Coffy


Coffy locandina

Coffy di Jack Hill, con protagonista Pam Grier è probabilmente il film più famoso della Blaxploitation, il genere cinematografico ideato agli inizi del decennio settanta per catturare l’attenzione del pubblico afroamericano.
Il termine Blaxploitation nasce dalla fusione di black (nero) ed exploitation (sfruttamento) ed è un genere che tende a riportare in maniera cruda e visivamente molto forte problematiche relative alla condizione di vita della gente di colore in America.
Un genere poco amato dai critici perchè caratterizzato ( a loro modo di vedere) da un’assoluta mancanza di contenuti a tutto vantaggio di scene di violenza o di sesso: un’accusa in parte vera ma che non deve far dimenticare come molti di questi film nascessero da storie quotidiane di emarginazione e razzismo, a cui la gente di colore reagiva a volte in maniera violenta.

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Coffy riassume in se tutti gli stereotipi del genere, partendo da una storia di violenza per raccontare la violenza stessa usata dalla protagonista per vendicare la sorella morta a causa di un’overdose di eroina mal tagliata.
Ad interpretare il personaggio della dura vendicatrice di colore Coffy viene chiamata Pam Grier,

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che aveva già lavorato con Hill in due film del filone WIP, Women in prison, altro genere molto popolare tra il finire degli anni 60 e gli inizi dei 70.
I due film, ovvero Sesso in gabbia e The big bird cage avevano lanciato la prorompente sensualità e perchè no, valorizzato anche le capacità interpretative della Grier che si era fatta un nome.

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Ma è grazie anche alla blaxploitation che Pam Grier consolida la sua fama: l’attrice di colore diventa una specie di simbolo per gli afroamericani che da quel momento fanno la fila per vedere i suoi film.
La trama di Coffy è molto semplice e lineare; racconta le vicende di un’infermiera che per vendicare sua sorella non esita ad entrare nel mondo pericoloso e violento degli spacciatori di droga di colore.
La donna dapprima aggancia un potente boss offrendogli il suo corpo e poi gli fa saltare il cervello.

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E’ l’inizio di una vendetta che Coffy porterà avanti fra mille difficoltà, durante il compimento della quale vedrà anche il suo fidanzato poliziotto rimanere ferito in maniera grave con conseguente coma.
A completare la serie di ostacoli posti sul suo cammino arriverà anche la sua cattura da parte di King George, magnaccia e sfruttatore che incarna il peggio degli istinti criminali.
Vestito di rosso, agghindato come un damerino e coperto di catene d’oro, King George rappresenta quella classe di delinquenti emergenti che una volta arricchiti non esitano a mostrare tutto il loro sadismo e la frustrazione repressa sfogandola sulle vittime occasionali che incrociano le loro vite.
Coffy finirà proprio nelle grinfie dell’uomo e ne sperimenterà il sadismo fino alla conclusione, ovviamente all’insegna dell’happy end.

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Film violento e veloce, basato sul ritmo e sorretto da una sceneggiatura accettabile, Coffy è un film piacevole aldilà delle evidenti forzature del regista che estremizza le situazioni e i dialoghi per imprimere ritmo al film stesso.
La Grier caratterizza molto bene il ruolo della vittima prima e vendicatrice poi che riscatta la dignità della sorella infliggendo un duro colpo al mercato dello spaccio cittadino.
Alcune sequenze che la vedono protagonista si ricordano a lungo, come quella in cui si accapiglia con le prostitute invitate ad una festa da King George o come quelle in cui sopporta le torture del gangster.
Il finale forse poteva essere scritto meglio pur lasciando inalterato l’happy end, ma la logica di questi film era quella di accontentare una fascia particolare di pubblico per cui va bene così.

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Molto ben fatta la colonna sonora che segue nei momenti topici il film e che accompagna lo spettatore tra la visione di un cervello schizzato sulla parete e il seno prorompente della Grier non lesinato; la soundtrack è opera dell’afroamericano Roy Ayers.
Coffy è diventato nel tempo una sorta di piccolo cult non solo per la gente di colore, ma anche per il resto del pubblico; ad esserne influenzato è stato anche Quentin Tarantino, che non ha mai nascosto la sua ammirazione per la blaxploitation tanto da girare proprio con la Grier il film Jackie Brown, che ha di fatto rinverdito la fama della brava attrice americana.

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Il regista Hill conferma le sue doti di artigiano di valore con una regia attenta e anche furba in cui cura tutto, dal soggetto alla sceneggiatura fino alla direzione del film stesso; inserisce quà e là qualche seno in più, pesta il piede sull’ acceleratore della violenza ottenendo così un prodotto che di certo non sfigura.
Bene anche il resto del cast.

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Coffy
Un film di Jack Hill. Con Pam Grier, Brooker Bradshow, Robert Doqui, Bill Elliott Drammatico, durata 91 min. – USA 1973.

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Coffy banner personaggi


Pam Grier: Coffy

Booker Bradshaw: Howard Brunswick
Robert DoQui: King George
William Elliott: Carter
Allan Arbus: Arturo Vitroni
Sid Haig: Omar
Barry Cahill: McHenry
Lee de Broux: Nick
Ruben Moreno: Ramos
Lisa Farringer: Jeri
Carol Locatell: Priscilla
Linda Haynes: Meg
John Perak: Aleva
Mwako Cumbuka: Grover
Morris Buchanan: Sugarman

Regia Jack Hill
Soggetto Jack Hill
Sceneggiatura Jack Hill
Produttore Robert Papazian, Salvatore Billitteri
Casa di produzione American International Pictures
Fotografia Paul Lohmann
Montaggio Chuck McClelland
Effetti speciali Jack DeBron
Musiche Roy Ayers
Scenografia Chuck Pierce

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