Il pornografo (Inserts)


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Hollywood,anni 30
L’avvento del sonoro ha praticamente stroncato il cinema muto, relegando in soffitta anche parte dei personaggi che si muovevano attorno all’industria cinematografica del muto stesso.
Boy Wonder, che era a suo tempo un personaggio molto stimato del muto ed un valente regista è ora costretto a vivacchiare girando squallidi film porno nel suo appartamento,trasformato in un set cinematografico; tra i personaggi che lavorano nei suoi film ci sono l’ex diva Harlene e Rex, un attore senza un dollaro e gay.
Mentre è impegnato nelle riprese di un filmino, a casa di Boy arriva un losco produttore legato alla mafia, Big Mac, che tra l’altro si occupa di fornire droga ad Harlene.
La donna ormai schiava delle droghe, finisce per morire di overdose cosa che costringe Rex e Big Mac a portare via il cadavere; in casa di Boy resta Cathy Cake, amante di Big Mac e sopratutto ansiosa di entrare nel mondo del cinema, pur se dalla porta meno onorevole.
Cathy insiste per essere la protagonista del film e alla fine Boy accondiscende; tra i due scoppia una passione improvvisa, che però vede Boy infatuarsi della donna, cosa non ricambiata perchè in realtà a Cathe interessa solo entrare nel mondo del cinema.

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L’arrivo improvviso di Big Mac sconvolge i piani dei due; l’uomo, che sospetta immediatamente il rapporto appena nato tra Boy e Cate, decide di ritirare il suo appoggio finanziario al film e si porta via la recalcitrante Cathe.
Per Boy è una disfatta totale; alla porta si presenta un attore, un certo Clark Gable che vorrebbe proporgli di girare un film di quelli veri con lui, ma ormai Boy è moralmente a terra e decide di vendere la sua casa, che verrà abbattuta lasciando il posto ad una autostrada…
Inserts, ,diretto nel 1975 dal regista esordiente John Byrum che cura anche soggetto e sceneggiatura del film, malamente tradotto in italiano con il titolo di Il pornografo è un’acuta e malinconica, oltre che corrosiva analisi del mondo della celluloide.
Vizi, debolezze, falsi miti, pregiudizi, egoismo arrivismo finiscono per essere e diventare i difetti analizzati dal regista con una attenzione e cura (oltre che con uno stile aggressivo e senza mediazioni) che mettono a fuoco quello che realmente c’è dietro lo scintillante mondo del cinema.
Per la sua analisi Byrum sceglie la strada più difficile, ovvero ambienta la storia in una stanza e la analizza i personaggi, praticamente tutti perdenti o negativi della pellicola, trattando la stessa come un pezzo teatrale, usando in pratica l’impianto stesso di una piece teatrale e usando quindi i tempi, i dialoghi e le atmosfere tipiche della rappresentazione teatrale.

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Ne vien fuori un ritratto convincente e crudele di alcuni personaggi alla deriva, ognuno spinto da motivazioni diverse e con diverse aspettative tutte legate al mondo del cinema, che Byrum mostra come una fabbrica di incubi, più che di sogni.
Dalla sfortunata Harlene, attrice di una certa fama che ha lavorato con De MIlle e Von Stroheim allo stesso Boy, piccola stella del muto per finire con Cathe, i personaggi della pellicola sono frammenti di stelle cadenti, ormai indissolubilmente legati ad un mondo che dietro le luci nasconde tutto il peggio dei difetti umani.
Qui Byrum usa il bisturi e l’accetta, alternando graffi e fendenti, mostrando cioè un mondo dissoluto in cui l’arrivismo e il cinismo sono comandamenti essenziali per farsi strada.
Lo stesso personaggio ambiguo di Cathe mostra questa dicotomia: la donna appare come arrivista e cinica salvo poi assumere i contorni di un personaggio da tragedia greca quando la storia si avvierà fatalmente verso un finale triste e malinconico, nel quale la speranza di redenzione, forse più teorica che realmente pratica, dei protagonisti stessi mostra impietosamente l’impossibilità di uscire alla fabbrica dei sogni e dal suo mondo menzognero.
Il contrasto fra sogni e realtà è davvero stringente:l’idea di cinema, di successo dei protagonisti si scontra con la squallida realtà di un set in cui la fama, la carriera passano attraverso la tristezza di quello che circonda gli stessi protagonisti, ovvero il sudicio set di un film porno.

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Se c’è un appunto da muovere a Byrum riguarda l’uso di dialoghi a tratti artefatti; ma del resto per un film girato in pochi metri quadri, con cinque attori a reggere una storia moralmente disordinata probabilmente non è lecito attendersi di più.
Tutti gli attori del cast si muovono all’unisono, da grandi professionisti, anche se sia Dreyfuss che la Harper, ottimi ed espressivi interpreti appaiono un po troppo giovani per le loro parti, che avrebbero dovuto prevedere attori più in la negli anni.
Peccati veniali, per fortuna, perchè il film regge ottimamente e si lascia guardare con piacere.

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Un film di John Byrum. Con Richard Dreyfuss, Jessica Harper, Bob Hoskins Titolo originale Inserts. Drammatico, durata 117′ min. – Gran Bretagna 1975.

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Richard Dreyfuss: Baby Prodigio
Jessica Harper: Cathy Cake
Bob Hoskins: Big Mac
Veronica Cartwright: Harlene
Stephen Davies: Rex

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Regia John Byrum
Soggetto John Byrum
Sceneggiatura John Byrum
Produttore Davina Belling, Harry Benn, Clive Parsons
Distribuzione (Italia) Indipendenti Regionali Orange, General video
Fotografia Denys N. Coop
Montaggio Michael Bradsell
Musiche Will Hudson

L’opinione di Stuntman miglio dal sito http://www.filmtv.it

Baby prodigio è il soprannome di un geniale regista di cinema muto oramai caduto in disgrazia. Schiavo dell’ alcol e delle proprie paranoie, è ridotto a girare inquietanti film porno nella propria abitazione assieme ad un’ attrice eroinomane e ad uno squattrinato attore gay. A produrli è un losco individuo mezzo gangster e mezzo imprenditore di nome Big Mac che sogna proprio di aprire una catena di fast-food. Durante le riprese di un film, la protagonista femminile muore per overdose e a sostituirla sarà la nuova fiamma del produttore che, pur di entrare a far parte del mondo di celluloide, è disposta a qualsiasi cosa. Questa è grosso modo la trama di quest’ interessante esordio di John Byrum che s’ insinua dietro le quinte di Hollywood e ne immortala gli aspetti più ambigui e corrotti. Girato in un unico ampio interno e strutturato come un’ opera teatrale, “Il pornografo” è una pellicola che ben inquadra i lati peggiori della cosiddetta fabbrica dei sogni parlando di vizio, arrivismo, pregiudizio, ipocrisia, ed egoismo. Diretto con estro e dotato di uno script intelligente e tagliente è inoltre un ottimo banco di prova per un ancora giovane Richard Dreyfuss che offre un’ interpretazione decisamente convincente.
L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

La cosa più curiosa è che Dreyfuss e la Harper sono fuori ruolo (troppo giovani entrambi anagraficamente e/o visivamente), ma sono così bravi (il doppiaggio è pure perfetto) che si riece ad accettarli senza particolare fatica. Ottima la Cartwright, eccessivo il personaggio di Hoskins. Unità di luogo e – quasi – di tempo e di azione in un film particolare, che indaga su creazione e distruzione delle persone operate dal cinema, su confusione fra realtà e finzione e su copertura e inversione del ruolo nei rapporti interpersonali. Bel film

L’opinione di Pigro dal sito http://www.davinotti.com

Ottimo esordio registico, e coraggioso: con soli cinque attori, è un film “aristotelico” con unità di tempo e luogo, il salone-set del regista decaduto costretto a fare pellicole porno. Il ritratto del fallito si mescola con quello del rampantismo industriale del produttore che sogna autostrade e con quello della carne da macello, più o meno astuta: attorucoli che sognano fama e denaro. Più che sul cinema è un film sul rapporto che si ha con l’idea di successo, e dunque una fotografia amara sulla nostra contemporaneità.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Kammerspiel tra dramma e commedia, ingenuità e malizia, rivestito da uno scenario sudicio e cadente: lo squallido mondo dei filmini porno è il cascame della corrotta ed effimera reggia hollywoodiana, che prima crea talenti, poi – spietatamente – li isola e li distrugge. Dialoghi ricchi e vivaci con un quintetto di ottimi protagonisti: l’impotente ed alcolizzato Dreyfuss, l’attrice al tramonto Cartwright, il rampante gay Davies, il cinico e tonitruante Hoskins, la gracile e curiosa Harper dai nivei microseni.

L’opinione di Buiomega71 dal sito http://www.davinotti.com

Straordinario e feroce film “da camera”, forse tra i più belli degli anni 70, che racconta, senza falsi moralismi, la caduta di un regista di film muti con l’avvento del sonoro. Immenso Richard Dreyfuss nella parte del regista (che chiama le gambe delle donne velate con le calze di nylon, “carne in incarto trasparente”), disilluso e cinico. Adorabile Jessica Harper, post Fantasma del palcoscenico e pre Suspiria e come attrice decaduta e svampita, la Veronica Cartwright di Alien. Purtroppo John Byrum è sparito nel nulla. Da recuperare.

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