Nerosubianco


Nerosubianco è un non-film.
Ed è l’espressione migliore di un regista, Tinto Brass, che ha vissuto due vite cinematografiche completamente dissimili fra loro.
Girato nel 1969, quando ancora l’eco del sessantotto si udiva nella musica come nel cinema, nella letteratura e nel teatro, Nerosubianco appartiene, come dicevo all’inizio alla categoria dei non film, ovvero di opere che usano il linguaggio cinematografico e le immagini non per creare un racconto visivo di una storia ma più semplicemente come assemblaggio di immagini e suoni, un vero caleidoscopio dove alla fine capita di trovarci di tutto.
Da Ho Chi Min a Hitler, da Mussolini alla London beat, dal surrealismo pittorico a Duchamp, da Warhol ai manifesti della pop art in Nerosubianco appare di tutto in una carrellata da mal di testa con accennato il discorso sulla sessualità di coppia che entrerà poi come costante delle opere del regista veneziano fino al teorema (discutibile) del tradimento come salvezza della coppia.

Anita Sanders

Il tutto imbastito attorno al nucleo centrale del non- film, la storia di una moglie insoddisfatta, Barbara, che in vacanza a Londra viene seguita costantemente da un uomo di colore col quale avrà una breve avventura sessuale che le permetterà di tornare tutta felice tra le braccia del marito.
Mentre scorrono le immagini, il beat dei Freedom accompagna Barbara in una peregrinazione vorticosa in una Londra che appare vitale e intellettualmente esplosiva nella quale la donna si imbatte di volta in volta nell’oratore di Hyde Park piuttosto che in una pubblicità della Coca Cola, mentre sullo schermo alla rinfusa scivolano vorticosamente immagini di fucilazioni e di guerra, bombardamenti ed esecuzioni di massa, terribili foto provenienti da Auschwitz e didascalie nelle quali compare per esempio il motto “So extra is extra” scritto con una decina di erre.


Barbara si agira stupita e interessata fra giovani che portano sul volto i colori degli hippy che suonano musica beat (sempre con l’accompagnamento immancabile della musica dei Freedom) in una Londra che assomiglia ad un carosello impazzito di suoni e colori.
Brass naturalmente non perde occasione per lanciare la sua filosofia anarcoide come modello di riferimento; in una parte del film vediamo un prete agitare un cartello con scritto “Proibito” mentre con voce assolutamente seria da predicatore dice “Incoraggiare la gente a fare l’amore è proibito perchè è pericoloso, non è invece proibito ancorchè ancor più pericoloso incoraggiare la gente a fare la guerra: perciò da questo momento invece delle immagini pericolose proibite delle scene d’amore vi mostreremo immagine pericolose ma non proibite di scene di guerra
Questa visione ironica e sbeffeggiatrice, che poi diverrà il marchio di fabbrica personalissimo del regista veneto si mescola immediatamente ad immagini di nudo e di sesso (ovviamente molto caste) accompagnate dal feroce confronto con scene di morte.
Dall’impiccagione di una gerarca nazista (presumibilmente avvenuta dopo Norimberga) alle foto dei disgraziati deportati ebrei dei lager, nudi in maniera oltraggiosa e sopratutto senza quasi più carne addosso si passa alle immagini della guerra del Vietnam e di bombardamenti aerei sulle città.


Tutto diventa eccessivo e vorticoso, tanto che ad un certo punto l’overdose di immagini ottiene un effetto di saturazione a cui si aggiunge l’implacabile musica beat che fa da sottofondo, creando i presupposti perchè lo spettatore molli la pellicola e si dedichi ad altro.
Il ritmo aumenta ad un tale livello che le immagini degli scempi della guerra (cadaveri di bambini, di povera gente torturata, di vittime dei bombardamenti) sembrano diventare una cosa sola.
L’orrore sembra dissolversi proprio perchè mostrato ad una velocità pazzesca, quasi una forma di riavvolgimento della memoria mostrata con l’avanzamento veloce su un video registratore.
Se Nerosubianco ha un fascino è proprio da cercarsi in questi frammenti, ovvero nell’esatto momento in cui Brass fa cinema sperimentale mischiando con abilità consumata tutti i modelli di riferimento della società fine anni sessanta mostrando i totem della civiltà e l’immagine storica più famosa della guerra, l’esplosione atomica di Hiroshima.


La storia della inibita Barbara, che alla fine decide di concedersi la scappatella con l’uomo di colore senza nome che la segue come un’ombra finisce per diventare un film nel film, una parte coerente in un mare di incoerenza rappresentato dalle visioni di coppie che fanno l’amore in un parco e dipinti surrealisti che mostrano raffigurazione della morte, di uomini bendati come mummie, scheletri ecc.


C’è una sequenza che probabilmente colpisce lo spettatore più delle altre; una sequenza degna del peggior film splatter, con l’aggravante che in questa serie di immagini in movimento non c’è nulla di inventato.
La macchina da presa segue freddamente, in un bianco e nero d’epoca sgranato e saltellante, lo scarico di un camion colmo di cadaveri ridotti ad ossa e pelle.
I corpi, presi come sacchi della spazzatura vengono gettati in una fossa comune, ammonticchiati come stracci mentre altri corpi ancora seguono senza posa: è una sequenza da orrore senza fine, una parte della nostra storia che ci avvicina all’oscurità più assoluta, quell’oscurità che il nazismo ha interpretato come il buio della mente e della cultura.
E poi le immagini tristissime dei sopravvissuti di Hiroshima, bambini senza più pelle e dagli occhi smarriti e persi nel nulla.
Ecco, Brass nel suo furore amplifica e sbatte in prima pagina, sotto gli occhi dell’inorridito spettatore tutto il peggio del passato dell’umanità per poi tornare alle immagini di Barbara in giro per Londra; quasi a voler dare un colpo anche alla botte, ecco scorrere le immagini di medaglie russe e di contestazioni anti guerra nel Vietnam, di un oratore che esalta Che Guevara e quelle di Castro che arringa la folla a Cuba.


Barbara intanto, con il suo sguardo curioso, sembra passeggiare fra le vetrine luccicanti di un mega negozio che espone merce di provenienza non identificabile.
Alla lunga però questo inestricabile guazzabuglio di immagini, suoni, colori e orrori finisce per stancare ed è per questo che di Nerosubianco resta solo il frastuono di fondo.
Va dato atto a Brass di aver avuto coraggio nello sperimentare; dopo il thriller Col cuore in gola il regista veneto si avventura in un progetto che probabilmente lo appaga dal punto di vista dei risultati e che avrà un seguito beffardo e iconoclasta nel 1980, quando girerà Action.
Nerosubianco è quindi un manifesto programmatico sull’anarchia che però nasce e muore nell’arco delle due ore di proiezione del film stesso.


Dopo questo film Brass girerà altri film coraggiosi come L’urlo, Dropout e La vacanza prima di arrivare alla svolta di Salon Kitty, in cui la summa teorica del suo pensiero finisce per mescolarsi inestricabilmente con l’erotismo che da allora in poi diverrà una specie di ossessione per il regista veneto.
Oggi un film come questo sarebbe assolutamente e totalmente improponibile; nessun produttore sano di mente finanzierebbe un’opera così al di fuori degli schemi.
A fine anni sessanta invece era possibile coniugare la creatività con la sperimentazione, c’era il coraggio di percorrere strade alternative.
Il merito di Nerosubianco, film eccentrico e fuori schema è essenzialmente questo aldilà del fatto che possa o no piacere.

 

Nerosubianco
Un film di Tinto Brass. Con Anita Sanders, Nino Segurini, Terry Canter, Terry Carter Commedia, durata 76′ min. – Italia 1969.

Anita Sanders: Barbara
Terry Carter: l’americano
Nino Segurini: Paolo
Bobby Harrison: (come Freedom)
Mike Lease: (come Freedom)
Ray Royer: (come Freedom)
Steve Shirley: (come Freedom)

Regia Tinto Brass
Soggetto Tinto Brass
Sceneggiatura Tinto Brass, Francesco Longo, Giancarlo Fusco
Produttore Dino De Laurentiis
Casa di produzione Lion Film
Fotografia Silvano Ippoliti
Montaggio Tinto Brass
Musiche Freedom
Scenografia Peter Murray
Costumi Giuliana Serano, Piero Gherardi

Lobby card americana con il titolo Black on white

Lobby card inglese con il titolo Attraction

Copertina del vinile con la soundtrack del film

Fotogramma del cineracconto del film

Foto pubblicitarie del film

Due foto di scena dell’attrice Anita Sanders

Flano americano del film

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: