Hanna D. la ragazza del Vondel Park


Hanna D locandina

Il successo mondiale di Christiane F., i ragazzi dello zoo di Berlino di Uli Edel (Wir Kinder vom Bahnhof Zoo in edizione originale tedesca) uscito nelle sale nel 1981, spinse diversi registi a girare film ambientati nel torbido sottobosco della droga e dei tossici, mostrando per la prima volta tutto quello che si muoveva in un mondo sotterraneo per certi versi, abitato da una moltitudine di giovani e meno giovani, da spacciatori e grossisti di droghe di vario tipo.

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Karin Schubert e Ann-Gisel Glass

Un mondo ignorato dalla società, abituata a vedere solo la parte terminale del fenomeno, ovvero il tossico del quale spesso si conosceva solo un volto o un nome, tanto era marginale la vita di questi esseri che la società stessa guardava con repulsione e molto raramente con pietà.
Hanna D. la ragazza del Vondel Park diretto da Rino Di Silvestro sotto lo pseudonimo di Axel Berger appartiene a questo genere di film a metà strada tra il documentario e il dramma tradizionale; uscito nelle sale nel 1984, ebbe un discreto successo in Europa mentre passò praticamente inosservato in Italia.
Attraverso le vicende di Hanna, una ragazza sessualmente disinibita, che vive con una madre alcolizzata e che quindi è costretta a vivere praticamente da sola e a procurarsi il sostentamento in modi al limite del lecito, di Silvestro da’ una sua visione dell’inferno della droga, mostrando la discesa verso il gradino più basso della dignità umana di Hanna, che diverrà tossica per amore.
Amore per un individuo senza scrupoli, che dapprima la irretisce e poi la inizia alle droghe pesanti.

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Hanna, plagiata e infine schiava della droga, non trova di meglio per procurarsi la droga che usare il suo corpo.
Con la prostituzione la ragazza risolve temporaneamente i suoi problemi, ma finirebbe male non fosse per l’affetto sincero di un giovane, Alex, che riuscirà a strapparla dall’inferno in cui è precipitata.
Film altalenante, con poche cose buone e parecchie cattive, Hanna D. la ragazza del Vondel Park si muove nel perimetro tracciato da Christiane F., senza avere tuttavia nè la dirompente carica trasgressiva, rappresentata dalla storia vera di

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Christiane Vera Felscherinow che racchiuse in un libro la personale storia di droga e di successiva disintossicazione ne una storia che possa in qualche modo staccarsi dagli stereotipi per raccontare “live” le vere motivazioni che spingevano ( e spingono tuttora) molti giovani verso una strada spesso senza uscita.
Di Silvestro mescola scene forti, come quelle dei buchi che la protagonista sempre più ossessivamente si fa per placare la propria dipendenza a scene francamente surreali, come la morte del pappone della madre.

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Il tutto condito da molte scene di sesso, alcune delle quali vedono coinvolta la madre di Hanna, una matura alcolizzata che da il suo corpo pateticamente alla ricerca di una giovinezza svanita.
La quarantenne Karin Schubert, che interpreta la mamma di Hanna, è all’ultimo film “serio” della sua carriera prima della triste svolta verso il cinema hardcore; l’attrice tedesca appare appesantita sia nel fisico sia nella recitazione e finisce per dare una connotazione ancor più surreale al film.
Che si muove a tentoni, mostrando come già detto scene tipiche dei “droga movie” alternate ad altre di sesso; il regista romano, morto due anni fa, sembra più che altro voler choccare il pubblico con immagini forti, cadendo però spesso nel ridicolo.
La storia d’amore, per esempio, che vorrebbe rappresentare la redenzione della protagonista è telefonata in maniera così plateale da risultare comica, inserita in un contesto di degrado morale che resta però malinconicamente nelle intenzioni.
Non basta mostrare buchi nella pelle o scene di sesso se non si è in grado di sviluppare un discorso attorno alla tematica della droga, sul perchè del suo uso, sulla dipendenza vera e propria che ad un certo punto diventa disperata e assoluta protagonista del quotidiano.

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Manca la denuncia sociale del fenomeno, perchè Hanna tutto sommato diventa tossica solo perchè incontra la persona sbagliata, manca un elemento di raffronto tra la droga e la perdita della dignità perchè le azioni della ragazza diventano immediatamente meccaniche, senza un percorso di iniziazione credibile.
Quindi alla fine delle pur lodevoli intenzioni di De Silvestro resta ben poco.
Poichè il regista romano era reduce dalla regia di un film furbissimo come Le deportate della sezione speciale SS, un nazisploitation girato con occhi e mani attentissime al botteghino, è lecito chiedersi quanto lo stesso regista intendesse denunciare e quanto invece volesse arricchire le casse della produzione.

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Il buono è rappresentato da una location abbastanza realistica, dalla recitazione della brava Ann-Gisel Glass convertitasi in seguito al remunerativo modo dei serial tv e da una fotografia di buon livello.
Troppo poco però per dare un giudizio positivo su una pellicola abbastanza anonima nonostante avesse nelle premesse la possibilità di un risultato finale molto più lusinghiero; il montaggio del film, come evidenziato dalla stragrande maggioranza degli spettatori, è approssimativo e forse non è nemmeno il termine giusto.
Meglio dire dilettantesco.
In ultimo, segnalazioni per la presenza nel film dell’ex attore di fotoromanzi Sebastiano Somma e per la prosperosa Donatella Damiani.

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Hanna D. la ragazza del Vondel Park di Rino Di Silvestro ,con Tony Serrano, Sebastiano Somma, Tony Lombardo, Karin Schubert, Donatella Damiani, Jacques Stany, George Millon- Drammatico 1984

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Hanna D banner personaggi

Ann-Gisel Glass: Hanna
Donatella Damiani: Janelle
Sebastiano Somma: Alex
Karin Schubert: Madre di Hanna

Hanna D banner cast

Regia Rino Di Silvestro
Sceneggiatura Rino Di Silvestro, Hervé Piccini
Casa di produzione Beatrice Film, Les Films Jacques Leitienne
Fotografia Franco Delli Colli
Montaggio Bruno Mattei
Musiche Luigi Ceccarelli

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