Picnic a Hanging Rock


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Collegio di Appleyard, Melbourne, Australia

E’ il giorno di San Valentino, nel collegio Appleyard, istituzione di stampo vittoriano, è una giornata di festa e un gruppo di ragazze dell’esclusivo college si appresta a fare un breve picnic nei dintorni delle Hanging rock, una formazione rocciosa poco distante dalla città.
E’ una splendida, calda giornata e il gruppo si rilassa compiendo passeggiate o esplorando la natura che circonda il selvaggio posto.
Nel primo pomeriggio Miranda, Marion, Irma, Edith, quattro ragazze del college decidono di allontanarsi dal gruppo per visitare più da vicino le rocce; ma al tramonto la sola Edith tornerà indietro, assolutamente sconvolta.
La ragazza è in preda ad una crisi isterica e non ha alcun ricordo di quanto accaduto mentre il gruppo è alle prese con un altro problema, la scomparsa misteriosa di Greta McCraw, l’insegnante di matematica del college.
Quello che resta del gruppo torna a Appleyard e viene avvisata la polizia che si reca sul posto delle misteriosi scomparse senza però trovare alcuna traccia delle ragazze.

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Sarà Michael Fitzhubert, con il suo domestico Albert, a cercare altre tracce delle giovani;il giovane inglese, che ha preso una cotta per la bellissima Miranda, esplora i dintorni delle Hanging rock.
Ma Michael passerebbe un brutto quarto d’ora non fosse per la presenza di Albert; il giovane infatti, che aveva passato la notte accampato ai piedi delle rocce viene ritrovato da quest’ultimo, allarmato dalla sua scomparsa ferito e lacero.
Inutilmente Albert cerca di capire cosa sia successo al gentiluomo inglese, perchè anche lui, come capitato a Edith, non conserva apparentemente alcun ricordo di quanto accaduto.
Però Michael rivela di ricordare la presenza di qualcun altro tra le rocce e così Albert, che è ritornato in alto scopre la presenza di Irma, scomparsa oggi giorni prima, che si aggira smarrita, lacera e con le unghie rotte ma con i piesi pulitissimi, quasi non si fosse mai mossa dal posto in cui è stata trovata.
Come accaduto ad Edith e a Michael, anche Irma non conserva traccia nella memoria di quello che è successo tra le colline.

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Il ritorno al college è traumatico, perchè due tragedie si abbatteranno sul gruppo che vi soggiorna:la piccola Sarah morirà tragicamente gettandosi dall’alto del college mentre anche l’inflessibile Ms. Appleyard, direttrice dell’omonimo college morirà inspiegabilmente cadendo dalle Hanging rock, forse per un malaugurato incidente o forse per un tentativo di suicidio.
L’avventura delle Hanging rock sconvolgerà le vite di quasi tutti coloro che hanno avuto a che fare con gli avvenimenti accaduti nel tragico giorno di san Valentino del 1900…
Tratto dal romanzo omonimo di Joan Lindsay e diretto da Peter Weir nel 1975, Picnic ad Hanging rock è uno splendido film in tutte le sue componenti, partendo dalla sceneggiatura perfettamente costruita e incentrata sull’alone di mistero che circonda la scomparsa delle ragazze sulla formazione rocciosa australiana fino alla fotografia preziosa e luminosissima, che restituisce vividamente i colori della selvaggia natura australiana.
Il regista di Sidney conosce la sua terra, la ama e rende così la selvaggia natura del suo luogo d’origine con immagini d’una bellezza mozzafiato; grazie anche ad un romanzo misterioso come quello di Joan Lindsay, che racconta una storia immaginaria (che in molti credettero vera,grazie ad un’abile campagna pubblicitaria della scrittrice), tutto incentrato fra la eterna lotta tra la natura e l’uomo con tutta la sua cultura e il suo essere figlio di quella stessa natura.
Una lotta che nel film rimane latente, perchè Weir accentra la sua attenzione sia sull’eterogeneo gruppo di ragazze che vivono a Appleyard sia sull’atmosfera languida e al tempo stesso misteriosa che avvolge l’incontaminata natura attorno alle Hanging rock.

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Dove si concentra il meglio del film, attraverso la minuziosa descrizione di quello che accade al gruppo delle ragazze, al ritrovamento di Edith e Irma, dello stesso Michael, tutti preda di qualcosa di inafferrabile, misterioso e inspiegabile (oltre che inspiegato) che sconvolgerà per sempre le loro vite.
Weir tratteggia con cura quasi maniacale l’atmosfera vittoriana del college riportando poi il tutto nella descrizione dei vari protagonisti;l’aria di pesante moralismo tutto caratteristico del periodo vittoriano, la repressione degli istinti primari come la sessualità, vengono esposte con sapienza senza tuttavia una presa di posizione che infici il vero scopo della pellicola, ovvero restituire allo spettatore un vago e aleggiante senso di mistero insondabile, quello della natura che inutilmente l’uomo intende penetrare e fare sua.
Il film è essenzialmente questo, ma va sottolineato anche un altro aspetto fondamentale: Peter Weir si serve del romanzo della Lindsay a modo suo, creando una perfetta fusione fra l’impianto generale dello stesso e lasciando sopratutto inalterato il finale, cosa che porta il film ad essere allo stesso tempo un’opera incompiuta in quanto non ha un finale esaustivo eppure non deludente, perchè lascia aperta la porta a spiegazioni che passano dal razionale all’irrazionale.
Cosa è accaduto realmente alle ragazze?
Non lo sappiamo perchè la Lindsay nel romanzo pubblicato non lo dice e Weir non lo suggerisce nemmeno.
Lo spettatore o il critico possono azzardare delle ipotesi ma al regista tutto questo non interessa.
Quello che conta, fondamentalmente, è il clima di aperta ostilità della natura, che sembra voler conservare qualcosa di inaccessibile; così come lo spettatore, suggestionato dalle immagini, può vederci rappresentata una aperta sensazione di pericolo, di minaccia.

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Io e lo spettatore di questo incubo ad occhi aperti possiamo solo azzardare delle ipotesi, perchè comunque vogliamo trovare una logica a quanto accaduto.
Le ragazze sono cadute in qualche crepaccio, in un posto selvaggio e poco conosciuto come quella misteriosa formazione rocciosa? Può essere, ma allora perchè due ragazze si sono salvate, lo stesso Michael ha avuto la stessa sorte e comunque non ricordano assolutamente nulla degli avvenimenti?
Sono state rapite o aggredite da qualche misteriosa mano umana? Stessa risposta, perchè solo le scomparse Marion e Miranda e non le altre?
Domande senza alcuna risposta.
Il film di Weir è praticamente perfetto e senza difetti riscontrabili.
Per una volta lo spettatore però è davanti a tante domande, sopratutto perchè non si arrende ad un finale così ambiguo e aperto.
Allora, accantonando il film, ormai passato sullo schermo, al ritorno a casa indaga per saperne di più.
E’ quello che ha fatto chi vi scrive, perchè non si è rassegnato a vedere un’opera così bella aperta ad ogni soluzione.
E’ come aver visto una splendida tela del 500 e non aver alcuna idea di chi l’abbia dipinta, aver ascoltato una bellissima sinfonia e non sapere se sia stato Mozart o altri a comporla.
Così si parte, dimenticando il film, per un viaggio ancor più misterioso, seguendo il romanzo di Joan Lindsay.
Che parla di un avvenimento realmente accaduto e pubblicato sotto forma di articolo da un fantomatico giornale di Melbourne, uscito il sabto del 14 febbraio 1913.ma quel giorno non era un sabato, bensì un mercoledi.
La Lindsay, con molta furbizia,pubblicò quanto segue alla fine del romanzo:
« Sebbene il giorno di San Valentino sia in genere dedicato allo scambio di regali e ad affari di cuore, sono trascorsi esattamente tredici anni da quel fatale sabato in cui un gruppo di circa venti allieve e due insegnanti partì dall’Appleyard College sulla strada di Bendigo per un picnic a Hanging Rock. Una delle insegnanti e tre ragazze scomparvero nel pomeriggio. Solo una venne poi ritrovata. La Hanging Rock è una struttura spettacolare di origine vulcanica che si eleva dalle pianure ai piedi del monte Macedon, di particolare interesse geologico per le sue uniche formazioni rocciose, tra le quali dei monoliti e buche e caverne presumibilmente senza fondo, fino a poco tempo fa inesplorate. Si pensò a quell’epoca che le persone scomparse avessero tentato di scalare le pericolose scarpate vicino alla cima, dove probabilmente erano perite; ma se per incidente, suicidio o assassinio volontario, non è stato accertato, poiché le salme non vennero mai rinvenute.
Approfondite ricerche condotte dalla polizia e dagli abitanti della zona relativamente circoscritta non fornirono alcun indizio per risolvere il mistero, finché la mattina del sabato 21 febbraio, l’onorevole Michael Fitzhubert, un giovane inglese in vacanza sul monte Macedon (ora domiciliato in una fattoria di allevamento di sua proprietà nel Queensland settentrionale) non scoprì una delle tre ragazze scomparse, Irma Leopold, che giaceva priva di sensi alla base di due enormi massi. La sventurata fanciulla in seguito si riprese, ma una ferita alla testa annullò in lei qualsiasi ricordo di tutto ciò che era accaduto dopo che insieme alle compagne aveva intrapreso la scalata delle quote più alte. La ricerca proseguì per parecchi anni tra grandi difficoltà, a causa della misteriosa morte della direttrice dell’Appleyard College pochi mesi dopo la tragedia. L’edificio del collegio fu completamente distrutto da un incendio della boscaglia nell’estate successiva. Nel 1903, due cacciatori di conigli accampati alla Hanging Rock trovarono un brandello di stoffa e pizzo che la polizia ritenne appartenesse alla sottoveste che indossava l’insegnante scomparsa il giorno del picnic.
In questa storia straordinaria compare brevemente un personaggio piuttosto scialbo: una ragazza quattordicenne di nome Edith Horton, allieva dell’Appleyard College, che aveva accompagnato le altre tre per un tratto verso la Roccia. Costei ritornò al tramonto dalle altre gitanti attraversando il fiumicello più a valle, in preda a una crisi isterica e non in grado, né allora né mai più in seguito, di rammentare qualcosa di quanto era accaduto in quel breve lasso di tempo. Nonostante ripetuti interrogatori nel corso degli anni, la signorina Horton è morta di recente a Melbourne senza avere fornito alcuna ulteriore informazione.
La contessa de Latte-Marguery (Irma Leopold, prima del matrimonio) risiede attualmente in Europa. Di tanto in tanto la contessa ha concesso interviste a vari organismi interessati al caso, tra i quali la Società di Ricerche Psichiche, ma non ha mai ricordato nulla oltre a quanto era stata in grado di richiamare alla mente riprendendo conoscenza. Pertanto il Mistero del Collegio, come quello del famoso caso della “Marie Celeste”, rimarrà probabilmente per sempre insoluto. »”

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Un finale furbo e spiazzante, che contrasta però con quanto dichiarato dalla scrittrice, che ha poi negato di essersi ispirata ad un fatto di cronaca realmente accaduto.
Il romanzo ebbe un buon successo, ma solo dopo la sua morte venne pubblicato un XVIII capitolo che rivelava quanto realmente accaduto alle ragazze;l’editore del romanzo però trovò lo stesso contraddittorio e inutile ai fini della leggibilità della trama, ragion per cui venne eliminato dalle edizioni stampate per la vendita.
Troverete questa parte in fondo a questa recensione, che riprendo dalla parte più importante, ovvero la parte visiva del film di Weir.
Che è opera davvero splendida, arricchita e impreziosità sia dalla location già descritta sia dalle buone performance degli attori, tutti bravi e ineccepibili.
Un film davvero splendido, in definitiva.
Che è possibile visionare in streaming a questo indirizzo: http://www.nowvideo.sx/video/2384545ac5395 in una qualità più che passabile ma non ottimale. Per apprezzare al meglio l’opera è assolutamente necessario visonare una versione digitale.
Picnic ad Hanging Rock
Un film di Peter Weir. Con Rachel Roberts, Dominic Guard, Helen Morse, Jacki Weaver, Vivean Gray, Kirsty Child Titolo originale Picnic at Hanging Rock. Drammatico, durata 110′ min. – Australia 1975.

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Picnic a Hanging rock banner protagonisti

Rachel Roberts: Mrs. Appleyard
Vivean Gray: Miss McCraw
Helen Morse: Mlle. de Poitiers
Kirsty Child: Miss Lumley
Anthony Llewellyn-Jones: Tom
Jacki Weaver: Minnie
Frank Gunnell: Mr. Whitehead
Anne Lambert: Miranda
Karen Robson: Irma
Jane Vallis: Marion
Christine Schuler: Edith
Margaret Nelson: Sara
Ingrid Mason: Rosamund
Jenny Lovell: Blanche
Janet Murray: Juliana
Vivienne Graves: Pupil
Angela Bencini: Pupil
Melinda Cardwell: Pupil
Annabel Powrie: Pupil
Amanda White: Pupil
Lindy O’Connell: Pupil
Verity Smith: Pupil
Deborah Mullins: Pupil
Sue Jamieson: Pupil
Bernadette Bencini: Pupil
Barbara Lloyd: Pupil
Wyn Roberts: Sgt. Bumpher
Kay Taylor: Mrs. Bumpher
Garry McDonald: Const. Jones
Martin Vaughan: Ben Hussey
Jack Fegan: Doc. McKenzie
Peter Collingwood: Col. Fitzhubert
Olga Dickie: Mrs. Fitzhubert
Dominic Guard: Michael Fitzhubert
John Jarrett: Albert Crundall

Picnic a Hanging rock banner cast

Regia Peter Weir
Soggetto Joan Lindsay
Sceneggiatura Cliff Green
Produttore Hal McElroy e Jim McElroy
Produttore esecutivo John Graves e Patricia Lovell
Casa di produzione The Australian Film Commission, McElroy & McElroy, Picnic Productions Pty. Ltd. e Z
Fotografia Russell Boyd
Montaggio Max Lemon
Effetti speciali
Musiche Bruce Smeaton
Scenografia David Copping
Costumi Judy Dorsman

Picnic a Hanging rock banner doppiatori

Dhia Cristiani Miss Appleyard
Rosetta Calavetta Miss McCraw
Vittoria Febbi Mademoiselle De Poitiers
Fiorella Betti Miss Lumley
Gianni Marzocchi Tom
Germana Dominici Minnie
Simona Izzo Marion
Emanuela Rossi Sara
Manlio De Angelis Sergente Bumpher
Corrado Gaipa Hussey
Giorgio Piazza Doc. McKenzie
Piero Tiberi Albert
Isabella Pasanisi Rosamund
Serena Verdirosi Miranda
Roberto Chevalier Dominic

Picnic a Hanging rock banner finale

Picnic a Hanging rock locandina romanzo

Di seguito il finale del romanzo, opera tradotta da Roberto Mengoni a cui vanno i più sentiti ringraziamentiVisitate il suo sito all’indirizzo http://www.robertomengoni.it

Sta accadendo adesso. Come è accaduto fin dal momento in cui Edith Horton
è fuggita inciampando e urlando verso il pianoro. E come accadrà fino alla fine
del tempo. La scena non cambierà mai, neppure per la caduta di una foglia
o il volo di un uccello. Per le quattro persone sulla Roccia la recita avverrà
sempre nel dolce tramonto di un presente senza passato. La loro gioia ed
agonia saranno nuove senza fine.
Miranda è di poco avanti ad Irma e Marion mentre si spingono attraverso i
cornioli, i suoi lisci capelli biondi che danzano liberamente come fiori di grano
sulle sue spalle in movimento, come se nuotasse, solcando onda dopo onda
di un verde opaco. Un’aquila sospesa allo zenit si accorge di un insolito
tramestio di macchie più chiare nella boscaglia in basso, e spicca il volo nell’aria
più alta e pura. Infine i cespugli si diradano davanti alla parete di una
piccola rupe che trattiene l’ultima luce del sole. E’ così che in un milione di
sere d’estate la traccia si forma e si riforma sui picchi e i pinnacoli della Hanging
Rock.
L’altopiano sul quale sono emerse ora dalla boscaglia è molto simile a quello
inferiore: macigni, pietre nomadi, a volte un albero stentato. Gruppi di felci
gommose si agitavano leggermente nella pallida luce. La pianura sotto era
infinitamente vaga e distante. Guardando in basso attraverso il circolo delle
rocce, esse potevano appena distinguere l’andare e il venire di piccole figure,
in mezzo a sbuffi di fumo rosato. Una forma nera che poteva essere un veicolo
accanto al riflesso dell’acqua.
“Cosa stanno a fare quelle persone laggiù, zampettando come un mucchio
di piccole formiche impegnate?” Giunse Marion e guardò sopra le
spalle di Irma. “Un incredibile numero di esseri umani è privo di scopo.”
Irma rise. “Ho l’impressione che si considerino molto importanti.”
Le formiche e i loro fuochi vennero scartate senza ulteriori commenti.
E comunque Irma si accorse, per un breve momento, di un suono piuttosto
curioso che veniva dal piano, come il rimbombo di tamburi distanti. Miranda
era stata la prima a vedere il monolite: una singola formazione di roccia,
qualcosa simile a un uovo mostruoso, che cresceva regolarmente dalle pietre
davanti, sopra una violenta scarpata sulla pianura. Irma, alcuni metri dietro
le altre due, le vide arrestarsi d’improvviso con una lieve oscillazione, mentre
la testa chinata e le mani pressate sul petto era come se si difendessero da una
raffica di vento.
“Che c’è Marion? Cosa ti turba?”
Gli occhi di Marion erano fissi e brillanti, le sue narici dilatate ed Irma pensò
casualmente quanto simile lei fosse a un levriero.
“Irma! Non riesci a sentirlo?”
“Sentire cosa, Marion?” Neppure un rametto si muoveva sugli alberelli
seccati.
“Il monolite. Mi trascina come la marea. E’ come se mi trascinasse fuori, se
vuoi saperlo.” Dato che Marion Quade scherzava raramente, Irma ebbe timore
di sorridere. Specialmente mentre Miranda stava richiamandola alle sue
spalle, “da che parte lo senti più forte, Marion?”
“Non riesco a capirlo. Mi sembra che stiamo ruotando sulla superficie di
un cono – in ogni direzione allo stesso momento.”
Ancora matematica! Quando Marion Quade era particolarmente comica
era il momento in cui qualcosa aveva a che fare con le somme. Irma disse leggermente
“Mi sembra più come un circo! Forza, ragazze – non volete restare a
guardare quel coso per sempre.”
Non appena il monolite fu superato e fu lontano dalla vista, tutte e tre furono
sopraffatte da un’irresistibile letargia. Distese in fila sulla liscia superficie
di un piccolo pianoro, caddero in un sonno così profondo che un lucertola
corse fuori da sotto una roccia e si fermò senza paura nella cavità formata dal
braccio allungato di Marion, mentre numerosi insetti dalla corazza di bronzo
visitarono senza fretta il capo dorato di Miranda.
Miranda fu la prima a destarsi, in un tramonto senza colori nel quale ogni
dettaglio era intensificato, ogni oggetto chiaramente definito e separato: un
nido abbandonato nella biforcazione dei rami di un albero morto da tempo,
con ogni pagliuzza ed ogni piuma complicatamente intrecciate e tessute; le
pieghe della gonna strappata di mussolina di Marion come una conchiglia; i
boccoli neri di Irma lontani dal suo volto in una squisita confusione di crini,
le ciglia disegnate con vigorosi movimenti sugli zigomi. Tutto, se puoi osservarlo
con sufficiente chiarezza, come adesso, è bello e completo. Tutto ha la
sua propria perfezione.
Un serpentello marrone che trascinava il suo corpo squamoso sul selciato
creò lo stesso rumore del vento sul terreno. L’aria per ogni dove risuonava
della vita microscopica.
Irma e Marion erano ancora addormentate. Miranda poteva udire il battito
separato dei loro due cuori, come due tamburelli, ciascuno con un ritmo diverso.
E nel sottobosco oltre la fenditura, il crepitio e lo schioccare di rami nel
punto in cui una creatura vivente si muoveva invisibile verso di loro in mezzo
alla vegetazione. Essa si avvicinava, il calpestio e il crepitio ruppero il silenzio
quando i cespugli vennero violentemente aperti e un oggetto pesante
venne spinto dalla boscaglia quasi nel grembo di Miranda.
Era una donna con un volto scavato e consunto, tagliato da nere folte sopracciglia
– una figura clownesca che indossava una camicetta strappata di
calico e lunghi mutandoni di calico ricamati sotto il ginocchio di due gambe
come bastoni, che davano deboli calci dentro stivaletti neri con lacci.
“Ce l’ho fatta!” esclamò la bocca spalancata, ed ancora “Ce l’ho fatta!”
La testa in disordine cadde di lato, le palpebre pesanti si chiusero. “Poverina!
Sembra malata,” disse Irma. “Da dove arriva?”
“Mettile il braccio sotto la testa” disse Miranda “mentre le slaccio il corsetto.”
Libera dalla corteccia che la costringeva, con la testa che riposava su una
sottoveste ripiegata, il respiro della straniera si fece regolare, l’espressione affaticata
le abbandonò il volto e, gettandosi sulla roccia, si addormentò.
“Perché non ci togliamo tutte questi vestiti assurdi?” chiese Marion. “In
fondo, abbiamo abbastanza costole per tenerci diritte.”
Non appena le quattro paia di corsetti furono gettate sulle rocce restituendo
una deliziosa frescura e libertà, il senso dell’ordine di Marion venne offeso.
“Tutto nell’universo ha un posto assegnato, a cominciare dalle piante. Sì,
Irma, ci credo proprio. Non c’è bisogno che rida. Anche i nostri corsetti su
Hanging Rock.”
“Bene, non troverai certo un guardaroba,” disse Irma, “anche se ti metti
d’impegno a cercarlo. Dove li possiamo mettere?” Miranda suggerì di gettarli
nel precipizio. “Passameli.”
“Da che parte sono caduti?” Marion voleva saperlo. “Ecco giusto accanto a
te ma non sono riuscita a capirlo.”
“Non li hai visti cadere perché non sono caduti.” La precisa voce gracidante
giunse loro come una tromba dalla bocca della donna-pagliaccio sulla roccia,
che si era ora tirata a sedere con un’aria perfettamente in salute.
“Credo che se tu, ragazza, girassi la testa a destra e guardassi all’altezza
della vita…” Girarono tutte la testa verso destra e lì, davvero, c’erano i corsetti,
fermi nell’aria senza vento come una flotta di piccole navi. Miranda aveva
raccolto un ramo secco, abbastanza lungo da raggiungerli, e stava frustando
quelle stupide cose che sembravano incollate sullo sfondo dell’aria grigia.
“Fammi provare!” Disse Marion. Whack! Whack! “Devono essere ancorate
a qualcosa che non vedo.”
“Se volete la mia opinione,” gracchiò la straniera, “sono ancorate nel tempo.
Tu ricciolina – che cosa stai guardando?”
“Non volevo guardarvi. Il fatto è che quando voi avete parlato del tempo,
ho avuto la curiosa impressione di avervi incontrata da qualche parte. Molto
tempo fa.”
“Tutto è possibile, finché non ne sia provata l’impossibilità. E talvolta anche
in tal caso.” La stridula voce aveva un tono convincente di autorità.
“E adesso, dato che ci troviamo insieme sul piano di un’esperienza comune
– non ho idea del perché – posso conoscere i vostri nomi? Apparentemente ho
lasciato il mio contrassegno individuale da qualche parte lì sopra.” Indicò in
direzione del muro anonimo di sterpi. “Non importa. Percepisco di essermi
liberata di un buon numero di vestiti. Ad ogni modo, eccomi qui. La pressione
sul mio corpo fisico deve essere stata molto severa.” Mosse una mano su-
gli occhi e Marion chiese con una strana umiltà, “voi suggerite che dovremmo
andare avanti prima che la luce svanisca?”
“Per una persona della tua intelligenza – posso discernere il tuo cervello
piuttosto bene – tu non hai un gran spirito di osservazione. Dato che qui non
ci sono ombre, anche la luce qui non cambia.”
Irma appariva preoccupata. “Non capisco. Per favore, ciò significa che se ci
fossero delle caverne, esse sarebbero riempite di luce o tenebra? Sono terrorizzata
dai pipistrelli.”
Miranda era radiante. “Irma, cara – non vedi? Significa che arriveremo nella
luce!”
“Arriveremo? Ma Miranda… dove stiamo andando?” “La ragazza Miranda
ha ragione. Riesco a vedere il suo cuore, pieno di comprensione. Ogni creatura
vivente deve arrivare in qualche posto. Se non altro, è quello che ho capito.”
Si era alzata in piedi e per un momento loro pensarono che apparisse
quasi bella. “In realtà, credo che stiamo arrivando. Adesso. “ Un improvviso
mancamento fece ruotare tutto il suo corpo come una giostra. Quando terminò,
lei vide davanti a se la fessura. Non era una fessura nelle rocce, né una
fessura nel terreno. Era una fessura nello spazio, più o meno come una bella
luna piena d’estate, che andava e veniva. Lei l’osservò come i pittori e gli
scultori osservano una fessura, una cosa esistente, che dava forma e significato
alle altre forme. Come una presenza, non come un’assenza – un’affermazione
concreta di verità. Lei pensò che avrebbe potuto continuare a guardarla
per sempre, felicemente in estasi, da sopra, da sotto e dall’altra parte. Era solida
come un globo, trasparente come una bolla d’aria. Un’apertura facile da
attraversare, eppure per nulla concava.
Lei aveva passato la vita intera a fare domande e adesso venivano a lei le
risposte, semplicemente guardando alla fessura. Questa si dissolse e finalmente
venne la pace in lei.
Il serpentello marrone era riapparso di nuovo e stava adagiato su una
spaccatura che correva chissà dove sotto l’inferiore di due macigni che era in
equilibrio uno sopra l’altro. Quando Miranda si piegò per toccarle le squame
così squisitamente disegnate, essa scappò via in un groviglio di viticci.
Marion si inginocchiò accanto a lei ed insieme cominciarono a rimuovere il
pietrisco e i cavi intrecciati del viticcio.
“E’ andata là sotto. Guarda, Miranda – dentro quell’apertura.” Una fessura
– forse il labbro di una caverna o di un tunnel, orlato di foglie spezzate a forma
di cuore.
“Sarai d’accordo che è mio privilegio entrare per prima?”
“Entrare?” dissero, guardando dallo stretto labbro della caverna alle ampie
anche angolari.
“E’ molto semplice. Tu stai pensando nei termini di misurazioni lineari, ragazza
Marion. Quando ti darò il segnale – credo un tocco sulla roccia – voi potrete
seguirmi, e la ragazza Miranda potrà seguirvi. Avete capito bene?”
Il volto rugoso era radiante.
Prima che potessero rispondere, il lungo torace ossuto si era disteso sul terreno
accanto alla fessura, prendendo deliberatamente la forma più adatta a
una creatura creata per strisciare e risiedere sotto la terra. Le braccia sottili,
incrociate dietro la testa con i suoi luminosi occhi transfissi, divennero le tenaglie
di un gigantesco granchio che abita in un ruscello fangoso e transitorio.
Lentamente il corpo si spinse centimetro dopo centimetro nella fessura.
Prima a scomparire fu la testa; poi le scapole unite; i mutandoni ricamati, i
lunghi neri bastoni delle gambe fuse insieme come una coda che terminava in
due stivaletti neri.
“Non vedo l’ora che arrivi il segnale,” disse Marion. Quando infine risuonarono
dei colpetti fermi da sotto la roccia, lei andò sotto facilmente, con la
testa per prima, lasciandosi la camicetta senza girarsi indietro. “Tocca a me
adesso,” disse Miranda. Irma osservò Miranda inginocchiarsi accanto alla
fessura, i suoi piedi nudi intrecciati nelle foglie di viticcio – così calma, così
bella, così priva di timori. “Oh, Miranda, cara Miranda, non andare laggiù –
ho paura. Torniamo a casa!”
“A casa? Non capisco, mia dolce amica. Perché stai piangendo? Ascolta!
Non è Marion che mi chiama? Devo andare.” I suoi occhi brillarono come
stelle. Il richiamo venne di nuovo. Miranda tirò le sue lunghe meravigliose
gambe dietro di lei e scomparve.
Irma si sedette sulla roccia in attesa. Una processione di piccoli insetti si
stava svolgendo in mezzo a licheni secchi e selvaggi. Da dove venivano? Dove
stavano andando? Dove erano andate tutte? Perché, perché Miranda aveva
infilato il suo capo luminoso in un’oscura fessura del suolo? Guardò in alto
verso il cielo grigio e senza colore, alle tristi felci senza consistenza e pianse a
dirotto.
Per quanto tempo era rimasta a fissare l’orlo della caverna, guardando e
aspettando di sentire il richiamo di Miranda sulla roccia? Ascoltando e guardando,
guardando e ascoltando. Due o tre ruscelli di sabbia fine scesero picchiettando
dall’inferiore dei due grandi macigni sulle foglie rovesciate dei viticci,
il quale ruotò lentamente in avanti, e scendendo con precisione dolorosa
direttamente dentro la fessura.
Irma si era gettata sulle rocce e si mise a rompere e a colpire la faccia granulosa
del macigno con le mani nude. Era sempre stata brava nel ricamo.
Aveva delle belle mani delicate, morbide e bianche.

Picnic a Hanging rock foto Lindsay

 

Joan Lindsay,autrice del romanzo

Picnic a Hanging rock banner recensioni

L’opinione del Morandini

Nel giorno di San Valentino del 1900, durante la gita scolastica di un collegio australiano per fanciulle, tre ragazze e l’insegnante di scienze salgono verso la sommità delle rocce vulcaniche. Soltanto una viene ritrovata nove giorni dopo, ferita e senza memoria. Le altre scompaiono. Il tema centrale è la lotta tra Natura e Cultura con la vittoria della prima e le conseguenze drammatiche del misterioso incidente. Che eleganza in questo film australiano che coniuga una sapiente rievocazione dell’epoca vittoriana con la magia di una natura selvaggia e impenetrabile. Attraverso immagini preziose passa la corrente di un’aguzza critica sociale. Da un romanzo di Joan Lindsay, sceneggiato da Cliff Green. Rieditato da Weir
L’opinione del dito http://www.bmoviezone.wordpress.com

(…) Film dall’incedere lento, supportato alla perfezione da una colonna sonora che alterna melodie pagane e sinfonie classiche, Picnic at Hanging Rock trova la sua forza proprio nell’esistenza data per certo di una dimensione ignota ed ineffabile, che perennemente domina sulla realtà e sulla vita delle persone implicate nella vicenda narrata.
Appare palese la distinzione netta tra due sfere, quella della Natura (ignota e minacciosa, sebbene anche sognante e totalizzante, rappresentata da Hanging Rock) opposta a quella della realtà (rigida e fredda, con schemi prestabiliti, rappresentata ovviamente dal collegio vittoriano di Appleyard). Weir mette in risalto sin da subito che il tempo (e lo spazio) della Natura differisce da quello umano, e lo fa genialmente capire allo spettatore con l’espediente degli orologi che si arrestano fatalmente non appena giunti su Hanging Rock, come se tal luogo fosse appunto un’altra dimensione a sé stante.(…)

L’opinione di axe dal sito http://www.filmtv.it

Ai confini tra il dramma ed il thriller, questo film narra delle enigmatiche sparizioni di alcune collegiali in seguito ad una gita presso una collina. La maestrìa del regista si esprime sotto più profili. Per prima cosa, sono colpito dall’atmosfera, creata in maniera superba, tramite inquadrature particolari, ombre sfuggenti, luci abbacinanti, rapida messa a fuoco di particolari (a volte apparentemente superflui), colonna sonora avvolgente. Segue il dipanarsi della trama, che non ci lascia capire molto di ciò che avviene, ma lascia la porta aperta alle più disparate interpretazioni, grazie, oltre all’atmosfera, ai molti sottintesi, alle dinamiche contrastate dei rapporti tra i personaggi, ad una tensione che è sempre latente, palpabile, ma non esplode mai. Infine, la conclusione … il regista ci spiega, con piglio documentaristico, che il mistero è rimasto tale. Mi aspettavo un film di tensione e colpi di scena; mi sono trovato al cospetto di un’opera poetica, che va oltre le vicende rappresentate, disegnando l’ipocrisia di una società borghese in piena decadenza ed una natura misteriosa che lancia continuamente segnali a chi è in grado di coglierne i frammenti.

L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com

Struggente, straziante, onirica lettura d’un dramma insoluto qui volutamente ammantato di mistero e fascinazione poetica. Formalmente ineccepibile, visivamente ammaliante, complessivamente perfetto Pic-nic at Hanging Rock appare lacerante e disarmante apologo sull’età inquieta dell’adolescenza femminile (ma non solo), sui primi turbamenti cagionati da pulsioni corporee costrette, limitate, forzate e rigidamente calmierate in un Istituto di (rigida) formazione che ha talvolta toni vagamente “correttivi”. L’accompagnamento musicale suggella un film lirico e malinconico d’ineguagliabile stampo.
L’opinione di puppigallo dal sito http://www.davinotti.com

Raramente un film mi ha coinvolto così tanto. Immagini che sembrano dipinti di grandi pittori, le tre splendide ragazze, la fantastica colonna sonora che quasi ipnotizza chi l’ascolta (capace di enfatizzare ancor più quella sensazione di soprannaturale che si ha guardando). E pensare che, analizzando il contenuto, ci si accorge che è la semplice storia di tre amiche scomparse nel nulla (quasi fossero le prescelte per chissà cosa). Ed è anche una pellicola assolutamente inconcludente. Alla fine ti lascia con un pugno di mosche, eppure…
L’opinione di crimson dal sito http://www.filmscoop.it

Weir coglie perfettamente i simboli disseminati dalla Lindsay e l’atmosfera eterea delle sue descrizioni. Fotografia e colonna sonora mistiche e ipnotiche introducono nel raccordo e nel contrasto, all’unisono, tra essere e appartenere, vita e morte, spirito e carne, vulnerabilità e invulnerabilità, sesso e repressione. Il cigno, altero nel suo incedere dal vero, così come onnipresente in riproduzioni negli ambienti chiusi (specie nella stanza di Sarah e Miranda), rappresenta il fallo, ma al tempo stesso la purezza. Un cigno è la prima visione di Michael dopo la caduta. Il desiderio sessuale espresso o non, ma tangibile, di Michael (e Albert). La carne delle ragazze è fresca, limpida ed incontaminata. Miranda, eterno miraggio sulla bocca e nei sogni di ciascuno/a, è l’oggetto di un piacere eterosessuale, come il mistero della Natura. Esattamente come in un quadro di Botticelli. La carne di Mrs. Appleyard è avvizzita. La sua menopausa equivale alla repressione della fertilità delle ragazze. Miranda, Marion e Irma sono assieme l’incorruttibilità. In questo quadro di continue allusioni, vi è la roccia, incontaminata anch’essa, eterna, imponente. Il fascino del silenzio degli animali circostanti. Loro hanno visto tutto ma custodiscono il segreto. Il non-epilogo è la riappacificazione del mistero laddove una verità non ha pace. Se Weir, nel suo adattamento straordinario della penna della Lindsay avesse particolareggiato le decine di trabocchetti che la scrittrice dissemina lungo il percorso, il senso cinematografico del criptico e dell’irrisolto sarebbe venuto meno, al contrario di quanto avviene nel gusto della lettura. Un sentimento soffocato, privo di linguaggio, regna sovrano. La concitazione espressa nella sequenza in cui Irma entra in palestra e viene attorniata dalle compagne è esattamente come l’ho immaginata leggendo il romanzo.

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Primo piano delle Hanging Rock

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Appleyard Girls’ School’ Martindale Hall, Manoora Road, Martindale

 

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2 Risposte

  1. Capolavoro del cinema australiano. Alla bellezza delle scene corrisponde una colonna sonora superba dominata dal flauto pan.

  2. Che bello! Come mi era piaciuto questo film. Non lo vedo da troppo tempo…

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