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Arma da taglio (Prime cut)

Il Boia La Vittima e l'Assassino (Prime Cut) locandina 6

Mary Ann (un uomo, nonostante il nome femminile) è un commerciante di carne bovina di Kansas city, indebitato per una grossa somma con la mala di New York.
Quando l’organizzazione criminale della grande mela invia degli esattori per riscuotere il debito, Mary Ann senza nessuno scrupolo, aiutato da suo fratello Weenie , ammazza gli esattori e li invia sotto forma di salsicce a New York.
Così l’organizzazione decide di utilizzare le maniere forti e invia questa volta Nick Devlin, un duro che svolge i lavori sporchi per l’organizzazione.
Devlin arriva a Kansas city e trova i fratelli Mary Ann e Weenie impegnati nella vendita del bestiame;nel capannone in cui si svolgono le trattative, Nick trova anche delle ragazze giovanissime nude e mescolate al bestiame, vendute come animali ai cow boy e mercanti della zona.

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Devlin le libera e porta via con se Poppy, una delle ragazze; da quel momento la lotta fra l’esattore di New York e Mary Ann si trasforma in una guerra senza pietà…
Duro e violento, Arma da taglio è un gangster movie diretto da Michael Ritchie nel 1972, distribuito in America con il titolo di Prime cut, ovvero primo taglio, un riferimento al lavoro del protagonista del film, che in pratica è un macellaio e grossista di carne.
Un film con due sequenze memorabili: la prima è quella in cui Devlin incontra per la prima volta Poppy mentre giace con la sua amica completamente nuda sulla paglia all’interno di un corral, tra il bestiame e i compratori completamente indifferenti alla cosa.La seconda è quella del celebre inseguimento tra gli immacolati e floridi campi di grano, con le spighe alte che però non servono a nascondere completamente la fuga di Nick Devlin e di Polly.
Basterebbero queste due sequenze a ricordare il film, ma c’ è ben altro in questa pellicola diretta da Ritchie,che torna a dirigere Gene Hackman dopo il grande successo ottenuto dal suo primo film come regista,quel Gli spericolati del 1969 che annoverava tra gli interpreti anche Robert Redford.
Ma è tutto il girato ad avere il sapore del prodotto rifinito e di gran respiro; Ritchie utilizza spesso la macchina da presa per inquadrare i grandi paesaggi di Kansas city, con predilezione per i campi, per i fenomeni atmosferici e per le campagne americane.

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Questa ambientazione ben si sposa, con la sua placida e morbida tranquillità con l’apparente controsenso delle scene d’azione che si susseguono come esplosioni improvvise e su tutto vanno aggiunte le interpretazioni magistrali del cast, prima fra tutte quella di Lee Marvin.
L’attore newyorkese interpreta il killer Devlin dandogli un taglio di elegante e implacabile durezza; elegante perchè Nick non è un killer qualsiasi, ma ha un suo codice d’onore, veste con raffinatezza e non usa la violenza in maniera cieca e incontrollata.Marvin ha la faccia da duro, ma anche da duro buono, di quelli che sono burberi ma hanno anche un cuore,Ed infatti il personaggio interpretato da Marvin è esattamente così, disposto a rischiare la vita per salvare la sfortunata Polly.

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Che è interpretata dall’esordiente Sissy Spacek, qui nella sua prima parte da protagonista dopo l’esordio (non accreditato) nel film di Paul Morrissey Trash i rifiuti di New York.L’attrice texana interpreta perfettamente l’adorabile Polly mentre da incorniciare è la prova di Gene Hackman , mai più così carogna in un film.
Sicuramente un buon prodotto, che avrebbe però richiesto qualche minuto in più di girato per delineare meglio i personaggi; probabilmente qualche taglio effettuato dalla produzione ridusse il tempo totale della pellicola con risultati nefasti.
Il film è disponibile in un’ottima riduzione all’indirizzo http://www.cineblog01.tv/arma-da-taglio-1972/

Arma da taglio
Un film di Michael Ritchie. Con Lee Marvin, Gene Hackman, Angel Tompkins, Sissy Spacek Titolo originale Prime Cut. Drammatico, durata 86 min.Usa 1972

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Lee Marvin: Nick Devlin
Gene Hackman: Mary Ann
Sissy Spacek: Poppy
Gregory Walcott: Weenie
Angel Tompkins: Clarabelle
Janit Baldwin: Violet

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Regia Michael Ritchie
Sceneggiatura Robert Dillon
Produttore Joe Wizan
Produttore esecutivo Kenneth L. Evans
Casa di produzione Cinema Center Films
Fotografia Gene Polito
Montaggio Carl Pingitore
Effetti speciali Logan Frazee
Musiche Lalo Schifrin
Scenografia Bill Malley
Costumi Patricia Norris
Trucco Salli Bailey

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L’opinione di sasso 67 dal sito http://www.filmtv.it

Film durissimo, ai limiti della sgradevolezza, diretto dall’allora giovane e promettente Michael Ritchie (a cui si deve, sempre nel 1972, “Il candidato”, con Robert Redford). “Arma da taglio” ha una durata insolitamente breve, forse dovuta ai numerosi tagli censori (chi di taglio ferisce di taglio perisce…) che ha dovuto subire sia nel paese d’origine che in Italia. Quello del macellaio Mary Ann (chissà come mai un nome da donna…) è probabilmente uno dei personaggi più abietti mai recitati da Gene Hackman, che fa commercio di carne non soltanto animale, poiché nei recinti delle stalle tiene anche delle orfanelle nude che vende ai suoi luridi clienti. Per di più, l’abietto macellaio, si fa beffe del fratellone ritardato, che alla fine tenta di pugnalare il killer Nick brandendo una salsiccia. Film metaforico della violenza che pervade la società americana (non per caso la donna di Mary Ann, precedentemente fidanzata con Nick, si chiama Clarabelle, come la mucca di Topolino), “Arma da taglio” contiene almeno un paio di sequenze girate magistralmente, come la sparatoria tra i girasoli e l’inseguimento della mietitrebbiatrice nel campo di grano. La ventitreenne Sissy Spacek compone un personaggio di adolescente un po’ ingenua e un po’ perversa.
L’opinione di Patrick78 dal sito http://www.davinotti.com

Autorevolissimo film diretto da Michael Ritchie in stato di grazia che attinge alla grande dal miglior cinema di Don Siegel e realizza un capolavoro intriso di violenza e azione in cui svettano le prove magistrali di Marvin e Hackman. Tutto inizia quando un killer (Marvin) viene mandato in Kansas dall’Organizzazione per riscuotere del denaro che un locale imprenditore e proprietario di un mattatoio (Hackman) si rifiuta di consegnare. Molte le scene d’impatto (la trebbiatrice che insegue Marvin e Spacek!), notevole la colonna sonora di Lalo Schifrin.

L’opinione di buiomega71 dal sito http://www.davinotti.com

Piccolo cult di un regista che poi dirigerà (quasi) solamente commedie. Un indimeticabile e trucidissimo Gene Hackman, quasi “cannibalico” nella sua statura di boss, un granitico Lee Marvin e una parata di belle fanciulle (dove spicca una giovanissima Sissy Spacek), “schiave” di Hackman. Ottimi momenti di azione, un po’ di violenza e scene estrapolate dal mattatoio di Hackman. Il film è conosciuto anche come “Il boia, la vittima e l’assassino” (e con questo titolo venne editato in vhs dalla Gvr). Ripescato, solo ora, in dvd.

L’opinione di mister.steed dal sito http://www.gentedirispetto.com

E’ difficile da definire: è un gangster movie un po’ grottesco che ha il suo maggior pregio nella regia di Ritchie (ottima in diversi punti, su tutti il bellissimo inseguimento nel campo di grano) e nelle interprietazion degli attori ma che tuttavia sconta diversi difetti di sceneggiatura, con personaggi non sufficientemente approfonditi, lasciando un vago senso di incompiutezza. Inoltre il mix tra il taglio leggero dato al film e l’efferratezza di alcune scene non è troppo ben amalgamato, come invece riuscì a Tarantino ne Le Iene: il sogno sarebbe vederne un remake curato da Quentin, però col cast originale e non con attori di oggi Forse in questo caso se il film fosse durato un tantino di più il risultato finale ne avrebbe giovato. In linea di massima mi sento di condividere il giudizio dato da Kezich ai tempi dell’uscita del film, che potete leggere nel secondo link che ho postato. Primo film della all’epoca 23enne Sissy Spacek. Colonna sonora di Lalo Schifrin. Ottima la fotografia di Gene Polito.

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aprile 12, 2014 Posted by | Drammatico | , , , , | Lascia un commento

Bersaglio di notte

Bersaglio di notte locandina 1

Sono passati cinque anni dal grandissimo successo ottenuto nel 1970 con Piccolo grande uomo; Arthur Penn è ormai, per l’industria di Hollywood, una sicurezza.
Film come La caccia (1966), Gangster story (1967) e Alice’s Restaurant (1969) lo hanno lanciato come regista affidabile, capace e sopratutto eclettico.
Bersaglio di notte (Night move), uscito nelle sale nel 1975, è un altro passo determinante nella carriera del regista di Philadelphia;è la volta del thriller poliziesco, quasi un vero e proprio noir, teso e cupo, girato con lo stile nervoso e duro tipico di Penn.
Il protagonista della vicenda è Harry Moseby,un passato da giocatore di football ora investigatore privato dalla vita problematica, che ormai si occupa principalmente di storie legate a divorzi.
Contattato da una ex stella del cinema, Harry accetta l’incarico di ritrovare la sedicenne Danny, scomparsa da casa ormai da quasi un mese; le sue indagini lo portano a scoprire che Danny non è affatto scomparsa ma vive con il patrigno in Florida.

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La ragazza è andata via da casa perchè odia sua madre; durante una escursione in mare e l’esplorazione di un relitto aereo, la ragazza scopre all’interno dello stesso il corpo senza vita di Marv Ellman,suo amico.
Sembra una disgrazia, ma così non è.
Poco tempo dopo anche Danny muore improvvisamente e Harry inizia a pensare che le due morti siano in qualche modo collegate e che quindi non si tratti di disgrazie.
Le indagini del detective portano a galla un traffico di opere d’arte, e Harry dovrà non solo districarsi tra i delitti che verranno compiuti ma sarà alle prese anche con la sua vita privata e con il tradimento della moglie.
Finale amaro.
Buon ritmo, colpi di scena e un andamento serrato: sono questi gli elementi che caratterizzano Bersaglio di notte, retto magnificamente anche dalla maschera cinica e malinconica di Gene Hackman che da vigore e umanità al personaggio di Harry Moseby,uomo in crisi non solo professionale ma anche privata.

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Penn disegna un personaggio che non è quello tradizionale dell’investigatore bravo e tutto d’un pezzo che generalmente risolveva i crimini che gli venivano affidati, retaggi di un passato cinematografico in cui il buono fa giustizia dei cattivi, bensì un uomo che si trova coinvolto in una storia che appare fuori dalla sua portata, anche perchè distratto dai problemi personali, con una moglie adultera e un lavoro che è ormai solo un ripiego.
E’ proprio questa la caratteristica peculiare del film, che gioca le sue carte sul tormento esistenziale del detective imerso in una storia che alla fine lo dovrebbe veder coinvolto solo per lavoro e che invece diventa una questione personale e che avrà un finale una volta tanto senza happy end, nero e disperato.
La figura del detective finisce per assomigliare e si fonde con le vicende della società, con il tramonto dell’american way of life, del sogno americano:Harry diventa il paradigma dell’americano che si riscopre solo, alle prese con una società che ha lasciato dietro le spalle il suo glorioso passato e ora si trova alle prese con problemi enormi, mentre Harry deve affrontare i suoi fantasmi personali proprio mentre è alle prese con un caso difficile, in cui niente è come sembra e in cui a fare da contrappeso c’è anche una situazione personale privata precaria, con i punti fermi della sua vita diventati all’improvviso instabili.

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Penn descrive tutto ciò con abilità, consegnandoci un noir di rara efficacia proprio nella descrizione di personaggi e situazioni, cose che spesso nei thriller del periodo erano sacrificate a tutto vantaggio dell’azione.
Profondità, quindi, analisi dei personaggi con sullo sfondo un America inquieta e in trasformazione.
Per quanto riguarda il cast, tutti da elogiare, a partire dalla giovane ed affascinante Melanie Griffith, acerba ma sicuramente in grado di esprimere doti recitative di rilievo.
Bella la fotografia crepuscolare per un film da elogiare in blocco.
Film purtroppo molto raro e che è praticamente impossibile da trovare in rete nella versione italiana

Bersaglio di notte
Un film di Arthur Penn. Con Edward Binns, Susan Clark, Gene Hackman, Jennifer Warren, Harris Yulin, James Woods,Melanie Griffith Titolo originale Night Moves. Giallo, durata 99′ min. – USA 1975.

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Gene Hackman: Harry Moseby
Susan Clark: Ellen Moseby
Jennifer Warren: Paula
Edward Binns: Joey Ziegler
Melanie Griffith: Delly Grastner
John Crawford: Tom Iverson
Harris Yulin: Marty Heller
Kenneth Mars: Nick
Janet Ward: Arlene Iverson
James Woods: Quentin
Anthony Costello: Marv Ellman
Dennis Dugan: ragazzo

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Regia Arthur Penn
Sceneggiatura Alan Sharp
Produttore Gene Lasko, Robert M. Sherman
Distribuzione (Italia) Warner Bros.
Musiche Michael Small
Fotografia Bruce Surtees

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L’opinione del sito http://www.mediacritica.it

(…) Nella carriera di Arthur Penn, Bersaglio di notte si inserisce tra i due grandi western con cui il regista americano ha contributo al rinnovamento e alla rilettura del genere [stiamo parlando di Piccolo grande uomo (1970) e Missouri (1976)]: pur non memorabile come i due film citati, ma comunque stabile su livelli decisamente più che buoni, Bersaglio di notte contribuisce allo stesso modo al rinnovamento e alla rilettura più critica e malinconica, e meno mitica, del genere noir e della figura archetipa del detective privato.
In questo modo, può essere considerato parte di un’ideale trilogia, insieme ai capolavori Il lungo addio di Robert Altman e Chinatown di Roman Polanski, girati nel biennio precedente. In queste tre opere, sotto certi punti di vista diverse ma tutte mediacritica_bersaglio_di_notte1ademitizzanti e malinconiche, la figura dell’investigatore privato è da un lato moralmente e fisicamente più sfaccettata e non più “tutta d’un pezzo”, e dall’altro diventa incapace di comprendere i casi e le vicende in cui è coinvolto, diventando pedina inconsapevole di processi sfuggenti e più grandi di lei, capendo troppo tardi, quando non ha più modo di intervenire, le dinamiche di cui è vittima stessa. (…)

L’opinione di edmond90 dal sito http://www.filmscoop.it

Uno dei film chiave della cinematografia americana anni’70.
Dopo Il lungo addio(73′)e Chinatown(74′),prosegue in un certo senso la rivisitazione del poliziesco da parte dei registi della New Hollywood,in questo caso proprio ad opera di Arthur Penn,che di questo strsaordinario movimento era stato l’ideale capofila con Gangster Story(’67).
E’la storia di Harry Moseby,ex giocatore di football e ora detective profondamente insoddisfatto,e della sua ricerca di identita’,simbolo di un america ancora profondamente scioccata dal Watergate e minata dal profondo nel substrato sociale.
E chi altri se non Gene Hackman,il perdente per antonomasia degli anni’70 e protagonista l’anno prima di un altro straordinario affresco di paranoia americana(La Conversazione)poteva interpretarlo,con la sua gigantesca personalita’?
Ma,seppur straordinario,il film non si regge tutto su Hackman,ma si avvale di un cast molto pertinente,ricordiamo la giovanissima e gia bellissima Melanie Griffith e James Woods,della splendida fotografia di Bruce Surtees e ovviamente dell’ineguagliabile stile di Arthur Penn,che sfrutta un banale intreccio poliziesco(all’apparenza)per la sua personalissima visione di un mondo in crisi e del caos che vi regna.
Magistrali le sequenze acquatiche.
L’opinione del sito http://www.effettonotteonline.com

(…) Bersaglio di notte, girato da Arthur Penn nel 1975, è un film difficile, che rispecchia le difficoltà di un momento particolare della storia americana: il dopo-Nixon. Una complessità, tuttavia, splendidamente oscurata, nascosta, quasi sommersa: ci sembra sempre di comprendere qualcosa, una qualche verità, che nell’attimo dopo però inesorabilmente ci sfugge. Non è l’intrigo a complicare le cose. Il film è complesso innanzitutto nello stile, nello sviluppo della trama, nelle conclusioni. Complesso nella radicalità con cui affronta le tematiche esistenziali, il problema della verità, il senso della perdita e della sconfitta. Bersaglio di notte non offre altro che ambiguità: nulla viene esplicitamente dichiarato, nessun problema viene enunciato, e la sconfitta stessa non è ufficializzata. Ma nella figura di Harry, il protagonista, l’investigatore privato, l’uomo moderno intravede lo spettro delle sue più inquietanti preoccupazioni, di una disperazione che non ha più nulla di tragico, ma che anzi è sempre più fusa con una torbida piattezza emotiva, con una muta indifferenza. Gene Hackman interpreta con dedizione quasi scolastica, e anche con un raro talento, la strana discesa verso la nullificazione, sentimentale e intellettuale, discesa che si fa ancora più drammatica perché sospinta da una fievole speranza, immancabilmente disillusa.(…)

 

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aprile 11, 2014 Posted by | Drammatico | , , , , , , | 2 commenti

Il braccio violento della legge

Nella squadra narcotici di New York, alle prese con il quotidiano problema della droga, lavorano due agenti, Jimmy Doyle e Buddy Russo; sono due uomini solitari, violenti, dai caratteri difficili e poco inclini ad accettare compromessi.
I due sono anche in difficoltà sia con i colleghi sia con i superiori,che rimproverano loro i metodi usati e maggiormente gli scarsi risultati ottenuti con le ultime operazioni.
In questo clima di aperta ostilità, Jimmy Doyle e Buddy Russo si ritrovano a lavorare ad un caso importante, che può dare una svolta alle loro carriere,ripristinando in qualche modo la stima che i superiori hanno verso di loro.
Grazie ad alcuni flebili indizi e alla loro perseveranza, i due scoprono che sta arrivando dalla Francia, dal porto di Marsiglia, un grosso quantitativo di droga, spedita nella città americana da un trafficante di nome Alain Charnier.
Jimmy Doyle e Buddy Russo iniziano così un’indagine che da subito si rivela difficilissima, in cui i lenti progressi sono controllati da due agenti messi loro alle calcagna;

intanto Vharnier, grazie all’aiuto di Lou Boca e Joel Weinstock (due trafficanti americani),di Pierre Nicoli (un killer) e di un presentatore televisivo di una certa fama, Henry Deveraux, riesce nonostante la sorveglianza a far entrare illegalmente un auto con il prezioso carico di droga.
Nonostante i due detective vengano estromessi dal caso, doyle e Russo non si arrendono e proseguono le indagini senza la necessaria autorizzazione.
La loro costanza viene ripagata quando arrivano finalmente all’auto di Devereaux, che contiene il carico di droga, che i due detective ritrovano dopo una lunga e tribolata perquisizione.
Decidono comunque di non toccare il carico e di seguire l’auto per individuare il posto dello scambio e cogliere in flagranza tutti i malviventi coinvolti;l’operazione sarà un parziale fallimento, perchè dopo una furibonda battaglia, che vedrà caduti tra i delinquenti, Doyle e Russo vedranno sfuggire il loro vero bersaglio, il trafficante Charnier.
Finale drammatico e amaro…


Il braccio violento della legge è uno dei film più importanti del 1971, divenuto nel tempo non solo un cult ma un pilastro della cinematografia mondiale.
Diretto da William Friedkin, reduce dal discreto successo di Festa per il compleanno del caro amico Harold e girato due anni prima di quell’Esorcista che gli darà fama imperitura, Il braccio violento della legge (The French Connection) può essere definito l’inizio di una nuova era cinematografica nel genere poliziesco, anche se limitare la sua importanza a questo specifico genere è sicuramente riduttivo.
Friedkin introduce un elemento di novità basilare: la distinzione tra “buoni” e “cattivi” non è più netta e delimitata ma diviene molto più sfumata.
Nel film è praticamente impossibile definire una delle due categorie elettive; non sono buoni Doyle e Russo (per citare Scola, li potremmo definire brutti,sporchi (moralmente) e sopratutto cattivi e non sono tali propri questi ultimi, che appartengono si al mondo della delinquenza,ma senza quelle caratteristiche peculiari di quello stesso mondo.
Cè una zona di grigio, d’ombra, assolutamente impermeabile e indistinguibile nel film; a tutto questo va aggiunta l’aria assolutamente estraneante e disumana della metropoli nella quale si svolgono gli avvenimenti.
La città appare fredda,disumana, a tratti tetra a tratti glaciale, quasi che i suoi abitanti siano automi che si muovano in un paesaggio lunare.


In aggiunta, Friedkin usa una tecnica innovativa nel raccontare la storia; alla frenesia delle scene d’azione aggiunge lunghe pause piene di attesa, che risultano essere a tratti angosciose e a tratti snervanti, senza però concedere mai un calo di concentrazione nervosa sia al cast sia al pubblico che segue le alterne vicende dei due gruppi in competizione, quello composto dai tutori della legge e quello composto dai delinquenti.
Il tutto, ben amalgamato, porta il film verso un finale drammatico e nero come la notte;Jimmy ‘Papà’ (come è soprannominato uno dei due detective) Doyle ammazza uno dei detective che sorvegliavano lui e Russo, ma alla fine sembra quasi contento di averlo fatto.
Uno stravolgimento incredibile degli stilemi hollywoodiani, che diverrà uno dei marchi di fabbrica della nuova Hollywood, molto più attenta d’ora in poi alla realtà americana, a quella delle sue metropoli, al sociale, con film di vario genere ma importantissimi come Tutti gli uomini del presidente e La conversazione, il padrino o Qualcuno volò sul nido del cuculo, ai revisionisti della storia dell’epopea west Soldato blu e Piccolo grande uomo, ai film antimilitaristi come Apocalypse now ecc.


Temi che diverranno frequentissimi e che daranno il via alla stagione più straordinaria del cinema americano.
Sia il pubblico che la critica tributarono una entusiastica accoglienza al film; Il braccio violento della legge trionfò nell’edizione 1972 degli Academy Awards, gli oscar cinematografici attribuiti il 10 aprile 1972 a Los Angeles, nella tradizionale sede del Dorothy Chandler Pavilion, dove vinse i tre maggiori premi, quelli più ambiti ovvero il premio per il Miglior film, la Miglior regia e per il Miglior attore protagonista,oltre a due Oscar “minori” andati alla Migliore sceneggiatura non originale (Ernest Tidyman) e al Miglior montaggio per Gerald B. Greenberg, in aggiunta ad altre 3 nomination.
Alla pioggia di premi si aggiunsero anche 3 Golden Globe per il Miglior film drammatico, per la Migliore regia e il premio per il Miglior attore in un film drammatico andato ovviamente a Gene Hackman,due premi Bafta al Miglior attore protagonista e al Miglior montaggio,il David di Donatello e altre decine di premi importanti.
Nel cast, straordinaria la caratterizzazione fornita da Gene Hackman al personaggio discutibile del Detective Jimmy ‘Papà’ Doyle,uomo dai pochissimi pregi e dai mille difetti, uno sbirro cattivo, razzista e in definitiva assolutamente politicamente scorretto.


Un’interpretazione che significò il lancio definitivo della sua carriera.
Se volgiamo trovare un appunto al film, va trovato di traverso, nel senso che Hollywood volle premiare (con esagerato sciovinismo) un film fondamentale a scapito del film più importante dell’anno, quell’Arancia meccanica di kubrick che nella notte di Los Angeles fu il grande sconfitto, non riuscendo, su 4 nomination, a prendere nemmeno una statuetta.
Ma ovviamente questo non inficia quanto detto di buono sul film.
La pellicola è disponibile in una buona riduzione divx in streaming,all’indirizzo http://www.nowvideo.sx/video/e3342b638b959

Il braccio violento della legge

Un film di William Friedkin. Con Gene Hackman, Frederic De Pasquale, Eddie Egan, Fernando Rey, Roy Scheider,Marcel Bozzuffi Titolo originale The French Connection. Poliziesco, durata 104 min. – USA 1971

Gene Hackman: Det. Jimmy ‘Papà’ Doyle
Fernando Rey: Alain Charnier
Roy Scheider: Det. Buddy ‘Tristezza’ Russo
Tony Lo Bianco: Salvatore ‘Sal’ Boca
Marcel Bozzuffi: Pierre Nicoli
Frédéric de Pasquale: Henri Devereaux
Bill Hickman: Bill Mulderig
Ann Rebbot: Mrs. Marie Charnier
Harold Gary: Joel Weinstock
Arlene Farber: Angie Boca
Eddie Egan: Walt Simonson
André Ernotte: La Valle
Sonny Grosso: Bill Klein
Benny Marino: Lou Boca
Patrick McDermott: Howard, Chemist
Alan Weeks: Willie Craven, lo spacciatore
Al Fann: Informatore
Irving Abrahams: Irving, il meccanico
Randy Jurgensen: sergente

Regia William Friedkin
Soggetto Edward M. Keyes, Robin Moore
Sceneggiatura Ernest Tidyman
Produttore Philip D’Antoni
Fotografia Owen Roizman
Montaggio Gerald B. Greenberg
Musiche Don Ellis, Jimmy Webb

Sergio Rossi: Det. Jimmy ‘Papà’ Doyle
Renato Mori: Det. Buddy ‘Tristezza’ Russo
Stefano Satta Flores: Salvatore ‘Sal’ Boca
Enzo Liberti: Joel Weinstock
Angiola Baggi: Angie Boca
Antonio Guidi: Walt Simonson
Mario Bardella: Bill Mulderig

Gene Hackman, Oscar per il miglio attore protagonista 1972

L’opinione di Gianpaolo dal sito http://www.mymovies.it
Straordinario poliziesco,….decisamente apparentato, con “Vivere e morire a L.A.” Magistralmente diretto dal regista più sottovalutato del secolo,…strepitosa, e originale la caratterizzazione del personaggio interpretato da “Fernando Rey”, alonata da una raffinata diabolicità,..i cui connotati assumono, nella scena finale un aspetto per certi versi metafisico,…rendendolo quasi una sorta di entità ultraterrena. Non da meno la prova di “Hackman”,..nei panni di un antieroico poliziotto,..autentico antesignano del “Bad-Cop”.

L’opinione del sito http://www.1400calci.com
(…) L’adattamento di Ernest Tydman è solido: dinamico come ci si aspetta da lui ma rispettoso dei fatti, perfetto per il nuovo poliziesco americano. La riscrittura aggiunge il tocco hard-boiled necessario ai personaggi, per movimentare le acque e per levare l’alone da Dragnet che può avere il libro in alcuni passaggi, ma serve un regista che sappia girare d’istinto. Il produttore Philip D’Antoni è lo stesso di Bullitt, altra pietra miliare del poliziesco d’azione e vertice dell’inseguimento automobilistico, e non ha dubbi: vuole “Hurricane Billy”, come era chiamato per la sua irruenza il giovane Friedkin all’epoca, e questi accetta con una eccitazione febbrile. (…)

L’opinione di fabio1971 dal sito http://www.filmtv.it
Jimmy Popeye Doyle (Gene Hackman) e Buddy Cloudy Russo (Roy Scheider) sono due detective della Squadra Narcotici di New York: indagando su una coppia di spacciatori di Brooklyn, l’italoamericano Sal Boca (Tony Lo Bianco) e la sua giovane moglie Angie (Arlene Farber) e seguendo i loro movimenti, sono riusciti ad arrivare a uno dei più temibili boss della città, Joel Weinstock (Harold Gary). Hanno anche scoperto che la droga su piazza sta scarseggiando (“È come un deserto pieno di drogati rimasti secco e tutti aspettano la manna”), ma la soffiata di un informatore li avvisa che è in arrivo un grosso carico dall’estero: la spedizione, 60 chili di eroina pura al 90%, proviene dalla Francia, organizzata dal boss marsigliese Alain Charnier (Fernando Rey), che ha accompagnato direttamente il suo corriere, Henri Devereaux (Frédéric De Pasquale), un insospettabile attore televisivo, per seguire di persona le trattative. Si tratta, infatti, di un affare da 500000 dollari e i boss newyorkesi vogliono andarci coi piedi di piombo, anche perchè si sono accorti di essere sorvegliati da polizia e agenti federali. Charnier, però, ha fretta di concludere la vendita e ripartire per la Francia e perciò decide di togliere di mezzo Jimmy Doyle, l’avversario più pericoloso. Pierre Nicoli (Marcel Bozzuffi), il killer di Charnier, fallisce, però, l’incarico e Doyle scatena una caccia spietata e implacabile alla banda di narcotrafficanti. I titoli di coda sveleranno l’esito dell’inchiesta: “Joel Weinstock venne prosciolto dal Grand Jury per insufficienza di prove. Angie Boca condannata per reati minori: pena sospesa. Lou Boca, associazione a delinquere e possesso di droga: pena ridotta. Henri Devereaux, associazione a delinquere: quattro anni di detenzione in un penitenziario federale. Alain Charnier non fu mai catturato: si ritiene che viva in Francia. I detective della Narcotici Doyle e Russo vennero trasferiti a un’altra sezione”.
Premiato con l’Oscar come miglior film (più altri quattro: a Friedkin, a Gene Hackman e a sceneggiatura e montaggio), Il braccio violento della legge si colloca, nella filmografia del suo autore, come opera spartiacque: dopo due titoli sorprendenti come Quella notte inventarono lo spogliarello e Festa per il compleanno del caro amico Harold, Friedkin si cimenta per la prima volta in carriera con un genere classico come quello poliziesco per proporne una personale, travolgente e seminale rilettura: il risultato è un thriller teso e incalzante, magistralmente orchestrato su un’intricata rete di pedinamenti, inseguimenti, intercettazioni, che la vitalissima macchina da presa di Friedkin, con sguardo (e piedi) da detective, segue indifferentemente a distanza, fissa, mentre attende pazientemente di catturare il movimento, o accompagnandoli freneticamente lungo i marciapiedi e le strade, i negozi, le scalinate e le stazioni della città, tra suggestivi piani sequenza, soggettive indiavolate, riprese a spalla e il ritmo vorticoso infuso dai tagli del montaggio

L’opinione del sito http://www.offscreen.it
(…)Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio del decennio successivo il concetto hollywoodiano di “messa in scena” crolla, ed in un certo senso viene ad essere sostituito da un nuovo modo di intendere il cinema che potremmo chiamare “messa in visione”: quello che infatti viene quasi totalmente sradicato dall’idea-film è proprio la scena, intesa come costruzione artificiosa di un set in cui girare “buone immagini”. Attraverso un processo che, simile, è avvenuto in Italia nel secondo Dopoguerra ed in Francia con la Nouvelle Vague – ma i presupposti da cui queste correnti nacquero sono radicalmente differenti, non va dimenticato – la strada diventa il termine estetico di confronto primario per un nuovo modo di fare cinema, che vede nell’espressione dell’immediatezza e della “realtà” (termine da prendere sempre con le molle…) il nuovo credo. Se pubblico e critica percepiscono immediatamente il vento del cambiamento e lo abbracciano con pochissime riserve, è solo con The French Connection che Hollywood offre cittadinanza ai nuovi autori che propongono questa visione alternativa: i 5 Oscar guadagnati dal film, tra cui quelli per la miglior pellicola dell’anno, per Friedkin e per Hackman, stanno a significare non che l’industria si è arresa alla rivoluzione dei “movie brats”, ma che è già riuscita ad accettarli e quindi ad inglobarne le idee portanti dentro i suoi meccanismi produttivi, magari leggermente modificati per adattarli a questa nuova impostazione.(…)


” Partito…180, …200: marchio di garanzia dell’ associazione esercenti, 210: marchio del ministero della sanità, …220: è entrata in orbita, riconoscimento ufficiale di droga del mese, … 230 : veleno di prima scelta, pura dinamite, eroina pura al 90 %, la migliore che abbia mai visto “
“Ma in questo distretto dove si riforniscono di caffè ? A Las Mierdas ?”.
“Sai cosa diventi se ti infilo questo panino nel culo ? Un vecchio stronzo con un panino infilato nel culo”

gennaio 4, 2014 Posted by | Drammatico | , , , , | 2 commenti