Bersaglio di notte


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Sono passati cinque anni dal grandissimo successo ottenuto nel 1970 con Piccolo grande uomo; Arthur Penn è ormai, per l’industria di Hollywood, una sicurezza.
Film come La caccia (1966), Gangster story (1967) e Alice’s Restaurant (1969) lo hanno lanciato come regista affidabile, capace e sopratutto eclettico.
Bersaglio di notte (Night move), uscito nelle sale nel 1975, è un altro passo determinante nella carriera del regista di Philadelphia;è la volta del thriller poliziesco, quasi un vero e proprio noir, teso e cupo, girato con lo stile nervoso e duro tipico di Penn.
Il protagonista della vicenda è Harry Moseby,un passato da giocatore di football ora investigatore privato dalla vita problematica, che ormai si occupa principalmente di storie legate a divorzi.
Contattato da una ex stella del cinema, Harry accetta l’incarico di ritrovare la sedicenne Danny, scomparsa da casa ormai da quasi un mese; le sue indagini lo portano a scoprire che Danny non è affatto scomparsa ma vive con il patrigno in Florida.

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La ragazza è andata via da casa perchè odia sua madre; durante una escursione in mare e l’esplorazione di un relitto aereo, la ragazza scopre all’interno dello stesso il corpo senza vita di Marv Ellman,suo amico.
Sembra una disgrazia, ma così non è.
Poco tempo dopo anche Danny muore improvvisamente e Harry inizia a pensare che le due morti siano in qualche modo collegate e che quindi non si tratti di disgrazie.
Le indagini del detective portano a galla un traffico di opere d’arte, e Harry dovrà non solo districarsi tra i delitti che verranno compiuti ma sarà alle prese anche con la sua vita privata e con il tradimento della moglie.
Finale amaro.
Buon ritmo, colpi di scena e un andamento serrato: sono questi gli elementi che caratterizzano Bersaglio di notte, retto magnificamente anche dalla maschera cinica e malinconica di Gene Hackman che da vigore e umanità al personaggio di Harry Moseby,uomo in crisi non solo professionale ma anche privata.

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Penn disegna un personaggio che non è quello tradizionale dell’investigatore bravo e tutto d’un pezzo che generalmente risolveva i crimini che gli venivano affidati, retaggi di un passato cinematografico in cui il buono fa giustizia dei cattivi, bensì un uomo che si trova coinvolto in una storia che appare fuori dalla sua portata, anche perchè distratto dai problemi personali, con una moglie adultera e un lavoro che è ormai solo un ripiego.
E’ proprio questa la caratteristica peculiare del film, che gioca le sue carte sul tormento esistenziale del detective imerso in una storia che alla fine lo dovrebbe veder coinvolto solo per lavoro e che invece diventa una questione personale e che avrà un finale una volta tanto senza happy end, nero e disperato.
La figura del detective finisce per assomigliare e si fonde con le vicende della società, con il tramonto dell’american way of life, del sogno americano:Harry diventa il paradigma dell’americano che si riscopre solo, alle prese con una società che ha lasciato dietro le spalle il suo glorioso passato e ora si trova alle prese con problemi enormi, mentre Harry deve affrontare i suoi fantasmi personali proprio mentre è alle prese con un caso difficile, in cui niente è come sembra e in cui a fare da contrappeso c’è anche una situazione personale privata precaria, con i punti fermi della sua vita diventati all’improvviso instabili.

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Penn descrive tutto ciò con abilità, consegnandoci un noir di rara efficacia proprio nella descrizione di personaggi e situazioni, cose che spesso nei thriller del periodo erano sacrificate a tutto vantaggio dell’azione.
Profondità, quindi, analisi dei personaggi con sullo sfondo un America inquieta e in trasformazione.
Per quanto riguarda il cast, tutti da elogiare, a partire dalla giovane ed affascinante Melanie Griffith, acerba ma sicuramente in grado di esprimere doti recitative di rilievo.
Bella la fotografia crepuscolare per un film da elogiare in blocco.
Film purtroppo molto raro e che è praticamente impossibile da trovare in rete nella versione italiana

Bersaglio di notte
Un film di Arthur Penn. Con Edward Binns, Susan Clark, Gene Hackman, Jennifer Warren, Harris Yulin, James Woods,Melanie Griffith Titolo originale Night Moves. Giallo, durata 99′ min. – USA 1975.

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Bersaglio di notte banner protagonisti

Gene Hackman: Harry Moseby
Susan Clark: Ellen Moseby
Jennifer Warren: Paula
Edward Binns: Joey Ziegler
Melanie Griffith: Delly Grastner
John Crawford: Tom Iverson
Harris Yulin: Marty Heller
Kenneth Mars: Nick
Janet Ward: Arlene Iverson
James Woods: Quentin
Anthony Costello: Marv Ellman
Dennis Dugan: ragazzo

Bersaglio di notte banner cast

Regia Arthur Penn
Sceneggiatura Alan Sharp
Produttore Gene Lasko, Robert M. Sherman
Distribuzione (Italia) Warner Bros.
Musiche Michael Small
Fotografia Bruce Surtees

Bersaglio di notte banner recensioni

L’opinione del sito http://www.mediacritica.it

(…) Nella carriera di Arthur Penn, Bersaglio di notte si inserisce tra i due grandi western con cui il regista americano ha contributo al rinnovamento e alla rilettura del genere [stiamo parlando di Piccolo grande uomo (1970) e Missouri (1976)]: pur non memorabile come i due film citati, ma comunque stabile su livelli decisamente più che buoni, Bersaglio di notte contribuisce allo stesso modo al rinnovamento e alla rilettura più critica e malinconica, e meno mitica, del genere noir e della figura archetipa del detective privato.
In questo modo, può essere considerato parte di un’ideale trilogia, insieme ai capolavori Il lungo addio di Robert Altman e Chinatown di Roman Polanski, girati nel biennio precedente. In queste tre opere, sotto certi punti di vista diverse ma tutte mediacritica_bersaglio_di_notte1ademitizzanti e malinconiche, la figura dell’investigatore privato è da un lato moralmente e fisicamente più sfaccettata e non più “tutta d’un pezzo”, e dall’altro diventa incapace di comprendere i casi e le vicende in cui è coinvolto, diventando pedina inconsapevole di processi sfuggenti e più grandi di lei, capendo troppo tardi, quando non ha più modo di intervenire, le dinamiche di cui è vittima stessa. (…)

L’opinione di edmond90 dal sito http://www.filmscoop.it

Uno dei film chiave della cinematografia americana anni’70.
Dopo Il lungo addio(73′)e Chinatown(74′),prosegue in un certo senso la rivisitazione del poliziesco da parte dei registi della New Hollywood,in questo caso proprio ad opera di Arthur Penn,che di questo strsaordinario movimento era stato l’ideale capofila con Gangster Story(’67).
E’la storia di Harry Moseby,ex giocatore di football e ora detective profondamente insoddisfatto,e della sua ricerca di identita’,simbolo di un america ancora profondamente scioccata dal Watergate e minata dal profondo nel substrato sociale.
E chi altri se non Gene Hackman,il perdente per antonomasia degli anni’70 e protagonista l’anno prima di un altro straordinario affresco di paranoia americana(La Conversazione)poteva interpretarlo,con la sua gigantesca personalita’?
Ma,seppur straordinario,il film non si regge tutto su Hackman,ma si avvale di un cast molto pertinente,ricordiamo la giovanissima e gia bellissima Melanie Griffith e James Woods,della splendida fotografia di Bruce Surtees e ovviamente dell’ineguagliabile stile di Arthur Penn,che sfrutta un banale intreccio poliziesco(all’apparenza)per la sua personalissima visione di un mondo in crisi e del caos che vi regna.
Magistrali le sequenze acquatiche.
L’opinione del sito http://www.effettonotteonline.com

(…) Bersaglio di notte, girato da Arthur Penn nel 1975, è un film difficile, che rispecchia le difficoltà di un momento particolare della storia americana: il dopo-Nixon. Una complessità, tuttavia, splendidamente oscurata, nascosta, quasi sommersa: ci sembra sempre di comprendere qualcosa, una qualche verità, che nell’attimo dopo però inesorabilmente ci sfugge. Non è l’intrigo a complicare le cose. Il film è complesso innanzitutto nello stile, nello sviluppo della trama, nelle conclusioni. Complesso nella radicalità con cui affronta le tematiche esistenziali, il problema della verità, il senso della perdita e della sconfitta. Bersaglio di notte non offre altro che ambiguità: nulla viene esplicitamente dichiarato, nessun problema viene enunciato, e la sconfitta stessa non è ufficializzata. Ma nella figura di Harry, il protagonista, l’investigatore privato, l’uomo moderno intravede lo spettro delle sue più inquietanti preoccupazioni, di una disperazione che non ha più nulla di tragico, ma che anzi è sempre più fusa con una torbida piattezza emotiva, con una muta indifferenza. Gene Hackman interpreta con dedizione quasi scolastica, e anche con un raro talento, la strana discesa verso la nullificazione, sentimentale e intellettuale, discesa che si fa ancora più drammatica perché sospinta da una fievole speranza, immancabilmente disillusa.(…)

 

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2 Risposte

  1. Bel film, ricordo di averlo visto qualche anno fa su Rete4

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