L’isola delle svedesi


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Di svedesi neanche a parlarne, solo tanta noia in questo thriller scialbo uscito nelle sale nel 1969 e poi finito in soffitta senza più essere editato in digitale; avendolo visto nella versione super rimaneggiata trasmessa da un’emittente privata orba di ben 16 minuti di girato presumo sia stato censurato preventivamente di scene lesbiche, essendo quest’ultimo il tema portante del film.
Diretto nel 1969 da Silvio Amadio,regista eclettico capace di spaziare dl western al peplum e convertitosi in seguito al decamerotico prima (Come fu che Masuccio Salernitano, fuggendo con le brache in mano, riuscì a conservarlo sano,…E si salvò solo l’aretino Pietro con una mano avanti e l’altra dietro) e alla commedia sexy in seguito con la quadrilogia interpretata da Gloria Guida (La minorenne,Peccati di gioventù,Quella età maliziosa e Il medico…la studentessa),

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questo film ha un solo elemento parzialmente innovativo, ovvero aver introdotto una storia saffica in un film girato in un periodo in cui il tema del lesbismo non era certo pane quotidiano per i registi nostrani.
La storia si incentra proprio sul rapporto morboso che viene a nascere e svilupparsi tra Manuela ed Eleonora, due amiche che si incontrano su una spiaggia dove la seconda si è rifugiata dopo aver divorziato; Manuela,in seguito ad una lite con il fidanzato Franco lo pianta in asso raggiungendo Eleonora, con la quale stabilisce un rapporto morboso che sfocia in un rapporto omosessuale.
Che nel film è più sussurrato che mostrato.
A rompere le uova nel paniere arriva Franco, che scopre la relazione tra le due donne e briga per riprendersi Manuela;ci riesce, con grande scorno di Eleonora che decide di eliminare fisicamente il rivale in amore.
Con un fucile di precisione spara all’uomo uccidendolo, ma non ha fatto i conti con Manuela, che,innamorata di Franco usa lo stesso sistema di Eleonora.

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Trama sintetica su un film in cui accade davvero ben poco, con qualche dialogo pseudo femminista di Eleonora, qualche nuotata in costume adamitico delle protagoniste peraltro riprese da lontano per evitare le forbici della censura e davvero poco altro.
Amadio si ispira abbondantemente al film del francese Chabrol Les biches-Le cerbiatte, uscito in Italia con l’allusivo titolo Lesbiches, senza trattino per giocare sulla parola lesbiche, di ben altro spessore e tensione riprendendo il tema delle due amanti e il finale tragico, dove per la verità cambia l’arma dl delitto (un coltello) e la vittima (la più anziana delle due amanti) ma non l’oggetto del contendere, un uomo del quale si è innamorata la protagonista più giovane.
Non può esserci paragone però tra i due film, visto che quello di Chabrol ha profondità e rigorosa tensione, la dove queste caratteristiche mancano quasi del tutto in L’isola delle svedesi.

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Che resta prodotto mediocre e deludente.Da salvare le due belle protagoniste Catherine Diamant e Ewa Green mentre da dimenticare l’espressione inebetita di Hillinger.
Non posso suggerire link, vista la mancanza in rete degli stessi.

L’isola delle svedesi
Un film di Silvio Amadio. Con Nino Segurini, Catherine Diamant, Ewa Green Drammatico, durata 91 min. – Italia 1969

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L'isola delle svedesi banner protagonisti

Catherine Diamant … Eleonora
Ewa Green … Manuela
Wolfgang Hillinger … Franco
Nino Segurini … Maurizio

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Regia:Silvio Amadio
Sceneggiatura: Silvio Amadio,Luigi Mordini,Roberto Natale
Produzione:Gino Mordini
Musiche:Roberto Pregadio
Fotografia:Joe D’Amato
Montaggio:Gino Caccianti

 

L'isola delle svedesi banner recensioni
L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Al di là di una certa eleganza formale, c’è molto poco. La sceneggiatura sta in in paio di foglietti, le sequenze in campo lungo sono interminabili, la recitazione è a livelli molto bassi, alcuni effetto-notte sono pessimi. Resta la bellezza della Sardegna e di alcuni paesaggi. Se non altro, Amadio non dà l’impressione di voler volare alto, nonostante un paio di citazioni “alte” (“Honni soit qui mal y pense” e “Sic transit gloria mundi”). Nulla in più

L’opinione di Undying dal sito http://www.davinotti.com

Nell’isola in questione non ci sono vere svedesi, ma piuttosto due amiche intime (intimissime, e chi vuol capire capisca) il cui rapporto tende a frantumarsi con l’arrivo di un ex-amante, destinato a diventare, tutto d’un colpo, preda di una gelosa lesbica assassina. Pellicola che percorre diversi binari “di genere” con predominanza di tensione, di tipo erotico, sfociante in un finale altamente drammatico. Di Silvio Amadio sul Davinotti abbiamo scritto diverse volte, e se c’è un film per il quale questo eccentrico autore merita d’essere riscoperto, questo è L’Isola delle Svedesi…
L’opinione di Ilgobbo dal sito http://www.davinotti.com

In rotta col possessivo fidanzato, la bella Manuela va su un’isola, ospite dell’amica Eleonora. Scocca la scintilla… Notevole lesbo-esotico (si fa per dire, siamo a Caprera!), con prevedibile svolta thriller-tragica, e percorso da tutti i fremiti dell’epoca: decisamente il cinema-bis era la nostra vera Nouvelle vague. Le due bellone protagoniste si denudano ogni volta che possono, per la gioia degli spettatori, che nondimeno smoccolano all’indirizzo della censura, visti gli evidenti, numerosi tagli della versione tv. Da vedere, comunque

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Il lungo preambolo erotico-esotico sulla crisi di coppia e l’illusoria fuga verso oasi incontaminate si sviluppa come Les biches, uscito solo un anno prima: l’idillio tra due amiche rotto dall’arrivo di un terzo incomodo e il suo esito tragico, che accelera alle spinte thrilling e ai colpi di fucile di Top sensation. Più allusivi che espliciti, i richiami saffici si limitano ad affettuose carezze e sguardi complici, mentre la fotografia celebra la fusione panica tra i nudi della Diamant e il paesaggio marino. Si respira aria anni Sessanta: prepotenze maschiliste e sgargianti arredi pop.

L’opinione di Vstringer dal sito http://www.davinotti.com

Titolo assolutamente fuorviante per questa storiella saffica che vira sul thriller, roba oggettivamente forte per l’Italia del 1969 anche perché l’elemento erotico è ben più che abbozzato. Regolarmente tagliate le sequenze più calde, rimangono splendide vedute paesaggistiche (Caprera) e un sufficiente sforzo di introspezione psicologica: Amadio non è Kubrick, ma rimane uno dei migliori artigiani dell’erotico ibrido all’italiana, con un solido mestiere registico e gli occhi aperti sulla contemporaneità.

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