Il dolce corpo di Deborah


Il dolce corpo di Deborah locandina 4

Progenitore dei thriller che avrebbero invaso le sale cinematografiche nel decennio successivo,Il dolce corpo di Deborah (The sweet body of Deborah) esce nelle sale nel 1968 e codifica in un certo modo i lavori che verranno; Romolo Guerrieri,regista del film, costruisce lo stesso su un impianto robusto che vede una giovane sposa attirata in una trappola mortale dal marito, in combutta con l’ex fidanzata e un amico.
Una spruzzatina di velato erotismo, un’atmosfera sensuale, qualche colpo di scena e un intreccio più psicologico che d’azione caratterizzano la pellicola di Guerrieri che prima di questo film aveva diretto una commedia balneare e tre western,genere in auge sul finire degli anni sessanta.

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Il regista romano, autore negli anni successivi di altre due pellicole del genere thriller come La controfigura e Un detective costruisce una storia forse ai limiti del credibile ma scorrevole e che si lascia seguire con interesse.
Tutto ruota attorno al matrimonio tra lo svizzero Marcel e la bella e biondissima ereditiera americana Deborah, coppia che durante il viaggio di nozze si imbatte in un vecchio amico di Marcel,Philipp, fratello di una ex dello svizzero.
L’uomo accusa di aver spinto al suicidio Susan,spinta al gesto estremo dall’abbandono di Marcel;quest’ultimo, turbato dalla notizia decide di vederci chiaro e si reca a casa dei genitori di Susan, che trova vuota e abbandonata.
Proprio nella casa della ex Deborah, rispondendo al telefono, riceve un ammonimento e una minaccia di morte.
E’ l’inizio di un lungo incubo per la bella americana, che per sfuggire alla tensione nervosa che si viene a creare in seguito a questo e altri episodi inizia ad abusare di farmaci.
Casualmente ad una festa Deborah incontra il pittore Robert, che da quel momento inizierà a vegliare su di lei in maniera discreta; l’amicizia tra i due irrita Marcel,alle prese con l’intrigo della morte di Susan, che inizia a credere provocata dall’amico Phlipp

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Nel frattempo le minacce e le persecuzioni messe in atto da Philipp raggiungono il culmine;Deborah che si sente perseguitata dall’uomo, dalle telefonate minatorie e dall’atmosfera angosciante in cui è costretta a vivere crolla psicologicamente e una sera per dormire inghiotte una forte dose di barbiturici.
Philipp entra nella villa e tenta di uccidere la donna, ma il provvidenziale intervento di Marcel salva Deborah dalla morte.
Marcel infatti uccide Philipp e subito dopo, caricatosi addosso il corpo esanime dell’uomo va a sappellirlo in giardino.
Ma il giorno dopo Deborah crede di impazzire quando vede Philipp vivo in compagnia della rediviva Susan;in realtà la donna non è mai morta ma la scoperta per Deborah è davvero troppo grossa.La donna sviene e, caricata da Philipp e Marcel, viene collocata nella vasca da bagno dove i due iniziano a tagliarle le vene, volendo così simulare un suicidio.
Ma il diavolo ci mette lo zampino…
Il finale è lineare e riporta il film ad una conclusione politicamente corretta, con la vittima designata che sfugge alla morte grazie al cavaliere errante e senza paura.

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Guerrieri costruisce quindi un film godibile, in linea con quelli che saranno poi gli stilemi di questo genere;l’anno dopo Umberto Lenzi riprenderà sia l’attrice protagonista Carroll Baker, sia il bravo Jean Sorel per costruire il suo personale trittico dei “thriller dei quartieri alti”, come il regista stesso definirà il genere di nicchia che contribui in maniera determinante a rendere famoso, composto dai film Orgasmo (1969), uno dei film più venduti negli Stati Uniti in quel periodo, da Così dolce… così perversa (1969) e da Paranoia (1970).
Guerrieri è quindi un precursore del genere e il film incontrò un buon successo di pubblico.
Meno di critica, va detto.
I perchè sono legati a quella particolare forma di snobismo misto a miopia culturale di parte della critica, che guardava di malocchio tutti i generi che stavano fiorendo nel nostro paese, dallo spaghetti western alla commedia sexy, dal thriller citato al poliziesco all’italiana.
Un errore imperdonabile,alla luce del grande successo che ebbe in Italia e all’estero il cinema italiano di quegli anni, amatissimo anche da platee che fino ad allora avevano apprezzato solo i prodotti dei grandi del nostro cinema.
A contribuire al successo del film contribui sicuramente l’ottima prova del cast, nei quali vanno segnalati la bellissima Carroll baker, vera star del genere negli anni successivi, il citato Jean Sorel, la bella e affascinante Evelyn Stewart (qui protagonista con il suo vero nome, Ida Galli),Luigi Pistilli e Robert Hilton.
Il film ha anche una colonna sonora adeguata composta da Nora Orlandi e si avvale di una fotografia tenebrosa e impeccabile opera di Marcello Masciocchi.
Un film in definitiva di indubbia qualità, pur tra qualche pecca e qualche sbavatura di troppo, che resta un esempio di come si riuscisse ad assemblare in maniera esemplare le varie componenti di un film per creare un prodotto di fascino.
La pellicola è disponibile in una buona riduzione divx su You tube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=lL5tJI0Uj-M e merita sicuramente una visione.

Il dolce corpo di Deborah

Un film di Romolo Guerrieri. Con Luigi Pistilli, Evelyn Stewart, Carroll Baker, Jean Sorel, Valentino Macchi, George Hilton, Michel Bardinet, Renato Montalbano Drammatico, durata 90 min. – Italia 1968.

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Il dolce corpo di Deborah banner protagonisti

Carroll Baker: Deborah
Jean Sorel: Marcel
Ida Galli: Suzanne Boileau (con il nome Evelyn Stewart)
Luigi Pistilli: Philip
Michel Bardinet: commissario di polizia
Valentino Macchi: Garagista
Mirella Pamphili: Centralinista
Domenico Ravenna: Dottore
Giuseppe Ravenna: Maitre d’Hotel
Renato Montalbano: Telefonista
George Hilton: Robert
Sisto Brunetti: Agente

Il dolce corpo di Deborah banner cast

Regia Romolo Guerrieri
Soggetto Ernesto Gastaldi, Luciano Martino
Sceneggiatura Ernesto Gastaldi
Produttore Tony Garnett, Mino Loy, Luciano Martino
Casa di produzione Compagnie Cinématographique de France, Flora Film, Zenith Cinematografica
Fotografia Marcello Masciocchi
Montaggio Eugenio Alabiso
Musiche Nora Orlandi
Scenografia Amedeo Fago
Costumi Gaia Romanini
Trucco Mario Van Riel

Il dolce corpo di Deborah banner recensioni

L’opinione del sito http://www.exxagon.it
(…)Gli affezionati del genere sapranno ritrovare diversi elementi ricorrenti nel thriller anni ’60, come le motivazioni che muovono i protagonisti a delinquere in maniera complessissima, sempre finalizzate all’appropriazione di un’ingente quantità di soldi, un motivo musicale che porta un protagonista all’esaurimento nervoso o, ancora, una scena in cui viene mostrata la danza sensuale di una donna di colore in qualche club di elegantoni (vedi Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?, 1972) cosa che evidentemente riecheggiava il cinema mondo.(…)
(…)un cast che sa come muoversi all’interno di una storia giallo-thriller. Guerrieri risce a reggere il gioco tecnico anche se il thriller non sia esattamente il suo genere d’elezione, la fotografia di Marcello Masciocchi gioca con le luci e le ombre. Nora Orlandi cura le musiche e non fa un cattivo lavoro. Il top de Il dolce corpo di Deborah, comunque rimane la scena nella quale la Baker in tutina glamour gioca a Twister con Sorel (…)

L’opinione del sito http://www.horrormovie.it
C’era una volta il giallo all’italiana, affascinante e piacevolmente complesso, a volte improbabile nelle risoluzioni e spesso risultato da rielaborazioni di successi internazionali. Se possiamo attribuire a Damiano Damiani e Mario Bava l’inizio del filone, rispettivamente con “Il rossetto” (1960) e “La ragazza che sapeva troppo” (1964), è a Romolo Guerrieri che va il merito di aver lanciato il sottofilone dei gialli dalle venature erotiche e dai risvolti familiari che poi faranno la fortuna del genere tra la fine degli anni ’60 e i primissimi ’70. Il dolce corpo di Deborah
Infatti i vari “Paranoia”, “Orgasmo”, “Così dolce…così perversa” di Lenzi o i successivi e già in parte differenti “Lo strano vizio della signora Wardh” e “La coda dello scorpione” di Martino derivano proprio da “Il dolce corpo di Deborah” e dalle atmosfere un pò lascive che il film di Guerrieri tenta di costruire attorno al desiderabile corpo del titolo, che poi sarebbe quello della sempre bellissima Caroll Baker.
Su un soggetto scritto insieme al produttore Luciano Martino, Ernesto Gastaldi – che poi si specializzerà proprio in gialli – costruisce una sceneggiatura che ha chiari rimandi a “I Diabolici” di Clouzot. Infatti il punto di partenza per questo filone del giallo all’italiana è proprio il cinema francese “nero”, le atmosfere torbide che ammantavano quei film e gli intricati moventi che muovevano le storie, che spesso e volentieri avevano come scopo l’impossessarsi di ingenti somme di denaro. Dal momento che con “Il dolce corpo di Deborah” siamo alla soglia degli anni ’70, anzi, nel fatidico ’68, gli elementi scabrosi solo Il dolce corpo di Deborahsuggeriti altrove trovano qui un ben preciso esplicitamento.

Il dolce corpo di Deborah locandina soundtrack

L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com
Vederlo conoscendo l’opera lenziana rovina completamente ogni colpo di scena. Restano sia l’importanza (la tematica è nuova) sia una certa lentezza per tutta la prima parte, quella che precede l’arrivo alla villa della Costa Azzurra (che è, in realtà, vicina al Golf dell’Olgiata). Il cast funziona più che accettabilmente, con la Baker bellissima (ma con Lenzi sarà ancora più smagliante), Sorel efficace, Pistilli e la Stewart in ruolo. Per esigenze criptopubblicitarie la Baker qui deve fastidiosamente (per noi) fumare il doppio a confronto di quanto fa in tutti i Lenzi messi insieme…

L’opinione del sito http://www.bmoviezone.wordpress.com
Il dolce corpo di Deborah merita una valutazione discreta nonostante non sia da giudicare, con il senno di poi, come uno dei film più riusciti del genere. Sicuramente interessante più per l’atmosfera (la fotografia piena di ombre e luci e la bella colonna sonora di Nora Orlandi fanno la loro parte) che per la sostanza, il film è comunque da vedere per gli amanti del genere, dato che senza questa produzione il corso che il giallo ha preso in Italia avrebbe potuto essere molto differente.

 

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