Bubù


La bella e giovane Berta lavora in una filanda, sognando come tutte le ragazze della sua età solamente un amore e una vita tranquilla.
Crede di realizzare i suoi sogni il giorno che incontra Bubù, un giovane che dice di lavorare come fornaio.
Ma Bubu non ha alcuna voglia di lavorare e dopo aver fatto facilmente breccia nel cuore della ingenua Berta, la convince a prostituirsi con la scusa che in questo modo avranno presto i soldi per sposarsi.
Berta, innamorata, accondiscende e da quel momento diventa una delle tante ragazze parigine costrette a vendere il proprio corpo per una manciata di denaro.
La vita avvilente che fa la convince sempre più a cercare di uscire dal tunnel nel quale si è infilata e la cosa sembra diventare possibile quando Bubù viene arrestato; Berta, che nel frattempo ha conosciuto tra i suoi clienti il timido Piero, sogna di potersi rifare una vita con lui. Per qualche tempo il sogno sembra potersi realizzare perchè la ragazza torna ad essere una ragazza qualsiasi, innamorata del suo uomo e che fa le cose più innocenti, come una passeggiata o mangiare in compagnia un gelato.
Ma Bubu esce dal carcere e…..


Tratto dal romanzo di Charles-Louis Philippe dal titolo Bubu di Montparnasse e ridotto per lo schermo da Mauro Bolognini nel 1971, Bubu è un film che ricalca quasi fedelmente il romanzo originale dal quale si distingue solamente in qualche cosa che non aggiunge o toglie nulla all’originale scritto da Philippe nel 1901
Un film raffinato, come del resto nella tradizione del regista toscano, che nei due anni precedenti alla realizzazione di questo film aveva diretto il protagonista principale, l’attore Massimo Ranieri, in due film di buon successo, ovvero Metello e Imputazione di omicidio per uno studente.
Bolognini ricostituisce quindi la coppia Massimo Ranieri-Ottavia Piccolo, che così buona prova di se aveva dato in Metello, uno dei grandi successi della stagione 1970 e affida loro i due personaggi chiave della storia, ovvero il timido e impacciato Piero e la ingenua e sprovveduta Berta.

Ottavia Piccolo

Massimo Ranieri e Gigi Proietti

Attorno alle vicende dei due impossibili amanti, Bolognini ricrea l’atmosfera di una Parigi degli inizi 900 vista nei suoi angoli più autenticamente popolari; la tintoria, i boulevard secondari, la squallidissima stanza o le stanze sempre disadorne nelle quali la sventurata Berta riceve i suoi amanti di un’ora si aggiungono ad una visione di una Parigi non di certo da cartolina, come del resto appariva nel romanzo di Phlippe.
E’ questa una delle caratteristiche principali del film di Bolognini, del resto sempre attento nel corso della sua carriera nell’offrire allo spettatore una visione del contesto storico e sociale quanto più aderente possibile all’evento narrato.
Come in Metello o in L’eredità Ferramonti o in Per le antiche scale, l’ambiente finisce per avere una predominanza fortissima;

ma ovviamente il tutto si amalgama nella storia raccontata che ha, al centro dell’attenzione, la vita dei personaggi che animano il film.
In questo caso i personaggi focalizzati e raccontati sono tre; il primo è il classico ragazzo da mauveais rue, il fornaio Bubu, lo squallido corruttore della giovane Berta.
Un uomo privo di ogni regola morale, poco o per nulla attratto dal lavoro che scopre come svangare la giornata nel momento in cui conosce la timida Berta.
La quale è la classica ragazza del proletariato che altro non sogna che l’amore e la famiglia.
Una ragazza già consapevole che nel suo strato sociale altre scelte di vita non sono possibili e che quindi accetta con fatalità la sorte che le viene dalla sua estrazione popolare.
Per amore Berta sceglierà di assecondare lo scaltro Bubu, che le promette il matrimonio ma che la convince anche ad abbreviare i tempi per raggiungerlo nel modo più veloce possibile, ovvero inducendo la disgraziata ragazza alla prosituzione.


Così Berta finisce per diventare una donna perduta, una prostituta che passa da cliente a cliente per racimolare i soldi che il furbo Bubu comunque le estorce e che ben presto si mostrerà per quello che è nella realtà, un pappone che ha scoperto come vivere comodamente senza lavorare.
Il sogno di Berta quindi si dissolve ma riacquista forza il giorno che il suo sfruttatore finisce in prigione; l’affetto sincero di Piero, che la ama e vorrebbe trascinarla fuori dal fango nel quale è caduta sembra davvero essere in grado di compiere il miracolo.
Ma il destino di Berta è segnato e il finale, amarissimo, mostrerà come il sogno della ragazza e di tante altre sue coetanee sia destinato a restare tale.
Accanto alle squallide vicende di Bubu e Berta, appena nobilitate dall’amore disinteressato di Piero, si muove un mondo sordido e corrotto, una Parigi letteralmente divisa in due: da un lato gli eleganti lungo Senna e i giardini curatissimi, la borghesia che sfoggia vestiti eleganti e cappellini, ombrelli finemente ricamati e carrozze, dall’altro le condizioni di vita miserabili del proletariato, lo squallore che diventa emblema assoluto di una classe sociale.
Accanto alla descrizione accurata di Bolognini, vero punto di forza del film che si muove su una sceneggiatura lineare e semplice vincolata com’è dal romanzo breve di Philippe va segnalata la prova maiuscola dei due attori principali.
Ottavia Piccolo, bellissima e intensa, è una Berta credibilissima, quasi francese nel suo essere così naturalmente inserita nella struttura portante del film, quel mondo proletario che ne esalta la virginea bellezza che verrà deturpata proprio dal mondo nel quale vive e dal quale non c’è via d’uscita.


Molto bravo anche Massimo Ranieri, attore credibilissimo capace di dare un’aria di pulizia ad un personaggio che in fondo richiedeva solo questo, ovvero essere in contrasto palese con il mondo sordido nel quale vive Berta.
L’attore napoletano conferma quindi la sua abilità istrionica, così come molto convincenti sono le altre interpretazioni degli altri personaggi del film, a partire da quella dello squallido Bubu interpretato da Antonio Falsi e quella di Gigi Proietti, questa volta sacrificato in un ruolo secondario.


Splendida la fotografia di Guarnieri, adeguate le musiche di Rustichelli.
A margine mi preme sottolineare una cosa, ovvero l’accoglienza fredda, quasi snob riservata al film alla sua uscita.
Il che evidenzia un aspetto paradossale della cinematografia dell’epoca; se si snobba un film di ottima fattura come questo, vuol dire che la critica cinematografica dell’epoca era davvero abituata troppo bene, forse complice la grande statura del cinema italiano dell’epoca, che sfornava capolavori e ottimi prodotti a getto continuo.
Gli ipercritici di allora potessero fare un raffronto con la qualità del cinema degli ultimi vent’anni rivaluterebbe il 50% di ciò che venne all’epoca ingiustamente denigrato.

Bubù
Un film di Mauro Bolognini. Con Ottavia Piccolo, Gianna Serra, Luigi Proietti, Massimo Ranieri, Jole Silvani, Marcella Valeri, Brizio Montinaro, Antonio Falsi, Nike Arrighi Titolo originale Bubu. Drammatico- durata 99′ min. – Italia 1971.

Massimo Ranieri… Piero
Ottavia Piccolo … Berta
Antonio Falsi … Bubu
Gigi Proietti … Giulio

Regia: Mauro Bolognini
Sceneggiatura: Mauro Bolognini, Mario di Nardo,Giovanni Testori
Romanzo: Charles-Louis Philippe
Produzione: Manolo Bolognini .
Musiche: Carlo Rustichelli
Montaggio: Nino Baragli
Fotografia: Nino Baragli
Costumi: Piero Tosi

2 Risposte

  1. Caro Paul, mi complimento di nuovo per la tua riproposizione critica e ben informata dei film dei primi anni ’70, l’epoca in cui mi è stato dato in sorte di avere 18-20 anni.. Mi sembra però di ricordare che Bolognini avesse spostato l’ambientazione della storia da Parigi a Milano..

    • Se per ambientazione intendi la location, effettivamente il film venne girato in Italia; ma l’ambientazione di fondo rispetta il romanzo, tant’è vero che sia le musiche che il resto riportano alla Francia; Berta per esempio chiede come compenso delle sue prestazioni 5 franchi.
      Ciao e grazie per i complimenti 🙂

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