, detto Mede
Lillian Hayman: Lucrezia Borgia
Roy Poole: Doc Redfield
Ji-Tu Cumbuka: Cicero
Ben Masters: Charles
Ray Spruell: Wallace
Louis Turenne: De Veve
Duane Allen: Topaz
Earl Maynard: Babouin
Beatrice Winde: Lucy
Debbi Morgan: Dite
Sylvester Stallone: un giovanotto

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Regia Richard Fleischer
Soggetto Kyle Onstott
Sceneggiatura Jack Kirkland, Norman Wexler
Produttore Dino De Laurentiis
Montaggio Frank Bracht
Musiche Maurice Jarre
Costumi Ann Roth

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Mandingo flano

Flano del film

gennaio 20, 2012 Posted by | Drammatico | , , , , | Lascia un commento

L’età del consenso-Age of consent

L'età del consenso locandina

Bradley Morahan, un pittore che vive a New York, ma che è di origini australiane, stanco della vita della grande mela decide di tornare in patria; a scatenare il desiderio latente e’ una visita alla  galleria che espone  suoi lavori recenti. Qui osserva una coppia che discute se acquistare o meno uno dei suoi oggetti d’arte multicolore. Bradley, ascoltando di nascosto, sente i due  basar la loro decisione in merito al fatto che l’oggetto possa più o meno stare bene sul loro camino, piuttosto che sull’ estetica dello stesso  o sul suo valore artistico.

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Ritornato a casa, sceglie di sistemarsi in una baracca che ha una vista mozzafiato sull’oceano, a due passi dalla grande barriera corallina.
In quel posto fuori mano, Bradley spera di ritrovare l’ispirazione perduta, di tornare a vivere contemporaneamente una vita a misura d’uomo.

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Qui il pittore conosce la giovane e disinibita Cora, una ragazza dal carattere ribelle e selvaggio, che è stata cresciuta da sua nonna.
Cora ha sempre bisogno di soldi, sopratutto per aiutare la sua avida nonna, così vende al pittore il pesce che cattura durante le sue immersioni; quando non ha pesce, non si fa scrupoli nel rubare.
Così depreda un pollo dalla vicina di Bradley, una zitella che sospetta Bradley di essere il ladro.

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L’uomo costringe Cora a confessare il furto; la ragazza, come motivazione, adduce il desiderio di fuggire da quel posto che trova troppo noioso per poter andare a Brisbane, dove sogna di aprire una bottega da parrucchiere.
Bradley, per permettere alla ragazza di guadagnare del denaro, le propone di diventare la sua modella, e la ragazza accetta.

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Da quel momento l’uomo sembra ri acquisire l’entusiasmo perduto, trova nuova linfa e sopratutto ispirazione; ma la situazione è destinata a cambiare quando a casa di Bradley arriva Nat, un suo vecchio conoscente.
L’uomo, che deve nascondersi dalla legge, dopo un rifiuto da parte del pittore di concedergli un prestito, si installa, non invitato, nella dimora del pittore.

James Mason è Bradley

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Helen Mirren è Cora

Dopo una serie di avventure, Bradley, che fino a quel momento ha visto la giovane Cora solo come una modella, quando si accorgerà che la ragazza sta per sfuggirgli di mano, la vedrà in un’altra ottica, quindi finalmente come una donna.
Cora, dal canto suo, dopo che la nonna ha tentato di rubarle il denaro e la successiva morte della stessa che ruzzola giù per una collina, ha davanti a se due strade…..
L’età del consenso, Age of consent, diretto da Michael Powell nel 1969, è un film calligrafico, giocato sull’attrazione che la gioventù ha da sempre sull’uomo maturo.

Nulla di nuovo, quindi; pure questo film ha dalla sua alcune particolarità che lo rendono interessante.
La prima è la stupenda ambientazione, l’Australia; è uno dei primi film ad essere ambientato quasi integralmente nel continente australiano, con una location da sogno.
Per gli occhi, è una gioia infinita vedere i vividi colori dell’oceano australiano, seguire le immersioni di Cora sotto la barriera corallina, tra pesci multicolori e piante da sogno.
L’altro motivo è l’ottimo affiatamento tra il maturo James Mason, che interpreta con garbo e bravura il ruolo del tormentato Bradley e la giovanissima Hellen Mirren, che interpreta splendidamente la selvaggia Cora.
La Mirren mostra anche un fisico mozzafiato, generosamente esposto quando si immerge nelle acque cristalline dell’oceano o quando si presenta a quello che diverrà il suo pigmalione.
Un film sui sentimenti, sulla differenza di età che potrebbe essere ostacolo alla relazione tra Bradley e Cora, con intervallate le difficoltà della giovane nel trovare un punto di equilibrio, stretta tra i suoi sogni, che contemplano una fuga da quello che agli occhi dello spettatore appare come il paradiso terrestre e le difficoltà della ragazza con l’anziana nonna, perennemente sbronza e con tendenze al ladrocinio piuttosto spiccate.
L’eterno tema dell’artista demotivato è trattato con sobrietà così com’è trattata con sobrietà tutta la storia.
Non siamo in presenza di una riedizione di Lolita, ma di fronte ad un film che cerca, garbatamente, di mostrare i destini dei due protagonisti, che alla fine si intrecceranno con il più classico degli happy end.
Un film non precisamente lineare, e questa è una delle sue pecche; tuttavia un film che ha un suo fascino.
Age of consent ebbe grossi problemi di censura, sopratutto in Inghilterra, ma anche da noi.

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Passato quasi inosservato, per i pesanti tagli apportati, ha avuto una circolazione maggiore molti anni dopo la sua uscita.
Per fortuna non è un film con un tema datato, quindi è ancora oggi di gran fascino.

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L’età del consenso (Age of consent), un film di Michael Powell, con  James Mason, Helen Mirren, Jack MacGowran, Neva Carr Glyn, Antonia Katsaros, Michael Boddy, Harold Hopkins, Slim De Grey Drammatico Usa 1969

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James Mason     …     Bradley Morahan
Helen Mirren    …     Cora Ryan
Jack MacGowran    …     Nat Kelly
Neva Carr-Glynn    …     Ma Ryan
Andonia Katsaros    …     Isabel Marley
Michael Boddy    …     Hendricks
Harold Hopkins    …     Ted Farrell
Slim DeGrey    …     Cooley
Max Meldrum    …     Intervistatore TV
Frank Thring    …     Godfrey
Clarissa Kaye-Mason    …     Meg
Judith McGrath    …     Grace
Lenore Caton    …     Edna
Diane Strachan    …     Susie
Roberta Grant    …     Ivy


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Regia: Michael Powell
Produttore: James Mason, Michael Pate, Michael Powell
Sceneggiatura: Peter Yeldham, Norman Lindsay (romanzo)
Fotografia: Hannes Staudinger
Montaggio: Buckley Anthony
Direzione Artistica: Dennis Gentle
Musica: Peter Sculthorpe

settembre 2, 2010 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento