L’anno del dragone


Siamo nel 1985 e sono passati 5 anni dall’ultima regia di Michael Cimino, quel “I cancelli del cielo” che ha di fatto significato il fallimento per la United Artist.
La gloriosa casa di produzione che aveva prodotto capolavori come Oltre il giardino, Tornando a casa, Quinto potere ed altri aveva chiuso i battenti, strangolata dai costi di produzione del film costato quasi 45 milioni di dollari e che aveva incassato la miseria di 3 milioni.
Cimino è quindi diventato un nome poco gradito ai produttori, nonostante avesse firmato nel 1978 il celebre Il cacciatore; è la Dino De Laurentis production a dare una chance al regista americano e il regista di New York ne approfitta per stendere, con l’aiuto di Oliver Stone, la sceneggiatura di L’anno del dragone, riducendo per lo schermo un romanzo omonimo di Robert Daley.
Con un’incoscienza davvero unica, Cimino decide di affidare le due parti principali a Mickey Rourke e Ariane Koizumi; Rourke ha un buon passato, ma non è ancora famoso mentre Ariane Koizumi è praticamente una sconosciuta.
Il rischio di un altro flop costoso è quindi dietro l’angolo.


Viceversa, Cimino mostra di essere un talento naturale del cinema, ad onta delle poche regie fatte, solo 8 in tutto.
Se I cancelli del cielo, che pure era un grande film si era scontrato con una serie di problemi e alla fine era andato incontro al disastro ai botteghini, sorte diversa arride a L’anno del dragone che non solo si rivela un ottimo investimento ma che mette d’accordo critica e pubblico.
Cosa davvero rara per un film violentissimo e sorretto da una sceneggiatura tutto sommato abbastanza banale.
Eppure L’anno del dragone piace, a tratti entusiasma anche con i limiti di una storia già vista altre volte.
La storia narra le vicende di un Capitano di polizia di origini polacche, Stanley White chiamato dai suoi superiori ad un compito davvero difficile; mettere un freno alla dilagante violenza che spira sul quartiere cinese di Chinatown, dove la malavita organizzata ha creato un impero criminale che gode di oscure connivenze e che detta la sua legge spietata sugli abitanti del quartiere.
Stanley è un pluridecorato della guerra del Vietnam ed è tornato dalla “sporca guerra” con un odio mortale e inestinguibile nei confronti dei musi gialli, odio reso ancora più acuto dal ritiro americano che di fatto ha sancito la fine della guerra e la conseguente umiliazione americana.


Il Capitano si trova a dover fronteggiare da subito la guerra scatenata da quelle che sembrano giovani bande di delinquenti che hanno assassinato il capo della principale organizzazione criminale di Chinatown.
Le sue convinzioni sulla colpevolezza della popolazione amricanizzata di origine asiatica ben presto vengono smentite dai fatti; Stanley deve ricredersi perchè la responsabilità è della mafia di Chinatown, mimetizzata dietro la facciata per bene dei ristoranti, delle lavanderie, di quel mondo che ruota attorno al commercio e al turismo.
Stanley si ritrova anche con il matrimonio in crisi; la moglie, stufa dei suoi metodi violenti lo abbandona e lui cerca rifugio in un rapporto professionale prima, sentimentale poi con la bella giornalista Tracy Tzu, un’idealista innamorata del proprio lavoro e che vorrebbe cambiare lo status quo generatosi nel quartiere cinese.


La lotta di Stanley contro il crimine si trasforma in una crociata personale sanguinaria, violenta.
Pur di sconfiggere il nemico, Stanley adotta metodi violentissimi che ben presto portano alla morte i suoi collaboratori, facendogli perdere anche i gradi e la fiducia dei superiori che in qualche modo sono conniventi con i mafiosi, un pò perchè corrotti un pò perchè considerano il tutto come una faccenda interna al quartiere….
Come dicevo all’inizio, L’anno del dragone ha una trama tutto sommato poco affascinante; quello che più conta, per Cimino, è la messa in pratica di un teorema che l personaggio Stanley White fa suo, ovvero alla violenza si risponde con una violenza ancor superiore.


Il film, in questo modo, perde qualsiasi connotazione di denuncia sociale o filosofica, trasformandosi in una sarabanda di colpi di scena, di violenza inusitata mostrata allo spettatore in tutte le salse possibili.
Agguati, omicidi, sparatorie e inseguimenti finiscono per farla da padrone e le uniche pause del film diventano quelle dedicate alla relazione tra Stanley e la moglie o quelle con la sua nuova fiamma, Tracy che in fondo è l’unica che alla fine gli resta vicino.
Questo però non significa assolutamente che il film sia superficiale o peggio, un accozzaglia di morti ammazzati e di sparatorie.
Cimino riesce a mostrare il lato oscuro di Chinatown, quel mondo a se stante che si illude di potersi gestire da solo e quindi di poter agire aldilà della legge. Emerge uno spaccato fatto di violenza e sopraffazione in cui la responsabilità va ascritta anche alla corruzione di parte della polizia della città, che quando non è connivente assiste senza muover dito ai fatti generando così il clima che Chinatown è costretta a respirare.


Attorno troviamo la malavita internazionale legata alle triadi che gestiscono il mercato della droga e della prostituzione, del lavoro schiavistico e della tangente e di tutta la fenomenologia criminale comune purtroppo a tutte le mafie.
L’atmosfera del film appare stridente; la fotografia vira spesso tra luci abbaglianti e scenari plumbei, come la storia che scorre sotto gli occhi dello spettatore.
Il cast lavora con un sincronismo impressionante, seguendo le evoluzioni della storia ad una velocità che coinvolge lo spettatore fino all’ultimo fotogramma.
Il merito principale va ascritto a Mickey Rourke che disegna un personaggio indimenticabile, probabilmente il meglio riuscito nella sua carriera accanto a quello di Angel nel film Angel heart ascensore per l’inferno.
La faccia da duro e dannato, i metodi bruschi e spicci, la capacità di usare una straordinaria mimica facciale nel passare da espressioni ironiche a quelle da autentica faccia da schiaffi contribuiscono a rendere indimenticabile il personaggio di Stanley White, tanto che alla fine ci si chiede se l’attore quasi newyorkese in fondo non sia davvero nell’intimo come il personaggio interpretato.


Bravissima la sconosciuta Ariane Koizumi alle prese con il ruolo della giornalista dal volto pulito, l’idealista Tracy Tzu.L’attrice americana, nonostante l’ottima interpretazione, non riuscirà a trovare spazio ad Hollywood, limitandosi a lavorare solo in King of New York di Abel Ferrara e in Skin art di W. Blake Herron prima di scomparire del tutto.
Ancora una volta, un’attrice dalle ottime doti ignorata dalla mecca del cinema!
Il resto del cast fa la sua parte con diligenza e bravura; da segnalare l’ottimo John Lone (che rivedremo l’anno successivo in L’ultimo imperatore di Bertolucci, nel ruolo principale di Pu Yi) che verrà ingiustamente escluso dal premio Oscar (L’ultimo imperatore ne vinse 8)

L’anno del dragone
Un film di Michael Cimino. Con Mickey Rourke, John Lone, Ariane, Dennis Dun, Victor Wong,Jack Kehler, Eddie Jones, Fabia Drake, Caroline Kava, Desmond McNamara, Ariane Koizumi, Ray Barry, Lenny Termo, Tony Lip, Joey Chin, Hon Lam Baau, Rosa Ng, K. Dock Yip, Daniel Davin, Mark Hammer, Gerald Orange, Paul Lee, Chim Sum Lee, Keenan Leung, Jeff Khowong, Jerry Chan, Jerry Chang, Gardell Tung, Johnny Shia, Doreen Chan, Aileen Ho, Lisa Lee, Steven S. Chen, Paul Scaglione, Joseph Bonaventura, Jilly Rizzo, Mei Sheng Fan, Harry Yip, Lin Ngan Ng, Raymond J. Barry, Tisa Chang, Janice Wong, James Scales, Way Dong Woo, Jimmy Sun, Judy Dennis, Jadin Wong, Lucille D’Agnillo, Susan Ricketts, Emily Woo, Rudy Ugland Titolo originale Year of the Dragon. Drammatico, durata 136 min. – USA 1985.

Mickey Rourke: Stanley White
John Lone: Joey Tai
Ariane Koizumi: Tracy Tzu
Leonard Termo: Angelo Rizzo
Raymond J. Barry: Louis Bukowski
Caroline Kava: Connie White
Eddie Jones: William McKenna
Joey Chin: Ronnie Chang
Victor Wong: Harry Yung
Dennis Dun: Herbert Kwong

Regia Michael Cimino
Soggetto Robert Daley (romanzo)
Sceneggiatura Michael Cimino, Oliver Stone
Produttore Dino De Laurentiis
Fotografia Alex Thomson
Montaggio Noëlle Boisson, Françoise Bonnot
Musiche David Mansfield
Scenografia Wolf Kroeger

Ferruccio Amendola: Stanley White
Massimo Giuliani: Joey Tai
Isabella Pasanisi: Tracy Tzu
Maria Pia Di Meo: Connie White

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