C’era una volta in America extended version 2012


C'era una volta in America versione restaurata locandina 1

Ho già parlato in passato del capolavoro di Sergio Leone C’era una volta in America.
Torno sul film dopo quasi un anno dalla proiezione nei cinema della versione restaurata con l’aggiunta di 25 minuti di pellicola che il regista eliminò in fase di montaggio costretto a ciò anche dalla produzione, che si rese responsabile dello scempio della pellicola in occasione del montaggio della versione dedicata al mercato americano.
Leone, che aveva letto “The Hoods” di Harry Grey prese da quest’ultimo lo spunto per il suo film, che girò in origine in quasi 12 mesi, utilizzando un budget enorme e sfruttando al meglio la sua cura maniacale per i dettagli.
Girò quasi 10 ore di pellicola, e alla fine decise di utilizzare per il film 4 ore 15 minuti di girato, con suo sommo dispiacere; il progetto iniziale infatti prevedeva una proiezione di circa 6 ore.
Il produttore americano Milchan, con poca lungimiranza, costrinse Leone a fornire una versione di 3 ore e 49 minuti, che con sommo dolore accettò; vennero così soppressi 25 minuti di girato che oggi, dopo un paziente lavoro di restauro da parte della cineteca di Bologna sono finalmente disponibili.

C'era una volta in America versione restaurata banner scene
Vediamo a cosa corrispondono le sequenze reintrodotte e restaurate:

Sequenza del cimitero, durata 3,49 minuti
Noodles si guarda attorno nella cappella quando vede una mano afferrare uno stipite della porta; parla con la direttrice del cimitero mentre nel viale vede apparire una Cadillac nera.Ricompare quindi l’attrice Louise Fletcher che nella versione che ha circolato fino a poco tempo fa era citata solo nei crediti finali.

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Sequenza nel cimitero:Noodles si guarda intorno

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La direttrice del cimitero

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Il colloquio tra Noodles e la direttrice del cimitero

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Noodles usa la chiave trovata nel cimitero

Sequenza muta, durata 1,17 minuti :Max e gli amici cercano in acqua Noodles
L’auto sulla quale viaggiano Max Berkovitx,Noodles e Cockeye piomba in acqua;i tre cercano di risalire mentre una draga rimuove fango e detriti;Max si guarda attorno preoccupato ma alla fine ride divertito con gli amici.

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Sequenza esplosione auto del senatore, durata 1,56
Noodles sta camminando davanti alla villa del senatore Bailey; una macchina movimento terra carica pietre su un camion.Il cancello della villa si apre e ne esce una Cadillac nera. Noodles legge il numero di targa, segue con gli occhi la scena quando all’improvviso vede esplodere l’auto del senatore.

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Noodles è fuori dalla villa e assiste all’esplosione della Cadillac nera del senatore

Sequenza fuori dal teatro, durata 2,06 minuti
Noodles,elegantissimo, parla fuori dal teatro in cui si è esibita Deborah con l’autista della donna (interpretato dal produttore Milchan) e vede arrivare la donna che si è appena esibita nel ruolo di Cleopatra vestita con un corpetto di pelliccia e un candido vestito.

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Sequenza esterna al teatro: Noodles parla con l’autista di Deborah

Sequenza in cui Noodles incontra Eve,durata 2,25 minuti
Dopo aver incontrato Noodles nel locale della 52a strada, Eve sale in camera sua con Noodles e ha con lui un rapporto sessuale

Sequenze all’interno della camera di Eve e risveglio di Noodles durata 2,30 minuti + 30 secondi

Sequenza Deborah alla stazione, durata 35 secondi
Deborah prende un caffè alla stazione e poi esce dal bar

Sequenza interna al teatro, durata 2,18 minuti
Deborah è in scena, interpreta Cleopatra; dopo un breve monologo in cui appare nella sua mano un aspide vediamo Noodles ammirato tra il pubblico

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Noodles guarda rapito Deborah recitare

Sequenza interna alla villa Bailey, durata 5,08 minuti
-Nella villa del senatore affluiscono gli ospiti;Bailey è a colloquio con il sindacalista che in passato ha aiutato la banda degli amici.

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Fotogrammi della versione 2012 all’interno della villa del senatore

I 25 minuti aggiuntivi, visti singolarmente, non aggiungono poi molto all’economia del film; viceversa, mostrati nel contesto più armonico e naturale del film completo, permettono di aggiungere tasselli alla storia, rendendola più chiara.Fondamentali appaiono due sequenze, quella in cui Noodles parla con la direttrice del cimitero proprio mentre si allunga misteriosa l’ombra della Cadillac nera e la sequenza in cui Noodles è fuori dalla villa del senatore proprio mentre la famosa Cadillac passa per esplodere pochi secondi dopo.
Le altre scene restaurate sono comunque dei piccoli gioiellini, come il dialogo fuori dal teatro tra Noodles e l’autista di Deborah, con un fraseggio incredibile tra i due:
-Noodles: “Sei vestito come quei pazzi che in Germania bruciano le botteghe degli ebrei”
Autista:”Hanno bruciato anche la nostra, per questo siamo venuti in America.”
-Noodles:” Anch’io sono ebreo”
Autista:” Lo so.Lo sanno tutti”
-Noodles:”Cosa sanno?”
Autista:”Chi è lei”
-Noodles:” E tu cosa ne pensi?”
-Autista:”Non penso,sono affari suoi”
Noodles:”no, tu pensi.Pensi che io sia un disonore.”
Autista:”Vede,gli italiani ammirano i loro fuorilegge,i mafiosi,Moi abbiamo già abbastanza nemici senza metterci a fare i gangster”
-Noodles” Quanto fai alla settimana?”
Autista:”Non tutti danno mance come lei.Guadagno abbastanza per pagarmi l’università.”
-Noodles:”Bravo e ai soldi ci arrivi a sessant’anni, quando non ti tira più”

Come già accennato, Leone voleva fare un film che durasse almeno sei ore; ma essendo stato costretto a tagliare, non montò ne doppiò le scene eliminate, che esistono ancora ma che sono praticamente incomprensibili in quanto non spiegate.
Per fortuna in Europa è circolata la versione media del film, quella cioè che tutti noi abbiamo visto fino al 2012; negli Usa la versione purgata da Milchan ha tolto molto del fascino al film che tra l’altro è montato secondo l’ordine cronologico degli eventi, cosa che rende folle la visione, che ha tutto il suo fascino proprio nel sapiente uso del playback.

C'era una volta in America versione restaurata banner frammenti

C'era una volta in America versione restaurata foto 2

Sergio Leone parlava così del suo capolavoro, raccontando le lunghe vicissitudini che portarono finalmente alla sua realizzazione:
“Dopo il successo di Il buono,il brutto e il cattivo ho avuto più facilmente carta bianca su tutto o quasi; i problemi sono nati quando, dopo la realizzazione della trilogia del dollaro, avrei voluto fare subito C’era una volta in America.I produttori hanno preferito fare un altro western, spaventati dal costo eccessivo.Così mi sono ritrovato ad aspettare altri 17 anni prima di riuscire a girarlo.”

“Non posso non amare C’era una volta in America.E’ la summa di tutta la mia carriera,e dal punto di vista dei contenuti e sopratutto da quello dello stile.
Quanto al primo ho ricostruito l’America che ho sognato per anni,l’America mito e al tempo stesso contraddizione.Stlisticamente è una riflessione sullo spettacolo e sull’arte visiva”

“Robert De Niro si butta nel film e nel ruolo assumendo la personalità del personaggio con la stessa naturalezza con cui uno potrebbe infilare un cappotto, mentre Clint Eastwood indossa un’armatura e abbassa la visiera con uno scatto rugginoso. Bobby, prima di tutto, è un attore. Clint, prima di tutto, è un divo. Bobby soffre, Clint sbadiglia.

“C’era una volta in America è un omaggio alle cose che ho sempre amato, e in particolare alla letteratura americana di Chandler, Hammett, Doss Passos, Hemingway, Fitzgerald. Personaggi che, quando li ho conosciuti, erano proibiti in Italia. Li ho letti in clandestinità ai tempi del fascismo, e come tutte le cose proibite hanno assunto un significato anche superiore alla loro importanza effettiva. In secondo luogo è la ricostruzione più compiuta di quell’America che ho inseguito e sognato per anni. L’America delle contraddizioni e del mito. Infine, è una riflessione sullo spettacolo, sull’arte visiva. Non a caso, il film inizia e finisce in un teatro d’ombre cinesi: il pubblico delle ombre cinesi sta alle ombre cinesi come il pubblico del film sta al film. C’è una simbiosi tra loro e noi. È un doppio schermo, anzi un pubblico che guarda un altro schermo.”

“Il film durava quattro ore e mezza, e per forza di cose ho dovuto eliminare qualcosa nel montaggio definitivo. Non me ne pento affatto, e anzi credo che questo giovi al fascino del film. Quel mistero, quel senso di vago e indefinito, quei piccoli salti narrativi fanno parte della storia, anzi ne sono un elemento quasi essenziale. E i ricordi, sono sempre precisi, impeccabili, immutabili ? Raccontare dieci volte la stessa storia, in fondo, significa raccontare dieci storie diverse.”

“Il sorriso di De Niro? Come si fa a spiegare il sorriso della Gioconda? Ho voluto che il film finisse in un modo del tutto aperto, e che ogni spettatore potesse interpretarlo secondo la sua sensibilità. C’era una volta in America può essere un flashback, e quindi una storia che Noodless oramai vecchio ricorda al momento in cui torna nei luoghi della sua giovinezza. Ma può anche darsi che Noodless non sia mai uscito dalla fumeria d’oppio, e che il film sia perciò il sogno di un drogato. Quel sorriso è un suggello a questa ambiguità.”

“Quand’ero bambino l’America era una religione. Per tutta l’infanzia e l’adolescenza… ho sognato gli ampi spazi aperti dell’America. Le grandi distese del deserto. Lo straordinario “melting pot”, la prima nazione fatta da gente venuta da ogni parte del mondo. Le lunghe strade dritte molto polverose o molto fangose che partono dal nulla e finiscono nel nulla perché la loro funzione è quella di attraversare l’intero continente. Poi, gli Americani veri entrarono improvvisamente nella mia vita sulle jeep e hanno ribaltato i miei sogni. Erano venuti a liberarmi! Li ho trovati pieni d’energia, ma anche falsi. Non erano più gli Americani del West. Erano soldati come gli altri, con la differenza che erano soldati vittoriosi. Uomini materialisti, possessivi, amanti dei piaceri e dei beni mondani. Nei soldati che andavano dietro alle nostre donne e vendevano le sigarette al mercato nero non riuscivo a vedere nulla di quel che avevo visto in Hemingway, Dos Passos o Chandler. Neppure in Mandrake, il mago dal cuore smisurato, o in Flash Gordon. Nulla, o quasi nulla, delle grandi praterie o dei semi-dei della mia infanzia”

“Acquistare i diritti del libro è stata un’impresa. Perché un americano, Dan Curtis, che da allora ha fatto “Venti di guerra” per la TV con Robert Mitchum, aveva acquistato i diritti originari. Ci sono voluti più di tre anni di discussioni con Alberto Grimaldi per l’acquisto dei diritti del libro. Ha avuto un momento di paura e ha deciso di fermare il progetto. Sono trascorsi altri due anni, e, infine, un produttore americano, Arnon Milchan, dopo un anno e mezzo di negoziati, ha acquistato i diritti da Grimaldi e siamo stati finalmente in grado di credere davvero nel film. Erano trascorsi più più di dieci anni…

“Quando mi hanno detto che potevo fare questo film, io, nella mia testa, stavo quasi per rinunciare.Non credevo più. Ero così stanco psicologicamente di seguire tutto ciò … ma dovevo farlo, dovevo liberarmi da questo fantasma. Altrimenti sarebbe ancora lì … E ho cominciato. Originariamente volevo dividerlo in tre periodi: infanzia, giovinezza, vecchiaia. Tre diverse età, tre temi diversi. Quando Bob De Niro ha detto di sì, ho dovuto ripensare tutto. Lui, poteva interpretare sia il personaggio di 30 anni che quello di 60: non si trattava di cambiamenti nel bel mezzo del film! Non si trattava di cambiare partner. Anche se è stato deciso di ridurre la parte della vecchiaia, ho dovuto trovare attori che potessero interpretare i giovani e vecchi. E ‘stato un po’ difficile. Ma ho avuto De Niro! E ‘stato il mio preferito per oltre dieci anni. L’ho contattato quando non era ancora una star. Aveva appena fatto “Mean Streets” di Martin Scorsese.”

C'era una volta in America versione restaurata banner hanno detto

Così ricorda il film e le reazioni di suo padre Raffaella Leone:

“«Per i tagli nella versione americana era furibondo. Si chiedeva se quella devastazione fosse servita alla vendita delle noccioline. Ma alla fine il tempo gli ha dato ragione e la sua amata America ha potuto vedere la sua versione. Ancora oggi sul sito Imdb il suo nome è tra i primi cinque fra i registi di qualsiasi genere. I suoi film si sono sempre celebrati da soli, senza troppo aiuto da nessuno».

«Ricordo quando papà scappava dal set per correre a mangiare baccalà fritto in un ristorantino che aveva scovato a Brooklyn. Tonino Delli Colli s’arrabbiava perché nel frattempo cambiava la luce. Quando papà se la prese perché non usciva abbastanza fumo dai tombini della “sua” New York. E in Canada rifiutò manichini e controfigure e pretese che nella scena con i corpi a terra, coperti dal telone, sotto la pioggia, ci fossero Woods e gli altri. James Hayden s’ammalò».

«Mio padre era un uomo forte e intellettualmente onesto. E buffo, quando si metteva in posa per fare vedere agli attori. Con De Niro ci sono stati momenti di tensione. Fu complicato far partire la scena, girata al Lido di Venezia, in cui Noodles porta a cena Deborah al ristorante. Non si capiva cosa aspettassero, mancava la necessaria empatia. Ma si rispettavano e s’incontravano sulla comune pignoleria. Robert l’ho incontrato a Roma un paio d’anni fa, mi ha abbracciato e parlato come fossi la stessa ragazzina di allora».

“E’ stato il film della maturità, pensato, scritto, riscritto e immaginato per dieci anni. Ha rifiutato Il padrino perché era questo il film di gangster che voleva fare. Scriveva, riscriveva, descriveva, raccontava a chiunque. Tormentava gli amici come Giuliano Gemma, e anche i nostri fidanzatini e compagni di classe. C’è tanto di lui in tutti i personaggi della storia».

“Ricordo a Cannes 1984 mio padre commosso, quasi incredulo di fronte alla standing ovation del pubblico. Mi resterà per sempre l’immagine di mio padre che si gira verso il pubblico e poi guarda noi con il suo sguardo infantile, come a dire: l’avreste mai pensato? Lo sguardo di chi non è neanche tanto abituato al successo. Per la prima volta ricevette il plauso della critica, che fino ad allora non l’aveva sostenuto».

«Mio padre teneva tanto alla scena di Cleopatra.Si era davvero divertito a girarla. Non aveva mai fatto teatro, né si era cimentato in lavori classici, mio pare era felice di aver avuto questa occasione e avrebbe voluto vederla nel film. Anche perché rendeva l’idea del successo raggiunto da Deborah e spiegava l’incontro con De Niro in camerino. Molte delle scene tagliate servivano a spiegare meglio il puzzle. Si svela anche il perché la grande Louise Fletcher fosse nei titoli di coda: finalmente si vede la scena in cui lei, che interpreta la direttrice del cimitero di Riverdale, incontra De Niro in visita alla tomba degli amici. Poi ci sarà il racconto dell’incontro di De Niro-Noodles con la bionda Eve, Darlanne Fluegel, e il loro rapporto d’amore. E, nel sottofinale, l’incontro con Treat Williams, il sindacalista diventato un politico importante, un colloquio chiarificatore della parabola di Max-James Woods, una scena che racconta molto della corruzione e parla anche all’oggi. Quel dialogo sarebbe servito a tirare le fila di tutto il film».
Hanno detto di C’era una volta in America:
«Epico? Il film si intitola C’era una volta in America, non L’America. È molto importante, perché la vicenda narrata non è un’indagine, un saggio, sia pure romanzato, un’esplorazione politica o sociale. Non sono americano, non sono ebreo, non sono più blandamente gangster di altri miei colleghi registi. E allora la chiave del film sta appunto nel titolo così com’è formulato: una favola. Walter Veltroni

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Filmscoop è su Facebook:per richiedere l’amicizia:

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